! ami : m Angelo Mazza 11 VOL. ir pagg. 52^) - 1056 PADOVA TIPOGRAFIA DEL SEMINARIO I9II - 1916 529 NelP originario prodotto della spora si ha l'inizio del Ilio prima- rio simulante l'aspetto radiciforme, tenerrimo ne' primi stadi e poscia corneo. Visto in piano questo apparato radiciforme si mostra robu- stamente corticato di fibre giallastre, ed in sezione trasversale rivela lo strato interno, assai abbondante, composto di filamenti esigui, ialini, ramosi, articolato-nodulosi, fittamente intrecciati, e io strato corticale composto degli stessi filamenti assai più fitti ma aventi una decisa direzione verticale alla periferia, Quest' organizzazione che ri- veste l'apparenza di un tessuto evoluto nel corpo di una floridea assai più elevata nella graduazione sistematica (ad esempio una Crit- tonemiacea), dato 1' uf|icio cui è destinata, devesi considerare di na- tura protoplasmatica (^). Si tratta probabilmente di un parenchima speciale nel quale il prof. Archer, senza essere disceso all'esame delle radici, ma basandosi sulla natura delle cellule corticali, vi scorge la rassomiglianza ad un tessuto pleurenchimatico o prosenchima- tico ('), ed aggiunge che lo sviluppo di questo tessuto può ricon- durre a cellule di ramificazione {ramlfication cells). In questo concetto si rivela una grande genialità inquantoché l'origine delle cellule stesse si connette a una serie di fenomeni di ben più alta e maggiore im- portanza, come si vedrà in appresso. Mediante varie sezioni proseguite sempre più verso l'alto si assiste al delinearsi in un punto, centrale o quasi, di alcuni filamenti speciali non più articolati ma contenenti finissimo parenchima, cur- vilinei, che rompono la monotonia della massa-matrice ambiente. Questi filamenti vanno sempre più ingrossando fino ad assumere v^:;^\C/i^ l'aspetto di una membrana che si segmenta in 5 parti sacci formi^v. 4^o8~"À/^ curve, turgide, ialine, subcombacianti per le estremità loro, il IujIlibrar (1) Fu osservato che le proprietà vitali del protoplasma cellulare, mediante le proprietà elettriche delle sostanze colloidi di cui esso è composto, potrebbero apparire come l'espressione di una forma assai affine, se non identica, all'elet- tricità. Lungi dall' inaridirsi nel lavoro d'analisi dei fenomeni, la scienza tende sempre più a concepire tutto il creato sotto l' aspetto di un' infinita unità. Così la progredita conoscenza dei fenomeni naturali tende sempre più a documentare questa stessa concezione cui era pur giunta 1' antica sapienza orientale. (2) Si ricordano le significanti etimologie di pleura, largo; prosai, sopra, di aggiunta; chiinos, capistro, che collega. O (->> .". <^ o "^ e; 'ó J .) ó 530 assieme viene a formare un cerchio racchiudente un infima parte della massa-matrice destinata a variamente mutarsi ma sempre coi caratteri di una membrana diaframmatica. La massa si è nel con- tempo trasformata in uno strato di piccole cellule subtonde riunite in un finissimo e compatto reticolo a maglie disformi. Queste cellule nelle serie loro periferiche si sono fatte oblunghe e costituiscono un pseudostrato corticale privo di cuticola. A questo mutamento altro ne succede, tale da distruggere la enunciazione suddetta. Lo strato celluioso, già facente un corpo unico e compatto intorno all'asse dato dal cercine composto di 5 grandi cellule, si è alla sua volta scisso in cinque lobi aventi ciascuno per base una delle grandi cellule componenti l'asse. Questi lobi conser- vano sempre gli elementi loro, cioè: la massa delle cellule che es- sendosi separata dall'asse viene a costituire in ciascuno dei lobi una sorta di midollo, e lo strato pseudocorticale fattosi assai spesso ed occupante l'arco di cerchio alla sommità di ciascuno dei 5 lobi. Quest" ultimo strato conserva pure la già mezionata sua natura con la variante che le cellule si sono assai più allungate ed irrobu- stite, più decisamente articolate, con l'articolo estremo sporgente dagli archi periferici di ciascuno dei lobi della massa matrice. In- somma in esse già si disegnano dei futuri rameggi, hi un' altra fase ciascuno dei lobi si è notevolmente allungato in un corpo subcilin- drico composto ognora delle primitive cellule, e si palesa già coro- nato alla sommità da un ciuffo di parecchi rami (8-ió) incurvi, egre- giamente articolati con le articolazioni di pari lunghezza del loro diametro, gli esterni più sviluppati, incipienti gl'interni e riuniti a cono. Nel progredire dell'evoluzione i più esterni vengono a distan- ziarsi sul corpo cilindrico funzionante da caule, e cos'i di seguito i più interni. La sommità di questo pseudocaule, una volta che i rami cimali da esso prodotti si sono divaricati e distanziati, mette allo scoperto un robusto cono articolato che, prolungandosi e svol- gendosi nelle forme normali, assumerà l'aspetto, la natura eie fun zioni del caule genuino. Si presenta anche il caso in cui i lobi nei quali si è divisa la massa, anziché basarsi ciascuno sopra una grande cellula, si basano tutti quanti sopra un' unica cellula grandissima in- torno alla quale formano un verticillo. Quest'unica cellula presenta tutti i caratteri di un tubo assile, seppure ciò può dirsi in un' orga- 531 nizzazione cosi agitala nel suo parossismo creativo. Qui i lobi di matrice, invece di prolungarsi in pseudocauli, emettono le prime ramificazioni non più semplici e raccolte in ciuffo cimale, ma to- sto suddivise e coi rami assai divaricati. Altre volte i lobi poco si pronunciano, restano cioè uniti in una sola massa di 2-5 agglome- razioni assai appressate aventi un asse comune composto di 8-10 cellule jaline ordinate in cerchio il cui centro è occupato da un nu- cleo tondo, unito, colorato. Lo svolgimento degli assi si opera in queste agglomerazioni di materia plasmatica, e si sviluppa in due modi: ora sui margini delle agglomerazioni stesse e la base loro si addentra in esse; ora sulle grandi cellule occupanti la parte cen- trale della massa le quali cellule in questa fase più che corrispon- dere ad un tal nome hanno l'apparenza di un tubo a sezione tonda con l'interno diaframmatico; nell'un caso e nell'altro le basi di cui si tratta sono composte di un intreccio di filamenti meno fìtti di quelli propri alla massa ambiente. Queste basi sono ipso facto costituite dalla prima articolazione della futura fronda e per conseguenza abbondantemente fornite già di esigui, cortissimi, ramificati rizini destinati a rivestire poi cos'i fit- tamente quella parte inferiore della pianta, che si è convenuto di chiamare disco radicale anziché subradicale come in effetti tale è la posizione sua. Generalmente ogni agglomerazione di materia crea- tiva produce 5 assi che si potrebbero chiamare maggiori i quali si svolgono ora a distanza di tempo e di spazio, ora contemporanea- mente, e in quest' ultimo caso sono disposti in modo radiato intorno alla massa matrice. Queste produzioni si ripetono fino a completo assorbimento della massa stessa e cioè nel modo seguente. I novelli assi, già designati per maggiori, procedono semplici e assai robusti per un numero quasi sempre assai grande di articolazioni prima di ramificarsi. Tra l'uno e l'altro di questi assi così prolungati esem- plici, la massa produce più tardi degli altri assi che si ramificano tosto sulla stessa prima articolazione. I rami che così ne derivano concrescono per un certo tratto, salva poi la separazione loro a svi- luppo più inoltrato, donde il fenomeno di parziale fascicolazione dei cauli, che si può osservare in taluni casi quando si procede alla spo- gliazione di un caule adulto. La sintesi ragionata di tutte queste investigazioni è compito più 532 proprio di un monografista che non della presente affrettata deliba- zione estesa ad un' intera classe. Stimasi invece necessario indicare ai giovani algologi. che cre- dessero controllare i fatti esposti, il materiale all' uopo più opportuno. L'ideale sarebbe quello di poter disporre di un individuo di Baìlia di formazione diretta, nei primi stadi della sua evoluzione e munito delle sue vere radici, hi caso diverso bisogna ricorrere a due indi- vidui, come venne praticato dallo scrivente, e cioè ad un esemplare adulto di cui si esaminano le radici, e per il resto si prestano a ma- raviglia le giovani prolilìcazioni di un vecchio caule stato stroncato per una causa qualsiasi a qualche cent, sopra il disco spongioso. Questa circostanza dello stroncamento del caule è favorevole alle prolificazioni che ne conseguono, nel senso che in queste affluiscono tutte le energie derivanti dalla grande abbondanza di parenchima che si determina nei giovani prodotti alla cui evoluzione vanno congiunti, io credo, gli stessi fenomeni inerenti ad una produzione diretta. A tutto il lavorio sopra esposto (che non si limita alla sola B. caìlitricliu) di natura fisiologicamente normale si potrebbero aggiun- gere altri fenomeni inerenti ai casi patologici o teratologici, provocati specialmente da parassiti animali. Il più notevole è quello della sop- pressione parziale o totale delle pennette, delle penne e dei rami persino. In quest'ultimo caso l'individuo può essere ridotto alla sola rachide assile il cui interno è allora suscettibile di manife^tazioni nuove. Ignoro se ed in quanto tali manifestazioni riescano ad uno scopo in qualche modo giovevole all'individuo od alla propagazione, ma certo provocano una grandissima reazione che la pianta oppone al mancato suo completo sviluppo, e ciò con la produzione anor- male e abbondantissima di cellule cladipare il cui ulteriore sviluppo forse si compie fuori della pianta matrice, come si è già notato in altre floridee. Da ultimo si osserva che il gen. Ballia ha tendenze migratrici, ad esulare cioè dal mare vivo per penetrare nelle acque semplice- mente salse dell'Australia e della Patagonia, ed anche nelle acque dolci per alcune specie ancora poco note [B. Prieurii e B. pygmaca). 402. Ballia callitricha (Ag.) Mont. =; Sphacelaria calliiricha Ag. - Spìi. crassa Ag. - Ballia crassa 533 Kuetz. - B. Brunonìa Harv., in Hook. - B. Hoiiibronìana Mont, - B. Uovihromi Kuetz. Le Baìlia, roseo-porporine, rosso-brune o rubiginose nello stato vivente e fisiologico, si tramutano facilmente nel verde, e ciò suc- cede nel mare stesso come per altre floridee. La specie di cui si tratta fu la prima stata descritta, e di essa C. A. Agardh nota il color ptilchre viridis. Ma più di frequente ancora la vediamo negli erbari mutata in verde-biancastro, in cinereo, roseo-bruno sbiadito, in granato, in vio- letto, in paglierino sporco, oppure variegata di tutti questi colori, l'ultimo dei quali è proprio degl'individui stati a lungo fluitati nello stato già deperente o di morte. La sostanza è in parte cornea, in parte cartilaginea, di natura resistente ad ogni strapazzo. Questa spe- cie, come ogni altra, è assai variabile per statura e portamento, ma il genere è presto identificato dalla grande lucidezza delle articola- zioni il cui splendore si mantiene anche negli esemplari disseccati e facilmente osservabile contro luce, massime nelle parti più giovani. La fronda, alta dai 5 ai 20 cent., è provvista di un apparato radicale nella parte sottostante al disco spongioso, come si è detto nel trattare del genere. La parte caulescente col suo rivestimento spongioso ha lo spessore di una penna colombina, il quale diametro va gradatamente diminuendo verso l'alto dove si fa setaceo. Il rameggio è disticamente decomposto-pennato, con le penne e le pennette opposte, conformi, capillari, ad ambito sublanceolato, compresse, patenti, a punte indivise, subolate, acutissime. Più minuti particolari sulla conformazione e disposizione del rameggio si deb- bono leggere in S\U. Alg. di G. B. De Toni, e soltanto sul vero è duopo rilevare le principali forme quali : la nonnalis per le penne più densamente decomposto-pennate con pennette piumose; \a pen- na/a per le penne fittamente pennate e con le pennette semplici : la sìiiiplicipflnm pei rami piuttosto lassamente pennati e ccn le penne filiformi allungate. In dipendenza di tali conformazioni vennero distinte le var. Ilotn- broniana, Brunouis e forse altre le cui differenziazioni non sempre si individualizzano in maniera monotipica e costante, avxenendo anzi spesso che in un unico individuo si possono riscontrare alcune di quelle stesse particolarità che in modo troppo teorico vengono esclu- 534 sivamente e stabilmente ritenute proprie a certi individui. A questo proposito sono molto istruttivi i confronti fra i tipi australiani e quelli patagonensi. Stimasi più opportuno il fermarsi sopra alcuni caratteri dei quali uno precipuo (che contraddistingue questa specie dalle altre) la cui importanza fu messa in rilievo dalT Archer nel citato opuscolo. L'articolo infimo delle pennette, neir inizio contorme agli altri, si muta prestissimo, si espande in larghezza mentre si abbrevia in lunghezza e si pone appresso il ginocchio della penna a guisa di interstizio cellulare. All'articolo subovale della penna in tal modo si sovrappone un supplemento, esteso al disotto dal ginocchio, il che rende l'articolo esternamente cilindrico. Le pennette. che da questo articolo infimo sovrapposto già vennero emesse in precedenza, ora appaiono prodotte dalla stessa penna e quasi pennette semplici si osservano da ogni lato o soltanto nel lato inferiore delle pennette composte. Queste pennette semplici, che si svolgono dal sovrapposto supplemento fra le pennette composte, in appresso disposte all'evo- luzione, emettono dei rametti incurvati sulla rachide delle penne e che infine si fanno fruttiferi. Questi rametti fruttiferi hanno origine infra e sopra le pennette normali, sono distici dai margini ma presto s'in- curvano sul lato piano della rachide e si decompongono in ramo- scellini subdivaricati, rendendo così irsute le rachidi. L'indicata evoluzione dell'articolo infimo delle pennette è forse comune ad altre Ballìa, e così dicasi delle cellule cladipare [ramifi- cations cells) le quali in B. calììtricha si presentano in un s.inus posto lateralmente sulle cellule di congiunzione, ed hanno forma pentagona od esagona. La loro evoluzione si compie mediante rigonfiamento tagliato poscia da un setto obliquo, formando così la prima artico- lazione. Altre poche ne susseguono delle quali l'ultima, appuntita, fora le membrane e si presenta all'aperto dove si svolgerà come un ramo semplice e come una rachide sussidiaria. Carattere esclusivo di B. caUitricha pare quello delle articolazioni a doppio fondo e degli zaQì {stoppers), o piastrette posti sui con- giungimenti delle articolazioni stesse (^). Si tratta per meglio dire, (i) Non avendo ora sott' occhio l'opera dell' Archer, più che agli appunti da questa già presi anni sono, mi riferisco ora ai reperti microscopici da me fatti. 535 di un congiungimento e di un contatto fra un'articolazione e l'allra. Parrebbe che la parola contatto dovesse essere soverchia dopo quella di congiungimento, ma si deve conservare tale dicitura perchè i fatti coesistono. Il fenomeno è più chiaramente visibile in quella parte delle rachidi priva del rivestimento ramicellare. Ogni articolazione si mostra parzialmente invaginata in aUo e parzialmente invaginante in basso. Ecco come si comporta il fenomeno. La parte inferiore del- l'articolazione, premendo sulla parte superiore dell'immediata artico- lazione sottostante, penetra in questa con una punta conico-rotondata che può valutarsi la decima parte circa della lunghezza dell' artico- lazione penetrante. Il punto di penetrazione, detto dissepimento , è segnato da una linea o piccola fascia orizzontale la quale sembra figurare il primo fondo o fondo piano dell'articolazione, in modo che questa appare come troncata, senonchè il fondo vero in realtà è dato dalla conca- vità subconica esistente sotto la linea di penetrazione, e cioè nella sommità del corpo dell'articolazione immediatamente sottostante. Sopra la linea di penetrazione o dissepimento, e precisamente sopra il suo punto centrale, si riscontra un piccolo corpo tondo che può facilmente essere scambiato per una cellula, ed altro corpo simile trovasi contrapposto al primo sotto la stessa linea di penetrazione. L' Archer che riuscì ad isolare questi corpuscoli, li ha pure desi- gnati in forma emisferica come timpani d'orchestra. La parte piana che corrisponde (per continuare il paragone) alla pelle del timpano ha il proprio contorno formato di lamelline raggianti per le quali sta aderente al primo o pseudofondo dell'articolazione, e la parte con- vessa viene a combaciare per un punto con la parte corrispondente dell'eguale corpuscolo aderente alla sommità dell'articolazione in- feriore. Questi corpuscoli vengono dall' Archer designati col nome di stoppers, zafjì o chiusure come noi diremmo, e ciò perchè hanno servito a chiudere una fossetta che al posto loro prima esisteva sulla linea di dissepimento. Non sempre però queste chiusure o piastrette occupano il punto centrale di detta linea, non sempre si trovano a contatto della medesima, anzi alle volte ne. sono assai distante, e per conseguenza non sempre le loro parti convesse riescono a con- tatto per un punto. 536 1 parassiti animati che talvolta la infestano provocano notevoli deformazioni cosi nel suo habitus come nella sua intima organizza- zione. Cito ad esempio un esemplare della Patagonia invaso da un polipo idrario tuboliforme, trasversalmente striato con la finezza di una Bacillariea, il quale non solo ha impedito la formazione di ogni ramo, talché la pianta venne ridotta alla sola rachide principale, ma provocò anche nell'interno di questa dei mutamenti stravaganti, quali la degenerazione delle articolazioni che sono a mala pena pronunciate e ridotte a meno della metà del loro diametro normale, e delle cel- lule stesse fattesi assai numerose e disposte a rosario nell'interno delle articolazioni e, meno abbondantemente, fra i tubi articolari e la membrana del filo. Distrib. geograf. South Island, N. Zelanda, Auckland e Camp- bell Island, Macquarie Island, Australia, Fuegia, Falklands, Kcrgue- len, Patagonia. a. Esemplari della raccolta Muelleriana. Australia. b. Ballia Brmioniana Kùtz. con Cistocarpi. e. B. callitricha Harv. Ryttleton, q-S. Coli. R. M. Laing, N. Zel. d. Idem. Santa Cruz di Patagonia. Raccolto dalla spedizione Bove nel gennaio 1882. 4o3. Ballia scoparla Harv. = Callithamnion scoparium Harv. - Ballia scoparla J. Ag. Epicr. - Phlebothamnion scoparium Kuetz. - Rhodochorlon Parkeri Harvey-Gib- son, Journ. of Bot. 1893. La ramificazione sua funicolare e fastigiata la fa tosto distinguere dalia precedente cos'i elegantemente decomposto-pennata. La diffe- renza poi risulta enorme nello scendere a tutti quanti i particolari propri alle due specie. Quella di cui si tratta avrebbe pure bisogno di essere studiata nella sua radice e nello sviluppo ulteriore, almeno fino all'ingrossamento stopposo donde ha inizio il portamento eretto della pianta, ciò che lo scrivente non potè fare per mancanza di ma- teriale ad hoc. Pare che la primissima evoluzione diretta della pian- ticina debba presentare una conformazione speciale se in essa il prof. Gibson fu indotto a ravvivarvi un Rhodochorlon (R. Parkeri') ('}. (1) Robert M. Laing. On the New Zealand species of Ceraniiaceae. Tran- sactions Voi. 2,7, 1905, p. 402. Wellington, 1905. 537 Può innalzarsi fino ai 20 cm,, ma d'ordinario si ferma a 6-12. La fronda cespitosa è vestita nel filo primario e nei rami di primo ordine di rametti fitti, rizoidi, scendenti dalle giunture, strettamente applicati ai corpi delle articolazioni, accrescendo così più del doppio e del triplo il diametro del crasso tubo interiore. Rami abbondantissimi fastigiati, i primari subdicotomi funicolari; rametti brevi piliformi, crespati per afjlosciamento di parte delle ar- ticolazioni, e di nuovo suddivisi, semplici, lunghi un mill. circa. I rami del penultimo ordine sono disposti a piuma con gli articoli 3 volte circa più lunghi del diametro, nudi presso gli apici, eretti, subolati, con le pennette semplici, la più parte secondate, lesino-spiniformi, monoarticolate. Tetrasporangi nelle ascelle od alle sommità dei rami (in questo caso subtronchi) infine sul corpo stesso delle articola- zioni in glomeruli nerastri esigui. Al microscopio questi glomeruli ricordano i ragnolini campestri appena usciti dall' ovo: si presentano cioè formati da rametti subsemplici, talvolta subtronchi, fortemente incurvato-conniventi sopra i tetrasporangi, il cui numero varia dai 2 ai ó, contenti le tetraspore divise a triangolo. Sostanza cartilaginea, rigida. Colore porporino-scuro che nel secco si tramuta in varie tinte più meno chiare sulle quali spiccano le fruttificazioni conservanti il loro colore nerastro. Anche questa specie, sebbene in modo più parco, è suscettibile di cellule cladipare alcune delle quali si sviluppano sul corpo delle articolazioni anziché alle giunture. Distrib. Australia, Tasmania, Nuova Zelanda, America australe. a. Ballia scopan'a. Port Phillip. Com. de Sonderin nel mare di Melbourne, maggio 18Ó4 e Agosto i8ò5, legit Ferd. Mueller. b. Idem. Doublé Corner (Amberley) N. Zelanda, leg. Laing. 404. Ballia Becker! (Ptiloballia) Schmitz. La distribuzione delle Ballia essendo limitata alle regioni australi, deve aver colpito il fetto come dall'estremo oriente si passi all'estre- mo occidente, senza aver toccato quel capitale punto di mezzo che è il Capo di B, S. COSI ricco di superba vegetazione marina. Che le trascuranze sieno più nostre che della natura ce lo ha provato il benemerito Dott. Becker con questa bellissima specie del Sud-Africa. Al quale proposito il prof. G. B. De Toni cosi mi scrive in data ^^^XT ÌTy Modena 18. IV. 1910: «Ignoro dove e se lo Schmitz abbia pubblÌ9^^Q)^^os~A^<'' UJ i L I B R A R Y 538 la diagnosi di un genere Ptìlohallia. Sono più propenso a credere che Ptìlobalììa sia un semplice soltogenere di Baìlia .... Tra i ma- teriali che io ebbi dal Becker vi sono altre specie inedite. Lo Schmitz, morto relativamente giovane, le studiò e diede ad esse il nome, ma non arrivò in tempo a redigere il lavoro da pubblicare ». I cenni sulla nuova specie debbono qui essere forzatamente molto incompleti inquantochè vennero desunti da un unico esem- plare mancante di base e privo della fruttificazione a cistocarpo, la quale, probabilmente si svolge in individui appositi. 11 portamento della pianta ha ben poco di comune con quelli già noti e ricorda piuttosto quello di alcune Ptilota. Nell'individuo in esame è alta 20 cm. e della stessa misura é il diametro orizzontale dell'assieme il cui perimetro si può definire rotondato-quinquelobato. Rameggio funicolare il cui spessore di una penna passerina si mantiene in quasi tutto il suo percorso che è di-tricotomo, arcuato-ascendente con la maggior parte delle sue sud- divisioni raccolte nelle parti medie e cimali con tendenza unilaterale estrorsa. Tutte le parti di natura assile sono rivestite di rametti fini, riziniformi, applicati, articolati, a dicotomie rade divaricate, nude ri- manendo soltanto le rachidi delle pennette. Le articolazioni della ra- chide assile principale e quelle dei rami sono di forma ovata ma tronche in linea retta orizzontale alle due estremità. Però in alcune pennette semplici assai decolorate si possono chiaramente avvertire delle articolazioni parzialmente invaginate in alto e parzialmente in- vaginanti in basso, come già si è osservato nella B. callìincha. Se- nonchè qui la parte invaginata, anziché conica, costituisce un arco molto depresso, e mancano affatto gli zalji {sloppers dell' Archer) propri della B. callitricha. Inoltre queste invaginazioni, invece di essere costanti in ogni parte della pianta, sono saltuarie nella stessa pennetta che si osserva. Le articolazioni delle rachidi delle pennette sono di poco più lunghe che larghe, o lunghe quanto il diametro, o, finalmente, più larghe che lunghe. Il perimetro delle pennette è largamente ovato o sub- flabelliforme. Le grandi penne formate dalle rachidi assili e dai rami presentano questa caratteristica : mentre tutte le pennette del lato estrorso sono composte, cioè alla loro volta pennate, quelle del lato introrso sono invece semplici o subsemplici. Il perimetro delle grandi ^39 penne è lanceolato-ottuso o lanceolato-acuminato a seconda che ter- mina con una pennetta composta o con una pennetta semplice. Oltre queste normali pennazioni laterali, le giunture ne recano talora di supplementari, semplici o subsemplici, nel punto centrale delle con- giunzioni, così come avviene nelle pennette delle grandi penne di B. Mariana. Quasi sempre le articolazioni recano nel loro interno cellule di varia natura di cui tre intensamente colorate disposte sopra una linea orizzontale sotto e vicino alla giuntura, ed altre, variamente sparse, più grandi, giallorine, replete di materia parenchimatica, translucidc, di natura evidentemente cladipara, essendo all' intutto eguali a quelle corrispondenti in B. callitriclia. Le tetraspore variamente divise a croce, a triangolo o semplice- mente in modo trasversale (*), di un vivace colore e splendore di rubino, tonde, sono recate dalle pennettine all' uopo trasformate, iso- late, bine od a parecchie in glomerulo, e non è raro il caso di pen- nette cambiate in un vero tirso di tetrasporangi. Colore porporino-baio nel secco e ad occhio nudo; al micro- scopio si risolve in una variegazione di roseo, di porporino, di pa- glierino dorato-brunito e di ialino. Sostanza cartilaginea, tenace, di buona adesione alla carta. a. Ballia [Ptiloballia) Beckeri Schmitz, South Africa, The Kowie, 10 Jul. 1895. Ex herb. D.r Becker. Gen. ANTITHAMNION Naeg. Etym. unti contro, tìiamnos ramoscello. = Sporacantìius Kuetz. - Pterothamnion Naeg. - Callithamnion, Conferva, Ceramiwn sp. auct. Mentre i Callitanni genuini hanno il rameggio forcatamente o lateralmente ramoso e distico per ogni verso, e le tetraspore divise a triangolo nei casi normali di una perfetta divisione, gli Antitha- mnion invece si distinguono per la ramificazione oppostamente (donde (i) Questi differenti aspetti nella divisione sono dovuti ora alla diversa posi- zione ossia punto di vista in cui le tetraspore si presentano, ora a separazioni aritmetiche, ora a fallanze. 540 V an/ì), verticillata, abbondantemente e variamente divisa e suddivisa, con l'aggiunta di una ramicellazione che ad ogni articolazione si presenta di fronte e cioè tra le due ramificazioni laterali. Quest'ul- timo particolare si riscontra però anche in altri generi delle Cera- miacee. Inoltre le tetraspore perfettamente sviluppate sono divise a croce, ciò che non esclude la presenza di molte altre indivise, mo- nodivise trasversalmente e divise a triangolo. Altro carattere, seb- bene limitato ad alcune specie, è quello dell'anastomosi dei rametti formanti nodi intricati (A. sitbulatum). Questa particolarità prelude ad una metamorfosi la cui ultima manifestazione si vedrà in Platv- ihamnion. E anche da ricordare che, più o meno abbondantem.ente e variamente a seconda delle diverse specie, in questo genere, come talvolta anche in CalUthamnìon, si hanno produzioni di corpi cellu- lari, interni ed esterni alla membrana dei fili, di significazione com- plessa, in quanto sono dovuti a degenerazioni di cellule destinate alla produzione degli anteridì e delle fruttificazioni, ma che inoltre sembrano disposti ad una riproduzione diretta, a guisa di bulbilli. Di tali produzioni si è occupato il Buffham per quanto si tratta della formazione degli anteridì, ed il Cohn nel trattare de cellulis servata- riis da lui osservate in Anth. Plumula [Chytridium Plumulae). Gli Antithanmion vennero da J. Agardh distinti in quattro se- zioni : Repentes, Pectinalae, Armatae, Cruciatae. Queste ultime si sud- dividono in specie nanae, majores oceìlatae e majores nodosae. Gli Anlìiìianinion finora sistematicamente bene accertati sono circa 27, ma si può ritenere per sicuro che parecchi altri ve se ne dovrebbero aggiungere i quali sono sempre sub judice per la diQì- coltà di procurarsi il materiale ad hoc, che è quanto dire per man- canza d'iniziative intese ad una metodica ricerca la quale porterebbe inoltre a nuove scoperte. Per riferirci ad una sola regione, così il Laintg si espresse dopo aver stabilita l'acquisizione dell' ^. ternifolium : « Other species of Antiihaviuion occur in New Zealand, but they bave not yet been obtained in suljìcient quantity for sactisfatory determination ». (From Transactions of the New Zealand Institute voi. XXXVII, 1904, p. 408} 405. Antìthamnìon Plumula (Ellis) Thur. in Le Jolis. = Conferva Plumula Ellis. - C Turneri Sm. - Spermothamnion Turnerì Aresch, - Ceramium crispiim Ducluz. - Ceram. Plumula Ag. - 541 Callitli. PI. horriduluìii J. Ag. - Callitìi. refraclnni Ivuctz. - Calìith. poiyacanlhwn Kuetz. - Calli Ih. macropteruiit Menegh. - Calli th. Bebbii Reinsch. - Caltith. abielinum Reinsch. - Plerotham. Plwìiiila Naeg. - Callith. semipennatuni et C. plumosum Schousb. Fra le pettinate è la specie più largamente distribuita ma nel limite delle zone fredde e temperate, secondo le cognizioni che se ne hanno. Per il suo portamento e per la sostanza varia in confini assai Iati, a seconda degli ambienti e delTetà, e forse anche degli ospiti suoi, massime in fatto di Diatomee. Gli aspetti estremi di tali variazioni si possono però ridurre a tre soli: il confervaceo-bissoi- deo, prodotto dal rameggio abbondantissimo, allungato, diffuso, di un' esilità ultra capillare che sempre più si assottiglia nelle suddivi- sioni, donde un assieme di leggerezza vaporosa ; il compatto-corim- boso, pel rameggio ammassato in tale forma nelle parti superiori della pianta; il robusto-dilfuso, caratterizzato dai rami brevi, alterni, semplici nelle parti inferiori della pianta, dicotomi in alto. Fra que- ste indicate vi sono poi le forme intermedie. La sezione trasversale di un filo scélto fra i robusti è tonda. Membrana esteriore composta di filamenti articolati finamente si- nuosi, fascicolato-stratificati, i periferici granuloso-cellulosi, incolori, rosei giallognoli. Tubo roseo o porporino. Tra questo e la mem- brana si mostrano le solite invaginazioni concentriche, ialine, a mem- brana esilissima. Giunture rettilinee nelle parti inferiori, rotondate nelle superiori. Trattandosi di pianta frequente nel Mediterraneo, non si crede di entrare in altre particolarità. Merita piuttosto un cenno la seguente varietà. 406. Antithamnion Plumula var. boreale (Gobi) Kjellm. = A. boreale (Gobi) Kjellm. - A. Plumula v. boreale Gobi. - Callith. lapponicmn Rupr. - Callith. Corallina Rupr. - Antitli. Corallina Kjellm. - Antìth. Plumula Kjellm. - Callith. Plumula J. Ag. Nell'esemplare cristianiense, di un bel roseo, opaco, non è più alto di un cent. Fili ultra capillari con articolazioni lunghissime, 8-1 5 volte più del loro diam. nelle parti inferiori, assai meno nelle supe- riori, quasi tutte nude di rametti. Ramificazioni allungate, distanti, dicotome, divaricate nelle parti inferiori e medie della pianta, ap- pressate, corte, fastigiate in alto. Rametti assai radi, semplici con 542 incipienti ramettini opposti, aghiformi o conici, assai corti. L' interno e l'esterno dei fili abbondano di cellule esigue, ialine, oblunghe di natura forse anteridiale. Tetraspore assai minute, tonde, crocipartite. a. Antiihamnion Plumula (Ellis) Thur. Langesund, 18-7- (848, leg. Schùbeler. b. Idem. Roscoff, Aoùt 1902, Coli. J. Chalon. e Ariti tlì ai unì Oli boreale, form. Christiania i''^49, leg. Fi'ich. 407. Antithamnion nodiferum j. Ag. = Caìlithaninion situile Harv. Questa pianta australiana di Port Fairy, Victoria, non devesi confondere, ad onta della sua sinonimia, con V Anfiih. siìiiile J. Ag. dell'isola Kerguelen. Non a quest'ultimo pertanto, ma alV An/i/h. nodiferum J. Ag. si riferisce la tav. 207 dell' Harviy in Phycologia Australie a. Fronda eretta a ramificazioni alterne, caulescente in basso, ve- stita di rametti verlicillari opposti ad ogni articolazione, variamente decomposti. Articolazioni medie dei rami i 72 P'ù lunghe del loro diam. Ad onta del dubbio che sembra ancora permanere circa il nu- mero delle divisioni delle tetraspore, è certo che la ramificazione è tutta propria degli Antithamnion. Nella citata tavola la fronda è alta 9 crn., e la diflusione sua laterale è dell'eguale misura. La parte caulescente ha lo spessore quasi di una penna passe- rina, compreso il rivestimento ramicellulare delle articolazioni. Questo rivestimento è composto di penne unilateralmente pennate con le pennazioni disposte come segue. Le penne (rachidi maggiori) sono sempre orizzontali, leggermente incurvate in giù; le pennette di primo grado sono sempre verticali leggermente curvate in dentro; le pennette di secondo grado sono orizzontali, unilaterali, estrorse alle rispettive rachidi, ossia pennette di primo grado; le pennette di terzo grado sono alla loro volta verticali unilaterali ma introrse in rapporto alle loro rachidi, ossia pennette di secondo grado. A queste tre sorta di pennette aggiunta la rachide maggiore che tutte le porta, si ha pertanto una tetrapennazione. Le penne cos'i composte vengono emesse, una per lato, ad ogni articolazione e precisamente sulla linea di congiunzione. Eccezionalmente avvene una terza, parimenti composta, collocata fra le due laterali e sempre sulla detta linea. Nella parte inferiore 543 della pianta le penne sono semplicemente parzialmente bipennate. Ivi cioè le penne, sebbene composte di circa otto articolazioni, sol- tanto le prime tre o quattro sono munite di una pennetta semplice, unilaterale, introrsa verticale. Nelle parti superiori della pianta le penne sono tri-quadripartite come sopra si è descritto. Infine, sul corpo stesso ed alla sommità (punto centrale) delle articolazioni si sviluppa un rametto supplementare ora semptice, ora ramificato una o due volte. II colore è roseo-porporino. 408. Antìthamnion cruciatum (Ag.) Naeg. = Caìlitìi. criicìatnm Ag. - Caìlith. fragìlissiìiium Ardiss. - Cal- litli. imbricaiuni Schousb. - C brachìaliitn et pectinatum Schousb. - C. diibiumZix\-\diVÓ. - C. Naccarianum Rudolphi. - C pumilum Harv. - C. cruciatum p. piimìlum Marv. - C. decipiens J. Ag. - C. p. radicane J. Ag. - Aiitilliam. piisìllum (Rupr.) Kjellm. - C. Piuma Post, et Rupr. Appartiene alla sezione delle criiciatae specie maggiori ocellate. Comunissimo anche nel Mediterraneo dove riveste scogli e basi di muri melmose co' suoi cespi subtondi più o meno densi, vinoso- porporini. La specie è subito identificata anche ad occhio nudo pei capolini piumosi o compatti che terminano i rami, formati dalle penne giovanili agglomerate. Le penne ora sono bine, ora opposte, ora 4 verticillate, tetrastiche, patenti, disposte sulla rachide allo stesso modo delle spighette nel gen. Triticum. Il perimetro dei rami ora è larga- mente lineare, ora subflabellato-corimboso quando i rami secondari sono patenti e più abbondantemente raccolti nelle parti superiori dei rami principali. Queste forme sono proprie dei bassi fondi. Le forme dragate, cioè proprie alle profondila di alcuni metri, oltre ossero di più pic- cola statura (un cent.), hanno i rami strettamente lineari quasi fu- nicolari in causa delle ramificazioni secondarie assai brevi ed appli- cate al ramo assile. Vi sono inoltre forme che accennano all' /i;/////z. fragilissimum come facevami osservare 1' Ardissone in esemplari dallo scrivente raccolti a Nettuno, e queste si distinguono per i ca- ratteri pressoché identici a quelli di tale specie. La sezione trasversale, subito sopra il callo basilare, ha form^a tonda. Membrana periferica crassa con muco. Strato corticale compo- sto di grosse cellule irregolarmente subrettangolari variamente an- golate, lunghe 2-3 volte il loro diametro, verticali alla periferia. Se- 544 guono altri tre giri concentrici formati da cellule consimili, pure ver- ticali alla periferia, un po' più strette ma un po' più allungate quanto più si avvicinano al centro. 11 centro è occupato da cellule della stessa natura, ma sempre più strette con aspetto di grossi filamenti di cui i più interni sub- orizzontali, gii esterni inclinati o perpendicolari alla periferia. Tutte qnante queste cellule sono roseo-vinose. Dopo gli esempi offerti dalle Callitanniee, non deve stupire il trovare in questa basilare struttura intima un tessuto ed una dispo- sizione di elementi cosi in contrasto con l' organizzazione del filo evoluto, e nemmeno deve maravigliare V assenza di qualsiasi accenno a quel tubo articolato che è la caratteristica più saliente nella sotto- fam. delle Crouaniee e delle altre fra le quali questa si trova, in quantochè, come si è visto nel trattare del genere Ballia, il tubo stesso non comincia a delinearsi che più in alto. In questo caso è piuttosto da notarsi come alla materia amorfa parenchimatica, pro- pria dei primi stadi di detto genere, siasi sostituita un' organizzazione che per solito noi siamo assuefatti ad osservare in ben altre euflo- ridee nelle quali si mostra con una grande costanza di tipo dalla base alla sommità della pianta. La distribuzione di questa specie negli Oceani non sembra com- pletamente conosciuta. Si rinviene sulle coste atlantiche dell'Inghil- terra, a Tangeri, e ad occidente ai lidi dell'America superiore. 409. Antithamnion floccosum (Muell.) Kleen Nordl. Alg., J. Ag. = Conferva fioccosa Muell. - Callith. Plumula Lyngb. - Calli th. floccosum J. Ag. - Callith. Pollexfeni Harv. - Pterothamnion {llaplo- cladium) floccosum Naeg. Sebbene faccia parte delle specie maggiori nodose, questo ca- rattere ivi si mostra assai lassamente in alto e ancora nelle forme più ricche, come pure vi si nota l'assenza di ramificazioni supplemen- tari fra l'una e l'altra delle penne articolari. Le frondi, cespugliose, sono alte 4-10 cm. circa nella forma tipica, assai di più nella f. pa- cificum, erette, ramose a distanze più o meno grandi, articolate dalla base (salvo l'esame delle parti radicali e subradicali) nude, flaccide, di poco più crasse di un capello, con le penne della parte inferiore subdenudate, in alto munite di pennette semplici. Penne opposte semplicissime lunghe circa 5 mill., subcontratte alla base, più scarse f)15 nella parte media, con l'apice lungamente acuminato. Alcune di que- ste penne verso l'alto si fanno pennate con pennette semplici, ra- ramente alla loro volta pennettate. Le infime articolazioni nei fili primari sono più brevi, indi gradatamente fino ad otto volte più lun- ghe del diam., e di nuovo le superiori gradatamente si accorciano fino ad essere non più di 2-3 volte più lunghe del diametro. Tetrasporangi svolti negli articoli inferiori delle pinne con pe- dicello monoarticolato, subtondi. Negli esemplari osservati le tetra- spore, pur essendo sempre divise in 4 spore, ciò però avviene ben raramente mediante linee divisorie intersecantesi a croce, ma più spesso in varie altre guise, ma quasi sempre in modo da apparire divise a triangolo o trasversalmente una sola volta. In questi casi vuol dire che le apparenti tre spore o due spore nascondono dietro o sotto di sé le spore che in apparenza si direbbero mancanti ('). Colore roseo-porporino ; sostanza flaccida ma resistente alla riu- mettazione. Distrib. Oceano Atlantico boreale, Scozia, Norvegia, Groenlandia, America. a. Callith attlni on floccosiim Muli. Danimarca. 410. Antithamnion floccosum f. pacificum (Harv.) Setchell et Gardner, comh. nov. Alg. ot Northwest. Am. In questa imponente pianta i citati autori americani, anziché una varietà, vi riconoscono una semplice forma doW Ant. floccosum, sostituendo cosi il Callith. pacificum del Saunders ed il Callith. flocc. var. pacificum di Harvey. Altro rilievo non fanno in quanto a de- scrizione air infuori di un cenno sui rametti semplici, lunghi, subolati. L'esemplare di Miss Tilden è alto 25 cm., ma, secondo questa dispensatrice, la fronda può raggiungere i 5 decimetri. Forma delle grandi masse di cespi porporini sugli stipiti di ISJereocystis e di altre Alghe lungo le coste di Yakutat Bay e Lowe Inlet, Alaska, Puget Sound, Esquimalt, Port Renfrew, Whidbey Island, Friday Harbor, San Juan Island ecc. (*) Il fatto fu messo in evidenza da. Ed. Bornet, e si ebbe a citarlo in que- sto lavoro nella trattazione del capitolo sul genere Spondylotliamnion. 35 546 Tetrasporangi dittici, pedicellati, svolti nei rametti delle penne ora nel lato estrorso in maggior quantità, ora meno abbondantemente nel lato introrso, ora, ma assai parcamente, in entrambi i lati. Ci- stocarpi sopra individui separati, in 2-3 presso la sommità dei rami; anteridi di minute numerose cellule sopra i rami. a. 309. Calli Ih amnion ftoccosum (Muell.) Ag. var. pacificum, Harv. On bulb and upper of a large Loating Nereocystis fluetìieana. Friday Harbor dock. San Juan Island, Washington. J. E. Tilden, i3 Je 1898. 411 Antithamnion floccosum f. atlantica (FI. Dan. Klemm.). Si fa cenno a questa forma che si desume da un unico indivi- duo sterile e invaso da abbondanti filamenti tenuissimi, ialini, inar- ticolati, cigliolati, corti lungo i fianchi del filo, lunghissimi alle estre- mità di questo e delle penne, gli adulti terminati da una cistide sub- sferica. Trattasi di un polipo idrario la cui presenza non è forse estranea alla provocazione di alcuni caratteri che qui si indicano. L'esemplare è alto 4 cm. ed è roseo-porporino-scuro visto ad occhio nudo, gaiamente di un roseo assai vivace con sfumatura vio- letta visto in trasparenza al microscopio. Ramificazione alterna coi rami secondari parimenti disposti, ma talvolta subsecondi, lunghi non più di 2 mill. Penne opposte a cia- scuna delle parti superiori delle articolazioni, brevissime, robuste, coniche, affatto semplici o con qualche incipiente pennetta i-3-arti- colata lungo 1' uno 1' altro dei lati delle penne, oppure (ciò che è ben singolare) parecchie raccolte a capolino alla sommità di queste. Le articolazioni della rachide assile sono 3-4 volte piìi lunghe del loro diam., quelle delle penne due volte più lunghe in basso, eguali al diametro in alto. Parete del filo assai crassa ialino-paglierina. Sezione subtonda. Membrana periferica di natura filamentosa con poche cellule ultra esigue non però connesse alla tessitura sua, epperò di natura forse anteridiale. Tubi articolari tronchi alla estre- mità da una linea retta, lietamente e uniformemente colorati. Quando tutti questi caratteri fossero costanti, è indubbio che co- stituirebbero un buon titolo per una distinzione sia di varietà, sia di forma. a. Antitlì. floccosum f. atlantica ptg. Norvegia artica. Syetofjord, 23-7-1887, Ex herb. M. Foslie. 547 412. Antìthamnìon amerìcanum (Harv.) Fari. = Piero/hainnioii anierìcaniun Naeg. - Callith. amerìcanum Harv. Fronda eretta subcaulescente, alta 3-ó pollici, vagamente ra- mosa, pennata in modo opposto e verticillato; penne alla base pin- nulate da ogni lato con l'apice allungato nudo, pennette subolate patenti indi orizzontali; articolazioni medie dei rami 8-10 e delle penne 3-4 volte più lunghe del diam.; tetrasporangi (con tetraspore divise a croce) sessili nella parte inferiore delle pennette; cistocarpi sessili, nudi, alla base delle penne. Questa diagnosi, probabilmente dedotta da esemplari bene evo- luti e tetrasporiferi, poco si addice all'individuo cistocarpifero qui sotto citato, i cui caratteri assai meglio si confanno con la descri- zione data dal Farlow in Mar. Alg. of New Engl. p. 128-124. Del resto, come rileva l'ora citato autore, la specie « varies considerably in the compactness of the branching and the tenuity of the cells ». L'esemplare in esame è alto 3 cm. ed ha un ambito subtondo- lobato dal diam. di S'/^ cm., roseo e di una' estrema vaporosità. Ra- mificazione dicotomo-divaricata con rami radi assai distanti allungati, acuminati, esilissimi nelle parti superiori dove l'assieme loro fasti- giato-flagellato conferisce alla pianta l'accennata grandissima legge- rezza. 1 rami di secondo grado, ossia penne articolari, più spesso sono ridotti ad uno solo ad ogni singola articolazione, assai divari- cati, quasi orizzontali, subsemplici oppure con diramazioni terziarie sempre assai sottili, spesso unilaterali, fascicolate nelle sommità al- lungatissime. Cistocarpi pochi ammassati in 2-3 alla base delle penne, avvolti in un periderma ialino, nudi. Talvolta entrambe le fruttifica- zioni possono trovarsi riunite sopra uno stesso individuo, come te- stifica il citato autore, il quale inoltre rileva le diversità fra questa specie e l' atjìne Anth. Pylaìsoei Mont. Sostanza flaccida ma che, riumettata, sopporta il peso di un vetro dello spessore di un mill. senza spappolarsi. Sotto la linea delle acque in primavera lungo le coste boreali d'America Atlantiche e Pacifiche. a. Callithamnìon amerìcanum Harv. Long Island Sound, near New llaven, Conn., .^pr.-Jun. 1873, D. C. Eaton. 413. Antithamnion ternifolìum (H. et H.) R. M. Laing. = Callithamnìon lernìfolìum Hook, et Harv, 548 Come sì è già accennato, devesi al prof. Laing l' aver tolto ogni dubbio sul posto che a questa specie si conviene nella sottofamiglia delle Crouanieae, basandosi sulla ormai incontestata divisione a croce delle tetraspore o come che siano quatripartite, e sui caratteri vege- tativi propri al genere. \n quanto al vero posto occupato dai cisto- carpi che si formano sui ramoscelli, forse nel loro esterno, egli non si pronuncia in modo definitivo. Come in tale caso sia giustificato il dubbio si sa per prova da quanti hanno studiata la questione. Questa infatti si complica pel fatto che l'apparizione dei ramoscel- lini involucranti si compie a cistocarpi completamente evoluti, il che determina un grande cambiamento nella disposizione dei rametti fruttiferi in dipendenza altresì delle mancate fecondazioni, la quale circostanza produce l'obliterazione dei rametti sterili. Ne consegue pertanto la grande diijiìcoltà nel poter stabilire la originaria posizione dei rametti conservantisi. Cosi possono apparire cimali quelle frutti- ficazioni che in realtà sono dovute a ramoscelli intermedi od anche infimi. Fatti di questa natura avvengono anche nella fanerogame per cause diverse fra le quali la mancata penetrazione del polline, come possono avvenire nelle eufloridee per mancata penetrazione della cellula carpogena degli anteridì. Fronda eretta formante densi cespi alti 2-4 cm. sopra diverse Alghe maggiori {Macrocystìs py rifera nelT esemplare in esame), a vario sviluppo secondo le varie profondità, maggiore cioè presso il pelo dell'acqua o sul substrato natante, nana negli alti fondi. Ramificazione dichotoma pinnatifìda con le estremità assai sottili e flaccide, coi rami inferiori distanti ma che vanno ispessen- dosi alle estremità. Rametti di-tri- oppure tetrastici, forse più di fre- quente a tre (donde il nome specifico), di frequente anche dicotomi, flagellati, acuminati, composti di 12-1 5 articolazioni o cellule come il Laing si esprime. Tetraspore crociate, o come che sia altrimenti, ma sempre divi^se in quattro, senza escludere quelle indivise, nelle ascelle dei rami, talvolta riunite in un glomerulo di 20-3o. Cistocarpi solitari, talvolta ravvicinati due a due ma non perciò bini, involu- crati, a stadio compiuto, da molti rametti. Anteridì formati da cellule esigue, oblunghe, ialino-giallorine, ammassate in un capolino sessile all'apice di rami speciali corti, robusti, in apparenza stroncati. Le articolazioni dell'asse primario sono lunghe 0,8-0,75 mm.. 540 larghe 0,1-0,1 5 mm., circa 5 volte più lunghe; quelle dei rametti circa 2 volte piì: lunghe che larghe e facientisi rapidamente sottili ed acuminate quasi come la punta di un capello. 11 Laing dà molto rilievo alla forma di questi rametti, spesso dicotomi una sola volta, i quali forse, nello stato presente delle nostre conoscenze, ci offrono la migliore diagnosi per l'identificazione della specie. È poi innegabile che questa specie per la disposizione del ra- meggio presenta delle aQìnità coW Antifh. criiciatum. Ne diversifica però nei particolari, inquantochè i rami di secondo e di terzo grado sono assai più distanti, più brevi e maggiormente divaricati, ognuno di essi termina con un piccolissimo glomerulo di vegetazione in bocciolo. Ne consegue un assieme di una vaporosità assai espansa e diradata, cosparsa in tutta la sua estensione di piccoli punti por- porini dovuti alle indicate aggregazioni cimali di vegetazione non svoltasi. 11 portamento riesce pertanto ben diverso da quello del- l' Antlu cruciatum, qualunque possono essere le forme di questo. BistribiiTÌone geografica. Stretto di Magellano a Capo Horn (H. et H.); Timaru, Isola nord della Nuova Zelanda. (Major Reinbold et R. Laing). La quale notevole distanza fra le due località lascia ragionevol- mente supporre delle deficienze nelle attuali cognizioni sulla distri- buzione di questa specie. a. Antilhanmion ternifolium Harv. Timaru, Jan. 1908, Herb. n. 108. N. I. June, 2, 1904 Reinbold. Gen. PLATYTHAMNION J Ag. mscr. Etym. platys piatto, thamnion cespo. Quando in Analecta Algologica, pag. 22-23 (Lundae 1890) J. Agardh fondava questo nuovo genere a spese del genere Callitha- mnion, ad onta della meritata fama del sommo algologo, la proposta venne da altri chiarissimi autori accolta con un certo scetticismo, sia perchè ritenuto di poco valore il filo procarpico obovato-clavato e quasi polisifonio in opposizione a quanto avviene in Ferilhamnìon (altro genere assai controverso) nel quale il detto organo è quasi cilindrico e quasi monosifonio, sia perchè il proponente non era rie- scilo a stabilire se le sferospore (tetraspore) in Platytìi. heteromorphum o50 fossero effettivamente crociato-divise, e sia infine perchè alla sotti- gliezza in genere delle analisi spinte oltre ogni limite di opportunità (massime dal Kuetzing) non parve corrispondesse una evidente e assoluta necessità di più oltre smembrare il genere Callithamnion (^). Lo stesso J. Agardh al nuovo genere ascriveva, oltreché il Pia- tytli. heterotnorphiim, anche il Plaiylh, Orbìgnianum e di quest' ultimo già in Species algar. p 3], egli aveva statuito essere le sferospore cruciatim divìsas. La posizione sistematica di questi due antichi (mI- lithamnìon era pertanto rimasta dubbia per circa 12 anni non per altro fatto, ritengo, che per la mancanza di opportuno materiale a disposizione di quanti sarebbero stati in grado di occuparsi della loro collocazione definitiva. E poiché trattasi di piante Pacifiche delle coste della California superiore, un tale materiale non poteva man- care ai professori Setchell e Gardner dell'Università californiense di Berkeley i quali infatti se ne occuparono ma pel solo Platyth. lie- teromorphum f. lypìcum (comb. nov.) e f. reversum (f. nov.) nelle loro Algae of North western America p. 344-345 in seguito allo studio fattone sopra esemplari da loro trovati reietti sulle coste oc- cidentali dell'Isola Whidbey, nonché sopra quelli di San Juan Island, Wash., messi in distribuzione da miss Tilden sotto la denomina- zione di Callithamnion suhulatum N. 3 io. Senonchè i due citati autori americani in detta opera non entrano affatto in merito alla proposta di J. Agardh con la cui descrizione si limitano a constatare sembrar loro accordar bene gli esemplari della forma del Platyth. heteromor- phum da essi studiata. In sostanza essi ammettono senz' altro il nuovo genere Agardhiano, ed è a ritenersi a ragion veduta ('). Fronda articolata, monosifonia, nuda, decomposto-pennata, penne primarie distiche ed opposte, plumule da ogni lato opposte pinnu- late, penne secondarie minori forse da ultimo fruttigere. Favelle (in Platyth. hetcromorphunì) all'inizio nude emergenti da un rametto trasformato quasi heterogeneo lungo l'ascella infima della plumola (i) Veggasi ad esemp. come si espresse in proposito 1' Ardissone nella sua Rivista delle Alghe Mediterranee, parte I. (2) «J'ajoute que m. Setchell travaille bien et ne se contente pas de re- garder les plantes par le dehors». Cosi si esprime E. Bornet in sua lett. ad A, Mazza, Paris 24 Avril 1906. 551 obovato-siliqueformi fra la membrana subarticolata e apparentemente polisifonea, da ultimo formanti un nucleo globoso-reniforme recante nell'interno della sua membrana molti gemmidi radianti dal punto centrale della loro base. Sferospore subascellari alle pennettine, cro- ciato-divise (?). L'esame personale di quest'ultima specie ci rivela le tetraspore divise in quattro, sebbene in modi diversi, ed in parte anche indi- vise, come verrà detto in appresso. La diagnosi Agardhiana non dà ragione della forma piatta del cespo enunciata nel nome generico, ciò che deve pur costituire un carattere di grande importanza, che, fra gli altri, deve certo aver avuto di mira lo Schmitz nel separare Anthìthamnìon dai Callillia- ìimion, per trasportarlo nelle tribù delle Crouaniee. Ora un tale carat- tere è appunto quello che s' impone per primo a chi osserva il Pla- tytliain. hderomorphum come accadde allo scrivente nell' esaminare uno degli esemplari di miss Tilden sopra ricordati. Ivi le superiori grandi e piccole suddivisioni si mostrano concrescenti e caulescenti in modo da formare una vera membrana dello stesso aspetto ed as- sai analoga a quella che si produce nell'antica Crouania insignìs, ora MuelUrena ? insignìs. Se questo fatto, di cui qui appresso si tratta, fosse normale e soprattutto spontaneo, oltre alla grande significazione sua di più estesa portata, costituirebbe per Platythamnion un buon tratto d' unione fra Antitliamnion e Crouania. OsservuTjone. — L' esemplare in esame di Platyih. heteromor- phurn fra quelli di miss Tilden, raccolti sui fianchi di uno scoglio sotto la banchina di « Idlewild » presso Friday Harbor, è di una ro- busta vegetazione e assai regolare fuorché in alcune delle parti su- periori, ciò che si suppone dovuto a poche associazioni di una Ba- cillariea del genere Diatoma. Fra i vari parassiti vegetali ed animali, nessuno più delle Ba- cillariee può trasformare l'aspetto e la struttura dell'alga ospitante. I casi di questa natura non vanno sempre riguardati col pregiudizio di un danno assoluto per l'alga infestata, ma debbono essere studiati nei rapporti della simbiosi alla quale va sempre congiunto il do ut des. Se mai ne potrà scapitare l' estetica, ma più che a questa la natura tende allo scopo di una riproduzione sempre più abbondante, ciò che appunto si verifica nel caso attuale. Non solo i ramoscelli 552 marginali rimasti piìi o meno liberi, ma anche tutti quelli riesciti incorporati ed appianati nella membrana dovuta alle avvenute coa- lescenze, sebbene ogni loro disegno perimetrale sia scomparso nel- l'uniforme planizie, presentano una grande produzione di tetraspore con l'aggiunta di numerosissime spore indivìse di natura riproduttiva a guisa di gemmule o propagoli (*). Assodato come un organismo estraneo, parassitario, anziché ostacolare, ha favorito ed aumentato la fruttificazione del Flatythamnion, resterebbe da spiegarsi il perchè della m.utata morfologia. La migliore probabilità delT origine del fe- nomeno si dovrebbe riferire ad un rirhiamo atavico. Nella evoluzione biologica della vita degli esseri inferiori (animali e piante) la simbiosi i ha certo avuto una parte più importante di quanto si crede o si ^' sappia, e per conseguenza essa è stata un fattore massimo nella differenziazione dei generi e delle specie primordiali. Non é da me- I ravigliarsi pertanto se l'azione sua in questo senso trova ancor modo nelle età presenti di manifestarsi in certi individui coi risultati i pi\j vari e complessi non peranco stati illustrati con metodo, larghezza e sopratutto alla stregua dei fatti (~). Per attenerci al caso di cui si tratta noi vediamo che la Ceramiacea sotto lo stimolo della Bacilla- riea ha risposto con una reazione strana in apparenza, ma in so- stanza razionale siccome contenuta nei confini naturali inerenti alla ubicazione sua sistematica, segnati cioè dalle Dasyphileae e dalle Crouanieae, e ciò mediante la riproduzione di quella stessa o sub- simile coalescenza appianata non provocata ma ora spontanea della quale ci danno esempi i generi Muellercna, Crouania e, per eccezione, la Spyridia horridula. 414. Platythamnion heteromorphum J. Ag. Fronda articolata, monosifonia, nuda, decomposto-pennata, penne primarie distiche ed opposte, plumole da ogni lato opposte pinnu- late, penne secondarie minori (forse da ultimo fruttigere). Favelle all'inizio nude, emergenti, provenienti dalla trasformazione di un (^) A volte il parassita, invece di agire sul rameggio, opera direttamente sulle fruttificazioni. Il Moebius ci apprende che I' ^i\y/>c;'/«w Centroceratis , anziché i rami, invade i soli tetrasporangi del Ceramium clavulatum, in seguito a che que- ste fruttiticazioni aumentano di 4-5 volte il loro volume normale. (2) Di non dissimile origine atavica sono i casi di talune mostruosità ciie gli annali di scienza medica vanno segnalando .inche negli esseri superiori. 553 rametto quasi eterogeneo lungo l'ascella infima della plumola ob- ovato-siliqueforme con la membrana subarticolata ed apparentemente polisifonio, finalmente in forma di nucleo globoso-reniforme recante nell'interno della membrana gelatinosa molti gemmidi (carpospore) disposti in un'espansione radiato-flabelliforme. Sferospore subascel- lari alle pennettine, quadripartite, radamente in modo perfettamente crociato, e moltissime indivise, di diversa dimensione ed alcune as- sai grandi nucleate. Tutte le articolazioni sono una volta e m.ezzo o due più lunghe del diametro. A questa diagnosi di lata applicazione credo utile di far seguire quest' altra fatta sulla figura Setchelliana rappresentante un individuo della forma reversum, siccome assai propria a mostrare la variabi- lità nella distribuzione delle penne e delle pennette, al che si vuol alludere col nome specifico. Ramificazione dioica ripetuta poche volte per ogni filo assiale. La pennazione si ripete due volte, per eccezione tre volte. La prin- cipale pennazionc è di due sorta: quella fornita dalle penne laterali emesse in modo opposto dalla sommità di ogni articolazione, e quella emessa sulle due facce delle stesse articolazioni, ossia tra le due penne laterali, ma con la base un po' più sotto di queste. Le penne laterali, assai più lunghe di quelle facciali, nelle parti loro in- feriori e medie dei rami sono in maggioranza opposte, mentre nelle diramazioni cimali sono quasi totalmente secondate sul lato estrorso delle diramazioni stesse; rare per conseguenza le disposizioni disti- che (*). Delle penne facciali che completano il verticillo quaterno ad ogni articolazione, basti dire soltanto che esse nella parte loro basi- lare sono composte di una sola grossa cellula la quale dà origine a pennette (generalmente tre lungo il filo, sei sotto ogni dicotomia) semplici, per eccezione forcuto divaricate. Il perimetro di queste penne facciali, all' infuori di quelle sotto le dicotomie, non oltrepassa mai il diametro delle rispettive articolazioni assiali dalle quali provengono. (*) Quando si parla di disticità in Alghe monosifonie articolate, delle sotto- famiglie di cui si sta trattando, devesi intendere che il fenomeno è di pura ap- parenza, essendo dovuto semplicemente alle mancate produzioni delle corrispon- denti penne di riscontro, di guisa che le penne esistenti qua e là isolate per cjue- sta sola ragione danno l'impressione di una disticità che non è nella natura di tali alghe. La pennettazione delle penne laterali è assai irregolare, e cioè: ora manca affatto, ora è opposta a tratti, ora pseudo-distica, ora secon- data nella parte media estrorsa delle penne, ora e con maggiore abbondanza nelle parti superiori delle penne, il qual fatto presenta un grande contrasto con altre parti simili affatto sprovviste di pen- nette. Ben raramente le pennette sono alla loro volta pennate. Setchell e Gardner, pur avendo dato un nomea questa forma, non tralasciano peraltro di emettere il dubbio che possa trattarsi di una variazione casuale (« It may be only a casual variation »). Questa conclusione dà a divedere che essi pure non avessero gran dovizia di materiale di confronto sopra cui basare un giudizio definitivo sul valore da accordarsi cosi a questa come, eventualmente, ad altre forme che la pianta può forse presentare. A questo riguardo lo scrivente può solo certificare che l'unico esemplare osservato, fra quelli distribuiti da miss Tilden, presenta una pennazione ed una pennettazione assai regolari, e cioè con le penne laterali nella quasi totalità opposte anche nelle parti superiori, toltene quelle invase da Diafonia, che sono completamente trasformate nel modo che sopra si è detto. Lo stesso esemplare è alto 5 cm., ma è privo della sua base. Ha le prime divisioni a contorno piramidato con rami alterni; il co- lore roseo-vinoso si è fatto un po' sbiadito con una sfumatura di turchino-ardesia; sostanza membranacea, tenace, aderibile. La distri- buzione della specie nel Pacifico è certo più estesa delle cognizioni attuali al riguardo. a. CalUthamnion siibìiìatum Harv. (erratio). « Indlewild », near Fri- day Harbor, San Juan island, Washington. J. E. Tilden, 28 My 1898. Gen. CROUANIA J. Ag. Etym. dedicata ai celebri crittogamisti francesi fratelli Crouan. = Bisporium Naeg., Batrachospenni, Mesogloiae, Griffithsiae, Caìlithamnii sp. auct. Le Crouania, conosciute già in numero di nove, sono ora ri- dotte a sole cinque, in seguito alle tre assegnate al gen. Muellerena ed al passaggio di C. Schoiisboei fra le Gloeosiphoniaceae per opera dello Schmitz che la elevò al nuovo genere Thuretella (T. Scliou- sboei Schm.). 505 Frondi filiformi, cilindriche, gelatinose, in più modi e per ogni verso ramose, costituite press" a poco come le Diidresnaya e le Nac- caria e cioè da un asse articolato monosifonio nudo o percorso lon- gitudinalmente da fibre sottili articolate e munite perifericamente, alle giunture delle articolazioni, di due o più rametti dicotomo-tasti- giati, liberi, subliberi o coalescenti nelle parti superiori dei rami, formanti in tal modo dei verticilli distanti nelle parti inferiori che perciò appaiono nodulose, apprevssati nelle superiori parti le quali si fanno talvolta subcompresse per analogia di accrescimento in seguito alla coalescenza dei ramoscelli. Cistocarpi solitari od appaiati agli apici di rametti più lunghi, circondati dai filamenti dello strato pe- riferico. Tetraspore sessili, sferiche, divise a triangolo, oppure oblun- ghe, trasversalmente bipartite come avviene in altri generi nei quali la divisione triangolare o crociata si compie in modo cosi irregolare, imperfetto (secondo Ardissone) da simulare una semplice bipar- zione. 41 5. Crouania attenuata (Bonn.) J. Ag. = Mesogloja a Itemi afa Ag. - M. ? moniliformis Grifi', in Harv. - Griffitìisia nodulosa Ag. - Caììith. nodiilosum Kuetz. - Callifh. Batra- chospermum Kuetz. - Callith. condensatum Kuetz. - Crouania Solieril De Not. - C. densa Reinsch. - C. bispora Crouan. - C. att. f hispora Hauck. - Ceramiuin ìiispidnm Schousb. - Ceram. annuìatum Schousb. sec. Bornet. La presenza sua nel Mediterraneo e nell'alto Adriatico può di- spensarmi dal qui intrattenermi particolareggiatamente sulla morfolo- gia di questa pianta dopo la descrizione lasciataci dall' Ardissone nella Phycol. fuedii. 11 nome specifico le deriva dall'estrema sottigliezza dei rametti verticillari la cui tenuità è all'occhio accresciuta nei frequenti casi del loro acromatismo ialino e dalla sostanza teneramente gelatinosa. Questi rametti meglio fascicoli di rametti a ciascuna delle artico- lazioni assili dall' Ardissone non vengono numericamente indicati. L' Hauck, nella sua fig. 35, ne disegna parecchi sotto la lettera a e due soli, uno per lato, sotto la lett. e. Se quest'ultimo è infatti il caso più frequente un maggior numero non è da escludersi. Questa specie essendo stata studiata per la prima volta da C. A. Agardh che 556 le impose il nome di Mesogloja attenuata, tramutato in Crouania dal figlio J. Agardh, vien considerata come il tipo del genere (*). La configurazione monotipica nei primi stadi della sua evolu- zione va soggetta a delle varianti nel portamento per ragioni am- bienti di stazione e di stagione. Cosi il rameggio allungato ascen- dente e rado può essere sostituito da un altro più breve, più denso, ed allora l'assieme ha un perimetro subtondo del diam. di 3-4 cm. A questa forma va sempre congiunta una sostanza più consistente dovuta, pare, ad agenti speciali, oltre quelli indicati, e cioè a so- stanze eterogenee che la rivestono, non esclusa l'azione di talune Bacillariee. Altra conseguenza di questo portamento è l'emissione più frequente di alcune rizine aventi origine dalle congiunzioni delle articolazioni. Queste sono una volta e mezzo più lunghe del diam. con le estremità ora piane, ora leggermente arcuate in senso oppo- sto e in questo caso alle ginocchia delimitano uno spazio a forma elittico-depressa. I ramoscelli sono sciolti nella parte inferiore della fronda, più o meno obliterati o ridotti a masse di sostanza amorfa nello stadio senile, e nella parte superiore più o meno confluenti o concrescenti con accompagnamento di appiattimenti del filo assile che in tal caso assume la forma di una membrana subialina, rosea o paglierina parenchimatica, oppure lacunoso-retiforme. Una sezione trasversale, esaminata a luce obliqua, mostra l'interno del filo occu- pato da membranelle delle quali le più esterne integre e ben definite nella loro forma tuboliforme, le più interne dilacerato-diaframmatiche. Distribuì. — Mediterraneo, Adriatico, lungo le coste orientali dell'Atlantico dall'Inghilterra alla Francia, e quelle dell'America bo- reale, secondo 1' Harvey. 416. Crouania vestita Harv. Appartiene alla sezione delle spongiosae pei verticilli a ramoscelli rigidetti ripetutamente di-tricotomi a segmenti divergenti, gl'interni spesso arcuato-reflessi connati coi vicini, liberi gli esterni, formanti esteriormente al tubo della fronda una rete intricata di carattere quasi spongioso, d' onde il nome specifico. (') Non conoscendo la Crouania, anniilaia del Berthold né la sua descrizione, nulla posso dire se ed in quanto questa possa corrispondere a C. attcnuatay giac- ché il carattere assegnatole dei rametti quaterni ad ogni verticillo non le sarebbe esclusivamente proprio. Il Preda la riferisce alle specie dubbie. 557 Fronda articolala, cilindrica, crassa, solitaria o cespugliosa, alta da 2 ad 8 cm. e dello spessore di 1-2 milk, le cui divisioni di primo, secondo e terzo grado, assai divaricate ed irregolarmente subpennate, hanno un perimetro piramidato, e l'assieme, ridotto in piano, assume una figura flabellata negl'individui meglio sviluppati. Le fruttificazioni prendono il posto di un rametto, e precisamente quella parte che dovrebbe essere 1' articolo infimo di esso, in quan- tochè la restante parte si trasforma nel pericarpo. Cistocarpi globosi a pericarpo ialino gelatinoso con carpospore subtonde, vivamente porporine, ammassate senz'ordine apparente nell'interno. Tetraspore assai grandi, in relazione alle parti generanti, di- vise per tre, oppure pluricellulari ma sempre involte nel perisporio, od infine, per ragioni locali, libere e sparse in una membrana il cui tessuto è dipendente dalle ragioni stesse. Infatti, massime nelle parti superiori della pianta dove il fenomeno può osservarsi in azione, in conseguenza degli appiattimenti ai quali esse vanno soggette, le spore figurano sparse in una membrana costituita da piccole cellule aggregate di un porporino vivacissimo e di natura disseminativa collegate da filamenti ifeformi, e coi margini lacunoso-retiformi (*). A seconda delle diverse posizioni dalle quali si traggono, le se- zioni trasversali presentano qualche divano nei particolari. Se ne sceglie una a perimetro dittico ma che sotto un'azione acidulata può farsi tondo. 11 centro del tubo è dato da un nucleo lineare lon- gitudinale ricco di endocromi roseo-porporini. Questo nucleo è inguai- nato da parecchie membrane tubolari, esilissime, ialine, concentriche. Parete del filo crassa rivestita esternamente da un verticillo di rametti ora subsciolti, ora aggrovigliati, a massa unica o più o meno distinta in quattro, ed ora appianato in una membrana lacunoso- reticolata. (^) Queste cellule e questi filamenti si rivelano per una derivazione della scomposizione di molte delle tetraspore, le prime cioè dalle spore, i secondi dal perisporio. Se si tratta di un processo meramente architettonico atto ad assicu- rare la compagine delle parti interessate, o seppure esso si collega ad un fine bio-riproduttivo, è questo un quesito che aspetta sempre una dimostrazione. In- tanto è bene rilevare che già si conoscono parecchie analogie al riguardo. Nel caso speciale, né il testo né l' iconografia dell' Harvey (tav. 140) si estendono ad alcun particolare circa la connazione e la concrescenza dei rametti. In piano il filo si mostra percorso longitudinalmente da fibre robuste, colorate, parallele. Colore densamente rosso, più pallido nelle parti cimali; sostanza molle spongiosa o assai gelatinosa. Nuova Olanda. a. Croiiania vestita, n. sp. Fremantle et King Georges Town. (Harvey), leg. Mont. maggio 18Ò7. Gen. LASIOTHALIA Harv. Etym. ìasios velatino, thalos ramo; o thaleo fiorisco? = Callithainiiii et Spongoclonii sp. auct. Pare che questo genere non possa essere considerato come de- finitivamente stabilito, e ciò per le stesse ragioni esposte nel trattare del gen. Spongoclonium col quale ha pure tante attinenze. Lo stesso nome è poco felice perchè allude ad un carattere di troppo lata ap- plicazione (^). Per attenerci ai caratteri più significativi, si accenna che nelle Lasiothalia, considerate come appartenenti alle Crouaniee, si hanno i fili corticati, mentre sono nudi nelle Spongocloniee ; che l'asse centrale, anziché di crassi rizoidi come in Spongoclonium, è rivestito di semplici ifi; che, a differenza di questo, avrebbe i rametti disposti in modo crociato, ed i cistocarpi collocati fra i rametti piliformi su- perficiali [L.? plumìgera) anziché da questi coperti. Forma e dispo- sizione dei tetrasporangi eguali in entrambi i generi. Solo il mate- riale naturale potrebbe far luce sulla vera ubicazione che nella si- stematica potesse spettare alle quattro piante di cui il proposto ge- (') Secondo la migliore regola, il nome generico dovrebbe sempre includere il carattere esclusivo o quello più sagliente che contraddistingue la pianta che al genere corrisponde. Giudicata con questo criterio scientifico è da ritenersi poi riprovevole 1' uso di sacrificarla al nome di botanici o di chi si voglia, per quanto sommi. Onoranze di tal fatta dovrebbero appena essere tollerate per eccezione nella designazione di qualche specie che lo richieda. Prima la Natura, poi i na- turalisti ; questo era anche 1' avviso dell' Ardissone. Seguendolo, si avrebbe anche il vantaggio di risparmiare al dolce idioma latino ed a ben costrutti orecchi le più orribili cacofonie che tanto disdicono all'armonia e delicatezza delle più vaghe manifestazioni naturali. 5^9 nere si compone, genere da ritenersi per ora basato sulla 7".. hìrsuta studiata dal Sonder sotto il nome di Spongockviiuni conspiciium, mentre le altre tre vi si annettono dubitativamente, come finora consta allo scrivente. Questo desiderato materiale ci offrirebbe anche il mezzo di constatare se ed in quanto la struttura intima potesse prestarsi all'indicato scopo. Questa opportunità tanto più s'impone in seguito al polisifonismo (tale s'interpreta) che l'Harvey ha riscon- trato nel suo Callithamnion [Dasythamnion) pliimìgerum, figurato nella tav. 285 della Phycol. australica. 417. Lasiothalia ?plumìgera (Harv.), Spongo clonium plumigerum Ag. - Callithamnion {Dasythamnion) plumigerum Harv. Apparato radicale coperto da fibre lanose e con ciò non si dice in cosa consiste la natura della radice avente carattere di appren- sione al sostrato. Queste così dette fibre non possono essere che i ramoscelli infimi come altri simili, partenti dalla base di ogni articola- zione e che coprono tutta la pianta di un rivestimento molle, irto, stop- poso lanoso. Frondi 3-4 volte pennate con le penne di vario grado coperte in alto di peli articolati e di piccoli ramoscellini orizzontali subsemplici alternatamente ramicellosi. Cistocarpi disposti fra i peli superficiali, spesso geminati, quasi involucrati dai peli circostanti. Tetrasporangi secondati lungo il lato interno delle divisioni delle pennette. Colore rosso-porporino. Sostanza flaccida aderibile alla carta. Eccone ora l'assieme secondo la citata tav. Harveyana. La pianta è alta 17 cm. Si compone del disco che, compreso il rivestimento ramicellare, ha lo spessore di una penna anserina attenuato alle due estremità. Questo disco è munito di 28 rami pri- mari, disposti disticamente in numero di 14 per ogni lato, orizzon- tali-ascendenti, lunghi da mezzo cent, ad un cm. nelle parti atte- nuate del disco, di 5-8 cm. in tutto il resto del suo percorso. Ogni ramo primario forma dunque una penna di primo grado, che si com- pone di 10-18 penne di .secondo grado lunghe da mezzo cm. ad un cm. e mezzo, le quali, alla loro volta, si decompongono una o due volte in rametti da 2 mill. ad una frazione di mill. di lunghezza. Tutte quante queste suddivisioni sono assai aperte e disposte in modo alternato. Delle tre analisi che completano la tavola, è degna di essere 560 segnalale! quella raljigurantc la sezione trasversale del disco. L'am- bito ne è tondo. Il ceniro è occupato da un grande tubo inguainato a distanza da una membrana. Seguono i tubi pericentrali disposti in tre giri concentrici, in apparenza della stessa natura di quello cen- trale, ma di un diametro 5-6 volte minore. Il giro esterno è assai regolare ed è composto di 25 tubi; piuttosto irregolari sono i giri interni composti di un numero sempre più limitato pel fatto che tutti quanti questi tubi pericentrali hanno lo stesso diametro. La pe- riferia è finalmente coronata da un giro di ramoscelli, più o meno suddivisi, aventi ciascuno per base la parete di ogni singolo tubo periferico. Come si comprende, solo sul vero questa struttura po- trebbe essere apprezzata in ragione del suo significato. Si può soltanto aggiungere che questa pianta lascia sospettare il riferimento ad una forma della Lasìothalia hìrsuta Harv. Hab. le coste della N. Olanda australe. Gen. GATTYA Harv. Etym. gen. dedicato al nat. Gatty. I primi studi fatti sulla struttura interna dell'unica specie che finora costituisce questo genere, diedero un risultato contradditorio inquantochè il tessuto poteva ricordare le Gloiosifoniacee {Gloiosi- pìionia e Gloiopellis), le Dumontiacee {Pihea\ le Endocladiee {Endo- cladia) e persino le Caulacantee {Caulacanthus) e ciò per un'erronea interpretazione di referenze con Gaftya le cui tetraspore inoltre, divise a triangolo, sono in opposizione con le divisioni crociate o zonate delle indicate sottofamiglie. Questi rilievi comparati sulle dette frut- tificazioni indussero J. Agardh a ravvisare nella Gatiya l'ai][inità che la collega al genere. Plilocladia, nel che convenne poscia anche lo Schmitz. Ignoro se questi due autori siano pure entrati in merito al significato del tessuto di Gaftya in relazione alle Crouaniee alle quali appartiene. Fronda grassetta cilindrico-subcomplanata, decomposta in modo distico ed alterno, un po' gelatinosa, tubolosa, interamente contesta di filamenti articolati, e cioè con l'asse monosifonio grossamente ar- ticolato con sei rami verticillati, da esso e2:redienti ad ogni articO' 561 lazione, di-policotomo fastigiati con gli articoli terminali contesti in uno strato continuo periferico, Cistocarpi in rami clavati o rio-onfi, cimali (acrogeni), spesso singoli, totalmente inclusi nel corticc, con gonimoblasto diviso in più lobi in seguito ad evoluzione succedanea. Tetrasporangi divisi a triangolo svolti in anguste prolificazioni for- manti quasi uno strato continuo periferico, evidentemente prodotti dalle estremità dei filamenti provenienti dall'asse. Così la diagnosi. Ora, in relazione alle Crouaniee, si deve por mente ad una ben curiosa modificazione che qui assumono gli elementi organici della fronda. Non è più un semplice e vasto tubo articolato che percorre longitudinalmente l'interno della parete del filo, esternamente alla quale si svolgono alla base di ogni articolazione i rametti verticillari. Invece in Gallya, come Ptilocladia, il processo dei rametti stessi si svolge nell'interno della parete del filo, giacché partono direttamente dalla base di ogni articolazione del tubo assile, dando cosi luogo al- l'illusione che i rametti stessi, anziché degli organi a sé stanti, co- stituiscano uno strato speciale nello spessore del filo, donde l'imba- razzo originario nel trovare a Gattya (anno 1864) una corrispondenza che pure esisteva in Ptilocladia già conosciuta fin dal 1845. 418. Gattya pinnella Harv. La pianta, salvo l'intenso suo colore rosso-scuro, ha il porta- mento musciforme di un giovane Rìiyncostegiiim. Ha un sorcolo re- pente munito di piccoli dischi pei quali si apprende alle Corallinacee e ad altre Alghe, sorgendo indi libera ed eretta per un'altezza da 2 a 5 cm. E distico-pennata, quasi pinnatifida con pinnule lunghe circa un mill., lineari-cuneiformi ottuse in punta. Vista in piano ap- pare quasi costata e penninervia. Si comprende che la costa centrale rappresenta invece il tubo assile, e che le nervature pennate corri- spondono ai filamenti (rametti) callitannioidei, dapprima semplici, po- scia ramosi, diretti alla periferia dove si suddividono in modo co- rimboso o subfastigiato e si saldano nello strato corticale, che la tav. Harveyana N, 98 ral][ìgura composto di un'unica serie di cellule sub- tondo-elittiche ^c-%^. la trattazione del gen.). Sostanza molle aderibile alla carta. La pianta nella figura citata ha per supporto 1' Amphìroa aiiceps. Hab. la Nuova Olanda occidentale ed inferiore. 36 562 Gen. PTILOCLADIA Scnd. Etym. piilos penna, clados ramo. Se il divario dei sessi negli stessi animali inferiori va non di rado congiunto alle piìi disparate forme esteriori a seconda degli individui, non deve recar meraviglia se il fenomeno si ripete con maggior abbondanza di esempi nel regno vegetale, e più specialmente nelle crittogame. Nelle tallofite i raffronti fra individuo ed individuo, non solo dei generi e delle specie a{][ini, ma pure della stessa specie, sono talvolta quanto mai stupefacenti, a seconda che si tratti di mo- nodioicità, di dioicità, di alternanze di generazione, di stati di sterilità temporanea o semplicemente apparente od assoluta ecc., e sempre rimanendo nei limiti di condizioni fisiologiche. Così pel genere die ora ci occupa, se non ci soccorressero la struttura intima e le fruttificazioni simili se non allo intutto identiche nei particolari, sarebbe il caso di stupirci dei portamenti così diversi offertici da Gaitya e da Plilocladia. Fronda cilindrico-compressa, disticamente pennata con le penne maggiori composte, commiste a quelle minori che sono semplici, a base più larga attenuata, roseo-sanguinea, spongiosa, nel secco fra- gilissima (*). Filo (tubo interiore) crasso, articolato, con le articola- zioni 3 volte più lunghe del diam., percorrenti il caule ed i rami, costituente l' asse della fronda, circondato ad ogni ginocchio da fila- menti assai tenui, orizzontali, articolati, spesso verticillati e ripetuta- mente forcuti, dirigentisi verso l'esterno dove costituiscono lo strato periferico (non corticale) della fronda. I filamenti più interni di que- sto strato sono lungamente articolati, intricati, policotomi, congiunti per anastomosi; i più esterni brevemente articolati, dicotomi e fasti- giati. Cistocarpi inclusi negli ultimi rametti ingrossati, gemini, late- ralmente aQissi all'asse delie parti stesse, affatto privi di qualsiasi speciale tegumento. Tetrasporangi immersi nello strato periferico, sparsi, aljissi ai filamenti verticali, con le tetraspore divise a triangolo. (^) Occorre una previa umettazione per averne buone sezioni, altrimenti si ha dei pulviscolo effervescente, ciò che rivela la presenza di calce a stato colloi- dale, che determina la fragilità della pianta. Questa fragilità è anche dovuta al- l' assenza di ogni sostanza mucosa. 663 419- NIocladIa pulchra Sond. È per ora l' unica specie che si conosca. Apparato radicale di doppia natura: il superiore costituito da una espansione scutata, l'in- feriore da fibre radiciformi conteste articolate. Nella tav. 209 del- l' Ilarvey la pianta ha l'altezza di i5 cm. e la larghezza massima di ó min., con le estremità attenuate, tutta compressa salvo che nello stipite che è subcilindrico o avente sezione trasversale elittica colle estremità rotondate. Rami inferiori o prettamente orizzontali suborizzontali, ma sempre tutti assai patenti, lunghi da 436 cm. Pennette ultime subolate, subincurve, lunghe 2 mill. L'assieme den- droideo ha un ambito fra il triangolare ed il subrettangolare. 11 co- lore rosso sanguineo si muta in un delicato roseo opaco nel secco, Sostanza dapprima gelatinosa, indi spongiosa e finalmente rigida. In Gattya i rametti costituenti i verticilli articolari del tubo as- sile sono sei, e le cellule estreme di questi rametti si congiungono alla periferia così da tener luogo di uno strato corticale assai più complesso, mentre esso è composto di un semplice monile. In Ptì- locladia invece i verticilli suddetti sono composti di otto rametti le cui estremila periferiche sono completamente libere, ma sempre e con tanta esattezza cosi obbedienti alla linea di demarcazione peri- metrale delle singole parti da far ritenere che ciò sia dovuto alla presenza di uno strato corticale che in effetto non esiste. A questa circostanza, la quale permette all'acqua ed alParia di venire a con- tatto immediato col tubo assile, è dovuta la spongiosità della pianta (*). La sezione trasversale del caule e dei rami ha forma elittica. 11 centro è occupato dal tubo assile che in sezione ha forma elittica assai compressa, talvolta quasi lineare, a nucleo sublineare pallida- mente carnicino. Se 1' umettazione viene acidulata, tutte queste forme più o meno schiacciate si fanno perfettamente tonde con un turgore fisiologico, e cioè senza collassi di sorta (^). (1) Ben si comprende che qui come in tutti i casi cui si allude nell' Osser- vazione a Seirospora Griffithsiana (N. 382) il carattere della spongiosità (toltone il genere Ceratodictyon) va inteso nel senso di una semplice impressione tattile, e non già che sia dovuto ad un' organizzazione tale da potersi paragonare a quella delle Spongia. (2) Questo fatto non è trascurabile in quanto dinota la facoltà di un'azione per adattamenti transitori o più o meno stabili, consigliata da ragioni ambienti. 504 Lo spazio fra il nucleo e la parete del tubo è occupato da pa- recchie membranelle ialine esilissime concentriche. Il nucleo ha tutto il carattere di un tubo interno il cui invoglio maggiore è dato dal tubo esteriore a parete crassa, ialina, ecorticata, dalle cui giunture si staccano gli otto filamenti dei quali si è già parlato, la parte sem- plice dei quali, o basilare, è composta unicamente dalla prima arti- colazione del rametto, ciò che pure avviene in Gailya. Hab. rupi e conchiglie lungo le coste occidentali ed australi della Nuova Olanda. a. Ptìlocladia pulchra Sond. Fremantle. Harvey. Legato Mont. maggio 1867. \n herb. Fiorentino. Subfam. XI. SPYRIDIEAE J. Ag. [i85i] = Spyridiaceae Harv. [i853]. Gen. SPYRIDIA Harv. = Bìndera J. Ag. - Ceramii, Fucì, Hypneae, Confervae, Bory- nae, Thamnophorae, Alsidii, Hypnothaliae et Hutchinsiae sp. auct. Etym. spyros sporta, idios simile, allusiva all'apparente contesto dei tìli della Sp. filamentosa, il quale ricorda quello offertoci dall'in- treccio di-calami, di sparto, di ampelodesmo o di vimini foggiato ad uso di sporta, di panieri, di corbe ecc. Quantae molis erat Spyridianam condere gentem sta a provarlo la congerie di sinonimie della citata specie, collocata la quale de- v' essere riuscito facile l'aggiungervi tutte le altre, data la grande identicità dei principali caratteri che contraddistinguono il genere. Frondi articolate cespitose sopra un apparato radicale calloso o fibroso, cilindriche, subcilindriche uni-pluricurve (lobate), talvolta a perimetro assai regolare in sezione trasversale, oppure compresse, lateralmente per ogni verso ramose (^), disticamente subpennate, ve- stite di rametti subeteromorli verticillati, od anche vagamente per (') Cioè lateralmente quando l'asse è compresso, per ogni verso quando è subcilindrico. 565 Ogni verso o sui margini. Ramettini piliformi, tenuissimi o più saldi, articolati, monosifoni e nudi o finalmente fasciati alle ginocchia da uno strato di cellule corticali, molti decidui, taluni increscenti e pro- liferi, coperti di un cortice più crasso, gradatamente sviluppantisi in rametti e poscia in rami. La sommità dei ramettini è acuminata od ottusa, oppure è composta di mucroni subialini 2-3 divaricati o re- trorso-uncinati. Gli articoli dei rametti ora sono tanto lunghi quanto larghi, ora la lunghezza è 2-ó volte più del diametro. L'asse cen- trale della fronda è grossamente articolato con l'interno lamellare- diaframmatico, ialino, ed esternamente è circondalo da uno strato plurislromatico di cellule decrescenti di volume dall'interno all'e- sterno. Il filo, visto in piano, appare pertanto longitudinalmente per- corso da fibre o strie subparallele. I cistocarpi, generati alla sommità dei rametti, sono più o meno involucrati, ed hanno il pericarpo ro- tondato trasversalmente oblungo bi-multilobato, formato da cellule angolate subialine. Generalmente queste lobature, per quanto evi- denti, sono molto superficiali e corrispondono ad altrettanti gruppi in cui la massa interna delle carpospore si suddivide intorno alla placenta centrale. Tetrasporangi parecchi lungo il lato interiore dei rametti, divisi a triangolo. Anteridi formanti una crosta all'estremità dei rametti che, in questo caso, appaiono subtroncati. La sottofamiglia è finora rappresentata dal solo genere Spyridia nel quale si annoverano i8 specie che J. Agardh ha divise nelle seguenti sei \.nhù: filamentosae, spinellae, oppositae, plumosac, cìava- iae, squalidae. 420. Spyridia filamentosa (Wulf.) Harv. in Hooker. Fucus filammtosus Wulf. - Ceramium filamentosum Ag. - Spyri- dia attenuata Zanard. - Fucus friabilìs Clem. - Hypnea cìiaroides La- mour. - Fucus hirtus Wulf. - Conferva pallescens Bory. - Conferva Ghffithsiana'En^\.^. - Boryna Griffith stana Bonnem. - Ceramium fu- siferum Bonnem. - Cerauiium friabile Schousb. - Ceram. pilosuni. Schousb. - Ceram. piliferum Schousb. - Ceram. setosum Schousb. - Polychaete sp. Schousb. - Spyridia crassa Kuetz. - Spyrid. crassiu- scula Kuetz. - Spyrid. setacea Kuetz. - Spyrid. Vidovichii Menegh. - Spyrid. brachyarthra Menegh. - Spyrid. nudiuscula Kuetz. - Spyrid. fruticulosa Kuetz. -Spyrid. villosa Kuetz. - Spyrid. divaricata Kuetz. - Spvrid. cuspidata Kuetz. - Spyrid. villosiuscula Kuetz. - Spyrid. hir- 5r,6 sufa Kuetz. - Spyrid. apìcnlata Kuetz. - Spyrid. arcua/a Kuetz. - Spyrid. occidentalis Kuetz. - Spyrid. villosissima Zanard. - Spyrid. confervoides Zanard. - Hutchinsìa filamentosa kg. Se il più sottilizzatore dei citati autori avesse esercitato il suo acume sopra non poche delle peregrine alghe di dubbia collocazione sistematica, molti gli sarebbero stati assai più grati. Ogni raccogli- tore e confrontatore avveduto fu presto convinto che in questa Spy- ridia, come in altri casi, le grandi diversità di portamento, di con- sistenza, di colore, di ramificazione accorciata e densa o viceversa, ecc., costituirebbero certamente dei caratteri degni di essere fermati con un aggettivo rispecchiante ciascuno dei caratteri stessi quando questi si manifestassero esclusivamente e separatamente sopra dati individui e non mai sopra altri. Più spesso invece succede il con- trario, e se qualche più spiccata differenza può riscontrarsi come predominante, non è per questo costante, essendo dovuta unicamente alle condizioni locali ambienti od ai vari stadi o condizioni dei sin- goli individui. Secondo J. Agardh si dovrebbe tener conto delle se- guenti forme: simplicipilum , a fronda pallidamente rosea, rami al- lungati più parcamente ramosi, rametti allungati filiformi, articoli dei rametti 4-6 volte più lunghi del diametro ; friahìlis, a fronda roseo- grigia, rami più brevi decomposto-ramosi subaculeato-irti, rametti allungati filiformi acuti, articoli dei rametti 2-3 volte più lunghi del diam.; Griffilhsiana a fronda epatico-porporina, rami più brevi de- composto-ramosi, rametti saldi abbreviati ottusi, attenuati alle estre- mità, articoli dei rametti una volta e mezzo più lunghi del diametro. Cistocarpi bi-trilobi, più o meno o affatto involucrati. La fig. 40 dell' Hauck ce ne presenta due in apparenza gemini senza lobature, con la colonna placentare formata di 4 articolazioni da ogni lato delle quali parte una massa di carpospore subtondo-obovoidali. Tetrasporangi 2-3 sopra le prime articolazioni dei rametti, quali divisi a triangolo, quali indivisi. Sostanza flaccida, quasi spugnosa, piuttosto friabile nel secco. La pianta è ben nota e comune lungo le coste rocciose conti- nentali e delle isole e nei porti del Mediterraneo e dell'Adriatico. Negli Oceani si estende dall'Inghilterra a Tangeri d'Africa, alle Isole Fortunate, alle isole dell'India occidentale donde si spinge fino nel Mare Rosso, alle coste dell'Indostan ed a quelle dell'America boreale. 5')7 Vista in superficie la fronda ci presenta delle cellule oblunghe disposte in file parallele verticali, quasi fibre grossolane colorate di roseo o giallastro; i rametti nudi appaiono appena screziati. La sezione trasversale ha forma elittica assai regolare e pre- senta un anello crasso ialino o paglierino nel cui spessore è disposto un solo giro di cellule colorate, tonde, oblunghe, subangolate, verti- cali alle pareti dell'anello stesso il cui interno ora è vacuo ora con diaframma ialino, sparso di esigue cellule tonde, disordinale, oppure a monile in file longitudinali parallele. 421. Syridia opposita Harv. in Hook. Per il portamento ed il colore, a prima vista può ricordare al- cune forme del Phacclocarpus apodus. Questo si dice unicamente per dare un'idea di quanto diversa si presenta dalla precedente. Da un callo basilare discoideo .la fronda s'innalza ad 8-i5 cm. ed è com- pressa quadrangolare o subrettangolare coi lati più o meno concavi, dello spessore massimo di poco più di un mill, densamente corti- cata air infuori che nei rametti dove lo strato corticale è assai lasso e limitato alle congiunzioni degli articoli. Rameggio subdistico, talora a tratti subunilaterale con rami vagamente uscenti per ogni verso, spesso a sviluppo aritmico quanto alla lunghezza loro e, nella parte superiore dell'asse primario, con tendenza corimboso-fastigiata. Il pe- rimetro riesce pertanto assai vario di forma, con predominio di quella di una piramide capovolta. I rami di secondo grado hanno la stessa variata disposizione; quelli di terzo grado costituiscono i rachidi delle pennette sui quali i ramoscellini sono disposti in modo oppo- sto, patenti, incurvi e convergenti verso gli apici. Di questi ramo- scellini gl'individui senili cistocarpiferi rimangono più o meno denu- dati, non conservando che quelli recanti i cistocarpi che sono acro- geni, cioè cimali (*). Cistocarpi subglobosi i cui tre lobi, anziché da parti in rilievo, vengono segnati in trasparenza da divisioni triango- lari contenenti ciascuna una massa di carpospore. La figura i 58 del- l' Harvey non reca esempio di tetrasporangi. [ Visti in superficie i rami presentano due tubi, uno dentro l'al- tro: l'esterno senz' alcun indizio di articolazioni, l'interno ha il dia- (M I ramoscellini sterili sono composti di 25-30 articoli. Nella fig. dell' Harv. il peduncolo del cistocarpo è formato da sole 3 articolazioni. 568 metro 3 volte minore di quello esterno con le articolazioni 2 volte più lunghe del diametro a questo subeguali e talvolta anche più brevi. In taluni rami la parte centrale delle articolazioni reca una figura perfettamente tonda dell'aspetto di una grande bolla d'aria. Le articolazioni sono longitudinalmente percorse da robuste fibre sub- parallele di colore acetino o laterizio. I ramettini hanno le articola- zioni inferiori un po' più lunghe del diametro, un po' più brevi le superiori. La sezione trasversale di un ramo ha un perimetro rettangolare od dittico coi lati incurvi, per cui si presenta quadrilobata. 11 centro è occupato da un tubo dittico a parete ialina il cui interno è dia- frammatico ialino, cioè dato da una membrana a timpano con ripie- gature sinuose. Questo tubo è circondato da altri assai più piccoli aventi un nucleo colorato. Segue uno strato assai abbondante di cel- lule tonde, subtonde, subangolate, oblunghe disposte in modo sub- radiato sempre più piccole quanto più si avvicinano alla periferia dove sono uniformemente oblunghe ed a questa verticali. Cute pe- riferica celluioso mucosa. Sostanza rigida assai consistente. Hab. spiagge della Nuova Olanda occid. ed australe, Tasmania e Nuova Zelanda. a. Spyrìdia apposita. Encounter bay, Australia. Mueller race, J. Ag. determ. Ex herb. Ardissone. 422. Spyrìdia prolifera Harv. Dallo scrivente conosciuta per le sole descrizioni e per la tav. Harveyana n. 274. Strettamente congiunta alla S. opposiia ma per il solo particolare dei ramoscellini opposti i quali peraltro sono più corti di una dozzina circa di articolazioni. Ne differisce inoltre per gli assi cilindrici e più ancora per il curioso fenomeno delle pennet- tine, raramente isolate, più spesso in ciuffetti sparsi sul caule, aventi perciò carattere di vere prolificazioni, mentre tali non si possono dire quelle che concorrono alla formazione delle grandi penne sic- come coeve del grande rachide da cui provengono. La citata tav. non presenta la parte basilare della pianta la quale è raffigurata dell'altezza di 22 cm. e dello spessore di poco più di 2 mill., ma queste dimensioni possono essere di alcun poco mag- giori. Ramificazioni principali e secondarie assai scarse, assai distanti e piuttosto brevi in relazione alla lunghezza delTassc primario, donde l'aspetto quasi vergato che offre la pianta. Rami lunghi 4-9 cm., semplici o forcuti, alterni o secondati, patenti, ora nudi, ora muniti di rametti lunghi circa un cm., capillari, orizzontali, imperfettamente articolati od inarticolati, semplici o forcuti, recanti dei ramoscellini minuti, articolati, opposti, patenti, suhulati, acuti, contratti legger- mente alle ginocchia. Di rametti che completano le grandi penne, altri simili, isolati, o più spesso a ciuffetti sparsi subunilaterali, sono prodotti direttamente dal caule a guisa di prolificazioni. Tetra- sporangi, unici parecchi, globosi, sessili sul lato interiore dei ra- moscellini. Cistocarpi ? . . . . Colore saturatamente rosso nelle parti adulte, sanguigno nei ra- metti e ramettini. Sostanza assai consistente, quasi lignea negli assi principali. Secondo la citata figura, la sezione trasversale di un rametto è perfettamente tonda. 11 centro è occupato da un vasto tubo circon- dato da uno spesso strato di cellule subtonde decrescenti dal centro alla periferia. Haò. Spiaggia della Nuova Olanda occidentale, Fremantle. Rara. 423. Spyridìa piumosa Schmitz. Pure allo scrivente è ignota la descrizione fattane dall'autore.! due esemplari favoritimi dal benemerito Dott. Becker, per quanto privi della parte basilare, possono però servire a dare un concetto abbastanza esatto della pianta in due diversi suoi portamenti. Allo stato delle cognizioni finora acquisite, questa specie rappresenterebbe da sola la sezione i* della tribù delle plumosae, ciò che non esclude talune referenze con altre tribù e sezioni. La fronda, robustamente caulescente (diam. massimo quasi 2 mill.) è alta io-i5 cm. Rameggio caulinare inequilongo, qua e là sparso o emesso per ogni lato. 11 caule ora è forcuto e ciascuna delle parti reca dei rami subdistici lunghi 1-4 cm. con rami più brevi e fascicolati all'estremità. Inoltre il caule reca altri rami assai corti ap- pressati con i rametti conniventi i quali in alto sono così ravvicinati ed incurvi da involgere e quasi nascondere le ultime articolazioni della rachide. La sommità di ciascuna delle parti formate dall' accen- nata biforcazione del caule riesce corimbosa per altri rami di lun- ghezza varia (2-.5 cm.) i quali alla loro volta sono divisi in fascicoli cimali. Nel secondo degli esemplari il caule è semplice con rami 570 corti densamente appressati disticamente, ed il resto del rameggio, lungo 4-5 cm., si condensa alla estremità del caule mediante una divisione corimboso-composta (tlabellata nella preparazione) formante cinque flabelli subequilongi il cui assieme delimita un perimetro per- fettamente tondo del diametro di otto centimetri. Le ultime suddi- visioni di tutto questo rameggio si comportano in modo diverso da quello stato osservato nelle precedenti specie. L'ultima pennazione, in luogo di essere uniforme e completa, subisce delle varianti assai caratteristiche, l rami di ultimo grado sono nudi o subnudi in basso, e perfettamente nudi in alto di ogni rametto. Non si tratta di cadu- cità, ma di una parziale mancata produzione di rametti. È da no- tarsi che i rametti, composti di 8-1 5 articoli, orizzontali o semplice- mente patenti in basso, indi incurvi e convergenti in alto, hanno la prima articolazione non solo assai ingrossata ma anche completa- mente corticata con quella stessa robustezza di fibre che si manifesta nel disco e nei rami primari. Ora avviene che in talune posizioni i rametti limitano il loro sviluppo alle prime od alla prima articola- zione. In quest' ultimo caso al posto del rametto si ha un semplice accumulo di cellule senza sporgenza, oppure si produce la prima ed unica articolazione sotto la forma di un bitorzolo. È a questo fenomeno che devesi se le ultime diramazioni sono nella parte loro inferiore nude di rametti, oppure coi rametti in apparenza subtron- chi, opposti incompletamente, secondi o subsecondi o qua e là isolati, mentre nelle parti superiori le ramificazioni ultime sono egregia- mente cervicorni, nude e con le estremità forcute o suhforcute {^). Nei rami le articolazioni sono più larghe che lunghe e cosi nel di- sco; nei rametti sono tanto larghe quanto lunghe, o di poco piij lunghe del diametro. Caule e rami glaberrimi densamente intricati di celiulc fibriformi articolate, longitudinali, parallele ma non in lince perfettamente rette. Articolazioni dei rametti nude ma con una larga fascia densa di cellule alle giunture. Rami grossamente ottusi, quasi rotondati all'estremità; rametti ottuso-attenuati. (*) Nell'estremità di un ramo, fattosi per alterazione gialliccio-verdognolo, ho notato nell' ultima articolazione un ingrossamento eccezionale rotondato nel quale le fibre corticali si sono cangiate in cellule elittiche, subtonde e lineari, di varie dimensioni, intensamente porporine. Mi limito a segnalare il fenomeno ai futuri studiosi. 571 La sezione trasversale del caule ha una figura subtonda assai irregolare ed irregolarmente più o meno lobata, talvolta anche reni- forme, e allora l'asse riesce sentitamente eccentrico fino a trovarsi a contatto dello strato corticale. Tubo assile assai largo, tondo con diaframma ialino nell'interno, a grossa parete filamentoso-mucosa. Cellule pericentrali assai grosse, subtonde, subelittiche o variamente angolate, ricche di cromatofori atroviolacei, in 4-Ó serie concentri- che, decrescenti di volume dall'interno all'esterno. Strato corticale di parecchie serie di cellule conformi a quelle ora descritte, ma molto più piccole e sempre più minute quanto più si avvicinano alla pe- riferia. L'eccentricità dell'asse si ripete in ogni parte della pianta con manifestazioni decrescenti dal basso verso l'alto. Tetraspore pa- recchie nel lato interno dei rametti. Cistocarpi . . . ? Nel secco, ad occhio nudo, il colore è granato scuro risolventesi in carmino-sanguigno tendente al gialliccio sotto il microscopio. So- stanza assai consistente e tenace, di mediocre adesione. a. Sbyridia piumosa Schmitz. South Africa, The Kowie 9 Giugno 1894 e Febb. 1898. Ex herb. Dott. H. Becker. 424. Spyridia horrìdula Schmitz. Anche per questa il chiar. G. B. De Toni ebbe a notare in Syll. Alg. il « nescio quo loco descripta ». Qui pertanto se ne tratta con la scorta di tre esemplari rimessimi dal benem. Dott. Becker. Per la descrizione del portamento mi attengo all'individuo me- glio sviluppato. Schematicamente, le linee sarebbero queste: un caule per un cm. e mezzo, mancando la parte sua inferiore, spesso un millim. e mezzo, recante all'estremità una biforcazione assai aperta, quasi orizzontale, e per conseguenza due ramificazioni di primo grado, aventi ciascuna la lunghezza di i5 cm. Queste prime divi- sioni recano un rameggio di secondo grado qua e là subdistico, uni- laterale o volto per ogni verso, a sviluppo assai aritmico in quan- tochè in esso prevalgono le produzioni assai lunghe (3-8 cm.) uni- laterali introrse in numero di i3, mentre dal lato estrorso due sole hanno le stesse dimensioni e tutte le altre non sono più lunghe di 1-2 cm. Questi particolari, congiunti alla quasi orizzontalità della parte, lasciano supporre un po' di dorsiventralità ed un costume se- misdraiato. Il rameggio dell'altra primaria divisione è invece abba- stanza regolare ed euritmico, componendosi di produzioni piramidate 572 di eguali dimensioni, le quali in modo distico trovano le corrispon- denti loro nel lato opposto dell'asse comune. Queste ramificazioni di secondo grado sono divise e suddivise in ramificazioni di terzo, quarto e quinto grado. Quelle di terzo grado sono distiche, assai patenti, ora producenti rami di quarto grado, ora semplici. Finalmente i rami di quest'ultima serie producono i ramoscellini ad articoli lunghi quasi il doppio del diametro e con le estremità coronate di 2-5 aculei uncinato-reflessi. Oltre queste ramificazioni normali, nelT esemplare in esame ne ebbi a notare altre assai scarse affatto anormali, ma che abbiamo già visto ripetersi in altre Ceramiacee C*). Trattasi di produzioni di quarto e quinto grado lunghe 1-2 cm., che, pure ad occhio nudo, s'impongono pel colore porporino più intenso e per la forma loro speciale, così da simulare una vegeta- zione eterogenea. In luogo cioè di una piuma, si hanno dei rami subnudi con rametti secondati e cimali lunghi 1-2 mill. dattiliformi, ricordanti i rametti di Polysiphonia fruticnìosa. Queste produzioni al microscopio si risolvono in rametti e ramettini concrescenti in un unico ramo cilindrico, più o meno complanato nelle estremità dalle quali sporgono le articolazioni superiori di qualche ramoscellino a cima bi-tricuspidata piana dovuta alla trasformazione degli aculei apicali. Come di leggeri si può supporre, questi rami, anziché mo- nosifoni, riescono polisifoni, in dipendenza dell'avvenuta coalescenza delle suddivisioni. Anche qui si ripete il fenomeno dell'abbondante fruttificazione tetrasporica nelle parti così trasformate, ciò che non deve recar meraviglia dopo quando si disse nell' Osservazione fatta al gen. Plalythamnion. Nel caso di cui ora si tratta, e cioè di un individuo sanissimo ed immune da qualsiasi parassitismo, l'attenzione deve piuttosto fer- marsi sul fatto concomitante dei ramettini normali i quali tutti sono affatto sterili. L'esemplare è più largo che lungo, avendo un perimetro della larghezza di 21 cm. e dell'altezza di i5 cm. In un altro esemplare il caule, privo di base, è semplice, lungo (') ^^ZZ- y ossen'az. che fa seguito al genere Platythamnion. 571? 6 cm., e tutta la ramificazione è raccolta in parecchi corimbi cimali. La totale altezza è di g cm.; il diametro del perimetro dittico, oc- cupato dal rameggio, è pure di 9 cm. La sezione trasversale rivela che il perimetro caulinare è suscet- tibile, a seconda dei punti diversi, di varie forme: ora è curvata sentitamente a doccia con gli orli più o meno ravvicinati ; in tale caso la parte midollare si svolge lungo il margine concavo, mentre la parte corticale, enormemente sviluppata, si localizza nel margine convesso; ora è elittica, ora subtonda con lobi più o meno pronun- ciati, ora reniforme. Ne consegue che il tubo assile ora va soggetto a collassi, ora riesce più o meno sentitamente eccentrico, e in sezione ha forma generalmente elittica, a parete crassa, sinuosa, ialino-sporco o limpido con l'interno diaframmatico ialino liscio, rugoloso o sparso di esigue cellule tonde ialine disposte a strisele o file irregolari o anche di cellule mediocri tonde. Segue un giro di cellule pericentrali ialine, grandi, tonde con nucleo granuloso colorato di viola gialla- stro, in 3-4 serie concentriche, di volume decrescente dall'interno all'esterno. Si ha poi uno strato di cellule piccole, lineari, oblunghe, cenerine, disposte in file verticali alla periferia. Nella parte inferiore del caule queste file sono radiate e com- poste di i5-2o cellule ciascuna, assai più piccole negli ultimi giri componenti lo strato corticale che è protetto da una robusta mem- brana pregna di muco solidificato bruniccio. In un ramo di terzo grado la sezione è elittica con un'estremità ad arco tondo, l'altra ad arco acuto. Ivi il tubo è vastissimo, tale da lasciare appena un esiguo spazio per due serie di cellule, le pericentrali e le corticali. Questo tubo ha una tenue membrana ialina a guisa di un cerchio sul quale sia teso un timpano formato da una membrana ialina con qualche ripiegatura ondulata. Segue un giro di cellule piccole elittiche di un ametistino chiarissimo, verticali alla periferia. Le cel- lule pericentrali sono areolate in uno spazio a ciascuna delimitato da un'esilissima membrana ialina, quasi una continuazione o deri- vazione di quella più spessa formante la parete del tubo assile. La sezione trasversale di un ramo composto, formato cioè dalla concrescenza di rametti e ramoscellini, ha figura elittica, il cui in- terno rivela l'origine delle varie parli che lo compongono. Lo spazio più intimo è dato da una membrana ialina con un punto centrale r.74 assai piccolo sulla cui natura è dijTicile pronunciarsi. Questa stessa membrana nel suo perimetro dittico delimita otto areole subtondo- elittiche ciascuna delle quali contiene una grande cellula farcita di granulazioni colorate. Negli spazi triangolari superiori, interposti fra l'una e l'altra di dette areole, vi sono cellule mediocri, ed in fine si ha un giro semplice di cellule periferiche costituenti lo stato cor- ticale chiuso da una pellicola semplice intorno alla quale possono sporgere uno o parecchi ramoscellini incipienti. Il colore nel secco è violetto-chiaro gialliccio; la sostanza carti- lagineo-membranacea di mediocre adesione. a. Spvridia horridula Schmitz. South Africa, The Kowie, Otto- bre 2 2, 1895. Ex Herb. Dott. H. Becker. 425. Spyridia cupressina (Harv.) Kuetz. = Bindera cupressina Harv. in Kuetz. Come S. horridula, anche questa appartiene alla sezione II della plumosae, che comprende quattro specie aventi l'estremità dei ra- mettini munite di aculei. Oltre che per l'aspetto differente da quello delle tre altre specie, la cupressina si distingue pei ramettini disposti in modo tri-quadrifario. Non ne conosco individui cosi robusti il cui spessore nella parte inferiore della pianta può emulare quello di una maggior penna anserina, come vide l' Harvey in un esemplare te- trasporifero, né COSI perfetti per dedurne conclusioni di lata applica- zione in quanto al portamento. Negli esemplari in esame, incom- pleti, lo spessore è quello di una penna passerina, e l'altezza è di 9 cm., con l'ambito il cui asse orizzontale è di 12 cm. L'asse primario (caule) da origine a tre rami di primo grado lunghi 7-8 cm., dei quali quello centrale è leggermente inclinato, i laterali sub- orizzontali. 1 rami di secondo grado, lunghi 3-5 cm., e quelli di terzo grado, lunghi da mezzo cm. a 2 cm., sono distribuiti senza euritmia in modo distico o subsecondato, divaricati, I rami di quarto grado sono costituiti da ramettini poco più lunghi di un mill., pa- tenti, leggermente incurvi, subdecorrenti alla base sul loro asse dove sono disposti nel modo già detto. Le articolazioni sono più brevi del loro diametro. Come si è visto nella S. liorridula, cos'i pure nella S. cupressina si ripete il fatto di rametti recenti prolificati dalle parti medie adulte della pianta, senonchè qui, in luogo di essere tetrasporiferi, sono cistocarpiferi, 575 dal che si desume che in entrambe le specie le fruttificazioni, se- condo la diversa natura loro, si producono sopra individui separati. Questi rametti cistocarpiferi sono lunghi da mezzo cent, ad un cent, e mezzo, scarsamente ramosi, e recano i cistocarpi nelle estre- mità loro. Le estremità sterili sono bi-tri-quadri-pluri-cuspidate, a seconda che l'apice del filo è semplice o la massa fascicolare concrescente è composta di 2 o più rametti (*). Cistocarpi di un vivacissimo splen- dore di rubino, a pericarpo rotondato ialino, involucrati da parecchi ramettini crassi, incurvi. In queste prolificazioni il corticc, anziché di fibre come avviene nel rameggio normale, è dato da cellule sub- tonde porporine. La sezione trasversale del caule è subtonda a margine legger- mente lobato. Tubo assile tondo con diaframma ialino spesso dila- cerantesi e ritirantesi contro la parete. Cellule pericentrali grandi, ialine, tonde in 3-4 serie concentriche, susseguite da uno strato di cellule piccole oblungo-filamentose lassamente intrecciate, libere e verticali, le periferiche immerse in muco solidescente. Nella parte inferiore dei rami prolificati cistocarpiferi la sezione è tonda, subtonda o subelittica a linea unicurva più o meno on- dulata lobata. Tiene luogo del vasto midollo una membrana ialina longitudinalmente striata o liscia il cui centro, quando trattasi di giuntura delle articolazioni, è occupato da un corpo membranaceo roseo-porporino di varia configurazione. A volte la sezione non presenta alcun diaframma, e allora ha l'aspetto di un anello composto dal solo strato corticale. Strato cor- ticale formato da 2-3 serie disordinate di cellule piccole, tonde ed oblunghe, inclinate o subparallele alla periferia la quale è data da un' esile membrana ialina. Sostanza assai consistente, quasi coriacea; colore porporino nel (*) Anche in questo caso le concrescenze sono talvolta complicate da paras- sitismi vegetali ed animali (Bacillariee e Polipi idrarì) ai quali evidentemente si debbono alcuni fenomeni di reazione cui la Ceramiacea va soggetta. Questi feno- meni, come di solito, sono caratterizzati da speciali tumescenze e da un'abbon- dante produzione di cellule anormali che per la natura loro, dimensione e colore lasciano supporre un' inerente proprietà germinativa. 576 recente, giallastro-brunetto nel secco, velato da un bianco strato pruinoso. Nei rametti prolificati anche nel secco si conserva il nativo colore porporino. a. Spvridia cupressina Harv. - South Africa, The Kovie 4 Jul. 189Ó et Bomvanaland coast. Mrs. Filmer. Ex llerb. Dr. H. Becker. Sottofam. XII. CARPOBLEPHARIDEAE Kuetz. Come la sottofam. delle Spyrìdieae J. Ag. è composta del solo gen. Spvridia, così la sottofam. delle Carpoblepharideae è (inora com- posta del solo gen. Carpoblepharis Kuetz. Fra l'una e l'altra di que- ste sottofamiglie vien fatta menzione di due generi d'incerta sede: Bracebridgea J. Ag. ed Haliacantha J. Ag., i quali, per un verso o per l'altro, presentano affinità con le Wrangeliaceae, entrambi com- posti di una sola specie: B. australis J. Ag. ed H. incrustans J. Ag. Le Carpoblepharideac, dell'ordine delle Platynoblasteae secondo il Kuetzing, vengono dall'autore così caratterizzate: Alghe corticate, appiattite, pinnatifide, a parenchima interno composto da cellule di- sposte in serie longitudinale: tetracocarpi quadrigeminati, situati in carpocloni distinti, in forma di peli. (Kuetz. Phyc. gen., 442,448) (^). Gen. CARPOBLEPHARIS Kuetz. Etym. carpos frutto, blephar ciglio. = Fucì e Piilotae sp. auct. Fronda eretta, compressa, pennato decomposta, asse articolato corticato, cortice constante di due strati di cellule, il più interno di cellule grandi rotondato-angolate, le superficiali minute. Cistocarpi sessili nel lato interiore delle pennette, involucrati da più rametti conformi, conterminati da un periderma ialino contenente le carpo- spore angolate. Anteridì (conosciuti finora nella sola C. Warbiirgii) svolti nella regione piana della fronda, prodotti dalla trasformazione delle cellule superficiali. Tetrasporangi immersi in pennettine lan- (*) E da ricordare che in quesla sottofamiglia il Kuetzing comprendeva anche il gen. Odoìithalìa. ceciate, trasversalmente seriati in modo subregolare, formati dalle cellule subcorticali, sferici, divisi a triangolo. Questi tratteggi sono piuttosto schematici. Il loro singolo svol- gimento andrebbe fatto con la scorta di esemplari delle quattro spe- cie finora conosciute, ma qui è giocoforza limitarlo alla sola C. flac- cida. Per quanto si tratta dell'intima organizzazione, questa specie presenta, ad esempio, una grande variabilità nella costituzione del- l'asse che, monosifonio per enunciazione, in realtà va soggetto tal- volta a moltiplicazioni, massime nella regione caulinare. Un tal fatto si ebbe già occasione di notare in altri generi prossimi o lontani, come conseguenza della facile adattabilità delle cellule nel prestarsi a funzioni diverse, modificando in conseguenza la loro conforma- zione, come consigliano regionali cause biologiche transitorie o per- manenti. Ora questo particolare, come altri, data la natura sua e il suo scopo, può ripetersi anche in altre specie e con particolari tali che potrebbero forse costituire un tratto caratteristico per ciascuna di esse. DhtribuTJone. Capo di Buona Speranza, isola di Formosa, isola di Ceylan. 42Ó. Carpoblepharis flaccida (Turo.) Kuetz. = Fucus flaccidus Turn. - Ptilota flaccida Ag. - Carpoblepharis capensis Kuetz. - C. densa Kuetz. È la prima fra le conosciute (dall'anno 1820 circa), e ancora la meglio studiata, per quanto è noto allo scrivente. La sua estetica insigne è diffìcilmente conservabile nelle preparazioni, sia per la grande cura che queste richiedono per ottenere lo spiegamento delle singole parti più delicate, sia per la sostanza non aderibile alla prima impressione e quindi fragile nel secco per cui si determina la caduta di molte fra le più piccole suddivisioni, sia infine per l'alterazione del colore che, da lietamente coccineo, si muta in bruno od in gial- lastro scuro. Frondi procedenti da un disco basilare, cespitose, tripennate, alte da 5 a 3o cm,, larghe da 1-2 mill., ora a disco indiviso, ora ramoso da uno a qualche cent, dalla base, a perimetro oblungo nel primo caso, subemisferico nel secondo, ossia circolare nelle prepa- razioni. Nelle forme a disco indiviso, e allora largo 2 mill., questo è munito più o meno abbondantemente di penne suborizzontali di- 37 578 stiche lungo i margini, in modo sparso o densissimo, maggiori e minori commiste: le maggiori pennettate lunghe i-3 cm., a perime- tro lineare, da ogni lato attenuate; le minori lunghe 1-2 mill., indi- vise, lanceolate, acute od ottuse, talora leggermente subincurvo-fal- cate. Nelle forme a disco ramificato il rameggio si suddivide in modo subdicotomo e subsecondato con la maggior parte delle penne rac- colte in corimbo nelle regioni superiori. Lungo questo rameggio le penne minori sono assai rade nella parte inferiore dei rami, assai spesse invece ed in maggioranza secondate nelle parti superiori, lunghe 1-2 mill. Cistocarpi sessili nei margini interni superiori delle pennette ed inclusi in un involucro di rametti. La posizione dei ci- stocarpi riesce cimale in conseguenza dell'aborto e della oblitera- zione dei ramettini superiori. Tetrasporangi plurimi immersi in pen- nette semplici lanceolate, crassette, somiglianti a stichidi, in serie vicine longitudinalmente alterni. I seguenti reperti offrono casi pratici di quella variabilità di in- tima organizzazione, alla quale si è accennato. In superficie la pianta non presenta che uno strato uniforme di piccolissime cellule, ma non tutte della stessa dimensione, di colore roseo-vinoso-gialliccio nel secco, a malapena seriate e più spesse in una linea centrale longitudinale, ma senza alcun ben manifesto indizio della presenza dell'interno asse articolato. La sezione trasversale della parte caulescente tratta da uno dei dischi ramosi (esempi, a) dà una figura perfettamente elittica. Sul- l'asse maggiore di questa sono disposte 3 grandissime cellule sub- tonde distanziate o aderenti per mezzo della guaina. Queste cellule (tubi) sono composte di un corpo centrale membranaceo colorato, inguainato a distanza da una parete piuttosto robusta subialina. Fra il tubo centrale e questa parete esistono alcune membranelle esilis- sime, limpidissime, ialine, costituenti tanti tubi concentrici, meglio visibili a luce obliqua, quali si ripetono in parecchi altri generi. La linea orizzontale in rapporto alla sezione, ma effettivamente longitu- dinale nei rapporti delle articolazioni, formata dalle menzionate tre grandi cellule o tubi, è circondata da altre cellule consimili per na- tura e dimensioni, ma talune prive di nucleo colorato, formanti per- ciò intorno all'asse un'elisse composta delle cellule ora dette in nu- mero di 18-20. Segue lo strato corticale formato da 3-4 serie di 57!) cellule delle quali le più interne grandette, oblunghe, parte inclinate, parte orizzontali; le intermedie e le periferiche sempre più piccole, più intensamente colorate e disposte verticalmente alla periferia. Nei rami la sezione dà un' elisse più o meno compressa; il tubo nucleato ora è il centrale, ora l'uno o l'altro o entrambi gli estremi. Pel resto si ripete il reperto del caule. La sezione trasversale tratta dal caule di un esemplare a disco semplice ha forma ancipite o clavata. In quest'ultimo caso una delle estremità è ingrassato-rotondata, e l'estremità opposta troncato-den- tellata. In tale esemplare [b) il tubo assile è unico, porporino, dit- tico, areolato in uno spazio in apparenza vuoto, ma in effetti occu- pato dalle solite membranelle concentriche ialine. Il vasto midollo circOvStante è formato da cellule mediocri filam.entose, ossia da cellule a corpo subtondo o fusiforme appendicolato lungamente alle due estremità mediante un filamento, longitudinali, subialine. Strato cor- ticale di Cellule più piccole, oblunghe, in due serie, intensamente colorate, verticali alla periferia. La sezione (sempre trasversale) di un ramo, ossia rachide di una penna, ha forma elittica. Midollo di grandissime cellule ialine delle quali tre formano la linea centrale sul diametro maggiore, le pericentrali consimili a giro doppio, tutte nucleate. Nella parte su- periore della stessa rachide la sezione dà un' elisse assai compressa, quasi encipite. Ivi l'asse è ridotto ad uno specchio ialino la cui cor- nice è data dallo strato corticale di 3 serie di cellule porporine. Le cellule caudato-filamentose del caule sono in relazione allo scopo loro, che è quello di rendere la parte più resistente ai traumi, l filamenti costituiscono l'elemento per la formazione della grande membrana ialina che nelle regioni superiori involgerà i nuclei con la produzione intermedia delle solite lamelle. Si osserva anche come il carattere dell'asse a tubo unico è proprio della parte caulinare e ancora degl'individui aventi la parte stessa larga 2-3 mill. Distribuì. Suir Ecìzlonia buccinali^ al Capo di Buona Speranza. a. Carpobleph. flaccida Kg. Cap. B. Sp. Pfeffer. b. Idem. South Africa. Table Bay. Ex Herb. dott. II. Becker. 580 Sottofam. XII. CERAMIEAE (Dumort.) Schmitz. GENERI CERAMIUM (Wigg.) Ag. — MICROCLADIA Grev. — REINBOLDIELLA De Toni {Gloiothamnion Reinb.) — CAMPYLAEPHORA J. Ag. — SYRINGO-* COLAX Reinsch. Gen. CERAMIUM Wiggers (1780). Etym. ceramnion urceolo, oppure ceras corno, per gli apici for- cuti delle frondi. = Confervae, Spyridiae, Fuci, Gaillonae sp. auct. 11 citato anno segna una data che, in relazione allo studio delle tallofite, si può dire antica, epperò si spiega come il Wiggers sotto il nome di Ceramium vi abbia compreso le più diverse piante che nulla hanno di comune con le caratteristiche naturali ben definite inerenti al gen. come viene ora inteso. In questo senso venne cir- coscritto dal RoTH nel 1797 e ridotto sempre piìi ne' suoi limiti da C. Agardh nel 181 7 e dal Lyngbye nel 1819. Nel 1841 il Kuetzing propose lo smembramento dei Ceramium in varii generi i quali ven- nero presto abbandonati in seguito alle revisioni di Meneghini, Za- NARDiNi, J. Agardh, Ardissone, G. B. De Toni e A. Preda. La ra- gione di questo abbandono si spiega con la vanità dì un'opera in- tesa ad elevare a stabilità quei caratteri individuali e transitori che sono dovuti a speciali ambienti, a scopo di adattamenti, od a cellule corticali prone ad evoluzioni le piìi variabili. Anche in tesi generale il De Toni ha recentemente rilevato l'inopportuno sminuzzamento di entità specifiche fatto in modo da potersi qualche volta dubitare che non la specie ma alcuni individui siano stati da qualche mono- grafo differenziati (^). Anche da un esordiente che si agìda all'occhio nudo possono (1) Veggasi la Prefaz. di G. B. De Toni alle Florideae di A. Preda. Rocca S. Casciano, Stabil. Tip. Cappelli, io febb. 1908. Vq%%. anche quanto si dice nella trattazione del Cer. rubrum, al N. 437 del presente Saggio. 581 con tutta facilità essere riconosciuti i Ceramium alle articolazioni più o meno pellucide ma sempre assai bene marcate, che imprimono ad essi un suggello infallibile. E poiché il Mediterraneo ne possiede una quindicina circa di specie i cui caratteri, esposti dall' Ardissone iu Phycol. Medit. voi. I, sono poi quelli stessi che con maggiori par- ticolari furono esposti da J. Agardh per tutte le specie, non si crede del caso di qui ripeterli. Osserverò col De Toni, che se nelle Cera- mìacee esiste una grande variabilità rispetto alla morfologia degli sporangii, potendosi avere rappresentate tutte le forme dalla mono- sporica alla polisporica. nel gen. Ceramium invece presentansi in rari casi sporangi a divisione crociata come avviene in Ceramium pallens Zanard. (C. barhatuni Kuetz.), essendo la divisione triangolare quella tipica del genere (^). Inoltre bisogna por mente a certi effetti dovuti alla confluenza delle zone nelle parti inferiori od anche medie di alcune specie più robuste, massime se a caule subproprio. Il fenomeno, visto in superficie, si direbbe in contraddizione ad uno dei massimi caratteri generici come è quello dell'articolazione, sopressa localmente la quale, ne dovesse risultare una conseguente semplificazione della struttura intima. In effetti succede l'opposto. Al monosifonismo che generalmente si presenta rn ogni parte della pianta, succede il polisifonismo parziale, che si limita cioè alle parti inferiori e medie; all'articolazione normale, spiccatissima, in contatto coir involucro del filo, succede l'articolazione latente, che si esplica nei più variati modi a seconda delle specie, oppure nella stessa unica specie che si osserva, a seconda delle varie altezze dalle quali si traggono le sezioni che si sottopongono al microscopio. Sulla confluenza delle articolazioni e del conseguente polisifo- nismo si fanno le seguenti osservazioni. L'energia iniziale procedente dalla spora germinante, dopo di aver assicurata la fissità del futuro individuo mediante gli organi di apprensione al sopporto, è tosto intesa alla produzione del centro assile e contemporaneamente all'elaborazione di cellule speciali che (^) G. B. De Toni, Intorno al Ceramium pallens Zanard. Modena, antica Tip. Soliani, 1907. Il C. Boydenii ha pure gli sporangi a divisione crociata normale, oppure tetraedrica. 582 debbonsi considerare come riserve indispensabili alla progressiva evoluzione della pianta, quale che debba riescire l'ultima configura- zione sua nello stato adulto. Queste riserve ora sono accumulate negli stessi organi di apprensione sotto forma dì materia protopla- smatica, ora negli stipiti e nella stessa parte inferiore del caule sotto la forma delle accennate cellule, quasi assi secondari pericentrali al- l'asse genuino del quale talvolta condividono il nucleo articolare nonché le solite membranelle ialine concentriche. Fatti simili si ri- petono spessissimo nelle Floridee in genere. Cosi, ad esempio, noi vediamo che le specie monostromatiche di Nitopliyllum sono sempre più o meno polistromatiche nel loro stipite per la presenza delie cellule destinate al successivo svolgimento della configurazione peri- metrale propria a ciascuna specie mediante la produzione del caule e del rameggio. Se poi questi organi non sono evidenti pel solo fatto di non essere liberi non cessano però di essere rappresentati dalle coste e dalle vene che diramansi fra le membrane delle due pagine che rendono integra la fronda ad onta delle sue più o meno profonde lobature. Non altrimenti avviene nei Ceramium, con la sola differenza che le decomposizioni loro formano parti a sé stanti, libere cioè da quel- l'invoglio che nei Niiopliyllutn ed in moltissimi altri generi costitui- scono un'espansione piana, unita, membranacea delle più svariate consistenze. Del resto molti degli stessi Ceramium nelle divisioni loro estreme si appianano in modo parziale o totale in una membrana, così come avviene in altre piante come essi assai decomposte, quali Mueìlerena, Crouanieae, ecc. In talune specie esotiche gli stessi rami primari, unitamente ai secondari, si anastomizzano e formano dei parziali reticoli nelle parti superiori della fronda. In quanto alle cellule di riserva destinate alla formazione dello strato corticale e delle ramificazioni, dove queste ultime non si pro- ducono con l'abbondanza propria delle parti superiori, ciò avviene pel fatto che lo scopo loro pel momento non è quello delle produ- zioni esterne (rameggio, fruttificazioni) ma bensì del consolidamento delle parti inferiori d'onde l'eliminazione totale o parziale dei sepi- menti e dei nodi che limitano ciascun articolo. Le cellule più grandi pericentrali in questo caso allungandosi enormemente nel senso lon- gitudinale e confluendo nelle estremità loro con le estremità inferiori 583 delle corrispondenti cellule superiori vengono così a distruggere un dato numero di articolazioni in luogo delle quali si hanno dei veri sifoni pericentrali in numero da 4 a 20 e più, secondo le specie, che, unitamente allo strato corticale fattosi localmente piij spesso, contribuiscono al raggiungimento di quella robustezza richiesta dalla specie (^). 11 processo che in questa forma è stato or ora qui presentato non è che uno dei tanti stadi di esso. Piij la pianta si evolve e piìi, cominciando dal basso, le cellule pericentrali vanno crescendo di quantità e diminuendo di diametro, mentre più si progredisce verso l'alto più si accentua il fatto opposto. Ultimo risultato si è la con- fluenza delle cellule pericentrali, il che determina un grande spazio circolare nel quale torna gradatamente ad espandersi il diametro del tubo assile per entro le normali articolazioni, e con ciò viene a ri- stabilirsi la normale struttura intima che da questo punto si conser- verà in tutto il resto della pianta. Invece nelle parti superiori delle Ceramiacee (non escluso il ge- nere Ballia), la struttura esteriore è suscettibile, alla sua volta, non solo di confluenze, ma anche di concrescenze e di appianamenti in membrane, ciò che fu rilevato nei casi pratici. Ecco l'origine delle cellule o tubi pericentrali. Si è ripetuto a sazietà che l'interno dei tubi assili nella fam. delle Ceramiacee (per non parlare che di queste) è occupata da un assieme di tubi concentrici ialini in numero più o meno grande a seconda dei generi, delle specie e della robustezza degl'individui. In molte specie di Ceramiiuìi la presenza di grandi cellule pericentrali nella regione dei nodi è dovuta alla trasformazione di uno o più tubi pericentrali esteriori i quali si affrancano dal vincolo del centro co- mune per costituire tanti altri tubi indipendenti in numero da 4 a 20 circa, che, in sezione, assumono l'apparenza di cellule disposte in modo più o meno regolarmente radiato intorno al tubo assile, ora vacue, ora con granulazioni sparse nel contenuto diaframmatico, ora (^) Vegg. in proposito quanto si è rilevato nel trattare del Callithamnion Arbuscula (N. 378). Vegg. anche Antith. cruciatum (N. 408). .SR4 fornite di un nucleo colorato. Fra "questi tubi pericentrali altri mi- nori tubi possono talora interporsi^o fare seguito in uno o piij giri regolari od irregolari. Anziché tubi, queste produzioni minori si deb- bono considerare come cellule fusiformi, donde le differenti loro di- mensioni viste in sezione. In tali trasformazioni è pure notevole il fatto della scomparsa del primitivo tubo centrale la cui parete ha certo contribuito alla formazione dei tubi pericentrali, come lo pro- verebbe il fatto che di essa parete più non rimane traccia nello spa- zio centrale dell'asse dove o esiste il vuoto o rimangono soltanto uno o più tubi ancora concentrici, oppure ancor essi fattisi indipen- denti, ma sempre muniti della parete loro propria, cioè di una grande esilità, avente nulla di comune con la robustezza di quella propria al tubo assile scomparso. La configurazione e la natura dei setti delle articolazioni variano a seconda delle specie e dei periodi di sviluppo, a seconda delle varie regioni della pianta o delle varie cause che le determinano. Variano eziandio sia che si tratti del setto superiore, sia che si tratti del setto inferiore di ciascun articolo. I setti possono essere semplici, cioè stanti a sé stessi in modo affatto indipendente, oppure composti, cioè intersecantisi più o meno inter- namente. Eccone qualche esempio. I setti semplici sono quelli che costituiscono il fondo dell'articolo mediante una linea retta o più o meno curva. In quest' ultimo caso è inteso che le parti convesse si trovano opposte alle parti stesse delle articolazioni contigue. In altri casi il setto superiore di un articolo ha un'elevazione centrale cuneato- rotondata alla quale corrisponde un'insenatura nel setto inferiore dell'articolo soprastante, e ciò senza adesioni od in- corporazioni della natura propria al genere Ballia. La linea retta o curva, tra un setto e l'altro può essere libera od occupata da cellule geniculari colorate, tonde od elittiche, congiunte da una membrana comune ialina, strozzata fra una cellula e l'altra [Cer. nitens). A volte la sommità dell'articolo è centralmente scavata a fos- setta, ed, in senso opposto, una fossetta eguale è pure scavata nella parte inferiore dell'articolo soprastante. Lo spazio dittico che si viene cosi a determinare nel punto centrale fra le due articolazioni è oc- cupato da una grande cellula elittica colorata [Cer. forulosuiii). Que- 585 st' ultimo caso segnerebbe uno dei diversi passaggi fra i setti sem- plici e quelli composti. Fra i setti composti si cita quello presentato dal Cer. diaphanum. In questa specie la zona corticata è composta di ó serie parallele di cellule di varia dimensione: le più piccole occupano i due estremi confini della zona; sotto le cellule del confine superiore, e sopra le cellule del confine inferiore esiste una serie di altre cellule più grandi; il centro della zona ò occupato da due serie di cellule assai grandi subquadrate. Ciò premesso, si vede che un primo setto è dato da due linee rette parallele poste Tnna sopra la serie superiore, l'altra sotto la serie inferiore di confine della zona corticata, mentre un se- condo setto è formato da una membrana a forma di un' enorme cel- lula elittica la cui estremità superiore s' innalza fino alla base delle grandissime cellule intermedie della zona corticata superiore, mentre l'estremità inferiore si abbassa fino a raggiungere il confine delle grandissime cellule superiori intermedie della zona corticata inferiore. E con ciò è detto che le due curve laterali della vasta elisse, per ricongiungersi alle due sue estremità, attraversano longitudinalmente tutta quanta la zona nuda interposta fra le due zone corticate. Si ha qui pertanto il fenomeno delle articolazioni intersecantisi, e ciò in analogia a quanto avviene in Ballìa callitricha. A proposito però del gen. Ceraiii. devesi anche notare che le intersecazioni degli articoli il più delle volte non sono che un in- ganno ottico, potendosi invece trattare semplicemente di parziali so- vrapposizioni, come si avrà occasione di dimostrare in qualche caso pratico. L'indipendenza degli articoli si ottiene cioè mediante una forte pressione, senza per questo scomporre gli articoli interessati, il che sarebbe impossibile nei casi di vere e proprie intersecazioni. II prof. G. B. De Toni in Syll. Alg. descrive 83 specie di Cera- niitim ivi compresi i Centroceras e qualche specie incerta. Per faci- litarne la determinazione J. Agardh le divise in due sottogeneri: I. Euceramium suddiviso in lò Tribù suscettibili certamente di aumento (vegg. C. Boydenii), comprendenti Ó5 specie; II. Cejitroceras (Knetz.) formato da 4 specie. Di tutto il lavorio Kuetzingiano j. Agardh ammette dunque soltanto quest'ultimo sot- togenere, e TArdissone ne ammette le tre sezioni Honiioceras, Phleo- ceras ed Echinoceras comprendenti gli Euceramium ed i Centroceras. 5S6 Cosi liberato da tutti gli elementi estranei, così ordinato ultima- mente da J. Ag., il genere si presenta ora assai netto nelle sue linee fondamentali e di svolgimento nelle varie specie, conche peraltro non sono ancora eliminate alcune dubbiezze circa alcune specie fa- cilmente confondibili per correlazioni che talvolta si riscontrano in- dividui divisi da enormi distanze stazionali e per il cui coUlocamento definitivo si richiedono ulteriori cognizioni e disamine. Ma dubbiezze di questa fatta s'incontrano in molte altre specie di generi diversi, e ciò è nella natura cosi dello svolgimento scientifico in ordine di tempo, come forsanco dei fenomeni inerenti all'origine delle specie, tanto più frequenti e caratteristici quanto più alcune delle specie hanno tendenze migratrici od anfibie. Negli stessi Ceramium si no- tano infatti il Ceram. radiculosum Grun. come suscettibile di passag- gio dal vivo mare alle acque salmastre e da queste a quelle dolci, ed il Gongroceras ? radicaìis che abita le radici ed i tronchi delle Rhi^ophora ad Elephant Point in Asia (S. Kurz), cosi come abbiamo visto per alcune Boslrychia. 427. Ceramium Boydenii E. S. Gepp. Nel Journal of Botany, voi. 42, June, 1904, pag. 164 si legge: a Fronde tota corticata, ad 5 cm. alta, vage et sparsim dicho- tome ramosa, ramis plus minus laxe intricatis et inter se hic illic radicellis valde adfìxis, ramulis numerosis et ad quemquem nodum prò majore parte egredientibus, lateralibus, solitariis vel oppositis vel verticillatis, circa 0,26-1, 25 mm. longis, simplicibus aut vage divisis obsita; articulis quam diametro multo brevioribus vel parum longio- ribus. Ramulorum sporangiferorum apicibus capitatis, sterilium non forcipatis. Tetrasporangiis immersis vel in ramulorum capitibus sine ordine vel secus ramuli curvuli marginem convexam serie singula, dispositis, nunc cruciatim, nunc triangule divisis. Cystocarpia ignota (Fig. 1-3). Hab. Wei-hai-wei, Boyden! Yenoshima, Japan, Petersen! Yo- kohama, Japan, Kjellman! Vega Expedìtion. Questa specie fu nominata in onore dello scopritore Dott. P. Hamilton Boydem. Egli sfortunatamente potè solo procurarsene una piccola quantità, e nelle visite susseguenti in quella località non ne potè più trovare. Nella raccolta fatta dal defunto prof. F. Schmitz e conservata nel Museo Britannico ci sono due preparazioni di que- st' Alga con l'indicazione di Ceramhim. sp. nova? L'una è un fram- mento di una pianta raccolta a Yokohama da Kjellman durante la spedizione della Vega, e l'altra è proveniente da Yenoshima, Giap- pone, e fu raccolta da Petersen nel 1881. Una di queste prepara- zioni mostra buoni esemplari di rametti tetrasporici e sterili. L-e piante che compongono la raccolta di Wei-hai-wei sono in- tricate lassamente e strettamente unite da rizoidi che crescono ai punti d' intersezione. Questo particolare farebbe sospettare in un abito prostrato. I rametti sono disposti per la maggior parte in verticilli di 3 o più intorno al tallo, convergenti generalmente ad ogni nodo e sono o semplici irregolarmente ramificati. Nei rametti sterili che si vedono nella pianta di Yenoshima, sebbene leggermente incurvati, non sono forcipati come la maggior parte delle specie di Ceramium. Le tetraspore sono portate dagli apici dei rametti in una sola serie lungo un margine o in corpi globosi senz'ordine apparente,© in modo intermedio fra questi due estremi. Qualche volta un piccolo capo contenente un tetrasporangio è portato come un rampollo [offshoot] al dissotto dell'apice di un rametto, essendo tale apice ste- rile. Il BoRNET che ha esaminato le piante le considera come avvi- cinantisi alla fine del loro periodo vegetativo, e suggerisce l'ipotesi che nel periodo del loro pieno sviluppo i rami fertili erano termi- nati da più lunghi stichidì coi tetrasporangi che si protendono un po' lungo il margine esterno. Questa disposizione dei tetrasporangi si può vedere in parecchi campioni insieme con gli esemplari fertili capitati, come sopra descritti. Le tetraspore sono divise qualche volta in forma crociata, qualche volta in forma tetraedrica. L' asinità del C. Boydeniì è in qualche modo diffìcile da determinare. La distribu- zione dei suoi sporangi lo farebbe collocare nella Serie I. Ectoclìnia di J. G. Agardh, ma per il fatto di essere interamente corticato, esso non può essere compreso in alcuna delle quattro tribù nelle quali J. Agardh ha diviso la serie Eeloclitiia. Perciò richiede una nuova tribù a sé ». Come il testo or ora riportato, cos'i anche la citata figura non ci fa conoscere la struttura intima di questa nuova specie. Un tal particolare non doveva essere trascurato in questo caso, trattandosi di un Ceramium che forse si collega a specie già conosciute, e ciò mediante caratteri di organizzazione interiore la cui importanza in 588 o-enere venne già rilevata. Si avrà occasione di occuparsene di pro- posilo in alcune delle trattazioni seguenti. 428. Ceramìum tenuissimum (Lyngb.) J. Ag. = C. diapìianitni var. tenuissimum Lyngb. - C. nodosum Harv. - C. diaphanum rigidam Griff. et Harv. - Gougroceras nodiferwn Kuetz. - liormoceras nodosum Kuetz. - C. Orsìnianum Menegh. - Gougroce- ras Orsinianum Kuetz. - C. erumpens Menegh. - C. gìbbosum Me- necrh. - C. arachnoideum var. patenlissima Crouan. Appartiene alla Tribù 111 delle Gongylogonia di J. Agardh (^). La specie è abbastanza estesa nel Mediterraneo e Adriatico, mas- sime nella f. tipica, ma di sviluppo non cosi grande come si mostra nell'Atlantico dove può raggiungere i 10 cm. di altezza e comporre dei cespi a perimetro subsferico del diam. di circa i5 cm., e ciò ge- neralmente nelle forme sterili. 11 carattere, che per primo si presenta e che assai contribuisce a identificarla, è certo quello degli articoli inferiori che sono da 3 a 6 volte più lunghi del diametro, con zone pellucide ialine alternate con altre corticate formanti delle fascie pro- minenti porporine o rosso-laterizie, mentre più si progredisce verso l'alto si fanno sempre più corte fino a pareggiare il loro diam., e così ravvicinate che le zone pellucide scompaiono. Circa le var. aracnoìdeum (Ag.) J. Ag., e pygmaeum Hauck, sa- rebbe opportuno uno studio speciale sopra un copioso materiale per rendersi ragione del loro valore. Da un esemplare tra vetri, preparato dal prof. Chalon sotto il nome di C. nodosum Harv., rilevo il seguente fatto. Le forcipazioni dei soli rami cistocarpiferi si presentano disciolte in ciuQi di lunghi peli ialini, di uno spessore micromillimetrico, articolati, mentre si mantengono normali nei rami sterili. 11 fenomeno della decomposi- zione fibrilliforme in questi casi pare debba considerarsi come l'e- spressione ultima di un' energia vitale già esaurita nel massimo suo compito che è quello della fruttificazione (^). Non altrimenti si comportano la Lophurella periclados (Sond.) Schmitz, la Polysìphonia Blandi Harv. ecc. (^) Yo-^^nXoc,, arrotondato, allusivo alle articolazioni tumide, subtonde. (2) Neil' indicato esempi, di Ceram. nodosum Harv., i cistocarpi sono privi affatto di rametti involucranti. In quanto alla struttura intima si possono ritenere i seguenti dati. La sezione trasversale (tonda) di una parte corticata offre il mi- dollo diaframmatico dilacerato, oppure composto di membranclle con- centriche ialine. Periferia di cellule piccole, rosee o porporine,, sub- tonde, oblunghe, a perimetro in parte unicurvo, in parte variamente angolato, disposte in una-tre serie disordinate. Alcune di queste cel- lule sono assai più grandi delle altre, sempre tonde e sempre inco- lori, prone cioè ad evoluzioni varie e spesso sconfinanti in quanto si estendono anche alle parti nude delle articolazioni. Cuticola peri- ferica un po' distanziata dallo strato corticale, il quale particolare si spiega col doppio tubo: uno interno articolato e corticato quando trattasi delle ginocchia; l'altro esterno, continuo, sempre nudo. a. C. ienuissìmiim J. Ag. Roscoff, Aoùt 1902. Coli. J. Chalon. b. C. nodosum Harv. Coli. J. Chalon. 429. Ceramium puberulum Sond. = C. (Echinoceras) monile. H. et H., Cehceras monile Kuetz. Di questo Ceramium cosi caratteristico si dice che ha colore e portamento di C. rubrum, di una specie, cioè, variabilissima nel- V habitus e di tonalità di colore non meno varia e certo mutevolis- sima negli erbari. Il vero si è che la prima e migliore divinazione sua è quella che ci viene suggerita dallo stesso nome specifico e dall'asperità che al tatto si rivela, l'uno e l'altra dovuti ai nume- rosi aculei patentissimi di cui la pianta abbonda. Appartiene infatti alle specie armate [Echinoceras) fra le quali si distingue per gli aculei rigidissimi, articolati, disposti con certe regole. Da un piccolo callo sorge la fronda con un'altezza di Ó-12 cm. ed oltre, dello spessore di una setola. Lo stipite, ossia la parte sem- plice tra il callo e la prima divisione, è lungo 4 cm. nell'esemplare in esame il quale è alto circa ó cm., ed ha un perimetro obovato- flabellato-sublobato del diametro massimo di 7 cm. Ramificazione alterna coi rami laterali più brevi, rametti dico- tomi la maggior parte ammassati all'estremità dei rami, i terminali inegualmente forcipati con una serie di aculei disposti principalmente sul Iato esterno. Articolazioni nella parte inferiore corticate subcor- ticate, una volta e mezzo a tre volte più lunghe del diametro, nodose alle ginocchia che sono muricolate di cellule prominenti ottuse, con gl'inlerstizii superiori subnudi ialini. Tetrasporangi in prominenze 590 cellulose e minutamente aculeate, singoli nel lato esteriore delle gi- nocchia, interrottamente seriali, immersi, singoli o pochi. Cistocarpi....? Sostanza consistente, inaderibile in m.odo stabile; colore roseo o por- porino pallescente nel secco, talora in parte giallorino per alterazione. Tutte le sezioni trasversali hanno forma tonda. Quella tratta dallo stipite mostra il tubo con l'interno diaframmatico o vuoto. Se il diaframma è integro si presenta sotto forma dalle solite membra- nelle concentriche ialine. E vuoto o subvuoto quando in tutto od in parte le membranelle, per dilatazioni subite, si ritirano contro la parete del tubo la quale, in tal caso, appare assai crassa ed ispessita. 11 diametro del tubo assile è pari allo spessore di tutta la parte cel- lulosa nella quale trovasi immerso, che è quanto dire dello strato pericentrale e dello strato corticale presi insieme. Lo strato pericen- trale più interno è composto di grandi cellule tonde, rosee, nucleate o subnucleate, pure con diaframma fra il loro nucleo e la parete, contigue o inframmezzate da cellule più piccole, rosee, tonde, sub- tonde, oblunghe, uniqurvi od angolate. Cellule simili formano anche lo strato susseguente in serie irregolari. Strato corticale di cellule più vivamente colorate, oblunghe, disposte verticalmente alla perife- ria la quale è data da una cuticola spessa, ialina o leggermente am- brina, nuda od irta di aculei ialini, brevissimi, verticali, conici, acuti, composti di 2-4 articoli. Questa struttura va gradatamente sempre più semplificandosi quanto più si procede verso l'alto, fino a ridursi al tubo assile assai ampio ed allo strato corticale. a. C. puberulum Sond. Australia. Ex herb. Ardissone. Hab. Tasmania e Nuova Olanda. 480. Ceramìum echionotum J. Ag. =■■ Echionoceras oxyacanthum Kuetz. - Chaetoceras echionotum Kuetz. • Acantlioceras echionotum Kuetz. - A. distans Kuetz. - A. oxyacanthum Kuetz. - A. transcurrens Kuetz. - Ceramium dalmati- cum Menegh. - C. echinophorum Menegh. - C. aT^oricum Menegh. - A. aToricuììì Kuetz. - Ceram. hirsulum Schousb. - Ceram. laterale Schousb. Specie ben nota nel Mediterraneo ed Adriatico, dove pare ab- bondino, unitamente ai molti sterili, individui tetrasporiferi, mentre i cistocarpiferi raramente vi si mostrano. mi Ardissome non ebbe occasione di vederne in tali mari come pure lo scrivente, mentre l'Atlantico produce in abbondanza piante con favelle. Il prof. A. Preda nelle sue Florideae [Flora Ilaìica Cryptogama) riproduce due buone figurine di entrambe le fruttificazioni. Frondi setacee o capillari, alte da 3 a io cm., formanti dei ce- spugli emisferici sopra altre Alghe, rosei o porporini che, nel secco, quando non scolorano, si fanno scuretti. Rameggio dicotomo-decom- posto fastigiato, a segmenti patenti, i terminali forcipati incurvi. Ar- ticoli inferiori 3-4 volte più lunghi del diametro, con interstizi pel- lucidi nudi. Tutta la parte corticata della pianta è munita di aculei ialini, inarticolati, di varia lunghezza, acuti. Prolificazioni rade, nel- l'inizio davate con articolazioni leggermente rosee ad interstizi quasi nulli, la terminale assai più grande, intensamente colorata. Tetrasporangi nel lato esterno delle ginocchia, poco sotto le for- cipazioni, singoli, o raramente due, per ogni giuntura. Cistocarpi (favelle) singoli o bini nella terz' ultima e penultima ascella (talvolta in apparenza cimali quando il ramo assile di accre- scimento si arresta nel suo sviluppo all'altezza dei rametti involu- cranti) tondi, sessili, circondati da 3-5 rametti incurvi, a pericarpio ialino. Carpospore numerose, vivamente colorate, di forme assai sva- riate, e cioè tonde, subtonde, oblunghe, subelittiche, triangolari, sub- rettangolari, coniche, urceolate, ecc. La sezione trasversale ha forma tonda. Tubo assile a crassa parete ialina con interno diaframmatico o vuoto secondo le circo- stanze accennate nella precedente specie. Strato corticale di cellule angolate irregolarmente sparse. Abita le coste Inglesi, Francesi ed Iberiche, le isole Azzorre e Canarie. a. Ceram. echionotum J. Ag. Biarritz, Juillet i9o3. J. Chalon. h. Idem. Roscoff. Sept. 1908, sul Coditim ionientosiim con Cistocarpi. Coli. J. Chalon. 431. Ceramium miniatum Suhr in J. Ag. Fa parte della Serie il da J. Agardh chiamata delle Dichoclinia, e della Tribù delle Homoeocystideae dallo stesso autore creata in base ai dati fornitigli dalla specie di cui si tratta. Non è escluso che altre ve ne possono entrare. Come dice l'ap- 592 pellazione della tribù, tale specie dovrebbe essere più specialmente caratterizzata per la forma eguale delle cellule corticali che si dicono « omnium rotundatis aut parum angulatis, demum invicem paulisper distantibus, in formas definitas alias vix conjunctis «. 11 carattere poi che si vorrebbe espresso dalla denominazione della serie deve inten- dersi per doppio strato, alludendosi alla duplicità delle serie, regolari od irregolari, delle zone corticate. Questa specie andrebbe studiata sopra esemplari provenienti da altri Oceani, allo scopo di stabilire le at][ìnità sue con altre specie mediante alcuni caratteri comuni, quali la disposizione delle fruttifi- cazioni, il portamento repente, la struttura, la sommità dei segmenti della fronda denti-deltiformi, ecc. La descrizione riportata dal De Toni nella Sylloge Algarum cor- risponde perfettamente alle figure della Tavola Harveyana N. 206, lett. A; ma con ciò non è detto che la pianta del Suhr corrisponda appuntino a quella di Harvey. J. Agardh ne dubita. (Vegg. Ana- leda Alg.). Si ricorda che la pianta di Harvey è australiana, e che quella del Suhr è peruviana. 432. Ceramium cancellatum Ag. = Pleroceras cancellatmii Kuetz, - Ceramium plaìiiiin Kuetz. Secondo]. Agardh è specie unica della tribù delle Heterocystideae. Non è certo il primo accenno frittone da Carlo Agardh sopra esemplari di Desvaux e di Gaudichaud, d'origine capense, che può condurci all'identificazione di questa specie facilmente confondibile coi C. flexuosiun Kuetz., C. apiciihi/uui J. Ag. e C. stichidiosum J. Ag., quando di ciascuno di cotesti non si posseggono esemplari autentici. Anziché ripetere quanto ne scrisse J. Agardh, stimo più oppor- tuno descrivere un esemplare esistente nelT erbario di G. B. De Toni, proveniente dal Capo di Buona Speranza, senza più precisata località. Pianta interamente corticata, alta 7 cm., sorgente da un piccolo callo, attenuata al dissopra di questo, indi dello spessore di una penna passerina, e gradatamente assottigliantesi nel procedere verso l'alto dove ha il diam. di una setola. Rameggio distico. Rami pri- mari di valicati, lunghi 3-4 cm.; i secondari da 2 cm. a 5 mill.; i terziari, intercedenti fra i secondari, di 1-2 mill. Nell'assieme offre un portamento svelto, i cui particolari però, ossia le pennazioni, ve- dute al microscopio, sono crasse, obese, accorciate, subglomerulate. L'esemplare non presenta traccie di ramis quasi cancella fis (C. A. Ag.). Per ogni altro riguardo la pianta bene risponde alla descrizione Detoniana in Sylloge Algarum. La sezione di un ramo principale è subtonda o leggermente elittica. Presenta un vasto tubo centrale ialino con l'interno occu- pato dalle solite membranelle concentriche. Intorno a questo tubo è disposto un cerchio di cellule assai lunghe, lineari, porporine, le cui estremità superiori si scompongono in ramificazioni irregolari di cel- lule piccole glomerulate, terminanti a corimbo. Ogni estremità dei rametti di questo corimbo finisce con una cellula più grande inten- samente porporina. E appunto l'assieme di queste cellule terminali che costituiscono lo strato corticale. a. C. cancellatum Ag. Capo di B. Speranza. Ex herb. De Toni. 433. Ceramium species. Oltre che al Capo di B. Sp. J. Agardh estende la presenza del C cancellatum anche al mare australe, ma si dubita debba trattarsi del C apìculatum che il Grunow cita come di Tauranga (N. Zelanda). Veramente lo stesso Erb. De Toni contiene sotto il nome di C cancellatum, un altro esemplare stato raccolto a Kangaroo Point (Sud Australia), la cui struttura intima si combina molto bene con quella del C. cancellatum (la sezione è però sempre decisamente elit- tica), ne diversifica in modo assoluto pel suo portamento che ricorda egregiamente quello del Cystoclonium purpurascens. Scendendo ai particolari, mi limito ai seguenti pochi cenni. Pianta elata, interamente corticata, intricato-cancellata nel corticc visto in superficie. Le ultime divisioni ora sono a punta unica, poi- ché l'altra ora è atrofica, ora è sostituita da un ingrossamento più o meno sviluppato. Altre volte le estremità, pure essendo bine, sono capitozzate o semplicemente subtonde. In altre produzioni sono pure bine, ma assai corte, leggermente incurve od erette. Finalmente al- cune punte sono uniche, cioè semplici, coniche, brevi oppure acu- minate. Come avviene in molte Ceramiacee, i rami minori sono a volte concrescenti per un certo tratto, oppure, anche rimanendo se- parati, di tratto in tratto presentano membrane che, quasi ponti, li riuniscono. Tali espansioni membranacee sono costituite da peli o 38 mi filamenti ragnatelosi che, alla loro volta, sono riuniti da una mem- brana vera, cioè continua ed uniforme. Tetrasporangi nelle ultime suddivisioni, immersi o subprominenti lungo i lati. Non essendomi note le specie aQìni al C. cancellatum, non oso pronunciarmi sopra la suddetta pianta di Kangaroo Point. 434. Ceramium isogonum Harv. Sopra questa unica specie J. Agardh ha basato la tribìi delle hogonìa. Delle correlazioni sue con altre specie può leggersi in Anal. Algol. La minuziosa sistematica dei Ceramium coordinata dal celebre autore rispecchia lo stato delle conoscenze di un tempo troppo re- cente e per conseguenza, come egli stesso ne ebbe coscienza, biso- gnevole di ulteriori manipolazioni riserbate certo ai futuri algologi, quando cioè sarà nota non poca parte di altre manifestazioni di cui il genere è suscettibile, come lo dimostrano molti caratteri di dubbia stabilità e di troppo lata applicazione. Nel caso attuale il nome specifico sembra quello che meglio rispecchia il carattere saliente della pianta con l'uniformità delle sue articolazioni le cui giunture non segnano alcuna sopraelevazione nella forma cilindrica delle varie parti della pianta. La descrizione di questa in Syll. Alg. corrisponde assai bene alla tav. 206 B di Harvey, dove l'altezza vien figurata di poco pili di 2 cm., mentre J. Agardh scrisse saltim Iripollicaria coram ha- bui. Nella citata tav. le tetraspore sono affatto superficiali ed occu- pano le articolazioni superiori in 2-4 file longitudinali. I cistocarpi sono figurati bini alle estremità della fronda, accompagnati alla base da 3-4 rametfi non incurvati sulla fruttificazione. Epifitica sopra Alghe maggiori a Garden Island e a Port Fairy. 235. Ceramium circinnatum (Kuetz.) J. Ag. = Hormoceras circinnatum Kuetz. - //. lobatum Kuetz. - H. transfugum Kuetz. - Ceram. iransfugum Ardiss. - H. syntrophum Kuetz. - H. duriusculum Kuetz. - H. coniiuens Kuetz. - H. decurrens Kuetz. - Trichoceras transcurretn Kuetz. - H. Biasolettianum Kuetz. - Ce- ram. Biasoletiianum Ardiss. - Ceram. divaricatum Ardiss. - Ceram. laetum Menegh. E il primo delle sei specie componenti la tribù delle Zygogouia. La presenza sua nel Mediterraneo e Adriatico è conosciuta più spe- cialmente nelle regioni superiori, poco nota quella del mare Jonio (coste dell' Algeria secondo Debray), e affatto ignota per tutto il resto. E specie assai variabile ne' suoi aspetti, nella sua statura, nella sua consistenza e nella sua struttura, donde l'abbondante sinonimia. Date queste proprietà che si riferiscono agi' individui tetrasporiferi, sorge il dubbio che gl'individui favelliferi, forse per il differente loro porta- mento, siansi riferiti ad altra specie. Ad ogni modo la pianta tetrasporifera, cosi viene identificata da J. Agardh in Anal. algol.: «Quale igitur C. cìrcìnnatum interpretan- dum mihi videtur, bene disfinctum mihi adparuit geniculis superiore margine truncatis, ab inferiore vero margine decurrentibus in ramo- rum partibus paulo adultioribus. Frons ejusdem est dichotoma, ramis quoquoversum patentibus, terminalibus saepe forcipatis. Adspectu refert plantam, quam nomine C. diaphajii olim intellexerunt. Sphaerosporas vidi in ramulis lateralibus parum diversis inferne subtorulosis, nempe in medio geniculorum annulo, media sua parte incrassatis, intra su- periorem geniculi marginem subprominulas, immersas et subverticil- latas; in nostris ipsae sphaerosporae minores non admodum con- spicuae D. Può occorrere di veder citata o di riscontrare negli erbari delle forme (quale f. tennis M. N. Blytt) non perpetuantisi, date le cause ambienti eccezionali e transitorie da cui ripetono l'origine, e perciò sarebbero da ritenersi come espressioni fugaci dell'accennato poli- formismo. L'ambito delle sezioni trasversali ora è elittico, ora subtondo, ora circolare, talvolta munito nel margine di peli radi, lunghetti, ultra sottili, ialini, articolati. 11 tubo assile, assai largo, ialino, ora è assai crasso, ora tenue, vuoto nel suo interno o quasi nelle zone translu- cide, nei nodi unitamente diaframmatico, oppure crinato, o formato da tubi ialini concentrici, integri o dilacerati, o variamente trasfor- mati o generanti delle grandi cellule pericentrali in numero da 7 a 12 nei miei reperti. Queste cellule possono essere grandi quasi quanto il diam. del tubo o più piccole come di consueto, ialine, elittiche, obovate, coniche, oblunghe, vacue o con nucleo colorato o con sem- plici granulazioni o diaframmatiche come lo stesso tubo, e sono di- sposte in modo radiato, talvolta inframmezzate o seguite da cellule pili piccole, colorate, lineari o di altra forma e di varia lunghezza. Strato corticale formato da una a tre serie di cellule regolari od ir- 596 regolari, porporine, dì forme e dimensioni le più svariate, perpendi- colari alla periferia o variamente inclinate. Hab. Coste della Svezia, Inghilterra, Francia e Spagna, Mediterr. a. Ceram. circinatum (Kz.) J. Ag. f. tennis. Herb. Hort. bot. Chri- stianiensis. Mandai, leg. M. N. Blytt. b. Idem. Guéthary. Juillet iqo3. Coli. J. Chalon. e. Idem. Roscoff, Roche du Loup. Sept. igo3 sur Codiutn elongatum. Coli. J. Chalon. 436. Ceramium ciliatum (Ellis) Duci. Le sue sinonimie oltrepassano la trentina. In quanto al genere, questa specie venne alcune volte riferita alle Conferva, quali Conf. ciliata Ellis e Conf. pilosa Roth; una sol volta al gen. Boryna [B. ciliaris Gratel), mentre il Kuetzing la comprende nel suo gen. Echi- noceras con oltre una ventina di nomi specifici. Per Zanardini fu Ceramium venetum, Ceram. ramulosuin, C. giganteum, C. uniforme, C. tumidulum e C. cristatum pel Meneghini. Dalle forme mediterra- nee J. Agardh ne trasse un Ceram. robustum. Il tormento Kuetzingiano pare abbia assillato anteriori algologi, poiché Carlo Agardh nel 1828 stampava al riguardo: « Species an varietas, dubitant auctores. Ego jam iteratis observationibus potius speciem esse crediderim ». Oltre di che lo stesso Agardh padre ri- leva: « In aquis borealibus tenuius, sed in mari Atlantico et Medi- terraneo plerumque firmius quam C diaphanum » conche ravvisava nella pianta di cui si tratta delle semplici forme, non riconoscendovi la necessità di una nuova specie. Il prof. De Toni in Sylì. Alga- rum esprime lo stesso parere con queste parole: .t Mihi caracteres revera intercedentes, quibus duae species distinguuntur, haud dare patent ». Per quanto è dato giudicare dal proprio materiale lo scrivente sarebbe indotto a ritenere due essere le forme mediterranee; Vhu- milis, a cespi densi, alti 3-6 cm., intensamente granato-porporino- violacei, coi fili attenuati in basso, leggermente ingrossati in alto, massime nei forcipi cimali, pure comune alle coste Atlantiche della Francia; Velata, a cespi più diradati espansi, alti da 43 i5 cm., coi fili gradatamente assottigliantisi, fino ad essere ultra capillari nelle ultime suddivisioni, a zone biancastre o pellucide assai lunghe, roseo, grigiastro, biancastro-flavescente. In questa forma i maggiori sviluppi 597 mi vennero forniti dai porti di Messina, Palermo, Pesaro. Di que- st' ultima stazione alcune piante recano prolificazioni. Pel nostro assunto, più che ogni altra considerazione, importa constatare la grande facilità con cui può essere identificata la specie, in grazia de' suoi aculei articolati che la fanno tosto distinguere dal Ceram. echionotum. Questi aculei o spine, dopo tutto, altro non sono che rami arrestatis-i alla terza od alla quarta articolazione, come lo prova il tubo assile colorato del robusto primo segmento. La deno- minazione specifica ora più accettata è pertanto molto impropria. Più del caso sarebbero gli aggettivi Kuetzingiani di spinulosum, o, meglio ancora, quello di ramulosum, per la detta ragione e per l' e- sempio che ora si reca. Nell'erbario De Toni vi è un Echinoceras Botteriì n. sp. (Lesina, 21-4-1845) che ho ragione di ritenere come sinonimo di Ceramium Botterii Zanard., pure di Lesina, menzionato al N. 196 dell' Algarium Zanardini. Trattasi di una pianta a grosso cespo, di un tenero ro- seo-albescente, alta circa ó cm., provvista ad ogni ginocchio di ab- bondanti aculei ialini, ramiformi, composti di io-i5 articolazioni, semplici o ramosi, a sommità uniaculeata o munita di un ciuffo di esili prolificazioni. Alcuni dei nodi di questi rami o pseudo-rami ver- ticillari recano alla loro volta dei brevissimi aculei semplici, ma 1-2 soltanto per ogni articolazione e anche ciò radamente. Né qui cessa la metamorfosi dei presunti aculei trasformati in rami perchè una parte di essi, senza alcuna causa apparente, si fanno coalescenti o si suddividono in fili ragnatelosi, originando in tal modo una sorta di reticolato ialino, donde l'indicato colore dell'intera pianta nella quale io non saprei vederci che uà forma transitoria del Ceram. ciliatum. Sezione trasversale tonda, subtonda od elissoide. 1 tubi concentrici ialini, occupanti l'interno del tubo assile, nella regione dei nodi si scompongono in tubi autonomi, sempre ialini, che, in sezione, simulano delle cellule pericentrali in numero gene- ralmente di nove, mentre i più centrali vengono più o meno a spo- starsi o a dilacerarsi. Strato corticale composto di 2-3 serie di cel- lule porporine, piccole, subtonde o leggermente oblunghe. Gli aculei che sporgono dalla cute periferica sono appunto nove e ciascuno col proprio asse in corrispondenza delle nove cellule tubi peri- centrali. 598 Hab. Coste europee dell'Atlantico fino a Tangeri, Canarie, Brasile. a. Ceram. ciliatum Ducluz. Arotcha, Juillet igoS. Coli. J. Chalon. 437. Ceramìum rubrum (Huds.) Ag. = Conferva rubra Huds. -Ceratnium nodulosum Ducluz. - Cer. axillare DC. - Boryna variabilis Bonnem. - Conferva nodulo sa Lighrf. - Conferva tubulosa Huds. - Ceram. torulosum Schousb. (non J. Ag.) - Ceram. calyculatum Schousb. - Cer. ohliteratum Schousb. in sched. (^). Quale sarebbe la forma tipica del Ceramìum rubrum ì La domanda implica una questione di ben piìi lata applicazione e tale da coinvolgere ben altre questioni. Lontani come siamo per millenni di secoli dalle epoche primeve, allorché le energie viiali della vegetazione si andavano differenziando secondo le virtìi loro intrinseche e variando gradatamente i prodotti in correlazione ai varii ambienti, dovrebbe parere per lo meno strano come, dopo un tanto immane lavorio di evoluzioni di cui la moderna coscienza umana è cosi lungi dal farsene un adeguato concetto, uomini di ieri possano sentenziare di prototipi. Questa considerazione non può essere trascurata, sia pure nel caso in cui il nostro studio si riferisse alle manifestazioni vitali quali si presentano attualmente. Infatti, essendo indimostrabile lo stabilire quale possa essere stata la forma generatrice dalla quale tutte le altre sarebbero derivate, il ritenere come tipica una forina piuttosto che un''altra, oltre che ozioso e irriverente, può essere anche erroneo; certo è un voler assog- gettare le leggi della natura a quel semplicismo cui l' uomo tende sia in buona fede, sia per non confessare la propria ignoranza. An- che in questa materia il vero probabilmente risiede nelle condizioni determinanti, proprie ai vari ambienti a seconda della loro natura, forse ben diversi dagli attuali, ed ai quali pur si dovrebbe in gran parte lo stabilirsi dei vari centri di creazione. Ora se, giustamente, noi abbiamo ammesso l'importanza della paleontologia nei riguardi delle specie estinte, non si vede motivo perchè la stessa importanza debbasi misconoscere allorché la natura, ad onta delle molte evolu- (0 Nelle sinonimie più antiche di Raji., Dill., Buxb., Linn., Ellis Phil., Huds., Lightf., Roth, De Cand., ecc., il C rubrum vien riferito ai generi Conferva^ Co^ rallina, 3fuscus, Ulva, 599 zioni morfologiche de' suoi prodotti, ci si mostra tanto conservatrice nelP averci serbato alcuni dei tipi recanti il suggello degli originari centri di formazione (*). Tutto ciò, a proposito del Ceram. ruhrum e dell' unicità sua ad onta del suo polimorfismo, è bene stato inteso da Carlo Agardh, da BoRNET, da Ardissonje, Hariot, da Forti (in lett. ad A. Mazza) e da altri, compreso lo stesso J. Agardh. Questi senz' altro conviene come « inter formas numerosas, quas buie jamdudum distinctae spe- ciei adnumerare consuevimus, quaenam primaria fuit, aegre sane hodie dicitur », e si limita ad identificare la forma «quasi typicam considerarunt veteres Algologi Angliae » (*). Ritengo debbasi concludere che una distinzione tipica concessa alla forma delle coste atlantiche d'Europa sia meramente convenzio- nale, basata cioè unicamente sopra una priorità di descrizione. Questo si dice anche avuto riguardo alle maggiori dimensioni che general- mente le specie assumono negli oceani in confronto delle stesse specie dei mari interni. Sempre allo stesso riguardo saremmo in diritto di domandarci perchè mai non dovrebbesi invece considerare come ti- pica la forma di C. ruhrum, che il Collins distinse come var. Pacifi- cum, la quale in altezza e robustezza può superare di molto le forme atlantiche. Diranno i posteri se ed in quanto l'opera di Kuetzing e di J. Agardh nell' elevare a specie C. barbatum Kùtz., C. pedicellatutn J. Ag., C. tenue J. Ag., C. secundatum Lb., rendendoli così autonomi dal C. rubruiu, si basi effettivamente e rispettivamente sopra caratteri la cui stabilità sia stata controllata con la scorta di un grandissimo numero di individui sterili, favelliferi e tetrasporiferi provenienti da (*) Queste mie antiche vedute assai più tardi trovai in certa guisa confermate da J. Agardh, se io ho ben compreso il suo latino in Anal. Algol. Cont. II, p. 26, a proposito di quel Ceramium barbatmn Kuetz., che sostituirebbe nel Mediter- raneo la ritenuta f. tipica del C. rtibrum degli antichi autori inglesi. Tradotto in italiano, il passo così suona: «Se tu ti figurassi che le numerose specie odierne siano in origine derivate da un' unica specie primitiva, sembrami difficile spiegare come mai in lontane località possano oggi persistere le odierne specie, ciascuna a suo proprio modo differenziata, senza che qualche forma primitiva o qualcuna di quelle derivate persista in luoghi coi quali si potrebbero congiungere fra loro le patrie oggi disgiunte » . (2) J. Ag. Anal. Alg. p. 37, Continatio II. 1)00 ogni regione e da ogni particolare ambiente. Né sarebbe poi da me- ravigliare se l'esito di una completa ed accurata revisione mondiale della specie avesse a condurre a risultati inattesi, inquantochè se in natura tutto è in apparenza relativo, ossia dovuto ad un complesso di circostanze fortuite, in effetto l'evoluzione degli organismi, secondo la teoria Naegeliana, rappresenta un fenomeno retto da grandi leggi la cui applicazione nel campo sperimentale, e non metafisico, non ci è peranco consentita (*). Prescindendo da tutte le considerazioni finora esposte sull'unità o meno della specie di C. rubrum, è indubitato che, tipiche o non tipiche, le forme degli oceani, pur tenuto calcolo della grande loro variabilità, assai differiscono da quelle mediterranee, sia per la sta- tura, il portamento, la disposizione delle fruttificazioni e per diversi altri riguardi, forse di soverchia minuzie, rilevati da J. Agardh. Secondo questo autore, le linee generali del C. rubrum, quale da lui viene inteso come proprio delle coste atlantiche d'Europa, sono le seguenti. Pianta più saturatamente porporina nello stato giovanile o pas- sante quasi al roseo, ora strettamente corimbifera o coi rami supe- riori più approssimati e subfascicolati; nello stadio più adulto ora con pochi rametti pullulanti dai rami primari, ora più densi, massime nella pianta favellifera. Articoli in ogni luogo coperti da uno strato corticale, ginocchia larghette negli ultimi rametti separate quasi da una linea limitanea nuda, articoli cilindracei più brevi del diametro; (^) Secondo la teoria di Renato Quinton, V evoluzione non sarebbe un pro- gresso verso un fine che si presentava allo spirito come un enigma da sciogliere ma un mezzo per mantenere costante una condizione biologica sempre minacciata nella sua composizione dalle forze esterne. Tutto, e la stessa intelligenza umana, non avrebbe altro fine che quello di mantenere lo stato quo, di opporsi alla dis- soluzione. La storia dell'evoluzione non sarebbe, quindi, che una serie accorta di misure prese dalla materia vivente per conservarsi e la biologia apparirebbe una scienza il cui cerchio sarebbe assolutamente chiuso. Essa non sarebbe più il peristilio che deve dare accesso ai segreti del tempio, ma verrebbe nello stesso istante ad essere principio e fine. {L'acqua di mare, mezzo organico, di R. Quin- ton). « È una vana fatica ed inutile impresa tentare le essenze. » Galileo. Questo sia ricordato a chi dimenticasse che la Natura non ci fornisce gli elementi per intenderci ; il nostro spirito forse coinvolge in sé 1' Universo. 601 nei rametti più inferiori le stesse ginocchia si fanno un tal poco strette e più oscure separanti gli articoli circa una volta e mezzo più lunghi del diametro facilmente distinguendosi per la parte loro mediana translucente. Le cellule corticali nella parte inferiore della pianta sono densamente accostate, alcune scorrenti quasi vene lon- gitudinali contorte con altre intervenali di cellule più larghe ed in modo più cospicuo angolate. Sferospore immerse nelle vicinanze prossime delle ginocchia, singole nodoso-prominenti e verticalmente disposte, ora in un'unica serie transversale ora in serie gemine, in basso talvolta sparse in cellule alquanto remote dal ginocchio (in hysterophoris). Cistocarpi (favelle) adnati ai segmenti o spessissimo evoluti in rametti prolificanti, singoli o gemini, involucrati da ramet- tini incurvi 3-5 eguaglianti o superanti il nucleo. In quanto alle forme di maggiore importanza, sia che vengano considerate come tali o come specie a sé stanti, quali : barbatum, pedi- cellatum e secundatum, siccome proprie anche del Mediterraneo, non si crede di spendere ora parole al riguardo. Sarà però opportuno il prendere cognizione in proposito dello studio fattone da J. Agardh in Anal. Algol., tanto più che TArdissone non credette di tenerne conto nella sua Rivista delle Alghe Mediterr. Parte T. In quanto alle forme secondarie (varietà per alcuni autori o raccoglitori) lo studio al riguardo dovrebbe estendersi a tutte le latitudini e le longitudini allo scopo di meglio chiarire il significato ed il valore di certe espres- sioni di portamento rivelanti un carattere costante ed esclusivamente proprio a certe regioni. Basti ricordare, ad esempio, certe forme giap- ponesi e dello stretto di Magellano. In fatto di varietà il De Toni Syll. Alg. ne menziona una sola : la var. Liebetruthii Grun. dell'isola Gr. Canaria (Liebetruthj, che si caratterizza per la fronda inferiormente repente, rami eretti lunghi 2 cm., lateralmente subfastigiato-ramosi, articoli brevi indistinti, pareti degli articoli, secondo Grunow, composte di 3 strati, cellule interne assai grandi, le esterne in sezione trasv. oblunghe, minute viste in superfìcie. Della var. Pacificum Collins, lo scrivente ignora la descrizione che deve averne fatta l'A. Ne possiedo solo alcuni frammenti (anche Setchell e Gardner li giudicano tali) cimali, fra quelli distribuiti da miss Tilden sotto il nome di Ceram. diaphanutn, affatto ìnsu^ÓQ^}-^^^ ^- uj LIBRAR Y 002 per stabilire il completo portamento della pianta. Da essi può rile- varsi una ramificazione rada, regolarmente dicotona assai divaricata, a cime forcipate, con ramoscelli cigliari semplici ed altri un po' più lunghi forcipati. Vista in superficie al microscopio, la fronda mostra un fondo composto di minute cellule, di varia dimensione, chiara- mente porporine, tonde, elittiche, vacue o contenenti corpuscoli cel- luliformi, occupanti gl'interspazi di un finissimo sistema intervenale intricato a cancello. Sopra questo fondo si disegnano in porporino scuro delle cellule cilindriche lunghe subtronche fibriformi longitudi- nalmente parallele a corpo unito e anche sfilacciato. La superficie dei fili è densamente coperta di prominenze papilliformi o cilindriche tronche o sfilacciate, si direbbe per effetto di una bacillariea sfibrante la quale infatti non manca nei campioni esaminati. Le parti inferiori, viste in sezione (tonda) transversale, presentano il tubo assile assai ampio includente molte membrane ialine concentriche. Al tubo assile fa seguito un giro di nove cellule elittiche aventi il carattere dello stesso tubo, munite cioè delle membrane concentriche ma in numero minore, data l'assai più piccola loro dimensione. Lo strato corticale si compone di 3-4 strati irregolari di cellule tondo-subangolate, di- gradanti dall'interno all'esterno, nel quale si trovano immerse le tetraspore. Tra le molte varietà e forme si ricordano le seguenti che si citano in alcuni testi, senza tener conto di parecchie altre che s'in- contrano nelle collezioni più o meno note. Si può ritenere per certo che i caratteri distintivi di ciascuna sono quanto di più instabile e variabile si può immaginare e parzialmente condivisi da altre forme. p. proliferum Ag. - S. virgatum Ag. non Harv. - C- firmum Ag. - f. prolifera, - f. corymbifera, - f. capense (C. capense Kùtz. ì) - f. irregulare Kùtz (e cohorte Ceramii rubri .^) - f. pallens Zanard. non Harv. - C. rub. f. involulum Kùtz. - C. rub. pedicellatum Delby. - C pcdicellatum D. C, afjìne al C. secundaliim. J. Agardh ne fa una specie non sine esilattone (Anal. algol. Cont. p. 39) ('). (*) Farlow (che scrisse le sue Alg. mar. of New Engl. 13 anni prima della comparsa di Anal. alg. di J. Ag.) reca per la regione da lui contemplata come var. del 0. rub. {A ubiquilous and variable species) le seguenti var. : proliferum Ag. - secundatum Ag. - sguarrosum Harv, 603 Se tante sono le differenze dei portamenti, più numerose ancora sono quelle riferentisi alla struttura intima, inquantochè variano, non solo da individuo ad individuo, ma da distanze infinitesimali di uno stesso individuo. Ciò si spiega dal numero e dalla natura degli ele- menti assai complessi alle ginocchia, gradatamente semplificantisi e diminuenti nel progredire verso l' alto di ogni singola articolazione. E ciò deve intendersi cosi in quanto si riferisce alla parte midollare come alla parte corticale. Uno studio speciale e ragionato va più oltre l'oggetto presente e richiede un lavoro enorme non ancora tentato. In regola generale però, in quanto ai Ceramium, e più par- ticolarmente alla specie che ci occupa, si possono fin d'ora ammet- tere i seguenti fenomeni inerenti alla parte midollare: a) Una lamina piana (forma piatta del fondo dell'articolazione) integra o spezzettata, od una cellula assai tozzamente fusiforme, r una o l'altra rosea o porporina, nella regione del setto divisorio fra r una e l'altra articolazione delle regioni più adulte, occupanti il centro di una serie di membrane concentriche ialine. Questi elementi sono contenuti nel tubo assile a parete crassa subialina o giallorina, di figura tonda o leggermente elittica, a diametro piuttosto piccolo in ragione della grossezza del filo. b) Un giro regolare di cellule in num. di 4 a 20 circondanti il tubo assile, più o meno distanziate l'una dall'altra o combacianti aventi lo stesso carattere del centro assile, e cioè con un nucleo colorato o senza, e con membrane ialine concentriche. Queste cel- lule pericentrali ora sono tonde (var. Pacificum) ma più spesso elitti- che nella riumettazione, distanziate, a disposizione ora parallela alla parete del tubo assile, e allora in num. più limitato, ora verticali al tubo stesso e combacianti, e in questo caso in numero maggiore. Lo strato corticale non è meno complesso se si badi alle varie conformazioni, dimensioni, disposizioni e sovrapposizioni delle cellule che lo compongono, massime nelle vicinanze dei nodi. Visto in se- zione trasversale (tonda o leggermente elittica) le cellule maggiori ora sono le più interne, ora le più esterne, ora commiste nelle due parti. Le metamorfosi che si compiono in queste strutture man mano che si allontanano dalle giunture articolari si possono cos'i com- pendiare: a) rimpicciolimento progressivo della parte cromatica del fondo 004 dell'articolazione e totale sua scomparsa accompagnati dal graduale allargamento del campo tenuto dalle membrane concentriche il cui numero va cosi aumentando; h) parziale confluenza delle cellule pericentrali fino alla com- pleta loro riunione la quale viene a formare un campo dapprima lobato, poscia tondo o subelittico, ed infine la compenetrazione sua nella parete del tubo assile il cui diametro va sempre più aumen- tando. Alla sua volta lo strato corticale va sempre più diradando, im- picciolendo le sue cellule e diminuendo il numero de' suoi strati per ridursi, nell'ultimo suo periodo, e ciò nei casi della presenza delle zone translucide, alla sola cuticola del filo. a. Ceram. rubrutn Ag. form. Flokkefjord, Mandel leg. M. N. Blytt. b. Idem forma decurrens. Mandel leg. M. N. Blytt, e. Idem forma prolifera. Mandel leg. M. N. Blytt. d. Idem Ag. f. corymbifera. Lillesand, leg. Schubeler. e. No. 42 Idem Torbay, many varieties. leg. Mary Wyatt. /, Cer. rub. J. Ag. Rom Jap, Igisu, Matsu-shima. leg. K. Okamura. g. Idem Wimereux, mai 1901. Coli. J. Chalon. h. Idem Biarritz, Juillet iQoS. Coli. J. Chalon. i. 207. C. diaphamim, corretto da Setchell et Gardner in C. ru- hrum var. Pacificum Collins, North of dock, Tracyton, Kitsap county, Washington. J. E. Tilden, 3i Jl. 1897. 438. Ceramium obsoletum Ag. = C. rubrutn var. firuium Ag. - Gaillona Lehmanni Rudolphi - C. pediculus Suhr. - Spltaerococcus micrococcus Mart. Come il Gerani, rubrum, anche questa specie appartiene alla Tribù Dictyophloea di J. y\gardh, e cioè caratterizzata dalle cellule cor- ticali disposte a reticolato, ciò che va inteso non già nel senso di vere maglie a sé stanti, ma, in generale, come effetto di sovrappo- sizioni di strati apparentemente fibrosi, in direzioni opposte, più spesso diagonali, visti in superficie. Così pure, come il C. rubrum, e come diverse altre specie, condivide il carattere delle ginocchiature indi- stinte, d'onde V obsoletum di Carlo Agardh. Non è pertanto da questo particolare che la specie possa meglio identificarsi. Se mai, a tale riguardo, sarebbe piuttosto da rilevarsi il fatto che nel Ceram. obso- ìetutn la zona delle ginocchia è meglio sensibile nelle parti inferiori che non nelle superiori, contrariamente a quanto avviene nel C. ru- brum ed in altre specie. Il portamento non ha nulla di così strano che lo possa, a prima vista, far distinguere da altri Ceramium, e questo si dice perchè C. Ag. credette di riconoscervi V habitus dello Sphaerococcus corjiulus {Plocamium) il che sarebbe infatti assai strano se fosse vero, ciò che all'occhio dello scrivente non sembra affatto. Le buone descrizioni sono quelle di J. Agardh in Anal. Algol., e di G. B. De Toni in Syll. Alg., che si possono così riassumere nei sommi capi. Fronda setacea a dicotomie distanti, subfastigiata; rametti in- trorsi secondati densamente seriati, semplici o con ramettini secon- dati; articoli inferiori eguali al diametro densamente corticati ; tetra- sporangi portati dai rametti in verticilli il cui assieme ha un aspetto quasi stichidiforme; cistocarpi portati dai rametti e involucrati da 5-ò ramettini che a maturanza superano i frutti. L'a^nità sua col C rubrum è piuttosto da riscontrarsi nella struttura intima; per altri riguardi si avvicina al C. barbatum e meglio ancora al C. nobile secondo J. Ag. il quale ne distingue due forme, la faeroense e la capense. La grande importanza del C. obsoletum è data dai ramoscelli che sono di natura prolifera, molto impropriamente detti penicilli da C. Ag. La forma loro varia a seconda dei diversi stadi del loro svi- luppo e dello stato sterile o fruttigero, non oltrepassando mai l'al- tezza di 1-2 mill. « Ipsi rami sphaerosporiferi sunt quasi pedicello suffulti, dein quasi in stichidium lancoideum moniliforme expansi, in quo verticillos usque 9 superpositos enumeravi, a ramuli parte pe- nultima formatos, suprema parte apicoliformi sterili » (^). Queste parole, di cui riscontrai l'esattezza sopra parecchi esem- plari della collezione del Dott. Becker, richiedono un'importante aggiunta. Gli esemplari del Capo dimostrano che la descrizione di J. Agardh corrisponde perfettamente alla prima evoluzione della fruttificazione tetrasporifera, perchè solo in tale periodo puossi in questa riscontrare una qualche rassomiglianza con gli stichidi veri, quali si presentano, (*) J. Ag. Anal. Algol. Cont. II, p. 42. m ad esempio, nelle Dasiee. Ma nel C. obsolehim non è detto che con la produzione dei primi nove verticilli di tetraspore sia compiuta l'evoluzione del carpoclonio. Anche in questo stadio è facile accor- gersi, sotto un forte ingrandimento, come la punta apiculiforme del pseudo-stichidio, in apparenza unica, è formata di due cellule di accrescimento di cui una è sempre un pò più alta dell'altra, senza cessare per questo di essere accostate. Ciò già significa che le punte sono due, e difatti, nel progresso dell'ulteriore evoluzione si vedono scostarsi, e, per conseguenza, l'estremità del pseudo-stichidio farsi bicuspidata, ogni singola parte divaricarsi, allungarsi e maturare altri tre verticilli di tetraspore fertili ciascuna, e ciascuna finire in punta lanceolata formata di piccole cellule sterili. Questo ulteriore accresci- mento corrisponde a un terzo circa della sottostante parte fruttigera. Anziché nove, pertanto, i verticilli di tetraspore son divenuti i5, e cioè: 9 prodotti dalla antica sommità del rametto, e ò dalle ulteriori due suddivisioni cimali (3 per ciascuna di esse). In seguito a quanto si è esposto si deve concludere che non solo la natura, ma anche la stessa lontana apparenza di stichidio viene a scomparire. Le sezioni trasversali praticate in parti diverse, mi hanno sem- pre dato una forma, per quanto largamente, sempre elittica, e sempre elittiche le cellule assili e pericentrali. Nelle regioni ginocchiali il tubo assile contiene le consuete membrane concentriche ialine, ed è circondato, in modo radiato assai regolare, da 12 cellule grandi, ac- costate, disposte con l' asse maggiore perpendicolare alla parete del tubo assile. Segue uno strato di cellule piccole, colorate, subtondo-an- golate, in 3-4 serie irregolari. Tutta la struttura più interna va sempre più e gradatamente semplificandosi col progredire verso l'alto di ogni articolazione, ma non mai viene a sopprimersi e nemmeno a di- minuire lo strato corticale, come succede nel Cer. ruhruni. Alcuni degli esemplari osservati raggiungono l'altezza di 12 cm., ed un'espansione di poco minore. La sostanza è ben ferma in ogni parte della pianta ; il colore porporino scuro si fa quasi nereggiante nel secco. DistribuTjone : Capo di B. Speranza ed Isole Filippine. a. Ceram. obsoletum Ag. 23 Nov. 1895 e 20 Jan. 189Ó. South Africa The Kowie. Ex Herb. Dr. H. Becker, F. L. S. mi 439. Ceramium flabelligerum J. Ag. = Cer. spinìferuin Kuetz. - Cer. turgidum Schousb. Sebbene ascritto alla Tribù delle Dictyophloea, J. Agardh, in Anal. Algol., si mostra piuttosto perplesso che vi possa realmente appartenere, ed esprime l'idea che a questa specie possa convenire una tribù sua propria. Infatti qui non è il caso delle « cellulis corti- calibus reticulatim dispositis » come in C. rubrum ed absoletum, ma trattasi di un rivestimento corticale di cellule assai abbondanti sub- tonde, oblunghe ed angolate, piccole e minime, in modo disordinato o con vaghi accenni di serie longitudinali, più addensate nelle regioni delle ginocchia. Pianta cespitosa, alta 4-7 cm., dello spessore poco meno di una setola, con alcuni rami principali dicotomicamente divisi e supe- riormente con rami laterali alterni, quasi distici, ad ambito subflabel- lato, sommità giovanili incurve forcipate e nelle adulte eretto-patenti. Spinule sottili, singole nella parte esterna di qualcuno dei ginocchi delle regioni mediane dei fili e ad ognun ginocchio delle forcipazioni, composte di 3 o più articoli con endocroma colorato, spesso indi- stinte negl'individui cistocarpiferi. Le articolazioni dei rami principali sono una volta e mezzo più lunghe del diametro, le superiori appena eguali, Tetrasporangi nei penultimi segmenti che si fanno perciò torulosi. Questa fruttificazione forma una semplice serie verticillata intorno alle ginocchia, da ultimo le tetraspore si mostrano emergenti fra le ascelle laterali superiori e in maggior numero aggregate. Bornet, in Alg. de Schousb., fa menzione di un esemplare di Tangeri, ben fruttificato sebbene ancor giovane, a filamenti decom- benti radicanti. Anche in specie erette un tal fenonemo non deve recar meraviglia. Trattando appunto dei Ceramium, J. Agardh, in Anal. .Mgol., richiama il fenomeno delle diverse funzioni cui possono essere chiamate le cellule delle Floridee fra le quali non ultima la produzione di radicelle in luogo di un ramo. Le spinule delle specie in esame, rade nelle parti adulte, sono ivi suscettibili di accrescimento, sebbene minore, come nel C. ciliatum; le spinule invece delle forcipazioni rimangono stazionarie nella forma indicata dal loro nome. 11 C.flabelligeruui sembra possa dare materia per uno studio speciale sul contegno della sua struttura. Questa si direbbe pervasa da un istinto ossessionante della conservazione della m specie, a giudicare dalle convulsioni che la travagliano. Le manife- stazioni inerenti sono multiple e tali che di rado si possono osser- vare riunite in uno stesso individuo. Quello preso in esame porta il N. 4() bis delTesemplare dell' opera-album Les plus belles plantes de la mer di F. Stenfort a me pervenuto. Nel secco la materia sembra ben solida o almeno tenace, come quasi sempre nei Ceramium. L'individuo, bagnato sul foglio stesso dell'opera, s'inturgidì in modo notevolissimo, così da giustificare la sinonimia dello Schousboe, ed anche inquietante per certi segni di prossimo spappolamento ove ne l'avessi levato per riportarlo su vetro, come nella mia intenzione. La sezione trasversale venne però fatta in precedenza sul secco. Le sezioni danno un ambito ora largamente dittico, ora tondo, tanto in basso come nell'alto della pianta. Nella parte bassa il tubo assile ha la stessa forma del filo, mentre la figura del nucleo colorato è invece assai depressa, quasi lineare, ed occupa il centro comune delle solite membranelle ialine concentriche. 11 nucleo stesso ha la direzione normale, e cioè posa sulla linea del diametro orizzontale. Nelle re- gioni superiori ha talora la direzione opposta, e cioè verticale, oppure diagonale. Al tubo assile, nelle parti basse, fa seguito un giro di i5-20 cellule grandi elittiche ialine con nucleo porporino circondato dalle lamelle concentriche. Indi si hanno cellule minori decrescenti di vo- lume dall'interno all' esterno, oblunghe, subtonde, angolate, porporine, in serie irregolari. Gli elementi cellulari pericentrali diminuiscono gradatamente nel proseguire verso l'alto, e finiscono per ridursi al solo strato corticale composto di 1-2 serie di cellule serrate. Ora se tutti questi elementi non sempre né interamente si con- servano nella posizione rispettiva, ciò non pare sia dovuto unica- mente ad un difetto o scarsezza di coesione, né al trattamento delle preparazioni, ma bensì ad una proprietà intesa ad un alto fine bio- logico come d'ordinario è quello della conservazione della specie mediante uno dei tanti mezzi aggiuntivi che entrano in azione in date condizioni. Non ultima fra tali condizioni è quella degli indivi- dui ritenuti sterili pel solo fatto che si mostrano privi dei normali organi di riproduzione. L' individuo in esame si trova appunto in tale condizione. Della poca coesione del suo tessuto si ha la prova che l'anello formato dallo strato corticale si isola nella sezione, cosichè il tubo assile della parte inferiore assume tutto quanto l'aspetto di 609 una sezione trasversale praticata in una zona ecorticata, e cosi ri- mangono isolate e vaganti le cellule pericentrali. Che poi la disgrega- zione non debbasi interamente alla manipolazione lo ha mostrato il fatto di un frustolo superiore, semplicemente umettato, il quale, visto in superficie, ha palesato lo strano fenomeno di alcune articolazioni di cui tre consecutive, rovesciate in modo da presentarsi come se fossero in sezione trasversale, e se tale fenomeno è divenuto visibile lo si deve al conseguente movimento dello strato corticale per entro la membrana tugumentale del filo. Date tali manifestazioni in un esemplare nel periodo suo vege- tativo, privo di qualsiasi parassita ed in eccellente stato di conser- vazione (si è visto alla prova che la materia sua, anziché spappola- bile, era semplicemente disaggregabile nei suoi elementi composti di cellule sane ed integre) non si può a meno che ritenere insita nella natura sua le suesposte proprietà sulle quali, del resto, e sulla por- tata loro potrà esser miglior giudice chi potrà farne oggetto di studio sopra un materiale vario ed abbondante. a. Ceramium flabelligerutn J. Ag. Rada di Brest, i8ò5. leg. F. Stenfort. 440. Ceramium gracillimum Griff. et Harv. ■ = Honnoceras flaccidum Harv. - Cerain. hospitans Zanard. - Ce- ravi diaphanum nanum Ardiss. - Ceram. diaph. tenue Ardiss. - Ceram. flaccidum Marv. - Honnoceras purpureum Ardiss. - Honnoceras tener- rimuni Martens. - Rorm. g-racilliìnum Kuetz. J. Agardh creò per quest' unica sp, la Tribù degli Acrogonia col quale vocabolo si allude ai tetrasporangi emergenti collocati nelle gi- nocchia superiori. Il Cer. l?yssoideum Harv. non ne sarebbe che una var. E specie diffusa anche nel Mediterraneo, epifitica alle Corallina e ad altre alghe a poca profondità, ma raramente fertile, ciò che J. Ag. ha pure rilevato per gl'individui Atlantici. L'unico esempi, da me trovato con abbondanti tetrasporangi ha origine giapponese. An- che in istato di sterilità la specie e però presto identificata per la tenuità capillare dei fili qua e là radicellosi alle ginocchia, per la estrema lunghezza degli articoli i quali superano di ó-8 volte il diam. del filo, mentre nelle parti superiori sono pressoché eguali al diametro, e verso la sommità la zona nuda è quasi scomparsa per l' appres- so 610 samento delle zone corticate che quasi si toccano. Queste zone sono limitate alle giunture. I tetrasporangi subverticillati sono addensati nelle parti cimali, nudi superiormente e cinti alla base dalle cellule corticali rimaste sterili. Nell'esemplare osservalo i verticilli fruttigeri sono compOvSti inferiormente da 4 tetrasporangi assai grandi, ma simultaneamente, non se ne scorgono che 2, gli altri due essendo applicati alla parte opposta del filo. Cistocarpi nei rametti e nei rami minori terminali, gemini, circondati da 5-6 rametti umbellati patenti, forcipati, superanti 3 volte la lunghezza del cistocarpo. Colore por- porino violaceo; sostanza flaccida assai aderibile. In superficie le articolazioni ialine si vedono striate longitudi- nalmente di linee subparallele formate dalle membrane concentriche. La breve zona corticata è limitata alle ginocchia. La sezione trasver- sale è tonda. Tubo assile tondo, assai grande, contenente le mem- brane ialine suddette. Strato corticale composto di 2-4 serie disor- dinate di cellule roseo-porporine, subtonde vel oblunghe. Hab. L'Atlantico dalle coste Inglesi a quelle di Francia, il Me- diterraneo e l'Adriatico, il mare Indiano orientale, la Tasmania, il Giappone, e forse altrove. a. 28 Ceram. gracillimum Griff. et Harv. - Adziro (Idzu). Mrch. 1898. Ex herb. K. Okamura. b. 43 Idem P. A. R. Brest, Cherbourg. F. Stenfort, Les plus belles plantes de la mer. 441. Ceramium strictum Grev. et Harv. = Gongroceras pellucidum Kuetz - Hormoceras diaphamim Kuetz. - Horm. Calcinila Kuetz. - Ceram. diaph. gracile Ardiss. - C. capilla- ceum Menegh. - Horm. moniliforme Kuetz. - Horm. macrocarpum Kuetz. - H. polyceras Kuetz. - H. gracillimum Kuetz. - Ceram. patens Meneg. - H. patens Kuetz. - Gongr. macrogonium Kuetz. - Ceram. diaph. gracillimum Ardiss. - C. polygonum Ardiss. - Conferva deli- cata Clem. - Ceram. pellucidum Crouan. - C. dìaphanum var. minor Crouan. Collocato nella Tribù Agardhiana delle Brachygonia fra le specie a ginocchia inermi. Comune anche nel- Mediterraneo in tutte le sue forme nei bassi fondi fino alla profondità di io m. circa, e trovasi spesso reietto in primavera sopra altre Alghe, e più specialmente Gli sulla Zostera che talora riveste, per tratti magari di 3o cent, di lun- ghezza, come una chioma di un roseo più o meno intenso o soffuso di violaceo. Questa preferenza di sopporto è già un buon aiuto per una pronta identificazione, ma nello stesso tempo insegna quanto fallacemente il Thuret (in Le Jolis) l'abbia considerata come propria esclusivamente della var. 'xostericoìa ('). J. Agardh, in Anal. Algol., accenna a due altre specie entranti nelT indicata tribù: il Cerarti, pel- hicidiim Crouan, ma non senza qualche dubbio, dichiarandolo come « species mihi vix cognita », ed il C aeqiiabile J. Ag. mscr. (C. dia- phamnn Harv. della N. Olanda). I^' Ardissone, in Phycol. medit. di- stingue infine una var. brevi-ar/icitlaiiini i cui caratteri l'avvicinereb- bero al Ceraui. elegans. Sul valore di questa var. non posso pronun- ciarmi; sembra ad ogni modo che non sia mai stata segnalata per gli Oceani. Fatte queste premesse, anziché intrattenermi sui noti caratteri della specie di cui si tratta, stimo più opportuno far seguire alcune particolari osservazioni sopra alcuni dati di fatto, che non riscontro altrove registrati. L'esemplare americano qui sotto indicato mi ap- prende che alla regolarità normale del rameggio dicotomo-decompo- sto fastigiato si associa, con più o meno frequenza, un rameggio semplice o composto, ora fascicolato, ora subverticillato, composto cioè di 3-4 rami attorno alle ginocchiature, sia nelle parti medie della pianta, sia in alto. Talvolta questi verticilli si producono all'estremità dei fili che, in tal caso, assumono l' aspetto capitozzato. Non escludo che tale risultato possa anche essere prodotto da prolificazioni dovute allo stroncamento del filo, ma può verificarsi anche nel caso opposto. Che la pianta sia suscettibile di supervegetazioni persino laddove queste non si direbbero le più indicate, lo prova il fatto, da me ri- levato, della emissione di un ramo iniziale tra le forcipazioni (*). L'illustrazione di questi fenomeni mi venne fornita dagli studi fatti sopra esemplari stati raccolti a S. Margherita Ligure nell'Aprile (^) Questa pretesa var., secondo 1' Ardissone, non sarebbe che il Ceram. diaphanmn minor Crouan. (') Ciò si verifica nel C. paniculatuin dove peraltro si sviluppa spesso nell' in- tegrale sua essenza di ramo normale. 012 1911 dall' amico Sig. Egidio Corti di Milano, ben noto ai cultori della Briologia. Più che in alcune altre, è in questa specie che il sistema cellu- lare, sviluppantesi ai soli nodi, si mostra suscettibile di varie e talune anche peculiari manifestazioni. Le principali sono le seguenti : a) Cellule con endocroma, prone alla fruttificazione tetraspo- rica, riunite in callotta la cui apertura è rivolta all' insù; ò) Cellule in parte endocromatiche, in parte ialine o giallorine, sconfinanti dalla callotta e invadenti la zona translucente, prone le prime alla formazione di rami secondari e terziari, le seconde ad acquistare proprietà germinatrice a guisa di propagoli o bulbilli; 6") Proprietà del tubo assile a contrarsi, in seguito a che, pre- mendo sull'orlo della callotta, questa viene a chiudersi, cosicché la massa cellulare da emisferica si fa globosa. Dato questo risultato, ben si comprende che le contrazioni si operano nel senso longitu- dinale, come del resto sempre avviene. Come in zoologia i fenomeni di embriogenià, sviati o contrastati da cause intime od esterne, che ne impediscono il normale svolgi- mento, si prestano alla spiegazione dei casi normali, così, nel caso di cui trattasi, si assiste al seguente curioso particolare. Le cellule cladipare, già strettamente ravvicinate o irregolarmente sparse, si vedono disporsi Tuna sull'altra in modo distanziato e senza un ap- prezzabile collegamento come potrebbe essere quello di una mem- brana tuboliforme la quale infatti, in altri esempi, si presenta, ed ecco cosi costituito un giovane ramo, semplice o con qualche dico- tomia, esilissimo, subialino o pallidamente roseo, incluso fra la parete del tubo assile e quella della cuticola del filo. Se e come una simile produzione possa avere un'ulteriore evoluzione non posso dire, ma certo dev'essere eccezionale. Infatti nella pluralità dei casi la cellula cladipara, come in Ballia callitricha, riesce a penetrare la cute del filo d' onde il ramo si svolge all' esterno nei modi ordinari. Tanto sui rami interni e più ancora su quelli esteriori sono disposte in modo subdistico o perfettamente opposto delle cellule prominenti destinate a formare il rameggio dei gradi successivi. Più importante da osservarsi è il fatto che i rami esteriori cosi generati offrono delle suddivisioni a verticillo e fascicolate a 2-Ó rami. II contegno di questa ramificazione speciale è dunque in correlazione con la fascicolatura 613 in cui ex ahnipto finiscono alcuni dei fili primari e secondari del ci- tato esemplare americano. Un simile particolare, oltre che nei gio- vani rami, l'ho pure osservato anche nelle parti adulte degli stessi esemplari liguri. Cito il seguente: un filo primario grossamente ca- pitozzato alla massa cellulare-geniculare, quasi avesse anteriormente subito una stroncatura, reca sulla massa stessa cinque robusti rami afpancati, come le dita di una mano, ed aventi ciascuno alla base parecchi tetrasporangi in perfetta maturazione, invece di un paio come sarebbe convenuto nei casi ordinari. Da ciò si vede ancora una volta quanto partito sappia trarre la natura dalle stesse lesioni col- r assicurarsi una più abbondante riproduzione. I cistocarpi (favelle) sono prodotti da rametti laterali, involucrati da ramoscelli che li superano talora di parecchie volte in altezza. Hab. Medit., Adriatico, Mar Nero, e sponde europee ed ameri- cane dell'Atlantico. a. Ceram. strictum Harv. Bridgeport, Connecticut. Coli. H. A. Green, 4 S. 1893. 442. Ceramium diaphanum (Lightl.) Roth. = Ceram. elegans Gratel. - Conferva diapliana Lightf. - Boryna elegatis Bonnem. - C. dìapìianum var. Chauv. - llormoceras? piil- chellum Kuetz. - H. catenifoniie Kuetz. - H. sììiqiiosum Kuetz. - C. diapìi. var. pulcher Sperk. - H. diaph. Kuetz. Non tutte queste sinonimie sono di un così facile e sicuro con- trollo per stabilire se realmente corrispondono a forme della genuina specie cui vorrebbero riferirsi. Certo si è che sono da escludersi gl'individui del Pacifico distribuiti sotto il nome di Cer. diaphanum in Alg. exsicc. Amer. Bor. N. 3i, che fanno parte della tribù Diciyo- gonia, dai quali J. Agardh trasse la specie di C. californìcum. Le suddivisioni di terzo e di quarto grado, per dicotomie o a disposizione subsecondata sono più abbondanti e più lungamente sviluppate nelle forme oceaniche che non in quelle mediterranee. Se- condo gli esempi datimi da un esemplare di Guéthar}^, alle ramifica- zioni normali sarebbero da aggiungersi, per eccezione, quelle subver- ticillate senza un'apparente causa esteriore provocatrice. Si tratta d'ordinario di 3 rametti, uno per lato ed uno centrale sulla linea 614 geniculare, ingrossati nel loro terzo superiore da produzioni tetraspo- riche verticillate. In quanto all'elemento cellulare si osserva che questo è in re- lazione inversa col rameggio secondario. Dove un tale rameggio scar- seggia o esiste allo stato rudimentale, abbondano invece le cellule ialine (da giovani) e quindi giallorine o leggermente rosee, proprie dei prodotti a fine generativo, vaganti per natura, epperò sconfinanti dalla zona geniculare per invadere la zona ialina e lucente. A questo fenomeno comunissimo negl'individui mediterranei, nell'esemplare di Guéthary e in altri se ne accompagna l'uno o l'altro dei seguenti: a) cromatofori allo stato colloidale, ossia ficoeritrina assai di- luita, invadente il tubo assile, mantenutosi turgido nella zona pellucida; b) cromatofori condensati in istrato lamellare nei ripiegamenti longitudinali in seguito alle contrazioni del tubo assile, arrestantisi ex abrupto a metà della zona stessa; e) cellule colorate di roseo o porporine, esigue, subtonde, elit- tiche, disordinate o con vaghi accenni di disposizioni in serie longi- tudinali sopra fondo ialino o leggermente roseo, invadenti parzial- mente la detta zona. Di questi e di altri fenonemi, che si potrebbero aggiungere, solo una monografia della specie, basata sopra un abbondante materiale, vario di provenienza, di ambienti, di sviluppo, di fruttificazioni, ecc., potrebbe forse dare la spiegazione. a. 2 1 19. Cerain. diaplianiim Roth. Hormoceras diaph. Kuetz. In mari Bahusiae leg Dom.* Ak., Rabenh. Alg. Eur. b. 8ó. Idem. On Zostera, Torbay, not common, leg. Mary Wyatt. e. 1981. Cer. strictiim var. %osiericola. Chcrbourg 12-8-1862, leg. Le Jolis. Cer. diaph. var. minor, Crouan, secondo Ardissone. d. Cer. diaph. Sur Codium tomentosum. Guéthary. Juillet 1903, \(ò^. Chalon. 443. Ceramium paniculatum Okam. Col Ceratn. acanthonotum Carm. in J. Ag. costituisce la sezione delle specie a ginocchia armate della Tribù Brachygonia. Se ne deve la scoperta e la denominazione al benem. Okamura che ne pubblicò 615 la descrizione nel 1896 {*■). J. Agardh non ebbe forse occasione di conoscere il C. panicitlatuìn; certo non ne fa menzione in Anal. algol. Cont. II che fu pubblicata nell' indicato anno. Ha parecchie afjinità QoW acanlìwnotum ma con significanti caratteristiche proprie. È una delicata piantina cespitosa di 2-3 cm., capillare, eretta, con le prime divisioni distanti, subdicotomo-alterne, decomposta panicu- lata nella parte superiore dove i rami sono emessi per ogni verso, brevi, patenti, largamente forcipati, grassamente corticati ai nodi, dia- fano e nudo rimanendo il resto delle articolazioni. Ogni ginocchiatura emette dalla parte esterna una spina conico-subolata di 3-4 articola- zioni brevissime colorate, subadunca dapprima e cioè nelle parti più giovani, indi rettilinea orizzontale, in seguito ottusa e tendente alla scomparsa nelle parti senili. Talora, in luogo della spina si mostra una rizina ialina. Le forcipazioni ora sono normalmente semplici, ora composte, e cioè mentre uno dei rametti cimali è semplice l'altro è alla sua volta forcipato, come pure tra l' uno e l' altro dei rametti costituenti la forcipazione ha posto talvolta un terzo rametto desti- nato ad uno sviluppo più o meno completo, e ciò in relazione al portamento panicolato proprio della parte superiore della pianta. Pare che queste sommità abbiano una tendenza radicante, seppure devesi cosi interpretare la dizione di apice attcnualis aiit discoideo-expansis radicans. Questo particolare, di cui non mi offrì esempio l'unico esem- plare esaminato, lascerebbe supporre nella pianta, in origine eretta, una tardiva decombenza, seppure non si collega alla proprietà di un supporto superiore offerto dalle circostanze ambienti. Ri- scontrai invece in alcune divisioni estreme la confluenza e concre- scenza delle forcipazioni, e con ciò la formazione di una m.embrana colorata finamente reticolato - clatrata dovuta alla scomposizione in filamenti delle cellule geniculari. Tetrasporangi in verticilli più o meno composti nella zona corticata delle terzultime e penultime sud- divisioni. Cistocarpi .^. Articoli inferiori subcilindrici più brevi del diam., ialini, gradatamente sempre più lunghi fino a superarlo di 3 volte, e poscia, nelle parti alte, cosi ravvicinati da nascondere gli interstizi C) Contribution to Knowledge of Marine Algae of Japan. II (The Botanical Magazine, voi. X, Tokyo 1896, n. in, p. 36, piate ni, f. 22-23). 616 nudi. Il tubo assile, generalmente turgido così da confondere le sue pareti con quelle della cuticola del filo, a volle si contrae longitudi- nalmente in modo cosi sentito che il suo diametro si riduce ad una sesta parte del diam. del filo. In questi casi lo spazio fra il tubo as- sile e la cuticola del filo è invaso in modo disordinato da esigue cel- lule tonde ialine. Colore gaiamente rosso; sostanza flaccida aderibile. Hab. Sulle Corallina presso Kamahara, prov. Iwaki (Giappone). a. 27. Ceram. panìculatwn Okamura. Alg. Jap. exsicc. Kadzusa, June, 1898. 444. Ceramìum californìcum J. Ag. forma ? J. Agardh l'ascrisse alla sua Tribù ló.^ Diclyogoiiia. Gli esem- plari che ne ebbe dalla California erano sotto il nome di C. diapha- niim. Pure sotto questo nome sono gli esemplari di Farlow, Ander- son ed Eaton, distribuiti in Alg. exs. Am. Bor. sotto il N. 3i. Setchell e Gardner gli assegnano per stazione Esquimalt, Point Reberts e west coast of Whidbey Island. Secondo essi la forma ti- pica sarebbe di quest'ultima località (*), e in linea generale lo indi- cano epifitico sopra altre alghe nelle superiori zone sublitoranee (della California). L'individuo esaminato è cistocarpifero e si offre sotto l'aspetto elegantissimo di un Callitannio roseoporporino, addensato in un cespo emisferico del diam. di 4 cm. Nei particolari di poco differisce dalla descrizione fatta da J. Agardh sopra esemplari tetrasporiferi. Fronda ultra capillare, piuttosto cilindrica coi rami più brevi densa- mente decomposti subcorimbosi, quasi regolarmente alternanti. Ra- moscelli subsemplici emessi in modo subsecondato dai rami maggiori coi segmenti terminali più o meno ottusi. Sommità dapprima forci- pate, indi erette con indizi di una forcipazione incipiente. Articola- zioni inferiori 2 volte più lunghe del diam., gradatamente diminuenti per riuscire, nelle ultime suddivisioni, più brevi di esso. Ginocchia eterocistidee, grandi, con produzione di cellule minori investenti la metà circa od un terzo delle articolazioni mediante uno strato corti- cale, lasciando subnuda e diafana la rimanente porzione di esse. Te- trasporangi verticillati nei penultimi rami, prominenti, denudati su- (^) Secondo quanto dichiarano, i campioni relativi si mostrano provvisti di cìstocarpi, di tetraspore e di anteridi. 617 periormente. Cistocarpi (favelle) nell'ascella delle penultime ed ultime divisioni, solitari o bini, involucrati da 2-4 rametti lungamente incur- vati sui frutti. Oltre che per il portamento sopra indicato, l'identificazione della specie è assai facilitata dai fili suddivisi in rami di i e di 2 grado disposti in un perimetro piramidato a punta ottusa o rotondata. In merito al sistema cellulare, siccome le indagini Agardhiane richiedono, pel controllo, tempo non breve ed ingrandimenti massimi, al solo effetto della determinazione credo possano bastare le seguenti con- statazioni. Nel caso nostro le estremità dei sacchi componenti gli ar- ticoli, anziché immedesimarsi nelle cellule ginocchiali, ne sono di- sgiunte da uno spazio che è occupato da cellule infrarticolari. Tenuto conto della relatività, queste cellule sono assai grandi ma non tutte delle stesse dimensioni, variamente angolate, disposte su di una linea orizzontale ma non perfettamente retta, né sempre semplice, in quanto esse possono essere disposte in una o due serie ma sempre irrego- lari e in maggior numero ai lati dell'articolo pel maggiore spazio ivi creato tra la cuticola del filo e l'estremità soprastante. Da queste cellule infrarticolari altre ne partano ma di molto piiì piccole, oblun- ghe, longitudinali, commiste ad altre ancora più esili, lunghissime, filiformi, subseriate in modo arcuato le laterali, in modo verticale le centrali, e compongono così uno strato corticale disposto come due callotte coi rispettivi poli opposti a contatto con la linea delle cellule infrarticolari. La callotta superiore riveste pertanto la parte inferiore dell'articolo superiore e la callotta inferiore, in senso opposto, riveste la parte superiore delP articolo inferiore. È anche da osservarsi che mentre le file di cellule componenti la callotta superiore si arrestano ad altezze assai disuguali, quelle della callotta inferiore finiscono tutte invece in una linea troncata, delimitando cosi perfettamente l'orlo della callotta stessa. Non bisogna però credere che la rimanente parte degli articoli non rivestita da questi strati parziali e colorati riesca perfettamente nuda. Jalina si ma non nuda affatto, inquantoché, mas- sime negli articoli inferiori, le cellule esilmente filiformi e rosee, con- tribuenti alla formazione delle callotte, si fanno, al di là degli orli di queste, ancor più sottili e ialine e in questa forma e così incolore percorrono longitudinalmente e parallelamente tutta la rimanente parte degli articoli. 618 Benché tratte da un unico individuo, queste notizie debbono avere il loro valore e significato nello studio comparativo delle diverse forme o varietà che oggi debbono essere meglio note che non nel 1893 quando J. Agardh, in Analecta Algologica, proponeva, non senza qualche dubbio per insuQìcicnza di materiale, la sua varietà decipiens. Infatti Setchell e Gardner nel 1908, in Alg. of northw. Am., accennano a tre varietà (o forme?) di Ceram. califnrnicuìn con questa semplice dizione: « nos N. Ó17!, Ó17 a! », ma delle quali non sono note allo scrivente nò le piante né le descrizioni relative. In quanto alla var, Agardhiana l'autore conviene che la pianta é affatto simile alla forma primaria nei riguardi delle tetraspore, mentre dubita che ne diversifichi per la struttura delle ginocchia la quale non corri- sponderebbe a quella delle Dictyogonia ma piuttosto a quella delle Zygogonia. Minor valore hanno forse certe differenze notate nella co- stituzione dello strato corticale, perché le stesse si possono qua e là riscontrare anche nella forma primaria, come avvenne allo scrivente (*). a. Ceramium californicum J. Ag. Collins, Holden and Setchell, Phyc. Bor. Am. n. 447. Reietto, sopra Gradì, confcrvoides. Santa Cruz, California, Agosto 1897 (legit miss J. M. Weeks). Per graziosa comunicazione del Dott. A. Forti. Sottogenere Centroceras Kuetz. Le sole quattro specie che finora comprende questo sottogenere meritavano certamente una distinzione speciale fra l'ottantina circa di Elicer amili m, ma non già pel fatto delP a'<:///^o-cc;r;/o espresso nella denominazione del sottogenere, caratteristica questa che, in forme varie, si ripete anche nei Ceraìuiuni Derhesii, acanthonoimn, panicu- latiiin, puberuhun, cilìatuw, eclnonotiiiii. Il fatto nuovo da esprimersi nella distinzione parmi che, in questo caso, dovesse essere quello già stato rilevato da C. A. Agardh fino dal 1820 con le parole « Arti- (*) La sistematica è in natura, ma noi non possiamo valercene che per seguire grossolanamente le linee fondamentali delle organizzazioni tra gen. e gen.; ma queste linee non sono mai così pure ed assolute nelle divisioni tra specie e specie, e molto meno allorché trattasi di varietà e di forme. Questa verità viene spesso con- statata dallo stesso J. Ag. nella trattazione delle Tribii dei Ceraminm da lui ideate con tanto vantaggio per lo studioso. 619 culi.... longitudinaliter et transversaliter tenuissime striati », per dire solo del carattere di più immediato rilievo e come quello altresì più confacente al caso. L'Ardissone va più oltre, parendogli che il gen. Centroceras sia di autonomia contestabile « poiché le poche specie che comprende non differiscono dai Cerami propriamente detti se- nonchè per la forma e la disposizione delle cellule corticali » ('). Ciò nonpertanto egli adottò la nomenclatura Kuetzingiana che qui si omette sull'esempio di De Toni in Syll. Alg. 445. Ceramium clavulatum Ag. = Spyridìa clavulala J, Ag. - Centroceras clavuìainm Mont. - Boryiia lorulosa Bonnem. - B. ciliala Bory. - B. borbonica Grat. - Centroceras Championianum Zanard. - Cent, cryptacanllmin Kuetz. - Ceram. mexìcamim Sond. - Cerani. antenniniitn Mcrt. - Cent, micra- cantìium Kuetz. - Cent, teptacantìium Kuetz. - Cent, macracantliiun Kuetz. - Cent, hyalacantìium Kuetz. - Abacidìiim ctavutatiim Mont. - Cent, crispulum Mont. - Cent, oxyacanthum Kuetz. - Cent, bracliva- cantìmm Kuetz. - Ceram. Gasparrinii Menegh. - Cent. Gasparrini Kuetz. - Cent, clavulatum var. uncìnatiim Grun. A me non risulta che questa specie presenti alcunché di cosi decipìens da potersi scambiare per una Spyridìa, come consterebbe dalla sinonimia Agardhiana. Per molteplici che siano le varianti (tutte apprezzabili al microscopio), non per questo la pianta perde i carat- teri fondamentali dei Cerami, e cosi dicasi delle i'itre specie ascritte al sottogenere Kuetzingiano. Ignoro se i fenomeni che accompagnano il ciclo biologico di questa pianta siano ben noti e completamente esposti da qualche autore. Non essendo qui il luogo di tentare una monografia al ri- guardo, non posso però esimermi dal penetrare in qualcuno dei tanti recessi ove si elaborano i primi svolgimenti del ciclo stesso i quali (sembra un paradosso) vanno di conserva con l' atto finale della for- mazione e maturanza di quelle tetraspore che sempre abbiam visto occupare i fastigi della vegetazione. Eppure talvolta questa fruttifi- cazione si può trovare a contatto dello stesso substrato. (*) Ardiss. Phycol. medit. Parte I, p. 121. 620 La pianta viene indicata per cespitosa, ma ciò non può dirsi a rigore di termine, perchè la sua massa, anziché procedere da una sola radice o callo e da un sol piede, è composta di uno strato di fili al loro inizio sdraiati sulla matrice (altre Alghe e anche scoglio; alla quale aderiscono mediante rizine ialine, articolate, semplici o subramose, isolate o fascicolate, emesse dalle giunture delle artico- lazioni, radamente dal corpo stesso dell' articolo ('). Altro fatto con- tribuente all'accrescimento dello strato basilare della pianta è il seguente. In casi in apparenza anormali ma per la ragione loro eminentemente fisiologici in quanto tendono alla riproduzione per scissione, le cellule aculeipare del margine superiore dell'anello gi- nocchiale, in causa di una stretta aderenza alla esilissima cuticola del filo con la quale sono quasi concrescenti, nella loro spinta all' insù per lo svolgimento loro in aculei, dilacerano la cuticola per cui ne consegue la disarticolazione e la caduta della parte del filo sopra- stante all'avvenuta separazione. Il fenonemo si verifica anche nei fili eretti, ma più frequente si riscontra nello strato basilare in seguito anche a cause estrinseche, non ultima quella dell'azione di una quan- tità di animalcoli che dei cuscinetti d'Alghe si fanno nido. A tale effetto neppure le Bacillariee sono estranee. Come si può immaginare, lo sgroviglio delle parti sdraiate della pianta ci fa assistere ad una quantità di fatti ognuno dei quali ri- specchia un ciclo biologico, sia che si consideri la pianta come indi- viduo o come un aggregato di individui. Per brevità si riassumono alcuni dei fatti stessi nelle seguenti ripartizioni : a) Fili primari sdraiati, dapprima rosei, poscia color nocciola subverdognoli e infine giallorino-ialini a lunghissime articolazioni ultra sottili le prime e sprovviste di rizine fattesi decidue per cessa- zione della necessità loro, indi più ingrossate e munite di rizine an- cora vegetanti aderenti o sollevate a seconda della natura del sub- strato. Strato corticale ora di cellule degP indicati colori, esigue, tonde, fittissime e scnz'alcun ordine; ora disposte in masse fibrilbrmi, lon- gitudinali, subrette, o subfiessuose o inclinate in sensi diversi, fram- miste a cellule esigue isolate; (^) Quest' ultimo esempio mi venne fornito da un esempi. Neo-Zelandese. 621 b) Fili sdraiati o decombcnti-risori^cnti, subregolari o nocchie- rosi, Lina o più volle curvati a sifone, ialino-giallorini, quasi ecorti- cati o con cellule normali regolarmente seriate rettangolari coi lati maggiori verticali (in una sola articolazione ebbi a riscontrarle in senso opposto, e cioè coi lati maggiori orizzontali), ora in modo irregolare. Articolazioni talora indistinte per lunghissimi tratti anche nei casi di diafanità. Rametti ora normalmente clavulati, ora in torma di un grosso pungiglione giallorino a cortissimi articoli con cellule subqua- drate subialine o con qualche aculeo. e) Fili o porzioni di fili sdraiati, privi di articolazioni in luogo delle quali si hanno talora due nocchi, uno per lato, con qualche intenzionale aculeo. Questi fili sono assai robusti, giallorino-ialini o di color nocciola, corticati di cellule degli stessi colori, esigue, sub- tonde, assai spesse e senza traccia di un ordine qualsiasi. Appunto in tronconi di questa natura riscontrai tetrasporangi vivamente por- porini, maturescenti, ora isolati, ora raggruppati persino in numero di 12 disposti in 3 verticilli irregolari. Si dà anche il caso di una forcipazione con tendenza a trasformarsi in rizoidi. Un vero capo- volgimento ! Dal sopra esposto appare come la natura sappia valersi anche dei regressi di vegetazione per raggiungere il suo scopo precipuo. Non occorre aggiungere una nuova descrizione della notissima pianta la cui distribuzione è vastissima. Difettiamo però assai in fatto dei punti di collegamento fra le varie stazioni. Quello della Tilden (gruppo delle isole Hawaii nel Pacifico) mi sembra nuovo. a. Centroceras hrachyacanthuin. Fernambuco, Brasile, lugl. 1882 Race. C. Marcacci. Ex herb. A. Piccone. b. Centroceras clavuìatum. Perù, costa dell'Isola S. Lorenzo presso Callao. Agosto e Settemb. i883. Come sopra. e. Centroceras cryptacanfhum. Cavite presso Manila, Isola di Luzon (Filippine). Settemb. 1884. Come sopra. d. Centroceras clavuìatum. The Eplanade Wellington 4-3... Nuova Zelanda. Ex herb. Laing. e. N. 491. Ceramium diaphanum (sic) Roth. Waikiki, Oahu, Terri- tory of Mavvaii. J. E. Tilden. 28 My 1900. /. Ceramiuui clavuìatum Ag. (det. A. Mazza) S. Diego (California) 1910. leg. Alessandro Jardini. 622 Osservazione. — L'individuo, radicante sopra Plerocladia capii- Iacea, in cui furono riscontrati i ienonemi di cui alla lettera e), venne raccolto dallo scrivente il i5 magg. 1902 al Foro Italico a Palermo. Sia perchè restii all'imbibizione, sia per T esilità capillare dei Cera- unum del sottogen. Centroceras, è oltremodo difficile ottenerne se- zioni cos'i sottili che si possano disporre in piatto anziché sul fianco. Il Cer. cÌQvulaliun non solo ha la proprietà di disarticolarsi natural- mente, ma anche di scindersi dove che sia sul corpo degli articoli, e ciò si ottiene in modo artificiale sottoponendo dei fili, bagnati in acqua acidulata, ad una forte pressione fra due vetri dello spessore di quelli comuni per finestre. Si avranno con ciò moltissime separa- zioni di articoli in forma di cilindri che rimangono forzatamente sul fianco, ma fra essi talvolta si rinvengono dei dischi cos'i sottili che si dispongono di piatto, ossia a contatto dei vetri con le due faccie sezionate. Questo fatto prova la possibilità di due scissioni operatesi ad una distanza micromillimetrica. La sezione trasversale così ottenuta ha forma tonda e presenta l'asse centrale sotto l'aspetto di una mem- brana rosea in vario modo pieghettata isolata in uno spazio vuoto, e lo strato corticale composto di 2 serie di cellule: l'interna di 6-8 cellule esigue, rosee, obovate od elittiche; l'esterna di numerose cel- lule consimili concatenate per l'estremità loro. Più notevole è ancora quest'altro fatto, cioè che per la pressione suddetta molti dei cilindri (articolazioni disarticolate) sono costretti a vomitare il loro contenuto, ossia il tubo assile roseo, e molte delle esigue cellule corticali si spaccano longitudinalmente con una linea netta nella parete rispet- tiva. Si hanno così, in luogo delle cellule, tante laminette rosee ora interamente spianate, ora coi margini piegati a doccia. Come si vedrà anche in Cer. Eatonianum, queste scomposizioni di organi negli elementi loro possono essere di grande sussidio allo studioso nella spiegazione delle metamorfosi inerenti alle condizioni varie in cui viene a trovarsi una pianta, o alcuna parte di essa, a seconda degli stadi del suo sviluppo. 446. Ceramium Eatonianum (Fari.). = Centroceras Eatonianum Fari. - Centroceras oregonense J. Ag. Scrivendo di questa pianta dopo l'esame di un unico frammento basilare, ben si comprende come io abbia inteso di presentare dei semplici dati individuali e non già dei caratteri che pretendano 623 di sintetizzare ogni sua manifestazione. Questa diehiarazione è tanto più necessaria inquantochè a me di essa specie è noto solo quel poco che si può leggere in Syll. Alg. di De Toni, che cosi può es- sere riassunto. Fronda capillare, inerme, dicotomo-fastigiata e provvista di pro- lificazioni sparse, segmenti terminali forcipati incurvi terminati in una grande cellula; zone corticali troncate alle ginocchia, cellule lon- gitudinalmente seriate, negli articoli superiori suddivise in modo bi- nato o quaternato, negli inferiori subregolarmente alternanti roton- dato-quadrate. Larghezza degli articoli subeguale alla lunghezza. \n quanto al portamento nulla s'impone di cosi spiccatamente diverso che la contradistingua dal comune C. clavulatuìu. Ogni dif- ferenza da questo è da rilevarsi al microscopio. Primissime sono: l'assenza dell'anello ginocchiale; le fibre robustissime, o cordoni, che scorrono subparallele o diagonali od accavallantisi sul corpo delle articolazioni senili viste in superficie; la mancanza degli aculei ginoc- chiali e, infine, le disposizioni binate o quaternate delle cellule cor- ticali varianti di forma. Non bisogna dimenticare che del Cer. Eatonianuin non si cono- scono le fruttificazioni, il che permette di avanzare la pregiudiziale se le forme fertili non avessero per avventura le cellule ginocchiali raccolte in un cingolo mucoso solidescente, e di natura prolifera come in Qer. clavulatum. Se ciò fosse, non mancherebbero certo i tetra- sporangi e forse anche gli aculei. Di questi ultimi ebbi a constatarne in istato iniziale all'estremità di un articolo isolato. In quanto alle altre differenze non sono sempre tali in modo assoluto anche nello stesso Eatonìaniim, mentre mi fu dato di riscontrarle, in modo par- ziale, nel clavulatum. In Cer. Eatonìanum i fili repenti emettono qua e là ai lati delle ginocchia, a contatto o quasi del substrato, delle radicelle ialine, ed ai lati opposti dei rametti a cellule grandi subquadrate. Le radicelle, articolate, offrono strani polimorfismi nei quali la pianta pare abbia messe in opera tutte le sue risorse per assicurarsi la fissità. Isolate o fascicolate, semplici nei primi due terzi, indi subdicotome o varia- mente ramose, hanno alle estremità loro i più curiosi sviluppi che si possono cos'i riassumere: capolini bratteati in giro, formati da un gruppo di corpicini globosi, indi cordiformi con una cellula centrale 624 e infine più o meno spiegati in lamine lobate, apparali saccoriziformi; tazzette; bombicine sparse di sferette prominenti; produzioni ricor- danti fruttificazioni di fanerogame comediTrapa; cespuglietti ricor- danti Cladonie, Endivia, ecc. Le distinzioni fra articolo e articolo nelle parti inferiori e medie dei fili non senili sono segnalate da un maggiore ispessimento di cellule ai nodi, ma né per dimensione né per forma né per la natura loro sono dissimili da quelle che percorrono tutto il resto dell'arti- colazione; nelle parti superiori lo spessore delle cellule è suddiviv^o in modo uniforme, cosicché la distinzione fra articolo e articolo è data da un'esile linea ialina trasversale. A parte il cingolo ginocchiale che qui non esiste, la stratificazione corticale dei primi stadi del filo é pertanto poco difforme da quella del Cer. clavulatum, composta cioè dal numero massimo di 32 file (ló per faccia) di esigue cellule roseo-porporino disposte longitudinalmente. Ogni fila essendo com- posta di circa 20 cellule, ne consegue che il rivestimento corticale di ogni singola articolazione é composto di circa 640 esigue cellule, come nel C. clavulatum. Si comprende che questi numeri vanno gradata- mente diminuendo nel progredire verso l'alto del filo. Cominciando dagli articoli inferiori, ora avviene che le cellule delle file più interne (in rapporto alla faccia che si esamina in superficie) ad un dato stadio confluiscono per le estremità loro, formando cos'i dei filamenti colo- rati e poscia delle masse fibriformi longitudinali subparallele, come abbiamo visto alla lett. a) nella trattazione del Cer. clavulalum. Se- nonchè nell'esempi, del Cer. Eatonianum in esame il procedimento assume uno svolgimento ed un'importanza assai più grandi. L'esame della porzione inferiore di un filo maturo mi presenta le articolazioni percorse longitudinalmente da due grosse fibre-cordoni di un rosSo scuro, mentre gli spazi intermedio e laterali da fili sottili e rosei. Un filo senile invece mi offerse la presenza delle già accennate fibre robustissime o cordoni in numero da 4 ad 8 per faccia, parallele rette o flessuose, inclinate o accavallantesi, quali si vedono in super ficie. Queste ultime disposizioni possono dipendere da cause diverse fisiologiche o meno, non escluso l'effetto dell'età e della essiccazione ma si possono ricondurre alle primitive per mezzo di un bagno acidulato e conseguente compressione. Il filo cosi trattato presenta le, articolazioni composte di 4-8 grandissime cellule rettangolari le quali, 625 in seguito ad un' aumentata pressione, rigettano i rispettivi assi rosei dell' istessa forma ma con gli angoli rotondati; inoltre la parete di una parte di esse cellule si spacca nettamente in linea verticale e si hanno in conseguenza delle laminette rosee ora interamente spianate ma più spesso coi margini flessuosi o curvati a doccia. Queste spac- cature COSI regolari dimostrano che non trattasi già di una dilacera- zione brutale dovuta esclusivamente ad un'azione meccanica come è quella della compressione, ma che si operano sopra una linea su- turale con la quale ebbe termine il lavorio di aggregazione delle tante cellule esigue rettangolari, subquadrate o tonde il cui materiale ha servito a comporre le poche e grandi cellule {'■). A queste però ora più non compete un tal nome, ma quello di sifoni in cui effet- tivamente si sono tramutate, come lo provano i relativi tubi assili. La forma rettangolare è di sola apparenza siccome dovuta unica- mente alla compressione di un vero e proprio cilindro ad estremità tronche. Altra prova che la metamorfosi ebbe a compiersi come ora si disse, sta nel fatto che attraverso l'esilissima e ialina cuticola del filo più non si scorge alcuna traccia delle antiche esigue cellule cor- ticali. Nei casi in cui questi sifoni sono perfettamente verticali e da soli, senza altre complicazioni di forme, danno l'idea di colonnine inquantochè sono un po' allargati alle estremità. Normalmente i ca- pitelli di queste colonnine s'incontrano quasi a contatto coi basa- menti delle colonnine dell'articolazione immediatamente soprastante; altre volte invece si fermano ad un'infinitesima distanza ed allora nella sottile linea di spazio intercedente possono trovar posto delle cellule infrarticolari esigue, lineari, orizzontali, di natura inerte, veri simulacra ìnania la cui ragione di essere, e sotto un ben altro aspetto andrebbe ricercata negl' individui fruttigeri. ,■ Sostanza assai ferma, di poca aderenza al foglio; il colore roseo- porporino si fa rosso-bruno nelle parti senili, bruno-giallastro-nereg- giante nelle essiccazioni. (^) Che simili fenonemi avvengano nell' interno di un organismo è assai meno sorprendente di quello che (della natura stessa, e cioè saldatura di parti laminari) abbiam visto compiersi esteriormente nel Dicfyuruspurpurascens, di cui al N. 341 della presente opera. G26 Hab. America superiore in Oregonia e California. a. Centroc&ras Eatonianum Farlow. Algae Californiae; ex herbario A. B. Harvey, Taunton U. S. A. et ex herb. Dott. A. Forti. 447. Ceramium Deslongchampii Chauv. (/) = Gongroceras Deslong. Kuetz. - Ceraiii. Agardhianum Griff. in Harv. - Gongroc. microdendron Kuetz. - Gongroc. Agardhianum Kuetz. - Gongroc. strictum Kuetz. La presente specie, sistematicamente ed in rapporto a quest' opera, andrebbe collocata fra il Ceram. cancellatum Ag. (n. ó,'Ò2) e il Cerarti, isogonutn Harv. (n. 484). Infatti appartiene alla IX Tribù Agardhiana dei Leptogonia. Sinteticameute si deve definire per una pianta subsetacea, de- composto-dicotoma e provvista di rametti laterali subolati; segmenti piuttosto eretti, i terminali indivisi e suberetti subolati;" articoli infe- riori 3-4 volte pili lunghi del diam. nudi; tetrasporangi verticillati e sparsi erompenti, spesso aggregati da un lato e confluenti. La prima sua vegetazione è certo costituita da fili sdraiati, indi da altri decombenti e suberetti, come verificai sugli esemplari, e che ri- veste un sottile corpo cilindrico di natura animale, semidecomposto. Questi primi fili nella parte aderente al substrato emettono alle gi- nocchia delle radicine ialine, ed hanno le sommità talvolta subforci- pate in modo speciale, presentando l'aspetto che ricorda le chele di gambero. Si nota che il segmento inferiore della forcipazione, nel caso di cui si tratta, è assai breve in confronto all'altro, ed è desti- nato ad una graduale atrofizzazione, tantoché nell'ultimo periodo dello sviluppo, mentre il segmento primario si allunga enormemente con un aspetto subolato, il segmento inferiore o è affatto scomparso o di esso più non rimane che la pellicola ialina del filo vuota di ogni suo contenuto assile e celluioso. I fili cilindrici, visti in superficie, presentano figurazioni varie a seconda dell'età e dell'ubicazione delle articolazioni, cioè se inferiori, medie o superiori, e con non meno varie apparenze nei punti inter- medi. Ora appaiono tonde, od un po' schiacciate ai fianchi, comba- (i) Tardi se ne tratta in causa di spostamento della busta in cui era contenuto l'esemplare relativo, e solo ora rinvenuta. 627 cianti per le estremità loro, percorse longitudinalmente da una o più laminette nastriformi continue, spiegate o in più modi ondulate, pie- ghettate o spezzettate. Le cellule ginocchiali in questo caso ora sono nulle, ora poche o abbondanti così da rivestire un terzo circa delle articolazioni. Si hanno inoltre cellule lungo tutto lo spazio esistente fra le articolazioni stesse e la cuticola del filo, naturalmente più ab- bondanti dove gli spazi sono più grandi, e cioè negli spazi triango- lari che si determinano all'incontro di dette articolazioni sferoidali. In altri casi le articolazioni sono quadrate o rettangolari rivestite di una lamella rosea intera o spezzata, hifine si dà anche il caso delle articolazioni in apparenza rivelantisi unicamente per una larga fascia di cellule variabili per dimensione e forma, distinte da zone ialine. Le laminette sono di un bel roseo da Nitophyllum, roseo-porporine le cellule. Le sezioni trasversali mostrano una cuticola ialina a strati fila- mentosi circolari. L'asse ora ha l'interno occupato dalle solite mem- branelle ialine concentriche integre o dilacerantisi commiste talvolta con qualche cellula rosea; ora lo stesso centro è occupato da una o più laminette rosee, variamente raffigurate le quali evidentemente ripe- tono la loro origine dalle cellule ginocchiali. Lo strato corticale è composto di cellule isolate, elittiche, subtonde o variamente angolate in un'unica o subunica serie: in altri casi queste cellule confluiscono formando un cerchio roseo più o meno interrotto. Dati i tre aspetti superficiali dei fili, e che forse non sono gli unici, si può di leggeri pensare quante altre configurazioni possono offrire le sezioni trasver- sali sulla giuntura delle articolazioni nel quale punto 1' elemento cel- lulare più abbondantemente e più complicatamente si esplica, come lo comprova la fig. 9 della Tav. della cont. II di Anal. algol, di J. Agardh. e per questo e per altri riguardi sarà opportuno riferirsi allo stesso Autore che ne scrisse in Epicrisis, p. 98. Negli esemplari osservati la pianta è alta da uno a tre cent. ; la sostanza è ben ferma, opaca, di leggera o di nessuna aderenza; i bei colori vivaci si possono sempre osservare al microscopio negli esemplari bagnati, ma ad occhio nudo le piante secche ci appaiono di un colore atro-violetto un po' sbiadito. a. Ceramium Deslongchampii. Chauv. Alg. Normand. Cótes de Calvados. 628 Gen. MICROCLADIA Grev. (1830j Etym. mìcros piccolo e clados ramo. = Delesserìae, Fiici, Gigartinae, Halymeniae, Sphaerococci, Plo- camìì sp. auct. Fronda dello spessore di una setola o anche il doppio e ultra, subcilindrica o compressa, dicotoma e quasi pennata coi segmenti spiegati a ventaglio o coi rami secondari e terziari secondatoin- trorsi, costituita da un tubo assile nucleato articolato e da uno strato corticale assai abbondante ma, per quanto contiguo, di- stinto in due porzioni, la più interna delle quali si potrebbe anche considerare come faciente parte a sé stessa pel suo carattere di va- sto sistema cellulare pericentrale, composto cioè da ampie cellule ialine rotondato-elittiche-angolose commiste e seguite da cellule mi- nori e filamenti; l'esterna o periferica è formata da piccole cellule intensamente colorate oblunghe verticali alla periferia. Cistocarpi so- litari, collocati poco sotto i segmenti terminali della fronda, involucrati da circa tre ramoscelli appena eguaglianti l' altezza del frutto. Tetra- sporangi svolti verso il lato esterno dei segmenti terminali, disposti in una sola linea longitudinale, oppure irregolarmente in parecchi su più linee trasversali; tetraspore divise a triangolo. Anteridì ignoti (ad eccezione di quelli di M. Coulteri) (^). Abbiamo visto nel gen. Ceramium con quanta costanza ed evi- denza la corticazione, totale o parziale, proceda dalle ginocchia dove, in modo definito o decorrente, si accumulano le cellule sempre pronte ad una quantità di utjici i più differenti ma sempre intesi all'irrobustimento dell'individuo, alla sua salvaguardia contro tutte le insidie che possono compromettere il suo normale sviluppo ed alla maturazione degli organi di riproduzione sia con le normali frut- tificazioni, sia con ripieghi insiti nella natura della pianta, sia provo- cati da cause esteriori. Abbiamo altresì visto come per asse viene (^) R. J. Harvey Gibson (On some marine Algae from New Zealand 1893, pag. 5) descrisse gli anteridii osservati in un esemplare neozelandese di Microcla- dia Coulteri Harv. ; questi organi traggono origine da modificazione dei rametti terminali ; le cellule anteridiali si formano per ripetuta divisione dello strato cel- lulare corticale esterno. 629 comunemente e giustamente ritenuto il tubo esistente fra le deli- mitazioni concentriche formate internamente dal sistema cellulare e perifericamente dalia cuticola del filo. Se talvolta quest'asse ne contiene un secondo, generalmente colorato, ciò non avviene che nelle regioni genicolari, ma questo secondo tubo va gradatamente diminuendo di volume fino a cessare a poca distanza da esse, hi Microcladia invece il nucleo assile persiste sempre lungo tutto quanto il filo. Questo che dicesi dell' asse, più a ragione devesi intendere anche per le cellule pericentrali ad onta delle mutazioni cui vanno soggette col progredire dell'età, tantoché nello stato senile, come d'ordinario avviene nelle alghe caulescenti, si tramutano in un'ab- bondante massa di filamenti intesa a conferire quella robustezza di tessuto che nei Ceramium invece è, e sempre eccezionalmente, assai limitata. Che tutto ciò debba necessariamente avvenire è appunto pel fatto che in Ceramium il centro massimo di elaborazione è ri- servato alle cellule proprie delle regioni genicolari, al contrario (al- meno apparentemente) di quanto avviene in Microcladia dove una tale elaborazione pare che si estenda a tutto quanto Tasse, del che potrebbe costituire una prova l'altro fatto che in date condizioni speciali (vegg. Microcladia borealis) le radicelle che sostituiscono i rami possono essere emesse non solo sulla linea delle giunture, ma anche, ed in grande abbondanza, sul corpo stesso delle articolazioni ('). Le articolazioni in Microcladia (salvo casi speciali di cui si dirà all'atto pratico) sono invisibili in superficie in causa della fitta e com- plessa organizzazione cellulare quale traspare attraverso la cuticola del filo, e ancora digicilmente controllabili nelle sezioni trasversali, data la continuità del nucleo assile uniforme. La sostanza è ben ferma e la saldezza sua è accresciuta dal muco che solidifica lo strato corticale periferico così da renderlo di consistenza cornea, circostanza questa che determina il rumore secco che accompagna la separazione delle sezioni le quali saltano sotto il taglio. E anche tutti questi particolari sono in opposizione a quanto avviene in Ceramium. (1) Simile fenomeno si verifica pure in Ceram. clavulatum, ma è da ricordare che in questo caso le cellule corticali sono nettamente separate dall' anello ginoc- chiale nel quale spesso le cellule si mostrano inattive. 630 Infine, per quel che trattasi deiraljìnità sua con Carpoblepharìs pel solo fatto di una certa analogia nel doppio strato corticale, que- sta stessa analogia è soggetta a troppe e significanti varianti la cui natura, più che un ravvicinamento, tende ad allontanare i due generi. 448. Microcladia glandulosa (Soland.) Grev. = Fucus glandulosiis Soland. - DcUsseria glandulosa Kg. - Fu- cus implexus D. C. - Sphaerococcus cristatus p. angustaitis Ag. - Gigartina glandulosa Lamour. - Fucus hifidus var. anguslatus Lyngb. - Halymenia iinplexa Duby. - Microcladia tennis Kuetz. - Plocamiuni dichoiomum Schousb. È la specie più anticamente conosciuta, giacche, in materia, l'anno i83o può dirsi antico, e per conseguenza antiche anche le località Atlantiche dalla Scandinavia a Tangeri d'onde pervennero agli algari i primi campioni. Le località tirrene sono finora quelle del golfo di Lione (J. Ag. e Kuetz.), delle Baleari (Rodriguez) e del golfo di Napoli (Mazza, dragata tra Massa Lubrense e Sorrento nel marzo 1908). Dopo quanto ne fu scritto dagli autori, io mi limito a qui rife- rire unicamente le mie personali osservazioni. E fra le Alghe rite- nute rare, ma se mai ciò devesi non tanto ad una scarsità di pro- duzione quanto al fatto di essere una pianta repente nei primi stadi della sua vegetazione, e per conseguenza di0ìcilmente asportata dalla propria matrice, tanto più se crescente, come più spesso av- viene, a già notevoli profondità calcolate dal Rodriguez da 90 a no m. Cresce però anche presso la superficie, come lo provano alcuni miei esemplari appresi alla Corallina officinalis. Alla dizione di pianta dicotomo-subpennata che da sola può convenire alle forme sterili ed in parte anche tetrasporifere, sarebbe opportuno aggiungere quella che designi la proprietà insita, massime nei segmenti superiori, di curvarsi in fuori e di recare i rami secon- dari unilaterali introrsi, il che in modo quasi assoluto avviene nelle forme cistocarpifere. I fili primari, ancorché bene organizzati, sono repenti sulla ma- trice (altre Alghe e detriti azotati) alla quale aderiscono per mezzo di radicine derivanti dai rami emessi alle ginocchia delle articolazioni. Anche questi rami sono bene organizzati e colorati come quelli 631 emessi dai fili eretti, senonchè si mantengono cortissimi e ripetuta- mente ramicellosi, striscianti, con le segmentazioni supreme in via di decolorazione con le cellule cimali ialine assai ingrossate. Ad onta di questa loro condizione, tali fili emettono altresì dei rametti prov- visti di cellule prone alla fruttificazione tetrasporica, come lo mani- festano le loro dimensioni maggiori, il colore vivacemente e brillan- temente porporino e 1' aggregazione. Altre volte i fili repenti, sia per- chè della primaria vegetazione, ma più ancora per il fatto di tro- varsi sepolti in una fanghiglia grassamente azotata, si fanno ialini. In questa condizione l'asse è ridotto ad una linea ultra esigua, lo strato più o meno intensamente celluioso che lo circondava è affatto scomparso, e infine lo strato periferico si vede ridotto a cellule mi- nute, tonde o filamentose paglierine. È unicamente in questo caso che nel filo si possono scorgere con evidenza le articolazioni che sono lunghe poco più del loro diametro, e le ginocchia relative for- mate da una semplice linea trasversale ma senz' alcun accompagna- mento di cellule né comuni né di natura evolutiva in ragione della ubicazione loro. È pure proprio di queste condizioni il rameggio ad asse principale stroncato e con le ramificazioni secondarie e terziarie aggrovigliate in capolini dai quali emergono i segmenti ultimi bini stellati con le sommità fornite di gruppi di cellule ialine foggiate ad organi di presa, di forme varie. I fili, visti in superficie, hanno un cqlore roseo-vinoso. Sopra uno sfondo di esigue cellule allungate e subtonde ed altre sempre più minute, tonde, cristalline, lucentissime raccolte in gruppetti, scor- rono longitudinalmente delle fibre subparallele, sempre più robuste e più scure nelle parti senili, e sul tutto spiccano delle grandi mac- chie scure che, sotto la pressione, si risolvono in gruppi di esigue cellule tonde, pallidamente rosee e talvolta con le pareti di una con- sistenza speciale dovuta ad endocromi nerastri. In un solo caso (esempi, del golfo di Napoli) mi fu dato di osservare, nelle parti superiori della pianta, le fibre disposte a spina di pesce. La struttura intima è delle più interessanti, sia per gli aspetti più differenti in ragione del vario grado di sviluppo, sia per la dimo- strazione che ci offre dell'impiego del sistema membranoso, ialino, avvolgente in forma di tubi concentrici. È appunto questo sistema che costituisce, si direbbe, l'elemento plasmatico della struttura stessa. 632 Va da sé che l'asse, siccome costituente l'organo principale, debba occupare il centro del sistema costitutivo, ma intorno ad esso non si esaurisce la massa membranacea la quale, dopo averlo circuito di alcuni tubi concentrici protettivi, circonda questi con delle esigue cellule lineari, verticali alla periferia del tubo protettivo esteriore. È qui il caso di dire: La virtù formativa raggia intorno (*) Infatti il grosso della massa, cioè la rimanente parte dei tubi concentrici ialini, si scompone per ricomporsi in parecchie vaste cellule pericentrali a parete ialina ma densa, più numerose e prov- viste di nucleo rosso (quasi assi secondari) presso le ginocchia, mv:;no numerose e in apparenza vacue mano mano che si allontanano dalle giunture. E anche qui il residuo delle nuove creazioni si tramuta in cellule minori le quali vanno sempre piìi impicciolendosi coli' avan- zare verso la periferia. Questa essendo la realtà, sembrami diminuita l'importanza che spetta allo strato fra l'asse principale e il corticc periferico nel volerlo ritenere come una parte dello strato corticale, mentre è da considerarsi come un elemento sussidiario dell'asse in un punto dove si concentrano le virtù formative. Per ben giudicare la complessiva essenza del vero ed unico strato corticale fa d'uopo esaminarlo nelle parti adulte e senili nelle quali è più manifesto il distacco tra esso e lo strato più interno. Nei detti stadi si compone di un cerchio intensamente porporino e COSI esile da credersi formato di uno o due strati assai lassi ed irre- golari di poche cellule mediocri come si verifica infatti nelle parti giovani; ma scomposto mediante la compressione si risolve in una fascia larghissima di una miriade di celluline subtonde, esigue, por- porine, ravvicinatissime, senz'ordine apparente, senz' alcuna relazione, per forma e dimensione, con gli elementi dello strato più interno. Tenuto calcolo dello spessore micromillimetrico della sezione, il pen- siero con ragione si meraviglia come la natura possa riuscire a con- centrare in un cosi esiguo volume una quantità cosi enorme di or- ganizzazioni. Importa soprattutto riflettere che quanto si è esposto (1) Dante, Purgai, canto 25.° 633 non rappresenta che una delle tante fasi cui la struttura intima è soggetta. Nelle altre che precedono i fenomeni si complicano e in quelle che susseguono si semplificano. Il perimetro del filo, a seconda delle varie altezze, ha forme che vanno dall' elisse schiacciata al cerchio perfetto. Un fenomeno teratologico è quello riscontrato di due fili coad- nati. La sezione relativa ha forma di un otto disposto orizzontalmente, ossia di due elissi confluenti per un' estremità. Il punto di riunione è abbastanza largo e protratto ed è occupato da uno strato corticale di cellule rade e sparse. Il resto della struttura ha nulla di anormale in entrambe le elissi. a. No. 68. Mfcrocladia gìandulosa. On larger Algae, Devon, rare, Mary Wyatt. /'. Idem. Roscoff, aoùt, igo2, Coli. J. Chalon. 6". Idem. Guéthary, mai igoS, Idem. d. Idem. He Callot, aoùt 1908, Idem. 449. Microcladia borealis Rupr. = Microcladia scorpioides Harv. Fronda alta ó-'o cm., un po' più grossa di una setola, filiforme, subcilindrica, secondato-pennata, a rami assai patenti subrecurvati, i maggiori deliquescenti dicotomi, i minori, lungo i maggiori, secon- dati; rametti pure secondati dal lato interiore delle biforcazioni, verso l'apice alquanto più brevi, i terminali giovanili forcipati convergenti, gli adulti divaricati; tetrasporangi subverticillati negli ultimi e penul- timi rametti. Cistocarpi .^... Questa, come le altre specie americane, perde assai dell'aspetto ceramioide che ancora si mantiene alquanto in M. gìandulosa. Per dare un'idea del suo portamento, non saprei trovarle altro ravvici- namento che quello della Bornetia Binderiana Sond., con la diffe- renza che i rami di 4" grado (ramoscelli), in luogo di essere ramosi lunghi ed incurvanti come in detta Bornetia, sono cortissimi sem- plici e retti, facenti angolo retto col rametto da cui provengono. Ne risulta pertanto un aspetto di un'originale eleganza apprezzabilissima ad occhio nudo, mentre occorre il microscopio per constatarla, ad esempio, in Antithamnion nodiferum i cui rametti presentano le stesse disposizioni ora dette. 634 La pianta è densamente cespitosa, e per conseguenza si può ritenere partecipe di tutti i più svariati fenomeni che accompagnano il ciclo biologico dei primi fili repenti e decombenti risorgenti, del che si è dato qualche saggio nel trattare della M. glandulosa. L' esem- plare non fornendomi l'opportunità di una constatazione diretta di un simile contegno e delle conseguenze che ne derivano (giacché manca della matrice), mi offre però un indizio che giustifica intera- mente la mia supposizione. Nel vivente la pianta è di un colore ro- seo-sanguigno, e nel secco rosso-bruna. Il campione in esame non è che una parte del cespuglio, ma si direbbe di una pianta in sé stessa completa in quanto é provvista alla base di un apparato che ha tutto r aspetto di una radice roseo-giallorina ripetutamente rami- ficato-secondata, della lunghezza di circa 2 cm. Un prodotto, come si vede, molto sospetto. Infatti, sottoposto al microscopio, ci si rivela per un ramo secondario ripiegato in giù per ubbidire ad un' esigenza richiesta dalla parte cui s'imponeva il bisogno (novello Anteo) di un nuovo contatto con la matrice, sempre nell'intento di accrescere la massa con l'aggiunta di una nuova vegetazione. E noi vediamo questo ramo, così capovolto, tutto inteso alla sua nuova mansione senza perciò rinunciare al suo originario compito della maturazione di quelle tetraspore che già aveva portato ad un certo grado di sviluppo. È certo fra i casi più interessanti e maravigliosi quello di assistere a spettacoli di questa natura, nei quali l'alfa e l'omega si combinano nell'intento di una doppia e differente riproduzione, senza passare per gli stadii della senilità, del deperimento e della morte dell'individuo. Troppo in lungo ci porterebbe il descrivere la meta- morfosi in corso e quelle compiute in ogni singola parte del ramo- radice. Dirò solo che il filo di questo ramo ha preso l'aspetto di un fittoncino; che le dicotomie sono divenute o stanno per essere le sue ramificazioni, e le forcipazioni le sue suddivisioni estreme; che quasi ad ogni ginocchia di tutte queste parti, ed anche sul corpo delle articolazioni stesse si vedono emesse delle radicelle ialine, ar- ticolate, isolate più o meno abbondantemente fascicolate. Alcune di queste radicelle, siccome conservanti l'originaria loro virtù di rametti, recano a volte alla estremità un grosso capolino munito di brattee minutissime (ramoscellini) accoglienti un gruppo di grosse cellule rosee a periderma ialino di natura tetrasporica, oppure delle 635 tetraspore mature porporine basate sopra una raggiera di radicclle ialine destinate in origine a divenire ramoscellini. È appunto nelle parti più colorate del filo, così stranamente mutato, che si possono scorgere in superficie le articolazioni della lunghezza pari al diam. di questo assai più brevi se trattasi dei più giovani articoli. Le sezioni trasversali, a seconda dell'altezza da cui si traggono, hanno forma ora compressa ad elisse, ora subtonda, ora a perimetro ondulato-lobato e ciò nei casi di scanalature longitudinali del filo. Sulla struttura intima di questa specie vedo riportato in Sylloge Al- garum che la fronda « transverse secta adparet... cellula centrali hexagona cellulis 6 paulo minori bus cincta ». Questo reperto ha il valore che gli compete in quanto può rappresentare lo stato della costituzione propria di quel dato punto della pianta sul quale venne tratta la sezione, ma non rappresenta certo, né può rappresentare lo stato d'intima struttura dell'intera pianta per la semplice ragione che gli elementi della composizione inferiore variano a seconda del- l' età corrispondente ad ogni articolazione ed a seconda della distanza dalle giunture genicolari. Che la forma dell'asse possa apparire anche esagona può darsi certamente, giacché una tale forma può rinvenirsi anche in alcuna delle grandi cellule pericentrali del primo giro e senza che ciò sia dovuto a mutue pressioni, ma nemmeno per esse é il caso più nor- male, prevalendo invece le forme subtonde, elittiche e variamente angolate. Dalle molte sezioni dallo scrivente operate lungo tutto quanto un filo è sempre risultato che l'asse ha forma elittica, sub- tonda, raramente subangolata. \n quanto alle cellule pericentrali ne contai da sei a dodici, giacché il numero maggiore va gradatamente diminuendo dal basso verso l'alto. È d'uopo anche osservare che nelle parti inferiori dei fili più robusti, ma non senili, al giro più in- terno delle cellule pericentrali ne seguono due o tre altri le cui cel- lule possono essere di poco più piccole di quelle del i giro ma in cambio più numerose del doppio e del triplo, in conseguenza dei diametri maggiori dei rispettivi cerchi da esse formati. Anche qui, come in M. glandiilosa, tutto il sistema pericentrale appare derivato dal materiale membranaceo ialino che sempre pervade tra cellula e cellula penetrandole talvolta con una specie di nucleo embrionale che rimane sempre ialino, e prosegue l'opera sua con la formazione 636 delle cellule minori varie di forma e di dimensione, sparse, commi- ste a brandelli filamentosi colleganti il tutto e facendo capo contro il vero strato corticale composto di cellule colorate assai intensamente, minute, lineari, coibite in muco solidescente giallorino, verticali alla periferia. Talvolta si dà il caso di un doppio asse, e ciò è dovuto o ad una geminazione di carattere spurio, oppure, quando è genuino, ad un'imminente produzione di una dicotomia o di un ramo. La struttura senile è sempre quella indicata nella trattazione del genere. Hah. Nell'oceano Pacifico sulle roccie della zona litorale. Una- laska, Alaska, Amaknat Island, Fort Vancouver, Strait of Juan de Fuca, Puget Sound, Port Renfrew, Whidbey Island, F^^iday Harbor, San Juan Island. a. 48. Mìcrocladia borealis Rupr. Phyc, bor. Americana. Collins, Holden, and Setchell, Pacific Grove, Cai. Mrs. J. M. Weeks. 450. Mìcrocladia californica Fari. Setchell e Gardner con la disposizione sistematica delle loro Alghe nord ovest americane dimostrano di ritenere che questa specie debba precedere la M. Coulteri Harv. Mancano allo scrivente ele- menti sufjìcienti non solo per entrare in merito a tale precedenza (la quale probabilmente, oltre che a dati di fatto inerenti alla pianta, deve basarsi sopra una priorità di descrizione) ma nemmeno per istituire un particolareggiato confronto tra le due piante. Ciò che può constatare si è la grande differenza di portamento che esiste tra la forma adulta della M. californica e la forma giovanile della M. Coulteri. La pianta, negli esemplari in esame, s'innalza 8-12 cm. sopra un callo basilare tondo e poscia cuneiforme, assai allargato al punto di presa sulla matrice. È caulescente, dello spessore di un milk e oltre nella parte inferiore, più assottigliata nelle parti medie e supe- riori, con rami subdicotomo-bipennati retti od arcuato-ascendenti, rav- vicinati nelle sommità e con le ultime suddivisioni dicotomo-corimbose. Rachidi retti e non mai flessuosi. Tetrasporangi nelle pennettine an- tipenultime, plurimi, sparsi senz'ordine. La divisione delle tetraspore non è sempre uniforme, giacché può essere a triangolo a croce, ma più spesso è irregolare nel senso che una delle spore è grande quanto le altre due prese insieme. Cistocarpi nudi inseriti sui ramet- 637 tini esterni. Il colore nel secco è interamente rosso-bruno, la sostanza assai ferma e di debole adesione al foglio. Visti in superficie i fili si mostrano interamente rivestiti di cel- lule colorate subtonde, oblunghe, subrettangolari o variamente ango- late, disordinate, densamente ravvicinate, con accenni alla disposiziong in file longitudinali. Nelle parti più adulte si vede la ragione di questa tendenza che è quella delle confluenze, e quindi la formazione di pseudo-fibre longitudinali subparallele, subflessuose o rette, perpen- dicolari più o meno diagonali. Queste fibre si discompongono, sotto la pressione artificiale, in cellule mediocri varie di forma e di dimensioni. Articolazioni indistinte anche sotto il microscopio. Le sezioni trasversali hanno forme elittiche a compressioni varie. Tubo avSsile esterno a parete ialina o pallidamente giallorina, gras- setta, racchiudente il tubo intimo colorato. Lo spazio fra i due tubi è occupato dalle normali membrane ialine concentriche. Il tubo cen- trale scompare ad una data distanza dalle giunture articolari, come talvolta possono scomparire le membrane ialine concentriche le quali, in realtà, si sono ritirate contro la parete del tubo esterno alla quale finiscono per insaldarvisi, e allora si hanno fistolosità. L'asse può presentarsi anche bino, ma raramente sono entrambi genuini e cioè nel solo caso in cui la parete si è contorta formando la figura di un 8. Il sistema cellulare, massime nelle parti inferiori ed ultramediane, non ha più la regolarità e la chiarezza che si osservano in M. glan- dulosa, perchè presto si scompone in cellule minori nucleate, prima tonde, poi oblunghe o variamente irregolari, che finiscono per essere sopraffatte dall'elemento filiforme in parte rottosi in cellule sempre più piccole, in parte dirigentesi in modo subradiato verso lo strato corticale alla cui periferia si decompone m corimbi fra le cellule oblunghe elittiche subangolate, intensamente colorate, in 2-3 serie disordinate, perpendicolari inclinate o subparallele alla cute, a. Micro cladia californica Farlow. California. E. col!. F. S. Col- lins. Alg. bor. Americanae. 45 1. Microcladia Coulteri Harv. Fronda filiforme, compressa, subdicotomo-pennata con penne lungo i rachidi alterne subdistiche decomposto-pinnulate, pennette giovanili incurve provenienti dal margine superiore della penna adulta 638 gradatamente alternanti divaricate e subrecurve; cistocarpi subglo- bosi bilobi, subinvolucrati da 2-3 rametti; tetrasporangi plurimi sparsi senz'ordine nelle pennette, divisi a croce secondo J. Agardh, Da un callo radicale sacciforme o conico che si apprende ad altre Alghe s'innalzano una o più frondi, in vario grado di sviluppo, fino a raggiungere l'altezza di 10-20 cm. e lo spessore di un mill. e oltre, compresse in alto, a rachidi abbastanza flessuosi in basso, alternatamente rarnoso-vergate, a rami suberetto-patenti egregiamente pennati, con le penne di nuovo composte. La pianta giovanile, dap- prima a perimetro quasi lineare, assume presto un portamento pira- midato a larga base, in conseguenza dei rami infenori, formanti una grande penna decomposta in pennette e pennettine, divaricato-ascen- denti. In questo stato pertanto, anziché quasi vergata, si mostra uni- tamente compatta per la grande vicinanza delle penne e delle pen- nette, ed è colorata di un bel roseosanguigno che si mantiene anche nel secco. Gli esemplari in esame, alti i-3 cm., vegetanti sopra Graìeloiipia Cufleriae, trovandosi appunto nello stato giovanile, non è qui dato intrattenersi della pianta con criteri assoluti e molto meno generali. La natura dell'apparato basilare e 1' apprensione sua unicamente sui margini e non mai sulla faccia della Grateloupia (come lo dimostrano le sei piantine che vi si attaccano) provano del pari che questa specie, destinata a divenire caulescente nello stato adulto, non sente alcun bisogno di provvedersi di un'estesa base di fili repenti e radicanti come abbiamo visto nelle due precedenti. Si nota che nei primi stadi i due rami inferiori, uno per lato, vengono emessi sopra e quasi a contatto del callo basilare e per conseguenza le penne inferiori dei rami stessi vengono talvolta ad adagiarsi sul corpo della Grateloupia alla quale se, come nel caso nostro, fortemente aderiscono, ciò devesi unicamente alla compressione del preparato, hifatti, sottoposte queste penne al microscopio, si constata che per nulla differiscono da tutte le altre, che è quanto dire di averle trovate senza la benché minima traccia di radicelle. Il filo, visto in superficie, presenta un fitto strato di cellule me- diocri e piccole, subtonde, tendenti alla confluenza, senz'ordine ap- parente. Questa tendenza infatti, nelle parti più adulte, ha per risul- tato la formazione di fibre subparallele rette, diagonali e confluenti. 639 Articolazioni indistinguibili. La sezione trasversale di un ramo è lar- gamente elittica. Presenta il tubo assile dittico roseo, sotto varie apparenze, come di solito essendo soggetto a diverse contrazioni. A contatto della parte esteriore ialina dell'asse stesso vi è un giro di mediocri cellule ialine nucleate, indi immediatamente di rizine capitate ialine, e poscia un giro di grandi cellule elittiche a parete ialina con nucleo roseo che va soggetto alle vicissitudini di quello assile, ciò che spiega la natura loro di veri tubi pericentrali. Strato corticale composto di parecchie serie disordinate di cellule mediocri tonde, colorate di roseo intenso, mentre la serie periferica è formata da cellule più piccole disposte a parziali sovrapposizioni e quasi prive di endocromi. Basterebbe quest'organizzazione, congiunta al fatto dei cistocarpi involucrati, per fare della M. Coiiìteri una specie autonoma, e come tale venne infatti considerata da Setchell e Gardner in Alg. Northwest. Am. p. 347. La sezione della parte caulina ha forma quasi tonda. Tubo assile dittico a parete ialina. Tubo interiore roseo che alla sua volta si mostra nucleato di roseo, ciò che per me costituisce un fatto nuovo. Compreso dunque T invoglio ialino giallorino, formato dalle membrane concentriche, si dà il caso che l'asse nelle prime sue articolazioni può essere composto di tre tubi concentrici di cui gl'interni colorati. Il fondo è composto di una massa di filamenti ialini, integri, densissimi, subramosi a disposizione sub- raggiata, dirigentisi cioè dall'asse verso la base dello strato corticale. Sopra questo sfondo e ad una certa distanza dall'asse si trova un primo giro di cellule, o tubi pericentrali, elittiche a parete ialina e a nucleo roseo. Le pareti ialine di queste cellule tendono a scom- porsi in filamenti. Segue un secondo e un terzo giro di cellule della stessa natura ma formanti un cerchio irregolare ed interrotto e si può credere che nello stato senile saranno tramutate in altri filamenti, come avviene d'ordinario. Indi ha principio, ma senza distacco, lo strato corticale di cellule mediocri subtondo-dittiche, rosee, diminuenti di volume dall'interno alla periferia e tutte mediocremente stipate. Bah. Cresce sopra altre Alghe nella zona sublitorale superiore della California: Esquimalt, Strait of Juan de Fuca; west coast of Whidbey Island. a. Microcladia Coulteri Harv. - California, leg. Eaton. G40 Gen. CAMPYLAEPHORA J. Ag. (1851). Etym. campylos curvo, phoreo porto, reco. Poco posso scrivere di questo gen., non disponendo che di esem- plari incompleti e sterili dell' unica specie di cui finora si compone. Di tali esemplari ne tratterò più sotto, prudenza volendo che alcune delle particolarità loro si abbiano a considerare come espressioni in- dividuali. Voglio però dire che essi offrono dati che pure debbono far parte dei caratteri d' ordine generale inquantochè il gen. si basa su di una sola specie. Fronda eretta filiforme, subcilindrica o leggermente compressa, irregolarmente dicotoma coi rami allungati vergati subattenuati ai lati, internamente articolata con gli articoli subeguali al diam., e più corti di questo nelle sommità delle ultime suddivisioni. Cellule più interne grandi allungate lassamente disposte negl' individui fertili, approssi- mate negli sterili, le esteriori minori e rotondate. La pianta fertile reca gli apici incrassati ed incurvati come in Hypnea (^). Pure questa parte ingrossata mostra il tubo articolato ed è qua e là in- crassata da nodi celluliformi intumescenti. Strato periferico come si è detto. Tetrasporangi annidati nelle cellule rotondate esteriori, di- sposti senza alcun ordine, divisi a triangolo (secondo J. Ag.) in un ampio perisporio rotondato. Cistocarpi....^ 452. Caiìipylaephora hypneoides J. Ag. == Ceram. ruhruui var. firmiim Ag. - Gerani, rubrum Harv. - (Non Conferva corallina Spr.). Si legge che questa sp. ha quasi la grandezza e il portamento di Ceram. rubrum o di Ceram. vimineum. Dal rosso fosco gli esempi, in esame hanno tramutato il colore in roseo-giallorino sbiadito. 11 più alto di essi misura io cm.; lo spes- sore dei fili supera quello di una setola, più assottigliato nelle forci- (*) Gli esèmpi, di cui qui appresso si tratta abbondano di sommità incrassato- incurve e circinate, eppur tuttavia non ho riscontrato in essi alcun tetrasporangio né maturo né in formazione. Sulle Alghe cirrigere cfr. M. Nordhausen, Zur Ana- tomie und Physiologie einiger rankentragender Meeresalgen (Pringsh. Jahrb. Bd. XXXIV, 2, 1S99, pag. 236-27S, T. Vili). n.ii pazioni, mentre nelle parti cimali incrassato-ìncurve o circinate può superare il mezzo mill. Dicotomie rade distanti. Rametti assai rari, semplici o forcipati, nelle parti superiori dei rami. Sommità dei rami primari in apparenza subolate, in realtà ottuso-rotondate, formate da due cellule agTiancate, grandi (i° stadio), oppure sono rotondato-sub- tronche, risolventisi nelle due estremità vere, e cioè in una forcipa- zione di 2° stadio composta di due incipienti suddivisioni crasse, cortissime, lievemente incurve, ravvicinatissime. Le sommità dei rami secondari hanno invece le forcipazioni sottili ma assai sviluppate con le suddivisioni estreme leggermente incurve a cellula terminale unica mentre la suddivisione interna è eretta a cellule terminali gemine. Né le forcipazioni si limitano alle sommità normali, perchè anche le estremità delle parti incrassato-incurve ne possono essere provviste e non una sola volta ma anche una seconda. Una tale caratteristica è forse esclusiva a questa specie. Certo non si rinviene mai in al- cuna Hypuea. Nelle ascelle di alcune delle dicotomie superiori si tro- vano talvolta degli aggregati di grandi cellule roseo-giallorine, subim- mersi inferiormente, prominuli in alto. Queste cellule mi paiono di una natura ben diversa da ogni altra componente la pianta. Il loro valore potrà forse essere apprezzato da speciali ulteriori sviluppi che mancano negli esemplari. I margini attenuati dei fili recano alle giunture degli articoli due microscopiche spinule ialine (una per lato) il cui sviluppo si arresta alla prima articolazione. II filo, visto in superficie, mostra le articolazioni subtonde so- vrapponentisi parzialmente per le estremità loro Con la pressione si può liberarle da queste sovrapposizioni, e allora gli articoli si fanno subquadrati con gli angoli rotondati. Queste visioni si mostrano sotto il fitto strato delle cellule corticali, colorate, esigue, tonde, subtonde, lievemente oblunghe, assai dense per sovrapposizioni, spesso longi- tudinalmente seriate. Sono invece a strato unico sulle giunture che perciò riescono più pallide rendendo così gli articoli chiaramente appariscenti. Inoltre, massime nelle parti inferiori, le articolazioni re- cano talora nel loro centro una macchia scura sublonda. Queste macchie, sotto una forte pressione (la quale produce un crepitio) si risolvono in cellulette simili alle corticali, meno la centrale che tal- volta è più grossa, tonda e più vivamente colorata. Il crepitio è pro- 4i 642 dotto dalla compressione e successiva espulsione di minutissimi cri- stalloidi ialini, elittico-obovati, di varie dimensioni, riuniti in glome- ruli. La parte incrassato-incurva o circinata, vista pure in superficie, offre un aspetto ben diverso da quello dei fili normali. Ivi infatti lo strato corticale si mostra composto di cellule grandi, ialine, tonde, a nucleo esiguo e scuro, subseriate longitudinalmente o semplicemente appressate senz'ordine e senza vicendevoli sovrapposizioni. La sezione trasversale tratta sotto la prima dicotomia ha forma tonda. Tubo assile di una assai spessa consistenza membranaceo-sub- cornea pallidamente giallorina. Mancanza del nucleo centrale, per cui il tubo è internamente vuoto giacche le membrane concentriche hanno servito a rinforzare le pareti del tubo. Strato corticale assai spesso, continuo, e cioè formato da una massa unica di cellule di cui le più interne lasse, allungate, quasi filiformi, le esteriori gradatamente sempre più piccole, leggermente oblunghe, e così le interne come le esterne tutte quante disposte in file radiate facenti capo alla pe- riferia dove sono tonde, esigue. Eguale sezione presa in alto del filo ha forma leggermente elit- tica. Tubo assile sentitamente dittico con nucleo colorato della stessa forma. Si hanno cellule pericentrali tonde più grandi nel giro più interno che è l' unico regolare, sempre più piccole negli altri giri che sono irregolari e incompleti. Le cellule si fanno poi gradatamente sempre più piccole finché chiudono la periferia con la solita forma tonda ed esigua. Lo spazio infracellulare di tutto questo sistema è invaso da filamenti ialini che sembrano collegarlo. Sotto la pressione le articolazioni talvolta si separano in linea netta circolare. La sezione delle parti cimali incrassato-incurve ha forme sub- tonde-irregolari. 11 tubo assile ora è centrale, ora eccentrico; ora subtondo, ora dittico con nucleo colorato. Fra il nucleo e la parete del tubo le solite membranelle ialine concentriche sono soggette a varie metamorfosi di cui le principali sono: la scomposizione e il ri- tiro completo o parziale verso la parete stessa o il tramutamento loro in cdluline puntiformi che poscia si fanno confluenti formando COSI dei filamenti esigui avvolgenti il nucleo o sporgenti a guisa di cellule dall'interno della parete medesima. Cellule pericentrali gran- dette, e pel resto come sopra si è detto. Osservo che nei casi di ec- m centricità dell* asse lo strato corticale si mantiene uniformemente di- stribuito. Half. Sulle coste del Giappone secondo Tilesius, Suringar, Gray, Grunow, Hariot, Okamura, De Toni. a. Campylaepliora hypneoides ]. Ag. Ex oris Japoniae; Ex herb. De Toni. Generi dubbiì delle Ceramiacee. Gen. RHODOCHORTON Naeg. (1861), Thamnidium Thur. Etym. rodon rosa e chortos erba. Questo genere, che si fa precedere o seguire alle Ceramiacee, a seconda delle sue specie può, per i portamenti, ricordare le Ban- già, le Chantransia, le Trentepohlìa, i Callithamnion. La sua colloca- zione sistematica è, in ogni modo, sempre dubbia pel fatto che non si conoscono né la fruttificazione carposporifera (favelle o cistocarpi) né gli anteridii. Parecchie delle manifestazioni sue, non esclusa quella dell'adattabilità aerobia, richiedono sempre diligenti disamine compa- rate intese a dimostrare sperimentalmente se ed in quanto delle due dozzine circa di specie che furono descritte alcune o parecchie non fossero per avventura o forme di passaggio tra l' una e l'altra, o specie appartenenti ad altri generi. Cosi ad esempio il Rìiodochorton purpiireum (Lightf.) Rosenv., aerobio e sterile, si presta a più di un' interpretazione {^) ; come pure ad esempio si può citare il caso del liìiodochorton Parkerì Gibs., nel quale il Laing ebbe a ravvisare una forma giovanissima di Ballia scoparla. Fronda tenue filamentosa, porporina, callitannioidea, fili repenti a disco di cellule orizzontalmente espanso, fili fertili eretti subsemplici o ramosi e corticati. Cellula apicale trasversalmente articolata. Tetra- sporangi esterni divisi a croce ma non sempre in modo regolare, spesso seriali nel lato interiore dei rametti, o acrogeni (cimali) in ra- moscellini propri. 453. Rhodochorton Rothii (Turton) Naeg. (') Vegg. G, B, De Toni e À, Forti, Intorno al Byssus purpurea del Li- ghtfoot. Venezia 1904. 644 = Conferva Rothii Turt. - Cerarti. Rotini Berkel. - CaJIitham- nion Rothii Lyngb. - Trentepohlia Rothii Harv. - Callitham. panicu- latum et Callitham. laterale Schousb. - Callitham. crustatum Scousb. - Conferva erythraea Alg. n. 3io (sec. Bornet) - Conferva violacea Roth. - Thamnidium Rothii Thur. in Le Jol. La primaria vegetazione repente di questa specie è accompa- gnata da un fenonemo non nuovo nelle Ceramiee : quello di qualche filo repente di eccezionale grossezza. Lo strato cellulare (disco) ade- rente alla matrice (nel caso presente trattasi di roccia d'origine ignea) ora è composto di una membrana giallastra a tessuto uniforme scom- ponibile in materia parenchimatica, ora è uno strato di cellule tonde, piccole, subialino- paglierine, commiste ad una maggior quantità di cellule minutissime quasi pulviscolo, e da questi elementi s'innalzano i fili normali a cute ialina, ad asse roseo porporino con le articolazioni 2-3 volte più lunghe del diam. Questi fili, muniti alla superficie di cellule ialine prominule, minutissime, decidue, sono semplici o scar- samente e lontanamente dicotomi, fascicolato-subcorimbosi in alto. A questi fili di natura normale, talora se ne aggiungono altri assai grossi (4-8 volte più del normale) cilindrici o a strozzature noduloso- clavate, repenti, di colore scuramente giallo-sporco, ad asse assai robu- sto, dello stesso colore. Le articolazioni infatti, anziché tinte di endocro- mi colloidali roseo-porporini, sono farcite di una materia a polviscolo terreo, e da ciascuna vengono emesse delle produzioni dapprima aci- culari ialine, poscia rizinoso-cladiformi assai abbondanti, semplici, iso- late, oppure fascicolate, secondate, verticillate, subdicotome, corimbose alle sommità. In questi prodotti si ravvisa il tipo morfologico della ramificazione normale eretta e colorata, il che prova la genuinità del filo anormale stoloniforme che, nei casi d'inerzia, può ingenerare il sospetto di una produzione eterogenea, mentre non trattasi che di una coadunazione di fili. Anziché cespitosa nel vero senso della parola, la pianta pertanto è da considerarsi come repente-stratosa sulla matrice, rivestendo questa con tenace aderenza di una peluche (pannosa nel secco) por- porino-coccinea, alta un cent. Fili tenuissimi del diam. di 10-18 [j., parcamente ramosi a rami estrorsi subsecondati, a grande distanza quasi dicotomi. Rami eretto-adpressi, gl'inferiori più lunghi, subfa- stigiati. Rametti fruttiferi posti fra le sommità, opposti od alterni, 615 semplici o una sol volta forcuti, composti di pochi articoli. Tetra- sporangi grandi, elissoidi, in numero di due, opposti nell'articolo superiore dei rametti, oppure 3 agli articoli dei rametti forcuti supe- riori. I rametti ultimi sono aggregati in corimbi. La divisione dei tetra- sporangi non è sempre regolarmente crociata, ciò che peraltro non esclude le quattro spore. Queste possono apparire in numero di 3 o anche di due soltanto pel fatto che le divisioni relative non tutte si presentano sullo stesso piano. Veggasi, ad esempio la fìg. 23 dello Hauck in Die Meeresalgen. liab. Le rupi, le grotte marine, le conchiglie morte, gli stipiti di Laminariacee lungo le coste dell' Atlantico dalla Groenlandia e Spitzberg fino giù a Tangeri, nel Pacifico sulle coste della Califor- nia superiore (Setchell e Gardner) e a Tripoli nel Mediterraneo, con dubbio nell'Adriatico. Il KjELMAN in Alg. of Arctic Sea fa menzione di una forma globo- sum, densamente contesta formante dei glomeruli durissimi violacei del diam. di circa 2 mm , rupicola. Rammolliti e sgrovigliati, questi glomeruli rivelerebbero certamente fenomeni nuovi e interessanti. Descrizioni in proposito, seppure ne esistono, sono allo scrivente ignote. a. Thamnidìum Rolhn Thur. Christiania, 18-4-1848 leg. Schubeler. b. Rlwdochorion Rothii (^Turt.) Naeg. Tromsò, leg. M. N. Blytt. 454. Rhodochorton floridulum (Dillw.) Naeg. = Conferva floridula Dillw. - Caìlithamnìon floridulum Ag. (non Lyngb.). - Tliamnidium floridulum Thur. in Le Jol. La matrice di questa specie e assai varia, e la pianta approfitta di molte circostanze per meglio espandersi. Cosi ama la roccia co- perta di sabbia come le conchiglie intere in detrito, le Corallinacee viventi o morte e non disdegna la compagnia di parecchie altre Alghe. Alcuni degli esemplari in esame hanno fissata la loro base sopra Liihophyllum e Corallina parte in detrito, parte viventi e nella società non manca una robusta Pterocladia capillacea in perfetta ve- getazione. Ma più che importa è l'osservare che questo Rhodochorton, a differenza del precedente, ha un'aderenza piuttosto lassa ai suoi sopporti e, data la frequente incoerenza di questi ultimi, facilmente 046 si spiega come ne possa essere divelto, asportato dai marosi e riget- tato alla spiaggia in gomitoli egagropiliformi. Fili a base indipendente isolata o in parecchi sopra un ceppo nodoso subramoso e contorto formatosi evidentemente in seguito a stroncamenti subiti e quindi prolificante, sdraiati, lisci o nodulosi, rettilinei o in vario modo curvato-risorgenti, subialini o giallorini, più meno colorati di roseo sul fondo di ogni articolo, aventi talora per base una cellula assai grande periforme ialina farcita di materia gra- nulosa scuretta. Giunture con rade produzioni aghiformi microsco- piche ialine, ma più spesso con numerose cellule ialine, grandette, tonde, prominule. Articoli 4-5 volte più lunghi del diam. Ramifica- zioni dicotome a grandi distanze. Nell'ascella delle dicotomie talora si mostra un altro ramo pure robusto che si arresta dopo 2-3 arti- colazioni terminate da cellule grandette ialine. Cellule simili si pro- ducono anche in seguito a stroncature. I fili eretti, a completo loro sviluppo tendono ad incurvarsi, tanto più quando il cespo viene a trovarsi nello stato di natazione. Nei giovani cespugli, quando cioè la vegetazione è ancora tutta eretta, la pianta presenta uno speciale vago aspetto d'assieme emisferico, roseo, talora variegato di verde alla base, scomponentesi nel perimetro in lobature formate da masse flabellate di pennellini raccolti nelle fastigiature estreme. A seconda del grado di sviluppo, la pianta è alta 2-5 cm., composta di fili te- nuissimi irregolarmente subdicotomi e fastigiati in alto. Rametti frut- tiferi secondati nei rami superiori, semplici, formati da 1-2 articoli, terminati da uno sporangio solitario quadripartito, ma questa divi- sione spesso avviene in modo irregolare, come si è avvertito per la specie precedente. Hab. Le coste inglesi e francesi. Per queste ultime ^Qg^. J. Cha- lon Liste des Alg. mar. a. Rhodochorton floridulum Naeg. Sur Patelles. Ile Callot. Aoùt 1903. Coli. J. Chalon. b. Rhodochorton ftoriduliim Naeg. Sopra Corallinacee - Camaret. Aoùt 1904. Coli. J. Chalon. 647 Gen. THAMNOCARPUS Harv. (1844). = Carpothamnìon Kuetz. Etym. thamnos cespo, carpos frutto. Fronda subcilindrica, lateralmente per ogni verso ramosa, asse monosifonio articolato presto continuamente corticato, corticc compo- sto di più strati di cellule, l'intermedio di fili articolati ad asse molto più tenue a vicenda approssimati, cellule corticali più rotondate, le interiori più lunghe con direzione tangenziale, le periferiche verticali. Tetrasporangi disposti nei fili esterni callitannioidei formanti dei fa- scicoletti minuti alle sommità dei rami. Cistocarpi (in Th. griffithsioi- des) prodotti dagli apici ramosi dei rametti terminali, involucrati dai prossimi rametti incurvi, nucleo subgloboso, più tardi composto da nucleoli maggiori e minori; nucleoli (gonimolobi) rotondati, coperti di membrana ialina, carpospore più o meno numerose disposte senza un ordine ben definito, le esterne subverticalmente sporgenti all' in- fuori. Tetrasporangi nudi, sferici, divisi a triangolo, portati dai fili callitanninoidei soprindicati. Anteridii (sec. Harvey) nel luogo dei te- trasporangi. Ne trattò pel primo P Harvey in Hooker, sopra esemplari di Tham. Gunnianus raccolti dallo stesso Harvey che collocava il gen. fra le Dasyphìla e le Ptilota, sebbene, per il portamento, assai diverso dalle une e dalle altre. Si ricorda che delle sette specie componenti il gen., questo venne ridotto a sole quattro perchè il Th. glomulife- rus J. Ag. fu da questo stesso Autore staccato per formare il nuovo genere Perischelia [P. glomerulifera) domandandosi peraltro se deb- basi considerare vicino ai Ceramhim ; del Th. Ptilota Hook. f. et Harv. [Carpothamnìon ? Ptilota Kuetz.) lo Schmitz fece l' Etiptiloia Jeannerettìi, e nel Th.ì Laurencìa si riconobbe un Areschougia {A. Laurencia Harv.). Restano pertanto : Th. Gunnianus di cui non si conoscono i ci- stocarpi ; Th. Harveyanus di cui non si conoscono né tetrasporangi né cistocarpi; Th. penicillatus, pure affatto sterile; finalmente il Th. griffithsioides di cui sono invece note entrambe le fruttificazioni sopra individui separati. J. Agardh in Anal. algol. Cont. IV, p. 28-34, si diffonde nella descrizione delle specie componenti il gen., rilevando l'asinità di 648 questo con Spongoclonìum e Lophothamnion [Pleonosporiuni] e dichia- rando, dopo quanto ebbe a dire su entrambe le fruttificazioni di Th. grìffithsìoides, che « satis patere putarem Genus Thamnocarpi optimo jure Ceramieis relatum fuisse ». Termina la relazione sua col seguente prospetto ; * Fronde fere tota articulata callithamnioidea. 1. Th. penìcillatus [CalHth. penicUlatmn Harv.). Comparanti mihi hanc speciem cum sequente rami ramulique adparuerunt multo tenuiores et magis decompositi, quare articulos hujus dicerem suo diametro circiter quadruplo longiores, dum in se- quente fila firmiora et articulos multo breviores suo diam. circiter duplo longiores. 2. Th. grìffithsìoides J. Ag. mscr. Hab. Ad oras Novae Hollandiae australes, mihi a Br. Wilson missa. Hanc speciem, habitu Callithamni speciem majorem (2-3 pollica- rem) referentem, at rachidibus primariis crassioribus instructam, quoad structuram vero et fructuum indolem diversam, supra uberius descripsi. * * Fronde sterili magis Gigartinoidea, ramellis penicillatis obsHa, hìs demum fructiferis.... 3. Th. Gunnìanus Harv. in Hook. Hab. ad oras Tasmaniae et Novae Hollandiae occidentalis. 4. Th. Harveyanus J. Ag. Epicr. p. 82. Hab. ad oras Tasmaniae (Harvey). 455. Thamnocarpus Gunnìanus Harv. in Hook. =^ Carpothamnion Gunnianum Kuetz. Fronda fruticolosa, cartilagineo-cornea, cilindrica, vagamente ra- mosissima, coi rami superiori assai abbondanti subfastigiati a punta subottusi, e nella forma fruttifera sparsa di fascicoli di fili, articoli dei fili lunghi il doppio del loro diametro o più brevi. Pel frutto (tetrasporangi) come nel genere. Come si è visto nel riportato prospetto Agardhiano, il fatto piij notevole non é già quello della grande differenza di portamento tra le specie callitannoidee e le specie gigartinoidee, bensì quello che pareggia le une e le altre nel comune carattere dei fascicoli frutti- geri, minuti, callitannoidei, formantisi nella sommità dei rami, ciò che, . Della S. Frauenfeldii lo stesso Bornet mi aveva donata una pennetta alta 2 mill. ingommata su talco, senonchè nello staccamela per fare almeno una sezione (non avendola bagnata in precedenza) mi andò perduta per un salto improvviso ed imprevvisto nel distacco repentino. Trovo ora la descrizione che avevo già fatta nel 1902 della sezione di S. Frauenfeldii : Sezione subtonda, elissoide semplice o con breve prolungam. lineare nei margini laterali. Strato corticale sottile di 2-3 serie di celi, esigue, colorate, subtonde le interne un po' oblunghe le periferiche, strettamente serrate e coibite in muco solido giallastro. Midollo di filamenti longitudinali brevi, poco ramosi, e brevemente articolati e in parte moniliformi, intercalati da cellule disciolte; il tutto immerso in muco parenchimatico, denso, bianco- cinereo-torbido, cosichè la sezione riesce semiopaca. La S. Bollei Mont., venne raccolta nel i85i dal Bolle all'Isola di S. Nicola (Capo Verde) litore de Prainha dieta. Di essa cosi scrisse il Montagne: « Ayant recu dans le temps de feu mon ami Barker- Webb un 662 exemplairc type de ce genre, j'observe que, à part les dimensions, l'algue du Cap Vert, bien que sterile, offre un port et une structure tels que je ne crois pas m'éloigner de la verité en la rappor- tant à ce genre». Dell'esteriorità sua cosi ne parla : « fronde elata, stipitata, gelatinosa, compresso-piana, ancipiti, irregulariter ramosa, ramis longissimis, subdichotomis, ex utroque margine pinnas denticu- lato-pinnulatus subulatasque » (*). Delle S. Frauenfeldii il Grunow ci dà questa diagnosi; « S. ri- gidiuscula, exsiccatione fusca, a basi in ramos plures subaequilongos 2-4 pollicares divisa, ramis linearibus, alterne pectinato-bipinnatis, ra- chide subflexuosa, pinnis erecto patentibus, i-3 lineas longis, pinnulis ultimis capillaribus brevibus. Favellae minutae in media parte vel versus apicem intumescentem ramellorum ultimorum plerumque bi- seriatim dispositae. Tetrasporae?... S. Paul in mari Australi (Frauen- feld, Jelinek) ,. (=). Il Grunow osserva che S. Frauenfeldii, riguardo alla forma, è assai vicina a S. Scìwusboei]. Ag., specialmente alla forma più stretta regolarmente piumosa che Ardissone separò come S. Mediterranea (*); che si differenzia però da un esemplare autentico di questa specie da Acireale per la sostanza più rigida e più spessa, per il colore bruno, di sovente assai scuro, e per le ultime pennette che nella specie mediterranea sono notevolmente più tenere e più densamente disposte. Della S. Bollei Mont. il Grunow dice che, per il colore e la so- stanza, molto più si avvicina alla Frauenfeldii: la S. Bollei essere (1) Annales de se. nat., 4 sér., Botaniq., Tom. VII, p. 142; 1857. (2) Reise Seiner Majest. Fregatte Novara um die Erde, Botanischer Theil, I Band, Algen bearbeitet von A. Grunow, Wien, aus der K. K. Hof-und Staats- druckerei, 1868, p. 67, t. X, fig. i a-f. (3) Il eh. Grunow, a questo riguardo, è incorso evidentemente in un invo- lontario errore, inquantoehè 1' Ardissone in aleuno de' suoi scritti, come ebbe a dichiararmi a voce il 20 dicembre 1902, non espresse mai la necessità di sepa- rare, sulle basi di una semplice forma, la 6". ornata Schousb. {S. Schousboei]. Ag.) da una ó^ mediterranea. Non solo, ma ammise questa mia stessa osservazione al- lorché per la prima volta l' espressi nella mia nota : La S. ornata 7iel Mediterra- neo apparsa in Nuova Notarisia, Aprile 1903. Il Grunow ha preso forse un equi- voco con Carpoblepharis ? mediterranea Ardiss. con la quale denominazione 1' au- tore battezzò la sua scoperta di Acireale, ma ricredendosi poscia in Phycol. medit, p. 156, Parte I. OO.T però una pianta molto più grande, con più largo e diritto caule e con pennette molto remote, quasi cespituioso-ramose. Osserva pure che esemplari di 6'. Schousboei J. Ag., raccolti da J. Agardh presso Tangeri, stanno, sotto qualche punto di vista, tra S. mediterranea Ardiss. (da intendersi S. ornata forma) e S. Bollei Mont., con la prima avendo in comune la sostanza tenera rosso-vivo, con la seconda la forma larga della parte non pennata della fronda. Osserva altresì che le tre specie si uniscono solo per il carattere del frutto (favelle sem- plici) e per 1' aspetto pennato (^). In quanto alla struttura interna, dice che S. Bollei e S. Frauen- feldii si discostano straordinariamente dalla vecchia specie del Medit,, dimostrandolo coi seguenti dati : S. Frauenfeldii mostra, in sezione trasversale, cellule allungate strettamente insieme congiunte (come in molte Gelidiee), che nelle parti inferiori della fronda sono spesso vermiformi incurve, e perciò ricordano un poco le Grateloupia, nel resto mostrano un aspetto quasi parenchimatico. Lo strato corticale consta di una corona pressocchè semplice di cellule oblunghe intensamente colorate, e concorda, in qualche modo, con quello di S. Schousboei, sebbene in questa ultima specie le cellule siano unite da una materia mucosa assai più molle, mentre nella S. Frauenfeldii è sostituita da un muco più indurito, con cellule molto più solida- mente congiunte. Negli ultimi rametti si trovano talvolta indizi di un filo centrale dal quale sembrano partire le altre cellule periferiche; particolare che il Grunow, malgrado numerose sezioni, dichiara di non essere riuscito a mettere completamente in evidenza. Poco diversa dalla S. Frauenfeldii riconosce la S. Bollei nella quale ha riscontrato le cellule un po' più allungate. S. ornata (prosegue il Grunow nell'opera citata) ha uno strato midollare lungamente filamentoso, che passa in un tessuto quasi paren- chimatico alquanto lasso e lacunoso, le cui cellule possiedono un contenuto cellulare meno marginale; verso il margine diventano più piccole e dall'esterno sono limitate da cellule periferiche in una sola serie, tondeggianti, intensamente colorate, coibite in un muco ialino, trasparente, molle, resistente del resto abbastanza bene agliacid i diluiti. Rileva infine che questa struttura è un po' diversa da quella (^) Riscontrò il Grunow le favelle in 6". Bollei? 604 che descrive J. Agardh e che Zanardini figura nella sua Iconografia p. 39, fig. ó. Entrambi gli autori però sembra abbiano osservato le sezioni trasversali senza impiego di acido cloridrico diluito. All' ultimo momento ricevo dal prof. G. B. De Toni un frustolo di 5. Fratienfeldii. Rappresenta una rachide secondaria della lungh. di 5 cm. e della largh. di i mill., che va gradatamente diminuendo fino allo spessore capillare della parte superiore. Le sezioni trasv. hanno l'ambito dittico con le estremità strettamente ottuse. Questa forma va sempre più deprimendosi col progredire verso l'alto dove diventa fusiforme e lineare ancipite. La struttura intima è quale già venne rilevata. Osservo soltanto che l'aspetto parenchimatico del midollo nella parte inferiore del frustolo, in seguito a pressione, si risolve in filamenti esigui, corti, assai compatti, bianco-cinerei e sub- ialini. Da tutto quanto si è fin qui esposto sulla S. Frauenfeldii e da tutto quanto fu detto della S. ornata si comprende che se lo schema delle suddivisioni potrà benissimo convenire ad entrambe le specie, non per questo il rispettivo portamento cesserà dall' essere assai di- verso, e lo è tanto che solo l'aiuto del microscopio può persuaderci della comunanza del gen. al quale appartengono. Uso come sono a scrivere sotto la dettatura delle piante, non oso ricostruire il porta- mento generale di S. Frauen. basandomi unicamente sullo indicato frustolo. È ancora per gentilezza dell'amico prof. G. B. De Toni che potei avere un frammento di Schim. Bollei il cui esame ha giustificata e rinsaldata P antica mia opinione circa la derivazione delle specie Bollei e ornata dalla prototipo Schim. Frauenfeldii cui è doveroso l'assegnare una tale qualità, data la culla sua nel Grande Oceano. Sostanza, forma, colore, portamento e fruttificazione di Schim. Bollei sono in correlazione al posto suo di mezzo tra la Frauenfeldii e V ornata. Ond'è che l'ordine sistematico delle tre specie andrebbe modificato. Non soltanto ad occhio nudo, ma anche al microscopio Sch. Bollei tiene più deXY ornata che non della generatrice primaria. Schim. Fraunfeldii è bipinnata; Schim. Bollei h tripinnata; Schim. ornata è quadripennata. Nella prima le penne di 2 grado si direb- bero allo stato rudimentale, non tanto per le dimensioni quanto per r irregolarità e rozzezza loro; nella seconda sono sviluppatissime e 665 producenti penne di 3 grado; nella terza si hanno pennette di 4 grado che conferiscono alla pianta sterile la sua leggera eleganza piumata e le ricchezze speciali de' suoi svariati portamenti. Scìiìm. Frauenfetdii è cilindrica in basso, subcilindrica nel resto; Sch. Bollei è cilindrico-compressa in basso, elittico-subancipite-com- pressa nelle rachidi, elittica nelle penne e pennette, sebbene nel secco appaiano piane; Sch. ornata è subcilindrica nello stipite, indi grada- tamente compresso-subpiana. 11 rameggio di S. Bollei è subdistico allungatissimo nelle rachidi secondarie, assai breve nel rivestimento di queste, assai ravvicinato, con suddivisioni subunilaterali introrse, digitate o palmate-fascicolate. Le sue rachidi sono larghe da i a 3 mill. I rametti superiori sono talora coalescenti epperò espansi in membrane rotondate o subfla- bellate, povere di cellule colorate, isolate fascicolate. In S. Fraiienfeldii le favelle hanno un pericarpio e un periderma assai spesso e con muco solidescente e sono poste nei margini su- periori delle penne, raramente isolate, più spesso in file longitudinali prominenti unilaterali, ora sovrapposte nel corpo della penna la quale assume allora l'aspetto di silique di Raphanus, ora bilaterale cimali e si ha una specie di tirso. Le carpospore sono quasi indistinte at- traverso gì' invogli e di digìcile deiescenza anche sotto la pressione. A proposito della fruttificazione di 5, Bollei leggesi in Sylloge: « Species tantum sterilis hucusque reperta», e perciò mi chiedevo se il Grunow (e potrebbe dirsi anche il Montagne) ebbe conoscenza della sua fruttificazione. Certo si è che il frustolo Detoniano, prove- niente dalla collezione del Grunow, è ricco di favelle. Queste sono ora isolate sui margini superiori delle pennette, ora a gruppi sulle espansioni laminari prodotte dalla coalescenza delle pennette. La na- tura di questa fruttificazione ha maggiore apnità con quella di S. ornata che non con quella di S. Frauenfeldii. Noi non sappiamo se S. Bollei e S. Frauenfeldii siano rare o abbondanti, o, per dir meglio, si limitino alle stazioni finora cono- sciute; certo si è che furono raramente raccolte, seppure non lo fu- rono una volta tanto, e gli studiosi debbono accontentarsi di quanto ne scrissero Montagne e Grunow. Quest' ultimo specialmente è assai benemerito per quanto ci rivela sulla S. Frauenfeldii, ma così l' uno come l'altro avrebbero con maggior larghezza e profondità di vedute 666 trattato ì loro argomenti se avessero avuto a disposizione una grande abbondanza di materiale non solo delle due specie poco co- nosciute, ma della stessa S. ornata Schousb. Come Kuckuck nel 1902 passò alcune settimane a Tangeri per raccogliere e studiarvi il Ne- moderma tingitanum Schousb., cosi è a desiderarsi che altri si rechino a Capo Verde e all'isola di S. Paolo «in der Sùdsee» per farvi in- cetta delle due Schim. così poco note. Il prof. Sauvageau è ora inteso a dimostrare, e con buone prove, a proposito delle Cysioseìra, che il popolamento e le trasformazioni specifiche si sono fatti «de l' Guest à l'Est» (^). Nel caso nostro 6'. Fraiienfeldii ha girato il Capo Morn, divenne S. Bollei al Capo Verde e finalmente S. ornata nel Golfo di Guascogna, a Tangeri, ad Acireale. Si badi : occorsero oltre cento anni per la discoperta di queste tre ultime stazioni che abbiamo, si può dire, in casa. Che ne pensare delle solitudini sterminate del Grande Oceano, solcate da nessuna rotta, non visitate dalla civiltà per alcuna sosta di grandi navi.> Hic opus, hic lahor, ivi la scoperta forse di nuove specie, certo di nuove forme che renderebbero sempre piìi evidente il collegamento e la comune origine delle tre Schim. finora note. Gen. THURETELLA Schmitz 1889. Etym. dedic. al ficologo francese Gustavo Thuret. Fronda cilindrica, gelatinoso-moUe, ramosa per ogni verso, costi- tuita da un tubo articolato monosifonio infine crasso e di fili perife- rici disposti a verticilli formanti uno strato subcontinuo. Cellula api- cale trasversalmente articolata. Favelle aljiìsse sopra la base dei fili periferici e dai fascicoli di questi coperte, cosicché appaiono annidate nella periferia della fronda; nuclei due' subeguali, alla loro volta subdivisi in nucleoli, subinvolu- crati da pochi fili irregolari. Anteridii formati da cellule ialine al- l'apice dei fili periferici. Tetraspore.... (*) C. vSauvageau. Sur la possibilité de determiner 1' origine des esp. de Cysio- seìra. Compt. rend. des séances de la Soc. de Biologie de Bordeaux, 5-3-1912, t. LXXII, p. 479- 667 459. Thuretella Schousboeì (Thur.) Schmitz. = Batrachospermum tingitanum Schousb. - Crouania Schousboei Thur. Negli stessi anni e nella stessa località in cui scoperse la Schim- melmannia ornata, Io Schousboe raccolse pure per la prima volta il suo Batrachospermum tingitanum. Nel i8b8 Bornet e Thuret lo rin- vennero a Biarritz. Thuret gP impose il nome di Crouania Schousboei, ma la descrizione relativa non fu stampata che nel 1880 e cioè nel fase. 2. delle Notes Algolog. di Bornet, mentre nell'anno stesso I'Ardissone ne pubblicava pure una sua descrizione nei Rendiconti dello Ist. Lomb. di se. e lett. adottando la determinazione del Thuret. Lo Schmitz nel 1889 trasportò questa floridea dalle Ceramiacae alle Gloiosiphoniaceae in base al suo sistema pel quale il frutto delle flo- ridee non viene considerato principalmente nella struttura come nella classificazione di J. Agardh, ma sibbene nella sua origine, e le im- pose il binomio di T. Schousboei in omaggio agli autori nella nomen- clatura stessa indicati. Anche questa pianta, come Schini. ornata, devesi ritenere di ori- ginaria provenienza dell'Atlantico d'onde penetrò poscia nel Medi- terraneo. Ivi, salvo l'ordine cronologico, la raccolsero la signora Fa- varger all' isola d' Ischia, e la comunicò all' Ardissone; Solms- Laubach all'Isola Nisida; Rodriguez a Binisaida (Baleari) nel 1887 f); Strafforello a Porto Maurizio e ad Oneglia in alto mare nel luglio e settembre 1891 (Fase. Apr. 1901 di Nuova Notarisia); Berthold a Ventotene e alla Gaiola nel golfo di Napoli. La pianta è dunque ben nota nel Mediterraneo, come è nota per le sue descrizioni originarie di Thuret e di Ardissone le quali rispecchiano il suo portamento e la sua struttura. Per gli stessi cul- tori della scienza ne è però scarsa la conoscenza diretta, sia perchè di scarsa produzione, sia perchè presto dissolventesi allo stato reietto ('). (2) « Rara. En sitios sombrios, cerca de fior de agua » Rodriguez, Algas de las Baleares, p. 68. (3) Un eccellente raccoglitore e preparatore, cui ne avevo fatto richiesta, ri- sposemi di non averla mai trovata e che trattasi certo dell' oiseau rare perchè il Reinbold r avrebbe pure desiderata. Compulsate tutte le raccolte di Biarritz pervenutemi, mi fu dato il 7-5-1911 di rinvenire un esemplarino carico di favelle 668 Circa la sua rimozione sistematica fu già detto. A parte lo stu- dio riferentesi alle modalità dell'origine delle favelle, si distingue dal gen. Crouania per il portamento, per essere dioica, per la grande lunghezza dei fili verticillati spiegato-rettilinei e per diversi altri ca- ratteri facilmente rilevabili nel confronto fra i due generi. Il colore della pianta recente è pallidamente e lividamente por- porino, quasi assente nel secco. La pianta si apprende alle rupi e «sur Araignée de mar», ecc. (Sauvageau) nel golfo di Guascogna; a Dar Hamra presso Tangeri (Schousboe). a. Thuretella Scliousboeì (Thur.) Schmitz. Commista a Ceramium echionoiiim raccolto a Biarritz, luglio igoS. Determinò A. Mazza. Gen. GLOIOSIPHONIA Carm. 1833. [Gloeosiphonia (Carm.) Fries]. Etym. gloios gelatinoso, siphon tubo. (^) = Fiici, Diimoniiae, Mesogloiae, Gigartinae, Helmìnihorae sp. auct. Fronda subcilindrica, gelatinosa, per ogni verso ramosa, tubolosa, costituita dall'asse e da fili periferici, da giovane munita di un sifone assile a tubo articolato, poscia cinto da filamenti decorrenti; filamenti periferici uscenti a verticillo dall'asse, obliquamente ascendenti, di- cotomo-fastigiati articolati, con le ultime articolazioni coalescenti in uno strato corticale contiguo. Cistocarpi nello interno della fronda, a nucleo in apparenza semplice, agisso a filo interiore, rotondato a lobi obconici radianti da un punto basilare strettamente conniventi, contenenti carpospore numerose rotondato angolate conglobate senza un ordine ben deciso e coibite in muco. Tetrasporangi sparsi nello strato corticale, sferici, con divisione crociata. Anteridii sopra indi- vidui cistocarpiferi, consistenti in macchie imperspicue, biancastre, formate di cellule minute provenienti dalla suddivisione delle estreme cellule corticali. Nelle Cryploneminae i caratteri comuni a tutti i generi che ne costituiscono il gruppo sono in così gran maggioranza, che dagli aderente presso un angolo dello stesso foglietto recante esemplari di Ceramium echionotum. Ne ebbi poscia uno migliore dal Dott. Forti, raccolto dallo Straf- FORELLO a Porto Maurizio. (*) Vko'.oc, veramente avrebbe il significato di viscoso, tenace. 609 autori che ne trattarono non venne sentito il bi'sogno nemmeno di una di quelle suddivisioni in sottofamiglie spesso cosi numerose, come abbiamo visto ad esempio, nelle Rhodomelaceae e nelle Ceramiaceae le cui classificazioni richiesero rispettivamente la separazione in 14 e i5 sottofamiglie. Ma se ciò depone in favore della strettissima pa- rentela che collega le sette famiglie componenti la più alta espres- sione delle Eufloridee, con ciò non è detto che il passaggio dalle Ce- ramiaceae alle Cryptoneminae avvenga ipso facto. I componenti la famiglia delle Gloiosiphoniaceae recano ancora seco non solo talune caratteristiche proprie alle precedenti due grandi famiglie, ma altre la cui origine risale alla disgiunzione dalle floridee alle eufloridee. Sarebbe anzi del caso il volgersi indietro e di rap- presentarci la via percorsa da un motivo archittetonico attraverso i quattro Ordini delle eufloridee: quello, voglio dire, di un asse artico- lato emettente ad ogni nodo dei filamenti egregiamente organizzati, ora interni, ora esterni, liberi o subliberi, dei rivestimenti corticali che ne tengono luogo. Il motivo fondamentale nel suo svolgimento si collega a particolari manifestazioni che sono la conseguenza delle modificazioni cui vanno soggetti gli elementi che lo compongono. Questi elementi nell'evoluzione loro ascendente assumono un'impor- tanza maggiore per speciali,' più perfetti e più complicati sviluppi intesi talvolta a funzioni nuove, il che peraltro non esclude di tratto in tratto il ritorno alle originarie e più semplici organizzazioni, per riprendere, a breve distanza sistematica, quelle più complesse. Uno studio al riguardo sulle Nemalioninae [Balrachospermum, Ne- malion, Helminlìiocladia, Tiaropìwra); sulle Gigartininae [Erythroclo- niuni Muelleri); sulle Rhodymeninae {Dasyphila, Muellerena, Crouatiia, Gattya, P li! dadi a); sulle Cryptoneminae {Schìmmelmannia, Thurelella, Gloiosiphonia, Gloiopdtis); sarebbe la migliore illustrazione di quanto si è premesso, e gli studiosi dovrebbero intraprenderlo come una fra le più dilettevoli istruzioni. Qui si dirà solo quel poco che, per la via più breve, ci conduca alle Gloiosiphoniaceae, trattandone nei soli riguardi dell'organizzazione periassiale. Questa, nelle sue più semplici manifestazioni, è.costituita da una guaina tubolosa più meno crassa, di natura membranacea o fila- mentosa, che ad ogni nodo emette dei filamenti semplici, indi subdi- cotomi od unilaterali, spiegati in corimbi alla periferia. 670 Altre volte invece alla guaina assile di detta natura fa seguito una complicata organizzazione a sé stante [Erythroclonìum Muelleri, Tav. Harveyana n. 208, fig. 2 e 3). Vista in sezione trasversale, nulla ci rivela suU' essenza sua effettiva, inquantochè si presenta sotto la forma di un cercine di cellule vicine isolate moniliformi. La spiega- zione ci è data dalla sezione longitudinale. Si tratta di filamenti fi- stolosi ravvolti a spirali' in senso opposto, e cioè alcuni volubili da sinistra a destra, altri da destra a sinistra e per conseguenza diago- nalmente incrociantisi e componenti un tubo la cui parete è costi- tuita da maglie losangiformi per effetto dell' indicato incrociamento dei filamenti. Per entro vi scorre il tubo assile. Questa organizzazione pare che si ripeta in Dasyphloea tasmanìca, ma 1' Harvey nella sua Tav. 1 15 non ne offre che la sezione trasversale raQìgurante il cercine periassiale di cellule. 11 fenomeno sarebbe tanto più significativo in questa pianta non articolata. Dal tubo filamentoso-reticolato o cancel- lato ora descritto partono i filamenti semplici, indi ampiamente co- rimbiformi, diretti orizzontalmente verso la periferia. Un terzo caso, che riguarda appunto il gen. Gloìosiphonia, è quello in cui si torna ai filamenti dirigentisi direttamente ed orizzon- talmente verso la periferia ma con l'aggiunta di altri filamenti ori- ginati dall'articolazione primaria costituente la parte semplice dei fi- lamenti orizzontali. Questi filamenti aggiuntivi hanno un grande svi- luppo inquantochè si suddividono più volte scorrendo parallelamente al tubo assile, si anastomizzano e finalmente si decompongono in corimbi orizzontali facienti capo allo strato corticale. I cistocarpi hanno sede, pare unicamente, sulla prima articolazione dei filamenti orizzontali. A suo luogo si dirà del caso che interessa il gen. Gloiopeltis. 460. Gloiosiphonia capillaris (Huds.) Carm. = Fucus capillaris Huds. - Meso gioia capillaris Ag. - Gigarlina lubrica Lyngb. - Helminthora capillaris Kuetz. - Gigartina capillaris Lamour. L'interiore della pianta si presta a varie interpretazioni, d'onde le sinonimie qui riportate. Certo non si tenne conto delle svariate manifestazioni delle quali è suscettibile non solo da individuo a in- dividuo ma in uno stesso soggetto, a seconda delle varie parti che 671 sì prendono in esame, partì che ubbidiscono a leggi speciali in rap- porto all'età loro ed alle funzioni cui ciascuna è localmente chia- mata. Rappresentare tutte queste manifestazioni e ragionarle col senso critico che meriterebbero, trascenderebbe i confini che ven- gono anche qui imposti dall'assoluta insuQTicienza del materiale di- sponibile. Si può peraltro ritenere a priori che se le affinità coi ge- neri indicati dalle sinonimie sussistono in effetto, ciò avviene unica- mente per quei richiami di modalità architettonica accennati nella trattazione del genere e che non possono per ciò solo mutare il si- gnificato finale di Gloiosìphonia nei suoi rapporti fra i generi che lo precedono e quelli che susseguono nella evoluzione sistematica delle eufloridee. Frondi plurime sopra un minuto callo basilare, alto 6-12 cm. e oltre, del diametro di una penna passerina e anche colombina, più crasse nel mezzo, attenuate in basso e piìi ancora nell'alto, piuttosto nude inferiormente, e dalla parte mediana in su munite di rami la- terali decomposto-ramosissimi, uscenti dall'asse in modo vario, e cioè subdistico, subopposto, subunilaterale o pseudo-verticillare quando sono bini terni dalla base. Rametti subdivaricati, flessuosi, più crassi nel mezzo, in basso e in alto attenuati quasi come capelli, emessi senz'ordine ma nell'istesso modo dei rami. 11 tubo assile ha gli ar- ticoli una dozzina circa di volte più lunghi del suo diametro; i fili periferici più interni hanno articoli 3-4 volte più lunghi del diametro e sono oblungo-subcilindrici subpiriformi, i più esterni sono roton- dati e quindi per lunghezza sono eguali al loro diametro. Cistocarpi sparsi neir interno della fronda subcentrali o inframarginali talché la rendono localmente subgibbosa, a nucleo in apparenza semplice, in realtà costituito da lobuli obconici strettamente conniventi coibiti quasi in una comune gelatina; carpospore minute, rotondate, congeste senza un ordinejevidente. Non conosco individui tetrasporiferi. A giudicare dagli esemplari in esame (entrambi favelliferi) la pianta dev'essere suscettibile di diversi portamenti. L'esemplare di Cherbourg, spesso meno di un mill., ha le frondi alte 16-17 cm., a perimetro lungamente lanceolato e col rameggio che ricorda quello di alcune forme di Chylocladia ctavellosa, tenuto conto dei rami meno suddivisi e dei rametti semplici; l'esemplare di Finisterre invece, 6?2 spesso 2 mill. e mezzo, alto i3 cm., ricorda alcune forme di Gastro- clonium kalìforme facendo astrazione dalie costrizioni relative. Quanto si è detto della struttura intima nel trattare del genere, si riferisce appunto a questa specie, anzi, piìi propriamente a quella delle parti non ancora tubolose. Nelle parti adulte e in quelle senili r interno viene gradatamente a semplificarsi con la scomparsa dap- prima del tubo assile, della guaina relativa, dei filamenti verticillari orizzontali e finalmente, se non sempre interamente, dei filamenti longitudinali. Ne consegue che tali parti si fanno fistolose e della or- ganizzazione midollare-periassiale più non rimane che qualche filamento sporgente nel vuoto interno e, in maggior numero, alcuni filamenti longitudinali scorrenti quasi a contatto lungo l'assise interiore dello strato corticale che si chiude alla periferia con una serie di cellule colorate, oblunghe, parzialmente sovrapponentisi e coalescenti. Sostanza recente gelatinosa ma resistente, di grandissima ade- sione alla carta; nel secco cartilaginea, ma facilmente dissolventesi se bagnata. Il colore roseo-porporino si fa assai pallido e giallognolo negli erbarii. a. Le Jolis. Alg. mar. Cherbourg, 210. Gloeosipho7iìa capillarìs Carm. Avril. a. Gloiosiphonìa capillarìs Carm. Finisterre. 17 mai 1882. J. Debray. 461. Gioiosiphonia verticillaris Farlow. Da un minuto callo discoideo sorgono le frondi in differenti stadii di sviluppo Nell'esemplare in esame sono 4 di cui due alte 8-12 cm., spesse un mill., e le altre due lunghe 2-4 mill. Queste ultime sono lineari subclavate semplici. La pianta può raggiungere i 20 cm. e circa 3 mill. di massimo spessore, brevemente attenuata alla base, facendosi quasi capillare in alto. S'immaginino questi assi primari mu- niti alla distanza di circa V2 <^n^- "^''^ parte inferiore e mediana, e sempre più ravvicinati nel procedere verso l'alto, di tanti verticilli composti ciascuno di 3-6 rami semplici nella maggioranza lineari-fu- siformi, lunghi da mezzo cm. ad un cm., e sempre più sottili sino a farsi capillari nella parte superiore dell'asse, e si avrà con ciò un'idea del leggero portamento della pianta. Fra i rami taluni sono pennettati in modo opposto o subunilaterale mediante rametti assai esili, quasi capillari. Sono appunto questi rami pennati che, negli 67-? individui maturi, con l'ulteriore loro accrescimento si trasformano in assi secondari, in seguito a che il portamento semplice del primo stadio viene notevolmente a mutare di aspetto. Non conoscendo in- dividui completamente evoluti, non è qui dato di precisare l' aspetto definitivo, né di seguire le fasi cui la pianta è soggetta nell'ultima sua organizzazione, non bastando la nozione che, col progredire dell' età, le parti senili si fanno tubolose come in Gloiosìph. capillaris. Gl'individui in esame sono ancora troppo giovani, e quindi tutto quanto il loro interno, dalla base alla sommità, per quanto in modo differente a seconda delle diverse posizioni, offrono sempre lo spazio interno occupato dal sistema cellulare composto degli stessi elementi rilevati nella specie precedente. La sezione trasversale dell'asse ha forma elittico-bozzoliforme e solo in alto è tonda, così dicasi dei rami. Nella parte inferiore denudata di rami il tubo assile è difjicilmente ravvisabile. Il piano dispositivo cellulare è composto di alcuni filamenti ialini articolati longitudinali formanti quasi un asse ai cui lati si hanno altri filamenti diretti diagonalmente verso la periferia alla quale fanno capo, il tutto commisto di piccole cellule ialine isolate, disordinate o parzialmente moniliformi. Strato corticale di cellule colorate, subtonde, derivanti dalla suddivisione cimale dei filamenti diagonali, e disposte in minu- tissimi e fitti corimbi i cui singoli rami terminano in cellule esigue oblunghe formanti la serie periferica. Cos'i pure un giovane asse secondario, provvisto di rami a ver- ticilli, non presenta alcun indizio del tubo assile e anche qui non già perchè sia scomparso, ma perchè non ancora delmeatosi. Si hanno pochi filamenti longitudinali (talvolta uno solo ma suscettibile di sdop- piamento) dai quali partono diagonalmente da ambo i lati dei brevi filamenti terminati da una capocchia celluliforme oblunga ialina, ren- dendo cos'i la sottile linea assiale quasi pennata. Sottoposta la sezio- ne ad una forte pressione, l'ambito da elittico-depresso si fa tondo e ciò va da sé, ma succede inoltre che i brevi filamenti capocchiati, disposti a spiga, si allungano enormemente utilizzando all'uopo le capocchie che scompaiono in conseguenza, e da longitudinali (linea assiale) e obliqui (produzioni bilaterali) si dispongono in modo radiato assai regolare fino a raggiungere quella periferia dalla quale tanto distavano. Questo fatto lascia razionalmente supporre che le capoc- 43 674 chie non sono conformate come le cellule ordinarie, e che nel tegu- mento loro tiensi preparato per ogni evenienza un gomitolo nema- geno sempre pronto a compiere 1' uQlicio suo con una duttilità e re- sistenza maravigliose, data la grande delicatezza e la microscopicità della organizzazione. Finalmente in un ramo verticillare la sezione trasv. è tonda. Ivi l'asse è minimo, colorato e quindi evidentissimo, circondato a distanza in modo disordinato da esigue cellule ialine semplici o brevemente caudate. Strato corticale semplificato con 1-2 serie di celluline colorate. In mancanza di osservazioni dirette, il lettore avveduto dal fin qui detto potrà di leggeri rappresentarsi la visione delle sezioni ver- ticali, pensando che le cellule periassiali della sezione trasversale corrispondono al percorso longitudinale dei filamenti, e dopo tutto potrà sempre rimettersi alla struttura della specie precedente con la quale divide pure la natura dei cistocarpi i quali si trovano im- mersi tra i filamenti corticali, privi di un tegumento proprio, a massa sporifera semplice munita di un tenue involucro gelatinoso. Sostanza gelatinosa; colore gaiamente roseo. Rara, secondo Setchell. a. Gloiosiphonia verticillaris Fari. N. 2o5. Am. alg. E. Tilden, I Ag. 1898. Porto Renfrew e Whidbey Island, Wash. (California). Gen. GLOIOPELTIS J. Ag. (1842). Etym. gloios gelatinoso o viscoso, tenace; pelle scudo. = Gloeopeltis Suringar. - Endotricìiìa Suring. Alg. japon, - Fuci, Sphaerococcì e Dumontiae sp. auct. Fronda subcilindrica o subcomplanata, qua e là ramosa nei modi più vari, elastico-gelatinosa e cartilaginea nel recente, subcornea nel secco e, in tale stato, riumettata, spesso dissolventesi massime nell'interno, formata di fili con sifone interno colorato articolato, in- guainato in tubo membranaceo ialino suscettibile di ulteriore evolu- zione, emettente alternatamente rami di-tricotomi scorrenti alla peri- feria. Cellula apicale alternatamente articolata in direzione obliqua. Ci- stocarpi immersi nella fronda o subprominuli, a nucleo subcomposto e con nucleoli radiatamente disposti intorno al plesso centrale placentare, colonna dei fili sterili trascorrenti dalla placenta e un poco disgiunti, sub- coalescenti, fili carposporiferi inferiormente dicotomi articolati, in alto 075 clavato-obovati; carpospore negli articoli superiori incrassati conglobate senza un ordine ben definito, rotondato-angolate, annidate in muco. Tetraspore sparse tra i filamenti corimbiformi dello strato corticale. Schmitz osserva che negli individui tetrasporangiferi si presenta talora una fi'uttificazione parasporica (cioè a spore abnormi) di forma subglobosa o indistintamente lobolata che facilmente può essere con- fusa coi cistocarpi. Rimandando il lettore a quanto ebbe a scrivere su questo gen. J. Agardh in Epicrisis p. 274, lo scrivente qui si limita a rilevare più specialmente l'importanza che talora assume il carattere periassiale. Trattando delle Ceramiacee abbiamo visto quale e quanta virtù sia insita nella sostanza sottilmente membranacea incolore cui spetta tanta parte nella composizione delP intima struttura così da far cre- dere ad una materia protoplasmatica espressamente elaborata per quei fini immediati richiesti dagli individui giunti ad un certo grado del loro sviluppo. Così si è visto da questa materia uscirne cellule nor- mali colorate, di varie dimensioni e forme; cellule di carattere sifoneo pure colorate, nude o inguainate in tubo ialino; cellule esigue ialine variamente disponentisi, ma più spesso a monile, indi confluenti e tramutate in filamenti articolati semplici o ramosi, oppure in più grandi cellule ialine a nucleo nemagenetico e conseguenti svariati sviluppi a rinforzo dell'asse per dirigersi infine alla periferia a for- marvi o a rinforzarvi lo strato corticale. Ai tipi periassiali indicati nel gen. Gloiosiphonia si aggiunge ora quello proprio al gen. Gloiopeltis. Il processo si divide in due fasi : la periassiale fuori della guaina, che è propria delle parti adulte e giovani; e la periassiale dovuta alla trasformazione della guaina, che è propria delle parti più mature o senili, spesso inflate, con esten- sione talora allo stesso callo basilare, combinata con la scomparsa del tubo assile. Della prima si dirà trattando delle specie, come quella che nulla presenta di straordinario. Assai caratteristica è invece la metamorfosi della guaina, date le condizioni di semiquiescenza che generalmente offrono le parti senili una volta raggiunto il periodo inerte proprio alla suddivisione granulosa della materia passata per lo stadio della cellulosclerosi. Si ripete che la tardiva entrata in azione della guaina assiale nel gen. Gloiopeltis è collegata alla scomparsa dell'asse la cui energia viene probabilmente utilizzata nella metamor- 676 fosi della guaina. Questa, da semplice membrana in apparenza, si cangia in un robustissimo filamento a lunghe articolazioni, intestini- forme, ialino, fornito di un asse della stessa forma, che, in date con- dizioni, può essere pallidamente roseo. Questo filamento in sezione trasversale si presenta come una ghirlandina circolare subflessuosa ma in taluni casi si mostra contorto a spirale. E così si hanno tante ghirlande o spirali sovrapposte quante sono le articolazioni consecu- tive della fronda il cui asse venne per tale effetto a scomparire. Questo filamento di cui si tratta è abbondantemente ramoso ad ogni sua articolazione. Il rameggio si comporta nel modo seguente: quello emesso dalla parte estrorsa è assai decomposto e le ultime sue sud- divisioni corimbose si dirigono verso la periferia della fronda ad au- mentare lo spessore corticale; quello invece emesso dalla parte in- trorsa è di pochi filamenti robusti quanto il filamento primario da cui derivano, e, anziché decomposti alla loro volta, si arrestano bru- scamente in un'articolazione cistiforme. Questa cistide ha il proprio nucleo formato dal tubo assile pure rotondato a vescicolina e riunito, per mezzo di un peduncolo brevissimo (strozzatura articolare), alla penultima articolazione lungamente cilindrico-intestiniforme come tutte le altre. Di questo rameggio interno, protendentesi cioè brevemente, in forma di anse e di rami secondarli troncati ad ultima articolazione cistoide, nel largo spazio sabcircolare rimasto vuoto dopo la scom- parsa dell'asse della fronda, soltanto una o due diramazioni attraver- sano il detto spazio in tutta la sua ampiezza, e ciò ancora in via ec- zionale secondo le molte sezioni da me praticate sopra cinque specie. J. Agardh invece dice che queste diramazioni riempiono la vacuità lasciata dal tubo sparito (vacuum tubi implentibus), come desumo dalla Syll. Alg. del De Toni. Non so in quale specie l'ili, autore abbia constatato questo caso la cui eventualità non si vuole affatto negare, ma a me non si presentò occasione di controllarla. La metamor- fosi qui descritta, che è quella della sua più alta espressione, venne desunta dalla Gì. cnlìformis. Già troppe volte si è rilevato che l'organizzazione intima Mai non si scorge a sé stessa simile, variando nei particolari a distanze infinitesimali. Importa piuttosto notare che quella di cui ora si è fatta parola rende l' impressione di un' 677 alga nell'alga, inquantochè la singolare trasformazione, coli' avere soppresso ogni indizio dell'origine sua, può ricordare un fenomeno di endofitismo. La metamorfosi può anche dare altri risultati di cui si dirà a suo luogo. Il mare cinese-giapponese è la patria delle sei specie di Gloio- peltis finora conosciute. Sulla diffusione loro sopra altre coste continen- tali ed insulari manchiamo di notizie, cognita essendoci soltanto la presenza di G. furcata all'Alaska e dintorni, press' a poco cioè sullo stesso paralello in cui trovasi la sua originaria derivazione in Cina. Devesi però anche notare che questa specie, con la var. o f. colifor- mìs, è la più atta all'emigrazione in grazia del maggiore diam. rag- giunto dalla sua fistolosità, ciò che le facilita la natazione (*). La detta specie e per questo particolare e per le maggiori sue dimen- sioni diversifica nel portamento dalle sue congeneri le quali ricordano i cespolini di alcuni piccoli Gelidiiim e di Endocladia. La sostanza gelatinosa delle Gloiopeltis, e più ancora di G. tenax, come quella di Gracilaria lichenoides, di alcuni Fucus e di altre alghe ricche di mucilaggine, nello estremo Oriente specialmente è impie- gata in vari usi. Le salangane, dicesi, se ne servono per fabbricare i loro nidi commestibili f), gli abitanti ne traggono il loro agar-agar o gelose per uso di cucina, per dare la salda a stoffe e a carte, per l'industria delle confetture, in batteriologia per la preparazione delle colture, e c'è persino un dottore di Dresda che ne trae un lassativo il quale nelle reclame non disdegna di comparire come ideale! 462. Gloiopeltis tenax (Turn.) J. Ag. = Fucus tenax Turn. - Sphacrococcus tenax Ag. Sp. Alg. Callo basilare esiguo, prima discoideo, indi peltiformc ed in- fine subconico irregolare, recante una più frondi. Frondi cespitose, lunghe 2-4 cm., spesse da un mill. a mezzo centim. sotto le dico- tomie delle forme assai inflate, interamente cilindriche e talora com- (*) Con tutto ciò la coliformis pare che non sia ancora stata trovata lungo le coste della California. (') «La legende y perd, car ils seraient le résultat, parait-il, d' une dégurgi- tation speciale aux hirondelles et leur composition serait de nature purement ani- male». P. Hariot, Atlas des Alg. marin. 1892, p. 5. 678 presse nelle ora dette dicotomie, attenuate alle due estremità, dalla base all'apice pila o meno densamente dicotome, ora a più segmenti approssimati o pullulanti in un unico punto, irregolarmente divise. Segmenti patenti, i terminali più tenui divaricato-incurvi, lungamente acuminati. Nelle forme maggiormente inflate le diramazioni sono più brevi e non attenuate nelle sommità loro le quali si mostrano spesso subtronche in linea retta, nude o provviste di rametti uniba- silari. Cistocarpi emisferici prominenti; tetrasporangi immersi nello strato corticale, quadripartiti più o meno regolarmente, in pericarpio ialino. Sostanza gelatinosa cartilaginea nel recente, servente a vari usi, come si disse nel genere, quasi cornea nel secco, assai aderi- bile nel solo caso della riumettazione. Colore acquosamente porpo- rescente, più scuro o cinnamomeo o paglierino od albido nel secco. Eccettuate le forme assai inflate che ricordano meglio la G. furcata var. coHformis, tutte le altre tengono dell' aspetto di alcune forme di Gigartìna acìcularis. È questa la prima delle specie che venne conosciuta in Europa. Carlo Agardh dice di essa « specicm mihi parum notam 9 epperò egli riportò forse dal Turner il « repletam fìbris horizontalibus arti- culatis anastomosantibus. » Come avviene di frequente, e massime nel gen. Gloiopeltis, è solo dopo dell'aver praticato molte sezioni nelle varie parti d'individui d'ogni forma, che è possibile formarsi un concetto complessivo dell'intima loro struttura. Mi limito ai pochi reperti permessimi dal materiale consultato i quali, credo, possono riassumere il completo organismo, trascurando i passaggi intermedi. La sezione traversale del callo adulto ha forme assai irrego- lari, cioè composte di una linea policurve, per cui riescono più o meno lobate, spesso lagenariformi. Questo fatto già indica che la parte è suscettibile di ulteriori accrescimenti senza euritmia. Ne consegue che l' asse può essere mascherato eccentrico e che talune parti nella loro struttura possono riescire quasi a sé stanti, tanto vi si mostran diverse la natura e la direzione degli elementi che la compongono. In regola generale si può ammettere uno strato periassile formato da una massa longitudinale di filamenti ialini paralleli, assai serrati fra di loro. Questa massa si può chiarire con la compressione o con la prolungata bagnatura che la rendono 679 lassa cominciando dai filamenti perimetrali che si divaricano diago- nalmente e tendono verso l'esterno con le loro sommità corimbose. Alcune volte vi si trova accompagnata materia parenchimatica in grumi gommosi ialini o paglierini. Allo strato corticale vi si può so- vrapporre materia granulosa amorfa. L'aspetto intimo delle parti replete della fronda, visto in sezione trasversale (tonda) così si presenta : asse centrale esiguo, tondo, co- lorato, inguainato a piccola distanza da un tubo ialino membranaceo. Dalla parete di questa guaina partono, in modo radiato, esigui fila- menti ialini moniliformi composti di cellule esigue isolate (^), sem- plici nel tratto originario indi regolarmente dicotomi in guisa che ogni dicotomia di ciascun filamento anastomosandosi, sempre in linea retta diagonale con le dicotomie dei filamenti contigui, viene a formare un primo giro periassile di maglie losangiformi. Con lo stesso processo, sul primo giro se ne forma un secondo le cui dico- tomie rimangono aperte e indipendenti, si allungano e si ramificano ciascuna in un corimbo dirigendosi alla periferia a rafforzarvi lo strato corticale. L'organizzazione periassile delle parti replete della pianta è pertanto composta da un vasto tubo di maglie losangiformi, che si congiunge alla periferia mediante filamenti orizzontali termi- nati in corimbi. Altro esempio di parte piena (regione inferiore della pianta) è quello in cui, in luogo del reticolato, si ha una massa tonda perias- sile assai compatta, composta di filamenti ialini brevi, ramosi, stret- tamente intricati, dal cui margine si staccano dei filamenti lunga- mente semplici radiati, terminati da corimbi penetranti lo strato corticale. Uno dei fenomeni che accompagnano la prima scomparsa del- > (1) Operando sopra piante morte e' è da stupirsi come delle esigue cellule non trattenute da un invoglio comune si possano mantenere nelle linee imposte dal disegno di cui fanno parte, e ciò ad onta della manipolazione. La ragione si trova nell'equilibrio che, mediante la riumettazione, viene a stabilirsi nel fluido interiore il quale, operando con forze eguali e in senso opposto, costringe all' im- mobilità anche ogni più piccolo organismo. Nel caso speciale viene in tal guisa a facilitarsi la confluenza delle cellule che possono essere destinate alla forma- zione di filamenti articolati. {i80 l'asse è quello del grande diametro che assume la guaina assile, d'onde la tubolosità della parte. La guaina stessa in questo caso è rappresentata da filamenti uniseriati, assai brevi, semplici, stipatis- simi ma non sovrapponentisi, radiati, indi corimbosi alle sommità loro. Altro stadio è quello dei filamenti subramosi, brevi, lassamente contesti. Finalmente si giunge alla caratteristica suprema che, secondo i miei reperti, sarebbe propria della specie, e che va congiunta alla cavità massima. Voglio dire la metamorfosi della guaina, che qui si opera in modo più semplice di quello descritto nel genere, ma ciò non pertanto meno curiosa. In luogo del robustissimo filamento foggiato a ghirlanda, a lunghe articolazioni munite di tubo assile, e in luogo delle non meno robuste ramificazioni derivanti dai nodi con un diverso contegno a seconda che provengono dal lato estrorso o dal lato introrso del filamento, si ha qui invece un filamento semplice piegato a cerchio in curva irregolarmente ondulata, di or- ganizzazione ìncospicua, dato il suo colore uniforme di vetro sme- rigliato. Invece delle ramificazioni è munito sia esternamente che internamente di filamenti esigui, ialini, assai spessi e in modo uni- forme, perfettamente verticali alle rispettive pareti esterna ed interna del cerchio. Quelli esterni rimasti semplici ad una stessa eguale al- tezza, si ramificano poscia in dicotomie dirigendosi verso la periferia della fronda ove si suddividono in corimbi; quelli interni rimangono assai pili corti, parcamente ramosi e terminano in sommità tronche ma non cistiformi, lasciando libero il resto dell'ampio spazio centrale. Hab. Nel mare Cinese, Coreano e Giapponese. a. Gloiopeltis tenax (Turn.) J. Ag. Japan. Tanaka. Ex herb. G. B. De Toni. 463. Gloiopeltis capillaris Suring. Frondi cespitose alte 1-4 cm. sopra un esiguo callo, dapprima semplici, davate, indi subcilindriche dividentisi in una prima dicoto- mia divaricata ad ascella ottuso-rotondata. Le suddivisioni successive si operano nello stesso modo (talvolta unilaterali) appressate ed in- fine subcorimbose coi rami superiori piìi o meno incurvi ad estre- mità semplici, poscia forcute bi-tridivise, quasi ornitopodioidi. È carattere poi quasi generico quello di alcune divisioni di piìi grande 681 sviluppo, semplici lungamente davate od acuminate, ricurve, fisto- lose. Cistocarpi prominenti sui rami, a nucleo immerso fra lo strato periferico; tetrasporangi piccoli, divisi a croce, sparsi nel corticc quasi in ogni punto della fronda. Il portamento può ricordare quello ad es, di alcune forme pu- sille di Gelidìum crinale. II colore roseo-porporino si fa più scuro nel secco, oppure si tramuta in paglierino; il suo mantenimento o la perdita dipendono dai vari stati in cui gl'individui possono trovarsi al momento della raccolta e dal modo della preparazione. Questa deve restare all'aria libera fino al suo essiccamento. Sostanza gela- tinosa nel recente, cartilaginacea nel secco, presto dissolventesi nella riumettazione. Cresce sulle rupi marine a Mitadiri nel mare Giap- ponese. Gl'indigeni ne fanno raccolta con le dita cosperse di cenere per evitare T agglutinamento, vi uniscono acqua ed aceto e serve per preparare, sia pure cum jure, una pappa il cui pregio non so quanto potrebbe essere appr^ezzato da un palato occidentale ('). Ignorando quanto J. Agardh e Suringar ne scrissero circa la costituzione intima di questa specie e come ne venga spiegata l'o-. rigine delle metamorfosi che in essa si compiono, mi limiterò anche qui ad esporre il risultato delle poche mie disamine microscopiche. Gli esemplari esaminati provengono dall' algario De Toni e fu- rono raccolti in parte dal Grunow e in parte da altri (-). Alcuni sarebbero della f. tipica, altri della f, minuta. « Structura fere ut in Gì. tenaci, quali a J. Agardh descripta fuit, immo simplicior, ut eximie docuit Suringar ». Con queste parole lo stesso G. B. De Toni in Syll. Alg. ha forse riassunto il risultato degli studi compiuti dai detti autori sulla specie in esartie. Ciò pre- messo, ecco alcuni miei reperti microscopici fra i più caratteristici. Le parti non tubolose della f. tipica (esempi. Grunow) hanno r asse subtondo o subelittico colorato inguainato, a minima di- stanza, da membrana ialina. Strato periassile ialino membranaceo- (*) Eppure è stato detto e scritto che la psiche giapponese si venne prepa- rando ai suoi successi con simili regimi vegetariani. (2) De Toni G. B., Phyceae Japonicae novae, addita enumeratione Algarum in ditione maritima Japoniae liucusque collectarum pag. 37 (Mem. R. Ist. Veneto voi XXV, n. 5; Venezia 1895). 682 protonematico, in parte uniforme, in parte filamentoso, con tutti i ca- ratteri di formazioni transitorie, circondato a distanza da un robusto filamento circolare (a spirale?) ialino, articolato, con ramificazioni ad ogni nodo, esili e scarse le interne, piìi robuste ed abbondanti le esteriori che fanno capo allo strato corticale con le estremità loro corimbose. Strato corticale di parecchie serie di esigue cellule sempre più colorate dall'interno all'esterno. Le parti fistolose si fanno tali in modo graduato, cioè con pro- gressive dilacerazioni dello strato periassile che si ritira verso l'e- sterno, e in fine con la scomparsa del tubo assile. Ne risulta un vasto vuoto centrale, tondo in sezione trasversale, cilindrico in rap- porto alla lunghezza dell'articolazione, circoscritto dal robusto fila- mento circolare (a spirale in rapporto all'intera articolazione) del cui contegno fu già detto. Nella f. minuta si hanno i seguenti tipi o fasi nelle parti non tubolose. a) Asse centrale unico, tondo come il perimetro dell'intera se- zione, colorato, inguainato a piccola distanza da membrana ialina, uniforme e filacciosa, dalla quale si staccano in modo radiato dei filamenti esigui, moniliformi, lungamente semplici poscia dicotomi ed infine corimbiformi nella periferia; h) Sezione a forma elittica ; asse centrale unico con guaina in- distinta in seguito a sfilacciamento generante una massa subtonda od elittica di filamenti sottili ialini, intricati, ramosi, capitati per una estremità celluliforme, commisti a celluline ialine a sé stanti. Da que- sta massa partono i soliti filamenti radiati come sopra ; e) Sezione a forma elittica a due assi assai distanziati, colorati, inguainati in una massa di filamenti ialini lassi d'onde si staccano i filamenti radiati. Nelle parti tubulose, a sezione tonda, si possono talvolta osser- vare da uno a tre assi uno dei quali centrale oppure tutti eccentrici, con o senza guaina, campeggianti nel vuoto il cui spazio è delimi- tato dal solito filamento robusto, circolare, che si comporta nel modo che già conosciamo. 11 fenomeno della plurità degli assi si spiega con lo sdoppiamento interiore, salvo il manifestarsi all'esterno con tanti rami quanti sono gli assi meno uno, quello cioè proprio al filo primario. fi83 Allo strato cellulare periferico, intensamente colorato di porpo- rino, in questa forma minuta fa seguito uno strato mucoso, ialino- giallorino di uno spessore insolito, al quale si sovrappone uno strato occasionale nerastro composto di animali inferiori e di detriti animali e vegetali, il che fa sospettare come il rivestimento mucoso possa avere un compito speciale nel richiamare e trattenere intorno alla pianta un simile materiale eterogeneo. Riferendoci al rivestimento periassile di Gì. ienax, fra le varie sue manifestazioni abbiamo rilevato quella di un reticolato a maglie losangiformi, che pure si ripete in GÌ. cervicornis, ma che non si verifica in Gì. capillari^, almeno negli esemplari osservati, d'onde forse r immo simplicior di Suringar. a. Gloiopeltìs capillaris Suring. Japan. Tanaka, Grunow. b. G. capili, f. minuta. Idem Idem. 464. Gloiopeltìs furcata (Post, et Rupr.) J. Ag. = Dumontia furcata Post, et Rupr. Anche qui si tratta di avere assunto come tipo una pianta la cui descrizione precedette di molto la conoscenza di una forma che, per l'origine sua e per un peculiare carattere intimo che si trasmette anche ad altra specie della stessa origine, aveva diritto al detto titolo di preminenza. Ecco perchè questo capitolo avrei amato meglio in- testarlo alla Gì. coliformis Harv., siccome quella che (il Suringar già ne ebbe il sospetto) debbasi ritenere la più antica espressione della forma primeva, dato il principio che l'evoluzione di ogni essenza nelle sue proprietà fisiche e morali è meglio intesa nel prendere le mosse dell' Estremo Oriente, in quel Grande Oceano e in quelle terre dove si hanno i migliori elementi per seguire, direbbesi, un corso di paleontologia vivente, sia in fatto di animali che di piante. Ignoro se ed in quanto un tale principio sia stato tenuto presente da J. Agardh, dal Kuetzing, dal Grunow, dal Setchell e dal Gardner, ma non credo perchè tutti questi autori ritennero come tipica la forma dell'Alaska, e cioè la Gì. furcata. Ma se i cistocarpi non of- frono decisivi caratteri differenziali oltre quello di essere più o meno prominenti, certo è ad ogni modo che le due piante si presentano assai diverse per aspetto, per sostanza e per intima costituzione, e ciò in modo costante, circostanza questa da non trascurarsi inquan- 684 tochè il gen. ha tendenze a ripetere alcune sue espressioni in ispecie diverse, come ad esempio quella dei rami tubulosi in ogni loro sta- dio fra tutti gli altri che non lo sono né mai lo diverranno. Si cita questo fatto siccome probativo nel senso di dimostrare che Gì. coli- formis, appunto per essere costantemente e largamente saccata, rivela chiaramente quel carattere primigenio che piij o meno comunica, talvolta saltuariamente, alle specie congeneri da essa derivanti. Lo stesso dicasi pel robustissimo filamento interno delimitante la cavità della fronda. La Gì. furcata, negli esemplari della Tilden a me pervenuti, è alta da 3 a 5 cm. Sorge cespitosa da un piccolo callo disci-crosti- forme con uno stipite filiforme attenuato alla base. Alcune delle frondi rimangono brevi, semplici interamente, altre forcute una sol volta alla sommità, e fra queste talune raggiungono il loro pieno svi- luppo, altre rimangono nane, salva la ripresa della vegetazione elata, date certe condizioni. Le frondi d'immediato e completo svolgimento hanno uno stipite lungo 1-2 cm. sul quale si apre la prima dicoto- mia ad ascella largamente rotondata coi due rami incurvato-ascen- denti, ognuno dei quali alla sua volta dà origine ad una dicotomia a rami divaricati lunghi 2 cm. circa, e da questa procede talvolta una terza dicotomia i cui rami terminano ora in modo subsemplice, ma generalmente in una forcella a due-tre suddivisioni semplici o bicuspidate. Lo spessore massimo è di un mill. Cistocarpi prominenti col nucleo immerso nello strato periferico. Tetraspore ?... Sostanza carnoso-cartilaginea nel recente, rosso-bruna nel secco in causa di speciali sovrapposizioni cellulari nello strato corticale, per cui le se- zioni saltano con un rumore secco sotto il taglio. Vista in superficie presenta uno strato acetino di esigue cellule oblunghe, elittiche, subtonde, semplici e caudate commiste, le cui disposizioni non sono apprezzabili essendo in parte fitte anche com- bacianti, in parte isolate sparse senza regola. Sopra questo sfondo scorrono longitudinalmente delle zonature cordoniformi subsemplici e dicotome, ondulate a zig-zag, a tratti subparallele e convergenti ad arco ed infine anastomosantisi, o interrotte per riprendersi poi a qualche distanza. Sui fianchi di queste zonature le cellule dello sfondo si ammassano assai fittamente, d'onde il grande rilievo di esse. Sotto la pressione le zonature si risolvono in miriadi di celluline della stessa 685 natura di quelle dello sfondo ma un po' più lunghe e quasi confluenti per le estremità loro. Devesi a questi rinforzi dello strato corticale la consistenza quasi cornea nel secco e il salto rumoroso delle se- zioni. Le sezioni trasversali hanno sempre una figura subtonda, op- pure perfettamente tonda. Nelle parti inferiori della fronda l'asse tondo è centrale, unico, colorato, inguainato da tubo ialino, mentre a distanze piccolissime, cioè di frazioni di millimetro, l'asse può essere già scomparso, sia naturalmente, sia per effetto della riumettazione la quale tende a scomporre gli elementi ('), o mostrarsi doppio, con o senza guaine, o in via di scomposizione. È da notare la possibilità di un duplice asse in tali parti non suscettibili di ramificazioni. Dall'asse si stac- cano dei filamenti moniliformi nodulosi composti di cellule ialine normali commiste ad altre subtonde od oblunghe, piij grandi del- l' ordinario e leggermente paglierine, quasi di natura disseminativa. Questi filamenti da semplici si ramificano poscia a dicotomie e si decompongono in corimbi entro lo strato corticale. Questo interno poco diversifica da quello delle parti mediane. Nei rami accorciati formanti la forca cimale l'asse ora è indi- stinto, ora rudimentale, ora più progredito, ed è circondato da cel- lule fitte colorate, subtonde, obovate, o di poco oblunghe, subdisor- dinate con tendenza a disporsi in filamenti radiati, ciò che avviene perfettamente nelle vicinanze dello strato corticale dove si suddivi- dono in corimbi fitti stipatissimi, le cui estremità fatte di cellule in- tensamente colorate, esigue, si spingono alla periferia priva di muco. Se da questi pochi reperti fosse lecito dedurre una conclusione assoluta, si potrebbe stabilire che questa ritenuta forma tipica non presenta mai fistolosità. a. 3o5. Gloiopeltis furcata (Post, and Rupr.) J. kg. In tufts, attached to sides of rocks. Brown island, Washington. J. E. Tilden, 14 Je. 1898. Q-) A proposito dell'asse, J. Agardh dice «e segmento transversali facile elabitur » . 686 465. Gloìopeltis coliformis Harv. Char. of New Algae from Japan n, 35, in Proceed. of Amer. Acad. Voi. IV, Oct. 1859, pag. 332, Suringar Alg. Japon. pag. 32, tab. XIX. Etim. specifica : colis gambo, fusto, verga ... nel senso animale. Quest'ultimo significato è appunto quello che corrisponde al caso attuale. Nella prima parte del capitolo precedente si sono esposti i mo- tivi pei quali, a rimessivo giudizio dello scrivente, alla Gì. coliformis spetterebbe di essere considerata come forma originaria, mentre la forma furcafa non ne sarebbe che la derivazione. Ad onta di tale convinzione, venne, a questo riguardo, rispettato l'ordine sistematico della SylI. Alg. di G. B. De Toni fin qui seguito, salvo agli studiosi avvenire il riprendere l'argomento la cui soluzione potrà forse essere facilitata con la scorta d' individui tetrasporiferi e anteridiferi di en- trambe le forme delle due Gloiopeliis in questione. Negli esemplari in esame la Gì. coliformis è alta 4-6 cm. Le frondi vengono emesse da un esiguo callo disci-crostiforme e sono munite di uno stipite filiforme spesso V, di mill., subcilindrico, lungo un cm. circa, più o meno provvisto di ramoscelli rizoidei colorati, talvolta stipatissimi nel punto dove s' inizia la tubolosità della fronda. Da questo punto in poi la fronda è pertanto largamente inflata fino a raggiungere il diametro di 2 mill. e mezzo, e il vuoto interno si estende fin presso l'estrema punta delle ultime suddivisioni proli- ficazioni cimali. Le ramificazioni maggiori lungo Tasse primario sono assai scarse, talvolta si riducono ad una sola, tal' altra l'asse stesso ne è privo affatto, come succede d'ordinario nelle forme giovanili. Gli assi adulti primari e secondari sono cilindrici, lungamente stipi- tati i primi nel modo che si è detto, semplicemente e leggermente strozzati alla base i secondi, gli uni e gli altri muniti di lievi costri- zioni che possono talora assumere l'aspetto di articolazioni, l'ultima delle quali è più sentita, in guisa cioè che le estremità, apparente- mente rotondate, sembrano chiuse e munite di brevi prolificazioni. La realtà invece é diversa. Nel punto dell'ultima costrizione si de- terminano due biforcazioni, in vario grado di sviluppo, ciascuna alla sua volta biforcuta Ne risulta un cespuglietto a disposizione in ap- parenza verticillata, non più alto di 3-ó mill., che a primo aspetto si potrebbe cambiare per una prolificazione fascicolata, mentre si 687 tratta di una vera e propria ramificazione per suddivisioni succes- sive, il cui interno vacuo è in comunicazione diretta con la vacuità degli assi primario e secondari. Simili produzioni normali nelle som- mità delle frondi sono invece assai rare e assai meno sviluppate lungo gli assi. Nel secco ha un colore cinnamomeo-laterizio. Sostanza cartilagineo-subspongiosa. In superficie le cellule corticali si rivelano unicamente nelle parti più giovani ma senza quel contorno marcato proprio delle pareti cellulari, bensì come piccole macchie assai allungate, longitudinali, subflessuose, subparallele, disordinate, e in parte subverticali o più o meno inclinate. Queste macchie che avrebbero in certa guisa il loro riscontro nelle zone cordoniformi notate in Gì. fnrcata, si risolvono, sotto pressione, in un'associazione di cellule ultra esigue. Le sezioni trasversali dello stipite saltano sotto il taglio. Hanno forma circolare gradatamente passante alPelisse più o meno regolare, procedendo dal basso verso l'alto. Tubo centrale cilindrico robustis- simo, cioè a parete cos'i spessa (come nel secco) giallorina, da lasciar appena intravedere la sua fistolosità, indi gradatamente allargantisi in forma elittica e solventisi nella sua parete cosicché questa appare formata da una matassina di filamenti giallastri immersa in sostanza mucosa, rimanendo sublibero lo spazio interno. Dalla parete del tubo partono in modo radiato dei filamenti moniliformi, semplici, poscia terminati in corimbi la cui sommità flabelliforme va a far capo nello strato corticale quando questo aumenta il proprio spessore in seguito a supervegetazioni mediante sovrapposizioni ulteriori di altri strati, e allora si determina un perimetro aggiuntivo che, sebbene in parte ancora incorporato all'asse generativo, manifesta una spiccata ten- denza ad isolarsi. Ciò avviene infatti nell'ulteriore sviluppo che è quello della produzione di rami rizoidei propri dello stipite quando necessità di conservazione o di riproduzione immediata lo richiedono. Strato corticale periferico formato di esigue cellule oblunghe, stret- tamente afjiancate, intensamente porporine, conseguenza ultima della ulteriore decomposizione cimale degl' indicati corimbi. Nella sezione trasv. poco sopra lo stipite, di forma tonda, si ha il tubo assile centrale colorato con guaina a minima distanza, fila- mentosa ialina. Strato periassile di filamenti brevi commisti a pic- cole cellule ialine; il tutto formante una massa circolare con materia 688 parenchimatica giallorina. Da tale massa si staccano in modo radiato filamenti semplici moniliformi terminanti come si è detto. Da indi in poi la fronda è sempre tubolosa. A questa tubolosità va appunto congiunto il fenomeno di quel filamento così perfettamente organizzato che delimita la cavità interna. Perciò venne considerato come tipico nella trattazione del genere dove se ne fa la descrizione. Manifestazioni di consimile natura sono forse applicabili a funzioni diverse. Ad esempio, nel sistema placen- dario del gen. Mychodea, massime nella M. hamata, i filamenti sono pure foggiati a ghirlandine formanti una rete nelle cui maglie spor- gono le carpospore stipitate. {^0-^%. Tav. 141 della Phyc. australica di Harvey). a. Gloiopeltis coliformis Harv. Ex oris Japoniae. Ex herb. De Toni. 466. Gloiopeltis intricata Suring. Pianta il cui organismo interno è quasi la ripetizione di quello di Gì. coliformis, e il cui poliformismo esteriore la collega a que- st' ultima ed alla Gì. cervicornis. Sorge da un minuto callo basilare discoideo o subconico, suscet- tibile di qualche accrescimento cambiando aspetti fra i quali predo- mina il sacciforme, monopolifronde. Frondi di varia forma inducenti a portamenti diversi. Le frondi tubulose sono alte da i y^ a 5-6 cm., crasse da uno a due mill., semplici, a punta assottigliata semplice o biforcuta coi rametti della forca divaricati, a stipite setaceo o capil- lare talvolta munito di fascicoli di rametti brevi, setacei. Altre volte le frondi dell'ora indicata forma sono diversamente ramificate: ora una sol volta col ramo secondano subeguale all'asse primario, ora diverse volte con rami a vario grado di sviluppo, assai spessi e tutti unilaterali. Queste forme sono le più alte e che più si avvicinano al portamento della Gì. coliformis., senza peraltro averne le costrizioni articoliformi. Si hanno poi le forme densamente cespugliose alte i-3 cm., spesse un mill. o come una setola, parcamente ramose, erette. Seguono le forme più volte dicotome, setacee, intricate, con rami ad ascelle rotondate, patenti, capillari alla base e attenuati in alto dove la ramificazione è più spessa con rami incurvi e sottili. Le sommità dei rami di vario grado sono dentate bi-triforcute e cor- 689 tamente bi-tricuspidate oppure a martello le cui estremità orizzontali sono alla loro volta bi-tridentate. Fra gli esemplari esaminati molte sono le piantine gremitissime di cistocarpi subtondi, emergenti per due terzi indifferentemente e con la stessa abbondanza da poco so- pra lo stipite tino alle estreme suddivisioni. Pericarpio formato dallo strato quasi intermedio e da quello corticale della fronda. Filamenti carposporiferi assai esili e semplici, ramificati abbondantemente in alto ed ogni estremità di tali divisioni reca una carpospora porporina il cui assieme forma una massa tonda. I filamenti partono da una comune base quasi callosa probabilmente derivata da una trasforma- zione del periderma del quale, diversamente, non si scorgerebbe altra traccia. Non riscontrai tetraspore. Sostanza molle, carnosetta o membranacea nel recente, cornea o membranacea nel secco; made- fatta si rende mollissima e, nelle sezioni, facilmente scomponentesi ne' suoi elementi. Colore fosco-porporino che si fa più scuro nel secco oppure impallidisce. Per quanto si tratta del primo svolgimento della pianta prodotta da spora e delle relative analisi della struttura intima, impossibile essendo ogni descrizione ab ovo (*), fa d' uopo, anche in questo caso rimettersi ai responsi che possono darci le piantine più possibilmente giovanili e di produzione indiretta, cioè mediante il callo basilare che è la sola e vera matrice o protallo (^). Infatti questa parte essenziale delle tallofite non ha soltanto il compito di dare stabilità alla pianta, ma spesso costituisce un vivaio di nuove pianticelle in formazione mediante più o meno complicate elaborazioni parenchimatiche o di- rettamente da cellule speciali agamiche, come si è visto in Ballia callitricha. La presente specie, come la seguente, offre in proposito feno- meni assai istruttivi, sia nei riguardi della produzione di novelle frondi, sia nei riguardi dell' intima struttura. La sezione trasversale del callo ha forma tonda unicurve e tale (*) Le coltivazioni di laboratorio, di rado possibili, ci danno quasi sempre dei risultati più o meno patologici. (2) Impropriamente viene talvolta chiamato matrice il sopporto che è costi- tuito da qualsiasi corpo (vegetale, minerale, animale) immerso nel mare o dal mare ripetutamente bagnato. 44 690 si conserva anche nei casi in cui a questo perimetro altro se ne so- vrappone di forma irregolarmente e grossamente lobata, composto di sostanza inerte amorfa granelloso-grumosa assai bruna, dovuta ad alterazioni senili del primitivo strato corticale con probabili aggiunte di materie eterogenee quali vennero constatate in Gì. capillaris. Tubo assile colorato centrale elittico-lineare inguainato a breve distanza da tubo ialino membranaceo. A contatto di questo, e anche a distanza, si hanno parecchi altri assi minori di figura tonda, colorati e con guaina ialina. Questi assi primario e secondari sono circondati da un grandissimo spazio vuoto delimitato da un grosso filamento sub- circolare ialino, articolato, con le articolazioni assai più lunghe del loro diametro, munite di un asse elittico-lineare scuretto o roseo- giallorino. Nella parte sua interna questo filamento è nudo affatto, mentre nella parte esterna emette ad ogni articolazione esigui fila- menti moniliformi, radiati, ialini, semplici nel primo tratto, poscia dicotomi ed infine terminati in corimbi le cui estremità, fatte di cel- lule esigue, oblunghe, colorate, strettamente affiancate, costituiscono : lo strato corticale. " In questo reperto devesi notare il fatto di un asse primario (quello che avvenga degli altri non sappiamo) sempre inguainato, evolutissimo e permanente nel centro del vasto spazio delimitato dal descritto grosso filamento circolare alla cui produzione certo non concorsero dunque né la guaina né l'asse stesso, come avviene nel corpo della fronda, e in ciò sta forse la ragione per la quale un callo in queste condizioni possa sempre conservare tutta la sua energia iniziale che infatti impiega nel favorire lo sviluppo -della fronda da esso originata, come lo provano i seguenti altri reperti da questa desunti, dal basso (poco sopra il callo) verso l'alto. Asse colorato inguainato. Strato periassile composto di filamenti esigui, ialini, lassi, commisti a cellule esigue ialine con poche altre assai più grandi inguainate, consimili a quelle che si trovano poi all' estremità dei grossi e corti rami stroncati emessi dal lato interno del futuro robusto filamento a ghirlandina. In sezioni contigue fila- menti e cellule esigue si saldano in una materia membranacea nella quale si va poscia delineando una massa convoluta, crassamente in- testiniforme, che poscia si svolge nel solito robusto filamento circo- lare munito delle note ramificazioni articolari. 691 Nella forma tubolosa la sezione è largamente elittica ed il fila- mento ora detto vi assume il suo più grande sviluppo collegato ad una grande eleganza. Talvolta è spezzato, in modo tronco, in vari archi e nel centro del vastissimo spazio interno si può trovare Tasse diminuito di volume, incoloro e privo della guaina, finché scompare esso pure. Infine si dà quest'altra combinazione riscontrata in una piantina cistocarpifera, che riterrei nuova ma che forse può ripetersi in altri individui o in altre specie congeneri. La sezione della parte interes- sata è elittica; dittico ed integro è il filamento a ghirlandina, senon- chè lo spazio interno conserva nel centro l'asse inguainato dal quale partono radiatamente degli esili filamenti ialini ad esigue cellule mo- niliformi, semplici, diretti alla parete introrsa della ghirlandina dove si ramificano in modo di-policotomo. La combinazione è tanto più notevole inquantochè dà luogo a quest'altro fatto: che la ghirlanda col ricevere internamente questi filamenti provenienti dall'asse, si dispensa dal produrre dallo stesso lato interno le solite robuste e tronche diramazioni, mentre dal lato esterno ne è munita come nei casi normali. a. Gtoiopeltis intricata (Gì. coliformis var. }) Formae tenuiores et minor. Japan, leg. Tanaka. Ex herb. De Toni. 467. Gloiopeltìs cervicornis (Suring.) Schmitz. ('), = Endotrichia cervicornis Suring. Alg. Japon. 1870, p. 34. Specie fittamente cespitosa onde nell'aspetto si presenta come a cuscinetti di colore rosso-scuro. Fronda alta da un cent, a un cent, e mezzo, spessa un mill, meno, tubuloso-subcompressa, alternata- mente dicotoma e densamente ramosa, rami ascendenti ad ascelle rotondate, rametti supremi densamente 2-3-pennati, gli ultimi di fre- quente a pettine; cistocarpi sparsi e subprominenti sui ramoscelli entro i quali si svolgono; tetrasporangi sparsi nello strato corticale. (^) Fra la precedente e questa ha il suo posto sistematico la Gì. dura (Rupr.) J. Ag. Epicr. p. 276 {Dumontia dura Rupr.) del Camtschatca nel golfo di Awat- scha, avente, dicesi, il portamento di Gì. ftircata, dallo scrivente non conosciuta. Secondo De Toni, Syll. Alg. IV, pag. 1535 la Gì. dura devesi distinguere con cautela dalla Gì. furcata ; essa ha cistocarpi prominenti. 692 Non conoscendo individui a fronda tubulosa (sterili ?), né indi- vidui cistocarpiferi, debbo qui intrattenermi della sola forma tetra- sporangifera da me osservata. Per il portamento e le dimensioni valgono anche per essa i dati sopra riportati, cui si può aggiungere una tal quale somiglianza con V Endocladia vernicata e VE. miiricata. Un tratto esteriore, che in questa forma raggiunge la sua massima espressione e rende la pianta aspretta, è quello delle papille poli- morfe, pili o meno abbondanti, che la rivestono. Queste papille sono prodotte da alcune cellule dello strato corticale e precisamente dalla trasformazione (Ji parte delle cellule supreme dei corimbi cimali svol- tisi alle sommità dei filamenti periassili, che in luogo di mantenersi esilmente lineari e colorate come nei casi normali, si presentano dap- prima acute ialine, e, giunte alla periferia, si fanno coniche o assu- mono parvenze varie, quali coni orizzontali od inclinati o globuli sessili o peduncolati, semplici, mucronati o bi-policuspidati, corticati ma con le punte sempre ialine, e. in alcuni casi, si tramutano anche in peli assorbenti unicellulari ialini (*). in sostanza, trattasi di rami subatrofìzzati, degenerati o arrestatisi ai primissimi gradi di svolgi- mento, pronti forse ad entrare in azione con un'ulteriore vegetazione quando fosse del caso. Cosi pure le seguenti analisi si riferiscono unicamente alla pianta tetrasporangifera. Il callo basilare è assai piccolo e, in sezione trasversale, si mo- stra repleto di una massa di materia parenchimatica nella quale tro- vansi immersi dei brevi e grossi filamenti ialini in vario grado di formazione e delle cellule isolate grandi, colorate, di natura assile tubolare, e infatti corrispondono perfettamente alle sezioni del tubo assile quale si mostra lungo il percorso della fronda. Inoltre. è prov- visto di uno strato corticale assai spesso, formato da esigue cellule intensamente colorate disposte in fitte linee moniliformi parallele semplici, indi scomposte in corimbi periferici. La sezione trasversale nella parte inferiore di una fronda robusta ha forma elittico-subtonda, indi perfettamente tonda. Tubo assile pic- (*) Della tricogenesi trattarono Caspary (1850), Thuret e Bornet (1882) e RosENViNGE (191 1). V^ZZ- Nuova Notarisia Apr. 1912 p. 104-105. 693 colo colorato, inguauiato a piccolissima distanza da tubo ialino ab- bondantemente munito di filamenti ialini moniliformi disposti in modo da formare una vasta rete di maglie losangiformi regolari od irre- golari i cui angoli acuti sono rispettivamente perpendicolari all'asse ed alla periferia della fronda, come abbiamo già visto in Gì. tenax. Anche qui le maglie del giro più esterno nella parte loro superiore si decompongono in fili esigui semplici, indi corimbiformi. Strato corticale di parecchie serie di cellule esigue, colorate, fitte, subtonde e poscia oblunghe e in parte prominenti indurite, trasformantesi po- scia nel modo che si è detto, rendendo la pianta aspretta. Negli stadi precedenti a questo la guaina assile si mostra filacciosa, cioè a matassa, e da essa partono direttamente i filamenti ialini dirigentisi in modo semplice e indipendente verso la periferia ; nello stadio se- guente sono intrecciati ma non ancora in modo da potervisi distin- guere le maglie losangiformi. Le parti cimali danno una sezione elittica e talvolta leggermente subreniforme. Il midollo è composto di filamenti piuttosto robusti, ialini, intestinitormi, lassi, longitudinali nella linea centrale dell'asse maggiore dell' elisse, indi diagonali, ed infine più sottili moniliformi verticali alla periferia dove si fanno dicotomi ed infine corimbiformi. Tetrasporangi numerosi, porporini, piccoli, a perimetro oblungo subtondo (in dipendenza delle varie modalità con cui si opera la divisione delle spore) collocati alla base dei corimbi dello strato cor- ticale delle ultime suddivisioni della fronda. Qualche rado tetraspo- rangio si può trovare per eccezione anche nella parte caulinare. Te- traspore divise a croce in modo evidente o larvato. Hab. il mare Giapponese (Textor, Okamura), La sostanza, carnoso-tenera nel recente, si fa cornea nel secco; il colore scuro rubescente può conservarsi anche nel secco, certo negli esemplari osservati. Osserva\ione. — Parecchie sono le manifestazioni intime ed este- riori che si ripetono nelle sei specie di cui si compone il genere, e certo non tutte rilevate in queste trattazioni affrettate e basate sopra un materiale quasi sempre insufficiente. Si fa cenno, ad esempio, della seguente. Nelle sezioni trasversali bagnate, lo strato corticale. 694 per effetto d' igroscopicità, si apre in un punto, si stacca dall'orga- nizzazione midollare e il cerchio suo così spezzato si piega in senso contrario all'originaria sua curva; in conseguenza di che la base di esso strato viene a diventare periferica, e, viceversa, la parte perife- rica viene a risultare interna. Questo fenomeno si compie così rapi- damente che non dà tempo ad un accurato studio della organizza- zione intima per stabilire un'eventuale fistolosità della parte, e fa pensare ad un'azione elaterica paragonabile a quella dell'anello ela- stico di scatto degli sporangi delle Felci, che determina la dissemi- nazione delle spore. È appunto in seguito a questo fatto che il campo dell'obbiettivo si vede cosparso di numerose tetraspore liberatesi dal rispettivo sopporto. a. n. 8i. Gloiopeltis cervicornìs (Suring.) Schmitz, (Endolrichia e. Suring.) A!g. Japon. On rocks at high tide; Shirahama, June, 1900 K. Okamura. — Alg. Jap. exsicc. Fam. II. GRATELOUPIACEAE Schmitz 1889. Syst. Uebers. Florid. p. 18, Schm. et Hauptfl. in Engl. et Franti, Naturi. Pflanzenfam. (1897) p. 5o8, Fronda cilindrica, talora angolata, appianata o fogliacea, in va- rio modo forcuta o più spesso lateralmente ramósa, reticolata nel gen. Codio phyllum, presentante quasi sempre una struttura filamen- tosa più meno complicata da manifestazioni cellulari isolate indi- pendentemente dallo strato corticale a sé stante e ben definito. Spo- rangi annidati nel corticc o in nemateci subconvessi, ora sparsi, ora radunati in apposite parti, divisi a croce. Cistocarpi piccoli in relazione alla fronda, aggregati per tutta la superfìcie o più nume- rosi nei segmenti della fronda, sporgenti e a poro forato. Anteridii ignoti. Come si vede, le Grateloupiacme presentano una sosta nella presenza delle articolazioni le quali non tornano a manifestarsi che nella famiglia delle Dumontiaceae. Così pure il tubo assile, toltane una fugace parvenza nelle frondi giovanili di Halymenia, scompare. 695 tenendo luogo di esso il centro midollare filamentoso costituente una massa longitudinale talora assai compatta, ora lassa, ora reticolata {Grateloiipia gelatinosa). Fra le manifestazioni incidentali, ma assai significanti, che si possono rivelare nel gen. Halytnenia vi è quella delle parziali e saltuarie concrescenze di filamenti midollari simulanti un vero tubo cui non manca un nucleo colorato che ben si stacca nella massa ialina dei normali più o meno esili ed allungati filamenti. Il fenomeno ha certo la sua ragione embriogenetica. GENERI HALYMENIA {Ag.) J. Ag. PRIONITIS J. Ag. GRAl ELOUPIA Ag. POLYOPES J. Ag. PACHYMENIA J. Ag. ACRODISCUS Zanard. AEODES J. Ag. CODIOPHYLLUM Gray. CYRTYMENIA Schmitz CARPOPELTIS Schmitz COLLINSIA J. Ag. CRYPTONEMIA J. Ag. CORYNOMORPHA J. Ag. THAMNOCLONIUM Kuetz DERMOCORYNUS Croiian BLASTOPHYE J. Ag. {Gen. dubitmì). Gen. HALYMENIA C. Ag. Etym. hals, halos mare, hymen membrana. = Fuci, Chrysymeniae, Furcellariae, Raìarachnii sp. auct. Il genere venne creato nel 1817 da C. A. Agardh (prendendo a tipo, pare, 1' K. Floresia) comprendendovi alghe assai diverse e anche fra di esse distanti nella scala sistematica, quali un Neuro- caulon, un' Iridaea, una Dilsea, una Rlwdymenia, due Halosaccion, due Dumontia, ecc., e con ciò egli fu ancora discreto inquantochè, tenendo per base come carattere essenziale i « tubercula punctifor- mia laminae frondis immersa », assai più piante avrebbe potuto as- sociarvi. Bisogna però tener presente che se l'Autore sapeva benis- simo differenziare il fructiis duplex in lubercula o capsulae (cisto- carpi) ed in semina (tetrasporangi), non era ancora l'epoca in cui il figlio potesse far da maestro al padre nel rilevare le diverse orga- nizzazioni che vanno congiunte alle fruttificazioni stesse, alla prima specialmente, donde una più positiva base d'individuazioni in generi 696 e specie ('). Più difjjicile è spiegare come non siasi tenuto conto della struttura delle frondi al punto di accumulare un midollo fila- mentoso longitudinale e trasversale con altri di natura grossamente cellulosa come in Halosaccion e Rhodymenìa. Ora sul presente genere le vedute di Giacobbe Agardh si pos- sono COSI riassumere. Frondi ora totalmente cilindracee, ora compresse, ora compresso- piane Grassette, nel recente sempre gelatinoso-carnose, nel secco membranacee o più o meno cartilaginee, il più delle volte regolar- mente dicotomo-fastigiate o con dicotomie più approssimate subpal- mate, ora pennate; segmenti sempre ad ambito definito e nati dalla divisione originaria della fronda, ne separati per dilacerazione, spesso prolifere, e le prolificazioni emulanti persino gli stessi segmenti della fronda negli ultimi loro sviluppi. Parti giovanili quasi tubolose con filamenti interni assai diradati; nelle adulte più numerosi e più densi. Questi filamenti scorrono longitudinalmente e trasversalmente; nella parte centrale della fronda sono cilindracei articolati e ramosi, e nel- r approssimarsi alla periferia si risolvono in cellule rotundato-mul- tangole stellatamente anastomosanti. Queste cellule per vero, all'inizio più lasse, gradatamente concrete in strato continuo, in più (2-3) serie disposte, unitamente a cellule rotondate minute colorate costi- tuiscono la periferia della fronda. Cistocarpi sospesi tra i fili ambienti della periferia (nella pianta essiccata occupanti la parte media della fronda), esternamente poco prominenti, a carpostomio rotundato; nucleo di carpospore strettamente conglobate coibi'te in periderma ialino. Placenta centrale inclusa, ossia occultata dalle carpospore nel loro irraggiamento. In H, Floresia la placenta sembra adnata ai fili interiori. Tetrasporangi, finora osservati in poche specie, rotondati, divisi a croce, formati dalla trasformazione di alcune fra le cellule corticali. Credo che in nessuna specie si ebbero finora a constatare gli anteridii. In base ai caratteri sopra esposti è dunque abbastanza facile (^) Giova ricordare che neppure ai giorni nostri si conoscono i cistocarpi di Halosaccion. 697 l'assegnazione del genere. Per l'identificazione delle specie T Ardis- soNE nel i883 (Phyc. medit. Parte I) divideva le Halymenia in due sezioni : Halophyllum e Nemaliopsis. Nella prima comprendeva anche V Halytn. Cormaldii Menegh., sulla cui autenticità si sollevarono molti dubbi che persistono tutt'ora ('), V H. Mo7tardiat2a passata poscia al genere Sebdenia, e H. patens ora compresa nel gen. Raìarachnion ; nella seconda comprendeva H. ligulata Ag., dal Kuetz. pure asse- gnata agli Halarachnion, e Halym. cystophora Mont. ? nella quale J. Ag. vi riconobbe una semplice forma di Halymenia fastigiata J. Ag. Egli presentava pertanto un prospetto sinottico fondato sui ca- ratteri esteriori della fronda, in antitesi a quello anatomico di Gia- cobbe Agardh, ed era d'avviso che le sezioni da lui stabilite « po- trebbero comprendere anche le Alimenie estranee alla flora del Me- diterraneo ». Sei sono le sezioni proposte da J. Agardh per facilitare la spe- cificazione delle Halymenia : Sez. I. Acanthymeiìia, ossia membrana spinosa. Pennette ultime dentiformi, talvolta col disco fatto aspro da papille conformi, interno tuboloso contenente filamenti lassi, cellule dello strato corticale plu- riseriate formanti quasi dei fili verticali più brevi. Sez. II. Hymenophloea, ossia membrana corticata. Tessuto a due strati: l'interiore di filamenti allungati, dicotomi, stellato-anasto- mosanti : l'esteriore composto di cellule angolate e coalescenti for- manti una membrana submonostromatica. Sez. HI. Isymenia, ossia membrana eguale, simile a membrana per lo strato corticale apparentemente proprio, costituito da cellule minutissime e vicendevolmente approssimate globose od obovate più o meno congiunte da gelatina. Sez. IV. Halymenia in senso stretto, ossia per eccellenza. Strut- tura come in Isymenia, filamenti interiori lassctti, cellule corticali subdistromatiche. Sez. V. Hymenopsis, ossia aspetto di membrana pel disco quasi (1) Ben a ragione il De Toni, Syll. Alg. p. 1561, si domanda se non possa trattarsi di Grateloup. Proteus la quale, se mai, a Livorno non potrebbe essere che avventizia, ed ecco perchè dopo il Corinaldi non fu più trovata. 698 indiviso, (proprio delle H. laiifolia ed ulvoidea). Filamenti midollari tenui, cellule corticali submonostromatiche. Sez. VI. Titanophora, ossia calcifere. Filamenti midollari leg- germente coperti di calce, la cui massa rende perciò la fronda este- riormente rude quasi incrostata; corticc polistromatico. Queste ripartizioni indurrebbero a ritenere che, dato lo stato attuale delle conoscenze, possano soddisfare alle esigenze della iden- tificazione delle specie ; certo richiedono un diligente ed attento esame dei due strati più esterni in ogni loro stadio e sotto un forte ingrandimento. Bisogna altresì avere riguardo all'importanza che in talune specie e in taluni individui può assumere la morfologia dello strato intermedio con le sue grandi cellule variamente associate o componenti un reticolo, e più ancora alP elemento che contraddi- stingue per eccellenza le Crittonemine: quello cioè dei fenomeni che si connettono all'origine delle fruttificazioni. Ora per quanto si tratta delle Halymenta, è bene ricordare che le circa 38 specie finora conosciute si possono cosi suddividere: Con cistocarpi e tetrasporangi numero 2 Con soli tetrasporangi » 9 Con soli cistocarpi » 5 Con nessuna fruttificazione » 22. Donde la probabile necessità convenienza di un successivo rimaneggiamento nella ripartizione delle specie in base a quei carat- teri che eventualmente potessero offrire quelle fruttificazioni di cui ancora si difetta, indipendentemente dalla scoperta di nuove specie. È noto che le Alimenie meno qualche rara eccezione crescono alla profondità di 80 a 180 m. circa, e stante la natura loro più o meno gelatinosa che le rende pesanti, pure avvenendo che, per cause esteriori, abbandonino il loro sopporto, raramente e in seguito a forti mareggiate con accompagnamento di correnti sotto marine, si pos- sono rinvenire natanti o reiette, donde la necessità dei dragaggi. Ciò fu ben compreso dal Rodriguez il quale in una sua lettera diretta allo scrivente, e anche a voce, narrando le vicende che spesso ac- compagnano un tal mezzo di pescagione (come la perdita delle dra- ghe), metteva in rilievo non solo gli eccellenti risultati da lui otte- (399 nuli e ben conosciuti, ma anche quelli di alghe inedite compren- denti parecchie Halymenia nuove (^). L'importanza del genere meriterebbe una trattazione ragionata in base ai caratteri macroscopici e microscopici delle specie che lo compongono per rilevare, fin dove fosse stato possibile, il collega- mento di esse ad onta delle varie evoluzioni attraverso i disparati ambienti pelagici dall'oriente verso occidente, ciò che, per insulji- cienza di materiale, non può riuscire possibile in questa parziale rassegna. 468. Halymenia Harveyana J. Ag. = H. Floresia Harv. Phyc. Austral. tab. 214, non Ag. La fronda sorge da un minuto callo basilare inalzandosi fino a mezzo metro circa, larga 1-4 cm., munita di stipite, suddivisa in penne e pennette largamente lineari od oblunghe, pennette ultime dentiformi, papille pullulanti dalla pagina. Strato corticale assai evo- luto formato da piccolissime cellule porporine in file serrate verticali basate sopra cellule più grandi e più pallide quasi rotondate, Cisto- carpi tra i fili dello strato corticale, di poco prominenti a carposto- mio rotondato, nucleo di carpospore strettamente conglobate e mu- nito di peridema ialino. È fra le specie che richiedono un diligente confronto con le ■à^nx della 1 Sezione Agardhiana alla quale appartiene. La sinonimia dell' Harvey non le conviene così per il portamento come per la struttura. L'/f. Floresia, ad onta della grande variabilità sua per quanto si tratta della larghezza del disco e dei rami primarii, è però sempre caratterizzata dalle suddivisioni maggiori sempre ristrette nelle parti superiori, lunghissimamente acuminate, finienti in punta acuta. L' II. Harveyana, almeno nella citata tavola, oltreché per le (1) A questo riguardo C. Sauvageau nel suo A propos des Cystoseira de Banyuls et de Guéthary a p. 45 riporta una lista di alghe pescate dal Rodriguez nei dintorni di Minorca, e fra esse sono notevoli una Desmarcstia balearica sp. nova ined., ed ww' Halymenia balearica sp. nov. inedit. Lo scrivente poi, nei frammenti di alghe raccolte dal Dott. V. Spinelli a Porto Scuso (Iglesias), e perciò poco distante dalle Baleari, rinvenne una forma di Halytnenia la cui struttura non corrisponde perfettamente a nessuna delle spe- cie mediterranee conosciute. 700 maggiori dimensioni di altezza e larghezza, si contraddistingue per il disco ed il rameggio, assai larghi, bruscamente accorciati e con le estremità rotondate o largamente ottuse. La fig. di Harvey, inoltre, non reca papille di sorta sulle facce del disco e dei rami, per cui un tale carattere non è forse da con- siderarsi come costante. La stessa fìg. non rivela indizi che l'interno della pianta sia tuboloso inquantochè la fronda vi appare appiattita, certo assai compressa. Nella sezione trasversale, che la tav. pure ci offre, si osserva il midollo composto di filamenti articolati che, movendo da una linea centrale longitudinale, si dirigono in parte diagonalmente con un percorso rettilineo e in parte arcuatamente verso lo strato sottocor- ticale, o intermedio che si voglia dire, dove fanno capo. Questo strato è composto di cellule grandette subtonde disposte in 4-5 serie piìi o meno regolari. Strato corticale di cellule minute disposte in file verticali alla periferia. Hab. le spiaggie australi della Nuova Olanda (Harvey, Wilson) e, con dubbio, le isole Sandvicensi (J. Agardh). 469. Halymenìa lacerata Sond. := Halvm. anomtìssiììia Grun. Callo basilare scutellato polifronde. Fronde tenue-membranacea o carnosetta, alta 8-16 cm., larga 2-4 milL, cuneata alla base, indi lineare, irregolarmente incisa o subdicotoma a segmenti ineguali senza regola incisi così da figurare come lacerati. Cigli marginali (talvolta anche sulla faccia del disco e dei rami) larghi circa 2 mill., integri o denticolati, più o meno lunghi a seconda del vario svi- luppo, poiché taluni degl'inferiori possono crescere tanto da formare dei rami di terzo grado. A parte le minori dimensioni nell'altezza e larghezza, il rameggio e le relative suddivisioni possono ricordare il portamento di alcune forme anguste di H. Floresia. Midollo di pochi fili. Corticc polistromatico. Colore roseo porporino. Fruttificazioni.,.. .> J. Agaadh, nel tratteggiare i caratteri delle Acanihymenia, dice che la fronda è ìntus tubolosa filisqu& strati interioris laxiiis impleta, donde si vede non essere questo il caso che all'idea di un tubo debba andare congiunta la inerente proprietà di uno spazio vuoto come avviene, ad esempio, in Gloìo siphonìa e in Gloiopellis. 701 Ma nel trattare del gen. lo stesso Autore avverte che le parti novelle sono fere tubolosae. Pure anche così delimitato alle parti stesse, il fenomeno richiede una spiegazione. Nella specie precedente non fu possibile la constatazione del fatto poiché la sezione trasver- sale figurata nella tav. Harveyana interessa unicamente uno dei terzi estremi di una fronda adulta e non già la parte centrale nella quale il tubo o le sue vestigie avrebbero dovuto palesarsi. L'evoluzione di detto fenomeno si può invece seguire nell'esem- plare di //. lacerata. Nelle parti giovanili di questa, e cioè nelle estreme suddivisioni, si mostra evidente e senza alcun accompagna- mento di filamenti un silone centrale assile, tondo, abbastanza grande in relazione al tenue diam. della parte, leggermente roseo o giallo- rino subjalino. Intorno ad esso presto appare una piccola massa di radi ed esili filamenti ialini l'estremità dei quali non ancora è riuscita a raggiungere lo strato sotto corticale. Ripetendo le sezioni nelle parti sempre più basse delle suddivisioni stesse, si vede il tubo farsi dittico, indi scindersi in due parti ognuna delle quali venne a formare un tubo a sé stante ma superiormente ancora congiunto nel tubo unico originario. Queste divisioni si fanno poscia in modo completo e sempre più numerose mano mano che si scende e sem- pre più sottili, così d'acquistare le dimensioni e l'organizzazione di veri e propri filamenti articolati subparalleli longitudinali, i più esterni dei quali si fanno leggermente diagonali e nelle estremità loro si decompongono in cellule caudate, fusiformi, oblunghe, subtonde, sub- angolate, costituenti lo strato sotto corticale. Segue a questo lo strato corticale propriamente detto, assai compatto, intensamente colorato, polistromatico ma non sempre interamente dello stesso spessore, cosichè r uno dei margini può avere un numero doppio o triplo di serie di cellule esigue di varie forme, sempre però oblunghe nel giro periferico. Rab. a Capo York, Australia, ed a Finschafen. a. Halyinenìa lacerata Sond. Nuova Guinea, 1891 Heydr. Ex herb. De Toni. 470. Halymenia dìchotoma J. Ag. Epicrisis. = Chrysymenia dìchotoma ]. Ag., Sp. II. p. 2 1 1 - Grateloupia gorgonioides Kuetz. - Chondrus ? adriaticus Zanard. 702 Allo stato attuale delle conoscenze, è questa la specie che, con H. fasligiata J. Ag., costituisce la Sezione Agardhiana delle Hyme- nophloea, che si direbbe propria del mediterraneo. La presenza di H, dichotoma a Teneriffa sarebbe da ritenersi avventizia insino a che stazioni più interne dell' Atlantico o lungo le sue spiaggie orientali non ne dimostrassero un' assai più lontana origine. La descrizione che ne fanno gli autori viene così riassunta da A. Preda nelle sue Florideae italiane p. 88: Frondi sorgenti da un callo radicale (piuttosto dilatato), alte 5-2o cm., larghe inferiormente 2-6 mm. e più, consistenti. Segmenti quasi cilindracei nel fresco, compressi nel secco; ascelle rotondate. Strato corticale formato da più serie di cellule: cellule della serie esterna minute, intensamente colorate, quelle delle serie interne gradatamente più grandi dalla periferia al centro e ialine; strato midollare con filamenti longitudi- nali molto addensati, specialmente nelle parti inferiori della fronda. Cistocarpi sparsi su tutto il tallo. L' Hauck accenna anche ai Tetra- sporangi sparsi, rosso-scuri, insensibilmente volgenti al verde inter- namente. Il portamento si può desumere dai seguenti dati. Fronda inleriormente caulescente, subinflato-tubolosa, membra- naceo-carnosa, dicotomo-decomposita fastigiata a segmenti cilindra- ceo-compressi, dilatati tra le dicotomie e con gli apici piuttosto lun- gamente acuminati se setnplici o brevemente se bifidi. 11 colore ro- seo-carnicino inverdisce più o meno parzialmente o si muta in bian- chiccio o leggermente paglierino, e ciò anche nello stato fisiologico. La somiglianza esteriore che T Hauck le trova con Neniastoma di- choioma, potrà certo convenirle per una particolare forma da lui ri- scontrata di quest'ultima specie, ma generalmente va intesa con molte riserve, hifatti questa Nemastoma è variabilissima a seconda delle regioni, degli ambienti e dei mutamenti che susseguono alla prima sua vegetazione, mentre in H. dichotoma, astrazione fatta della statura e dello spessore della fronda, che possono variare di dimen- sione, il portamento suo è sempre eguale. Per quanto si tratta dell'elemento midollare, né 1' Ardissone, né il De Toni, né il Preda credettero di ripetere interamente la frase Agardhiana circa i « fìlis diohotomis et stellatim anastomosantibus ». F. Hauck, al contrario, la fece propria, ma la figura 48 da lui recata in Die Meeresalgen non corrisponde al senso che si connette al ter- 703 mine di stellatìm. Questo è troppo preciso perchè non vi si debba associare l'idea di una configurazione più o meno poliraggiata. L'im- pressione del vero è ben altra. Si tratta di filamenti dicotomi, rada- mente trichotomi che, incrociandosi diagonalmente e anastomosan- dosi, vengono a figurare delle losanghe o altre forme di carattere mi- sto coi lati in parte rettilinei e in parte curvilinei. Nei margini della massa midollare questi filamenti si fanno più radi, s' individualizzano prendendo una direzione subdiagonale e quindi, verticalmente, sud- dividendosi in dicotomie fastigiate in modo da raljigurare il rameg- gio della stessa fronda, si dirigono verso le cellule sottocorticali. Lo strato della sottocorticazione, come si rivela dalla citata fig., è for- mato da una prima assise di grandi cellule subtonde, un po' schiac- ciate sui fianchi per miutua pressione, alle quali ne segue una se- conda di altre cellule consimili ma ridotte per dimensioni ad un terzo delle prime. Lo strato corticale propriamente detto è formato da un giro di cellule nucleate, sempre più piccole. Ognuna di queste cellule costituenti il penultimo giro è sormontata da due celluline oblunghe affiancate (di rado una sola) un po' divaricate e che 1' Huck giustamente considera come l'ultima delle dicotomie della struttura intima, non essendo esse infatti che le estreme decomposizioni mo- niliformi dei filamenti midollari. Da ciò si vede con quanta esattezza di particolari la configurazione intima ripete le segmentazioni della fronda. Le celluline periferiche, dicotome e semplici, sono pertanto in relazione con le estremità bifide (dicotomie rimaste allo stato ini- ziale) semplici delle ultime segmentazioni della fronda. 11 fenomeno è costante, sebbene non sempre cos'i facilmente rilevabile, ed è ba- sato sull'unicità dei piani architettonici che si ripetono assai di fre- quente e forse non nelle tallofite soltanto. La specie meriterebbe di essere studiata nelle varie sue forme. Un materiale interessante all'uopo sarebbe, fra gli altri, quello di Porto Scuso (Iglesias), che il Dott. Venturino Spinelli aveva im- preso ad esplorare con assai buoni risultati, a giudicare dai pochi esemplari frammentarli da lui comunicatimi (^). (') È da sperarsi che 1' algario lasciato dallo Spinelli, morto a soli 33 anni il I Dicembre 1912, pervenga a chi ne sappia trarre il migliore partito per la scienza. 704 471- Halymenia deciplens J. Ag. = Halym. trigona Ag. (parti m) - Isymenm decipìens J. Ag. Di questa specie, appartenente alla sezione delle Isymenia di J. Ag., r.\RDissoNE, in Phyc. medit., non fa alcuna menzione delle fruttificazioni, ma ne fa cenno però nelle sue Note alla Phycologia stessa del 1901, per quanto si tratta dei soli cistocarpi, nel modo seguente: a Halym. decipìens ]. Ag. Un bellissimo esemplare di que- sta rarità, provveduto di cistocarpi e proveniente dalla marina di Portici, mi venne comunicato dal sig. A. Mazza. Anche questa spe- cie, come del resto tutte le sue congeneri, abita la terza zona di profondità j (^). Essendosi egli trattenuto l'esemplare fruttificato, non mi è dato di qui descriverne i cistocarpi. Questa premessa ha però il valore di una conferma della mia determinazione, mentre in Syll. alg. viene messa in dubbio col supposto « nisi cum H. trìgona con- fusa », essendo al De Toni sfuggite le citate Note Ardissoneane. Fronda piuttosto cilindracea, gelatinosa, dicotomo-decomposta fastigiata, in alto in modo diverso ijonge) e poco cospicuo attenuata, coi segmenti alquanto eretti sulle insenature rotondate, i terminali appena più stretti spesso forcuti e ottusetti. A questa diagnosi appli- cabile in modo generico ad ogni individuo della specie, faccio se- guire la descrizione desunta da due esemplari di Portici. Entrambi mancano della base, ma esiste il tratto superiore del caule (disco maggiore). In uno degli individui il disco si ramifica in quattro divisioni assai divaricate, e cioè due da "un lato, una dal- l'altro ed una centrale. La ramificazione mediana del lato che ne reca due è con la sua base in perfetta opposizione con la base del- l' unica ramificazione dell'altro lato. Ognuna di queste divisioni è semplice nel primo tratto che ha la lunghezza di circa 2 cm. Queste parti semplici le definisco come dischi secondarli per comodità di descrizione. Ogni disco secondario si divide in una prima dicotomia, salvo quello che costituisce la ramificazione unica di uno dei lati, che si divide invece in una tricotomia. Queste divisioni si suddivi- dono parecchie volte in dicotomie piuttosto accostate, cioè non cos'i divaricate come le prime divisioni. Le tricotomie si verificano più (1) Rendiconti del R. Ist. Lomb. di se. e lett., Serie II, Voi. XXXIV, 1901. 705 abbondanti nelle suddivisioni dove si presentano anche parecchie quadricotomie. Tra dicotomie e policotomie la pianta si scompone più di una dozzina di volte. Si hanno pertanto cinque divisioni mas- sime decomposte, componenti ognuna un rameggio tra il corimbi- forme e il fastigiato a disposizione flabellata nel secco, che nel com- plesso loro delimitano un perimetro di 3 quarti di cerchio il cui asse orizzontale misura lò cm., mentre l'altezza della pianta è di soli ii cm., ivi compreso un cent, che si assegna alla mancante parte in- feriore. Le ultime suddivisioni sono ora lungamente ora brevemente forcate ora ridotte quasi a sella, ora sono semplici o a forche assai disuguali nello sviluppo loro, oppure con uno dei corni, brevi o lun- ghi, cosi in basso rispetto all'altro da non potersi considerare come parte della forca. Questo esemplare ha conservato il lieto suo colore roseo di un unico tono. L'altro esemplare è invece assai pili incom- pleto e a corimbi assai poveri e diradati, ma in esso la fronda rag- giunge sotto la prima dicotomia la notevole larghezza di b mm. ; il suo colore è di un roseo sbiadito volgente al verdino. Si può aggiungere il seguente particolare carattere, forse postu- mo, il quale se si ripetesse in tutti gl'individui, basterebbe da solo a identificare la specie. Ignoro se sia stato da altri rivelato. Se non in tutte, certo nella massima parte delle basi di ognuna delle divi- sioni e delle suddivisioni della fronda, si determina, in seguito al colasso dovuto all'essicazione, una piegolina assai esile di forma fal- cata con le punte ora rivolte all' insù ora all' ingiù, ciò che confe- risce alle divisioni e suddivisioni l'apparenza di lunghissime artico- lazioni. Il fenomeno si riscontra in ambo gli esemplari menzionati. La sezione trasversale ottenuta dal disco di un esemplare dis- seccato ha forma lineare con le estremità rotondate. Midollo vasto di abbondanti filamenti ialini, tenui, leggermente subflessuosi, assai accostati, longitudinali commisti a celluline tonde ialine. Strato in- termedio di filamenti assai lassi interrotti, quasi celluiosi e infine scomposti in vere cellule traversali oblunghe e con altre subtonde più piccole. Strato corticale di cellule esigue con le serie più interne dense e poco regolari; serie periferica di cellule piccole, oblunghe, verticali, intensamente colorate. Come osservavo altrove, la presenza dell'//, decipiens lungo le coste dell'America boreale, la scoperta fattane dal Cahreka a Cadice, 45 706 del Piccone alla Spezia e dello scrivente a Portici, lascia ragione- volmente supporre che alla vastità dell' area pella sua propagazione debba corrispondere anche una certa abbondanza di riproduzione ('). 472. Halymenia Floresia (Clem.) Ag. Sp. I, p. 209. Species Botanico Hispanico Domino Francisco Flores sacrata. Agardh. H. ciliata Delle Chiaje Hydrophyt. Neap. tab. 5/ - Fucus Flore- sius Clem. - Fucus Proieus Delile fi. d'Egypte. È la più vistosa delle Alimenie prima conosciute, ed ebbe la fortuna di ricevere un nome specifico che. per la duplice derivazione sua implicante lo stesso significato, viene ad esaltare due volte una delle più belle fioriture marine. C. A. Agardh ne fece il tipo del gen., tracndola da quel magno limbo, che, sotto la denominazione di Fiicus, nel 1700 accoglieva le più disparate Alghe di ogni classe; e per essa J. Agardh creò la Sezione delle Halymenia sensu slricto, comprendendovi con dubbio anche 1' II. ? chondriopsidea J. Ag., della quale si conoscono soltanto i tetrasporangi. La diagnosi più breve che si presta ad ogni forma dell' H. Flo- resia è la seguente che si legge, talvolta più meno amplificata, in ogni testo: fronda gelatinoso-membranacea, inflato-piana, stipitata, allungata, pennato-decomposta, penne e pennette lineari lungamente acuminate patenti integre o divise in una nuova serie di pennettine serrulato-cigliate. A rendere meglio evidenti almeno i due principali aspetti che la specie assume, i quali non è possibile raffigurarsi sopra una scar- nita diagnosi sintetica, gioveranno gli esempi pratici. Come spesso avviene nelle Floridee a fronda più meno compressa o affatto la- minare, anche in questa Halymenia si distinguono due forme prin- cipali dovute l'una alla larghezza, l'altra alla strettezza del disco e delle segmentazioni. Non conosco individui a callo polifronde ad onta di molti esa- minati. L'Ardissone dice che « da una ben distinta callosità radicale (*) A. Mazza; Flora mar. del golfo di Napoli. Nuova Notarisia, Luglio 1902. 707 sorgono le [rondi i> (Pliyc. medil. I. p. 146), dizione che egli ripete per quasi tutte le specie mediterranee di Ralyui., e che si presta a una doppia interpretazione. Da un'unica sezione praticata a me è risultato che il callo di II. Floresia presenta una sola cellula assiale, ciò che indicherebbe una natura monofronde. Stipite breve (i-3 mm.) e, quando raggiunge lunghezze mag- giori può essere già considerato come parte inferiore del disco che gradatamente si fa cuneiforme. Nella forma lata il disco ora si man- tiene semplice, allungato-piramidato od accorciato e largamente cu- neiforme, oppure si divide tosto, poco sopra della base, in parecchie (3-8) massime divisioni ad ascelle tonde, subunilate nelle quali riesce difficile lo stabilire il disco iniziale inquantochè la divisione centrale può essere talvolta assai meno larga di quelle laterali. In questo caso il principio dicotomico al quale si informano le divisioni massime può essere soppresso presentandosi, in suo luogo, unicamente le di- visioni secondarie marginali che, alla loro volta, si suddividono in segmentazioni di dimensioni minori ma assai disuguali, e così di se- guito la decomposizione si ripete per due o tre altre volte. In altri casi invece il disco conserva il suo più comune carattere di unicità ad onta delle parecchie in cui si divide e suddivide. È in entrambi questi casi di varia divisione del disco che si riscontra una larghezza che, sotto le ascelle, può raggiungere quasi 3 cm. Dati i differenti modi di sviluppo e il vario grado di divaricazione delle divisioni principali, la circoscrizione dell'assieme della fronda va dalle forme lanceolata strettamente cuneata (stato giovanile) a quella del cir- colo completo della disse i cui assi verticali (altezza della pianta) possono misurare 20 cm. e persino 28-3o cm. gli assi orizzontali. È altresì notevole nella fm. lata il fatto delle papille puntiformi, esi- gue, abbondanti, che, in taluni individui, si mostrano sulla pagina della fronda, anzi, più spesso, unicamente sopra alcune parti di essa. Alcune di queste papille hanno uno sviluppo ulteriore in forma di cigli, di ligulette acuminate, semplici o cigliate o dentate nei mar- gini. Queste ultime, in alcuni casi, sempre più progredendo nello sviluppo loro, si cambiano in rami veri e propri! e come tali si de- compongono e si comportano come i rami normali provenienti dai m.argini del disco. Di tali produzioni paginali si hanno esempi nei campioni raccolti al Lido di Venezia e distribuiti da G. B. De Toni 708 e David Levi nella Phycotheca ilalica, in altri raccolti dal Dott. Chia- MENTi a Sottomarina (Chioggia), e in altri ancora che il sig. Beltrani ha staccati dalla base di uno scoglio poco sommerso a Rotoli nel golfo di Palermo. 1 rami paginali hanno sempre per base un arco od un angolo ottusissimo coi lati volti in basso, di un roseo più in- tenso, ciò che è dovuto o ad una crassezza dello strato corticale o ad un ripiegamento della cute pel colasso susseguito alla dissecca- zione dell'esemplare. Il fenomeno, pure accompagnato da quest'ul- timo particolare, venne riprodotto dallo Hauck nella figura 49, che rappresenta V Haìymenia ligiilata {Halarachnion) in Die Meeresalgen p. 127. Il migliore esempio della forma strìda mi viene offerto da un superbo individuo cistocarpifero di Porto Mahon (Baleari), notevole per la elegante uniformità e misure con cui disco e ramificazione si presentano, ciò che non devesi al fatto della fruttificazione capsulare, come stanno a provarlo gli stessi frutti in forme late, ma a cause ambienti che si possono assegnare al grado di profondità. L'esemplare m,anca di base e certo fa parte di altri dei quali il Rodriguez scrisse cogìdo con redes ('). La circoscrizione sua è quella di un grande flabello alto 22 cm. e largo 35. La larghezza massima del disco è di 3 mm. 11 disco porta 26 rami di primo grado (i3 per ogni lato) quasi orizzontali, gl'inferiori opposti, distici i su- periori ad ascelle rotondate, larghi poco meno del disco, lunghi 20 cm. i submediani, gradatamente più corti nella parte superiore, sem- plici nel primo quinto, indi con ramificazioni di secondò grado op- poste in basso, poscia distiche, sempre ad ascelle tonde, con suddi- visioni in parte distiche e in parte secondate, e ciò da i-3 volte. I rami primari partenti dal disco hanno un portamento lungamente tastigiato. Contrariamente a quanto avviene nella fm. lata cos'i ricca di penne e pennette di varie dimensioni di cigli e di denti in tutto il percorso della fronda, qui invece disco, rami primari, secondari e terziari sono affatto nudi o a mala pena qua e là qualche ciglio. Esistono poi altre forme intermedie, derivanti cioè dalla combi- nazione dei caratteri proprii a quelle ora descritte. Le combinazioni (') Algas de las Baleares, p. (^79). 709 sono assai variate. Così, per citarne una delle più sempiici, un disco della forma lala può produrre rami della forma slricla, ma non mai, come ben si comprende, un disco della forma siricta produce rami della forma lala. Parecchie sono le forme intermedie fornitemi dalla marina di Portici, località detta del Granatiello, la cui descrizione ci porterebbe, senza alcuna necessità, troppo in lungo. Di altre forme, oltre quelle indicate, non ho cognizione, ma sono certo possibili forse a quelle maggiori profondità dove d' ordi- nario la //. Floresìa (3 angusta.... « quasi intermedia Inter H.floresiam et ligulataiii », nella quale venne riconosciuta piìi tardi la Lygistes vermìciilaris (ora Calosiphonia). L'Ardissone, parlando di quest'ul- tima a pag. i35 di Phyc. medit. I, dice che « per l'aspetto ricorda le forme minori dell'io. Floresìa ed anche la Dudresnaya purpurì- fera » ma di tali forme minori Io scrivente ignora se e dove ne ab- bia fatta una descrizione. In quanto alla fruttificazione, C. A. Agardh in Sp. Alg. p. 209, stamp. nel i823, scriveva: « Tuberciila fructifera punctiformis sub lente ocellata, (vel circulo dilutiori circumfusa) ». J. Ag. ne dava più specificate notizie delle quali si è fatto un cenno trattando del gen. Forma lata. — La sezione trasv. di un giovane callo ha forma tonda. Centro occupato da una piccola cellula assiale nucleata. Midollo di esigui filamenti roseo-ialini che figura da sfondo, sui quali si stende uno strato fitto di cellule più piccole di quella centrale, rosee sub- tonde dapprima disordinate, poscia disponentesi in file radiate rav- vicinate, sempre più piccole dall'interno all'esterno, oblungo-lineari nel giro periferico dove infittiscono. Periferia estrema di materia giallo-bruniccia parenchimatico-mucosa. Nel callo adulto i filamenti midollari sono più robusti, e in luogo delle cellule si ha una rete, composta dai filamenti, le cui maglie, in apparenza di cellule, rappresentano invece delle lacunosità. Le maglie periferiche si scompongono in esigue cellule vivamente ro- seo-porporine appressate verticali in una serie parecchie. Stipite. — Nella sua parte inferiore si mantiene la cellula assiale centrale roseo-giallorina, tonda, nucleata, circondata da una grande massa di filamenti di un roseo tenero, assai brevi e in maggioranza scomposti in esigue cellule tonde, subtonde, angolate, lineari di dif- 710 ferenti dimensioni, rarificate sotto lo strato corticale. Strato corticale di esigue cellule filamentoso-lineari in linee assai fitte. Fa seguito allo strato corticale una vegetazione di sovrapposizione abbondante di cellule filamentose formanti l'incipiente espansione laminare della fronda. Sotto una prima dicotomia la sezione ha forma largamente lineare con le estremità rotondate. Midollo assai diradato, composto di fila- menti ialini assai brevi, esilissimi, semplici e dicotomi, finamente ar- ticolati, commisti a celluline tonde e lineari, longitudinali e diago- nali. Strato corticale roseo-porporino composto di due assise: l'in- terna di cellule subtonde ed oblunghe sparse, 1' esterna di cellule ob- lunghe esili lineari in fitte linee verticali. Forma strida. — Sezione trasv strettamente lineare ad estre- mità tonde. Midollo di filamenti crassetti, più lunghi, più spessi, assai meno scomposti in celluline, prettamente longitudinali, formanti una massa centrale ben definita. Strato corticale come sopra ma assai più sottile, il periferico di una sola serie ma talvolta assai incrassato in una o in entrambe le estremità. Hab. Oceano Atlantico lungo una parte del litorale africano, alle Canarie, Mediterraneo ed Adriatico, nel Mare Rosso secondo il Turner. 473. Halymenia latifolia Crouan. = H. Ferrarti Lei. et Prouhet. - Platoma hymenopìiylla Schousb. (partim). - Iridaea Montagnei in Mont. FI. d'Algér. - Non H. ligu- lata f. iatifolia Crouan. Questa, con //. ulvoidea Zanard., appartiene alle Rymeuopsis di J. Ag. Nel 191 1. M. A. HowE ve ne aggiunse una nuova specie: r H. actinophysa, allo scrivente ignota ('). \J H. latifolia varia nelle sue dimensioni a seconda dell'ambiente mediterraneo od oceanico, a seconda del grado di profondità in cui trovasi ed a seconda della natura delle sue fruttificazioni. È alta dai 5 ai 40 cm. e larga da i a 12 cm. La fronda è piana a base bre- vemente cuneata attenuato-stipitata, infine dilatata, membranacea, 0) HowE, Phycol. Stud. V. Some marin. Alg. of Lower California, Mexico. Ve^g. Nuova Notarisia, Apr. 191 2, p. 9S-99. 711 integra, raramente bifida, talvolta laciniata o ramosa, e ciò forse ne gì' individui cistocarpiferi. Cistocarpi piccoli numerosissimi sparsi per la fronda. Tetrasporbngi pure assai piccoli, diQicilmente, nel secco, discernibili anche col concorso di una semplice lente, sparse per tutta la fronda, non escluso lo stesso stipite. Le più grandi forme sembrano esclusive all'Atlantico. Gli esem- plari delle Baleari sono assai bassi, dai 6-8 cm., a fronda integra lan- ceolata o spatolata, larga 1-2 cm. e tetrasporiferi. È noto che la dioicità nelle Floridee a fronda appianata porta seco delle differenze nell'aspetto degli individui, differenze che, generalmente, si manife- stano con la maggiore suddivisione negl' individui cistocarpiferi, men- tre negli individui tetrasporiferi la fronda riesce parcamente divida o semplicemente lobata in alto, quando non è affatto integra. La Fau- chea Fryeana Setch. ne dà un notevole esempio, e molti altri se ne potrebbero aggiungere. Le forme oceaniche più robuste di Halviii. latifolia meglio si presterebbero per una descrizione della struttura intima. Ai seguenti reperti, tratti da esemplari Balearici, per quanto si tratta di alcune particolarità, dovrebbesi forse assegnare pertanto un'importanza re- lativa, /;; superficie, la fronda presenta un reticolato a vastissime ma- glie, composto dai filamenti ialini interiori, sopra uno sfondo di esi- gue cellule rosee subtonde. In se'^ione longitudinale presenta dei filamenti robusti tubolosi longitudinali, paralleli, in parte subretti, in parte flessuosi, anastomo- santi a tratti, sopra uno sfondo membranaceo di esigue cellule rosee lineari aljìancate longitudinali. La sez^ione trasversale dello stìpite ora ha forma tondo-subreni- forme ad asse eccentrico, ora perfettamente tonda ad asse centrale. Strato corticale abbondantissimo di cellule rosee differenti per dimen- sione, forma e disposizione. Midollo di pochi filamenti ialini, lunga- mente articolati, anastomosanti. Nello strato corticale trovai una te- traspora. La se':{ione trasversale della parte basilare laminare ha figura strettamente lineare ad estremità rotondate od ottuse. Midollo di fi- lamenti ialini corti, longitudinali, subsemplici, composti di cellule ultra esigue granuli formi, oblunghe e subtonde, combacianti per le 712 estremità o isolate. Altre volte, e ciò può rilevarsi nella stessa se- zione in osservazione, gli stessi filamenti possono essere disposti in aglomcrazioni di varia configurazione e sparse indifferentemente nei varii punti dell'intero campo midollare senza direzioni fisse. Strato corticale polistromatico di 8-4 serie di cellule subtonde od oblunghe, rosee, piccole, digradanti leggermente di volume dall' in- terno air esterno. Cuticola esilissima, ialina. È opportuno notare che questi esemplari vennero pescati in Agosto e Novembre ad una profondità da 70 ad 85 m. e magari a 95. 11 RoDRiGUEz dichiara di averne ottenuti con cistocarpi in Settem- bre e Ottobre [Algas de las Baleares, p. (71)]. Ora, poiché la specie, a Brest, si può staccare dai Litìiothamnion. vale a dire a fior d' acqua o quasi, si può pensare a quanti mutamenti può essa andar soggetta in dipendenza delle varie profondità. Halymeniae incertaB. Osservazione, — Qui dovrebbero seguire le due Hah'tneiua della sezione Titanophora dopo le quali si fa menzione di una ventina di specie incerte al cui riguardo sono allo scrivente ignoti le ultime notizie o quegli studii che per avventura, fossero stati compiuti al- meno per alcune di esse. Per questo motivo e per mancanza di materiale, ben poco mi è concesso di aggiungere ai dati già conosciuti sulle specie incerte mal conosciute. 474. Halymenia hakalauensìs Tild. nov. sp. Veramente questa specie dovrebbe ritenersi autentica, e qui si pone unicamente per incertezza a quale delle sezioni Agardhiane possa appartenere. Il Setchell non ebbe occasione di occuparsene finora, per quanto mi è noto ('). Dalla Tilden viene così presentata nelle sue American Algae n. 5oò: « Fronda piccola, alta 2-3 cm., ro.sso-scura, cilindrica a ramificazioni dicotomiche; rami alquanto inflato-tubolosi, quasi bulbosi all'estremità; cistocarpi immersi nella fronda ». Ed ecco ora i dati dell'esemplare pervenutomi: dal callo basi- lare sorgono quattro frondi completamente sviluppate, alte 2 cm.. (^) Da me interpellato in proposito, non ebbi ancora rispcsta al momento in cui scrivo. 713 larghe I mill. abbondante nella prima dicotomia, e nelle seguenti I mill. Compiono il cespo assai più altre frondi giovanili, semplici, alte 2 mill., dello spessore di una setola o meno. Il perimetro del- l'assieme è ellittico subtondo nella preparazione appiattita (emisferico allo stato vivente della pianta) coli' asse maggiore di 4 cm. La pianta ha r identico portamento nonché la statura, il colore e la consistenza del Gymnogongrus crenulatus J. Ag. delle forme mediterranee, certo di quella del Porto di Cagliari di dove ho un esemplare del Gen- nari. Le estremità, a seconda del vario grado di sviluppo, sono al- cune semplici, altre a sella, altre brevemente forcute, e finiscono con una piccola rotondità inflata, quasi inavvertibile nel secco. Esempi, sterile. La sezione trasversale della parte inferiore della fronda è sub- tonda o leggermente ellittica Strato midollare di filamenti incolori, sottilissimi, articolati con articolazioni lineari allungate, altre più brevi ed altre ancora a cellule quasi puntiformi, in qualche tratto tume- scenti in una cellula tonda più grande, lassamente reticolati con ma- glie decrescenti di volume dal centro verso la periferia dove formano uno strato intermedio di cellule incolori, piccole, tonde, piuttosto sparse. Strato corticale spesso, di cellule porporine, esigue, oblunghe, disposte in file verticali moniliformi, subdicotome all'estremità fitta- mente serrate. Sotto un'ultima dicotomia si ha il midollo di filamenti esigui, ialini, longitudinali commisti a gruppi di cellule lassamente concrete, il cui perimetro ha forme variabili, talvolta stellate. Sotto pressione, queste cellule si palesano nucleate. 1 filamenti nell' avvicinarsi allo strato corticale si fanno diagonali, si anastomizzano a reticolato, sem- pre commisti a cellule ialine leggermente rosee. Strato corticale di cellule disposte in file subcorimboso-fastigiate, strettamente ser- rate, densamente colorate, coibite in muco solidescente. La sezione trasversale di una sommità ha una forma ellittica assai depressa con le estremità ottuse o rotondate, e ciò pel colasse dell'essiccazione. Midollo di filamenti ialini brevissimi noduloso-mo- niliformi, a cellule sciolte, con direzione longitudinale o leggermente inclinata, come decisamente inclinati sono i più esterni i quali si fanno poscia perpendicolari alla periferia. Strato corticale assai denso, formato da cellule esigue, di colore intensamente porporino-gra- 714 nato, sottili, oblunghe, disposte in file verticali strettamente aQRancatc ed immerse in muco. a. H. hakalauensis Tild. Sulle spiaggie costantemente bagnate dalle onde nella bassa marea. Hakalua, Hawaii, Territory of Hawaii, J. E. Tilden, io Jl. 1900. 475. Halymenia ? multifida Zanard. Phyc. Austral. nov. 1874, n. 38. Fronda piana, lineare, stipitato-cuneata, gelatinoso-membrana- cea, dicotomo-multifida, segmenti attenuati alla base, margini inte- gerrimi o calloso-denticolati, apici ottusamente moltifidi. Sostanza grassetta, lividamente porporina. Facies e sostanza di Caìlophytlìs, ma veramente la struttura è piuttosto di Halymenia. Fruttificazioni ignote. L'autore sospetterebbe in questa specie un nuovo genere. Se tutto questo, che si riporta dalla Syll. Alg., esprime (sia pure sinteticamente) quanto l'Autore ne scrisse, vien fatto di domandarsi il perchè allora le H. formosa, lacerata, angusta, decipiens (i cisto- carpi di quest' ultima sono noti da poco tempo), Fìheana e incru- stans vennero tosto ammesse come specie autentiche ad onta che ne erano come sono tuttora, meno una, ignote le fi^uttificazioni, se non fosse per effetto della loro struttura intima la quale non am- metteva dubbi sulla legittima loro appartenenza al genere .> La ri- sposta ci vien data dallo stesso Zanardini quando dice che la strut- tura della pianta di cui si tratta è piuttosto [polius] di Halymenia. Senonchè il significato di questo avverbio aspetta sempre la sua spie- gazione nel senso del valore che si debba accordare alle varie ma- nifestazioni di quello strato cellulare intermedio che, nella pianta in questione, assume uno sviluppo così straordinario, e se e fino a qual punto un tale valore debba riconoscersi anche laddove il fenomeno si presenta più modesto come in H. fastigiala, dìchotoma e trigona e forse in altre specie certe ed inceite, per non dire del gen. Sehdenia e di alcune specie di Grateloupia dove pure si osserva. In quanto al portamento, quale posso desumerlo dall'unico esem- plare (assai incompleto) osservato, si tratta di una pianta alta i de- cim., lineare, della larghezza di 6-8 mill , di quasi 2 cm. sotto le scarse dicotomie moderatamente divaricate ad angolo ottuso, ad a- 715 scelle tonde, e il cui carattere più notevole e certamente quello delle ultime suddivisioni brevissime ma larghe, ottuse o subtonde nelle estremità loro, rimanendo nudi di ogni altra produzione l'asse pri- mario ed i secondari. In ogni altra specie di Halym. (escluse le po- chissime subintegrifrondi) le suddivisioni sono certo assai più nume- rose ma equamente distribuite lungo tutta la linea marginale della pianta le cui sommità finiscono in punte semplici acuminate o for- cute, mentre in questa dubbia H. si adunano unicamente nelle som- mità e con un portamento così largo e tozzo da rendere l'idea di uno stadio di ulteriori accrescimenti dicotomici. Il termine più pro- prio ad indicare un tal fatto specifico sarebbe stato quello pertanto di summifida e non muUìfida. La sezione trasversale della base dell'unica prolificazione ha forma lineare con le estremità subtonde od ottuse. Midollo di fila- menti color vetro smerigliato, longitudinali, lunghi, articolati, paral- leli, circondato da 2-3 strati di cellule subtonde a parete ialina, gran- dissime quelle a contatto col midollo, grandi le intermedie, mediocri le esteriori. Queste cellule sono munite di un nucleo che si può os- servare ne' suoi varii gradi di sviluppo: ora unico e quasi incolore, ora provvisto di pochi endocromi rosei i quali si fanno poscia nu- merosissimi e vivamente colorati. Il nucleo indi si divide in 2-5 nu- cleoli tondi, grossi, pallidi e poscia roseo-porporini, scuri e quasi bruni nell'esemplare disseccato. Tali cellule nelle parti marginali della fronda invadono per buon tratto il midollo insinuandosi tra i filamenti. Strato corticale assai spesso, composto di celluline di- sposte in file corimboso-fastigiate compatte con le cellule periferiche esigue sottili, aghiformi. a. Halym. ? miti H fida Zanard. Ilab, ad insulam «Lord Ilowe» (FuLLAGAR et Lino). Ex herb. G. B. De Toni. 47Ó. Halymenia fimbriata Zanard. Phyc. Austral. nov. (1874) n. 3/. Toltine il portamento ben diverso e la presenza dei cistocarpi, in ben poco dissimili condizioni della precedente trovasi questa //. inquantochè il suo strato intermedio ne differisce pel solo fatto di essere composto di più numerose assise di cellule, come si espone qui appresso. E siccome tanto in miiUifida quanto in fimbriata. l'A. 716 vi riconosce, dopo lutto, la struttura dei gcn. Halymenia, pur tutta- via, se ritenne prudente mantenere quest' ultima specie fra quelle incerte, ciò indica semplicemente l'imbarazzo in cui ebbe a trovarsi di fronte in causa dello straordinario sviluppo dello strato interme- dio. Senza mancare di riverenza al benemerito algologo, lo scrupolo si potrebbe ritenere eccessivo quando si consideri che il fenomeno si presenta, sia pure in proporzioni vcnnon, ^nc\\Q noWe H. fastigìata, dichotoma e trìgona e in altri generi, il che è ben significativo, come fu già osservato nel numero precedente. Nell'esemplare esaminato la fronda, piana, è alta 12 cm. Disco breve, cuneato, stipitato, munito di 12 rami (sei per ogni lato del disco) di cui tre sono semplici, gli altri i-3 volte dicotomi lineari- lanceolati, piani, radamente a larghe e poche ondulazioni marginali, con le estremità semplici nei tre casi indicati, triforcute in uno solo, e nel resto biforcute a punte disuguali. 1 margini di tutte queste seg- mentazioni sono più meno densamente cigliati. Ciglia sottili acu- minate, di vario sviluppo, lunghe cioè da 2 mill. ad i cm. e Y^- La massima larghezza dei segmenti o rami è di 2 cm. Cistocarpi sparsi nel disco della fronda. L' assieme ha un perimetro flabelliforme il cui asse maggiore, orizzontale, è di 16 cm. La sostanza gelatinosa si fa membranacea nel secco; colore di un bel roseo pressoché inaltera- bile per lunghissimo periodo. La sezione trasversale è lineare ad estremità ottuse o tonde. Mi- dollo di filamenti ialini esilissimi, longitudinali, articolati, paralleli, immerso in uno strato intermedio composto di circa sei assise di cellule. La prima assisa, cioè quella a contatto del midollo, di va- stissime cellule ialine ellittiche longitudinali combaciantisi per la estre- mità. La seconda assisa, similmente disposta, è formata da cellule della stessa natura e forma, ma sono ridotte a un terzo dell'ampiezza delle prime; indi si hanno quattro altre assise di cellule pure ellitti- che e sempre più piccole in modo graduato dall'interno all'esterno, leggermente rosee le più interne, nucleate di un roseo più intenso le più esterne. Queste ultime si fanno tonde, sempre più piccole e sempre più intensamente colorate. Strato corticale ben definito per la sua compattezza e il suo colore porporino, composto dì cellule piccolissime, tonde, fitte ma senza un ordine lineare, facientisi esi- gue, lineari, verticali quelle della periferia. Tutta la parte cellulare, 717 dal midollo alle cellule periferiche dello strato corticale, è pervasa da esigui filamenti provenienti dal midollo. Questo infatti, sottoposto a pressione, rivela che nei margini la matassa filamentosa dirige, dap- prima obliquamente, poscia verticalmente i suoi filamenti per entro tutti i meati della massa cellulare fino a sporgere alla periferia sotto forma di cellule ultra esigue, lineari, verticali. a. Halym. fimbriata Zanard. Insula t Lord Howe ». ,\ustra]ia. Ip''\js^ '^^ herb. G. B. De Toni. / op. cit. fronda più larga pennato-decomposta ora lassamente torta a spirale, penne sublanceolate a margini denticolati o coi denticoli crescenti in pennette ; var. Daviesìi (Harv. }) J. Ag., Neiiiastoma Daviesii Harv. op. cit.: frondi a lacinie spesso molto grandi ad ambito lanceolato vagamente laciniate o evidentemente pennate, lacinie finienti a poco a poco in forma lanceolata, margine denticolato-cigliato o generante nuove penne. Dal fin qui esposto risulta manifesta una grande confusione di (}) Ritengo che ciò avviene nel solo caso di riuinettazione, ma non negli esem- plari recenti. 46 722 nomenclatura, dovuta alla grande incertezza nello stabilire quale possa essere la forma tipica o quella che debba ritenersi come tale per comodità d'intelligenza. Abbiamo intatti una Gratel. pìnnata (H. et H.)J. Ag., una G.pin- nata var. pìnnata J. Ag. e una G. pìnnata (Post, et Rupr.) Setchell, e infine due altre varietà la cui sostenibilità vale quanto la prima dovendosi, per prudenza, accettare con beneficio d' inventario, date le dichiarazioni degli stessi J. Agardh e Setchell. L' importanza della constatazione fatta da quest" ultimo è certo grande, ma egli pure non potè che compiere un' opera a mezzo per mancanza di abbondante materiale neozelandesee americano, che solo poteva metterlo in grado di compiere una revisione completa della specie, proponendo quelle nuove nomenclature destinate, almeno per il presente, ad eliminare la confusione che ora si lamenta. E le stazioni sono proprio due soltanto ì Infatti, che ne sappiamo noi delle evoluzioni che la pianta può aver subito nell'enorme suo percorso dall'australe Nuova Zelanda al boreale golfo di Norfolk .^ A questo riguardo, per coloro che non conoscono de vìsu né la pianta americana né quella neozelandese, è opportuno presentare al- cuni esempi pratici dei relativi portamenti. Se in nessuno dei cinque esemplari neozelandesi avuti dal Laing si presenta integralmente il tipo americano, se ne riscontrano però alcuni dei particolari fra i quali uno importantissimo: quello cioè della comune desinenza di alcune divisioni supreme di più recente formazione le quali rispec- chiano perfettamente la forma giovanile del detto tipo cos'i caratte- ristica in grazia della rassomiglianza sua con le proliferazioni delle Calliblepliarìs. FL che vuol dire ciò se non la ricomparsa di una gio- vanile forma primordiale che può ripetersi persino a distanze di la- titudine e longitudini opposte.- In quanto alla struttura, se piccole differenze vi sono, sono sempre quelle stesse che si verificano in ogni individuo di qualsiasi provenienza, dipendendo esse dal vario grado di sviluppo e dai vari punti da cui si traggono le sezioni. Due esemplari neozelandesi con la dicitura di Gratd. pìnnata]. Ag. {young plants) ci offrono le frondi alte 1 1 cm., stipitato-cuneate alla base, divise poco sopra da questo punto in due grandi lobi. In uno degli esemplari il lobo maggiore (disco) ha un perimetro reni- 723 l'orme della larghezza massima di 3 cm., ed il lobo minore lineare della larghezza massima di i cm. e mezzo. Nell'altro esemplare il lobo maggiore (disco) ha la massima larghezza pure di 3 cm. con perimetro largamente lanceolato, e il lobo minore di poco piij corto, della stessa larghezza del primo, con un perimetro subrett). Sopra questa stroz- zatura si svolge la parte superiore piana cuneata larga 2 mill. re- cante alla sommità del cuneo una tricotomia ad ascelle una ottusa. 743 l'altra tonda. 1 tre rami che ne derivano sono lunghi ò mill. pari- menti cuneati e piani con le sommità bifide divaricate. La cunea- zione maggiore, cioè l'allargamento del disco sotto la tricotomia, reca quattro cistocarpi tondi, lentiformi, assai grandi in relazione alla piccolezza della fronda. Sostanza meno consistente, membranacea ; colore meno intenso. La var. lata non è dunque sempre tale, e molto meno elata come si potrebbe già chiamare una specie della sezione Chondro- phylhim, che può raggiungere i 12 cm. Sarebbe opportuno poter dis- porre d'individui di un tale sviluppo e di quelle forme che ora ven- gono forse additate come specie differenti ma che, in ogni modo, non è avventato il supporne l'esistenza, trattandosi di un gruppo che ha molte attinenze con la Grat. dichotoma occidentale e sue de- rivazioni di forme quali si riscontrano nelle regioni vesuviane ed etnee dove il proteismo spiega maggiormente le sue manifestazioni. Alle Grateloupia del Giappone non fa difetto l' ambiente disponente, trattandosi di isole fra le più tormentate per plutonismo antico e re- cente. Hakodate, ad esempio, trovasi sulla Vulcan Bay. Ma qui si entra nell'argomento se l'influenza che la natura chi- mica di un vasto strato sottomarino aljìorante come è quello delle lave, combinata forse ad altre circostanze che ci sfuggono, sia per certe alghe effettivamente un coeijiciente indispensabile di più sva- riate evoluzioni morfologiche. Che se la questione resta ancora da studiarsi e da dimostrarsi sperimentalmente, non per questo sono meno tangibili quelli effetti e quelle circostanze coi quali e per le quali il fenomeno si presenta. In sommi capi le disamine della struttura si possono cos'i rias- sumere : In superficie. — La forma comune di sostanza più spessa, in alcuni punti, privi di scarsi endocromi, dove solo è possibile rile- vare in un'osservazione al secco un'organizzazione, mostra una tes- situra reticolata di piccolissime maglie subtonde a parete assai crassa, disposte in modo substellato. Questo aspetto, non certo fortuito, è dovuto alle coincidenze delle maglie sovrapponentisi ma non in guisa cos'i perfetta che l'ampiezza e forma loro possano corrispondere alla visione quale si presenta in una sottilissima sezione trasversale. La var. Ja/a offre invece un reticolo irregolare di maglie più grandi di 744 filamenti esili, e questo campo è cosparso di cellule grandi di na- tura matricale destinate a tramutarsi in cistocarpi. Se%ione trasv. dello stipite. — Ha forma tonda o subtonda. Mi- dollo ialino-cinereo o giallorino, di filamenti articolati brevissimi, as- sai stipati, commisti talora a grumi di materia parenchimatica ed a cellule ultra esigue ialino-lucide. l filamenti hanno direzioni varie, con prevalenza longitudinale nella parte centrale, indi subintrecciato- reticolati, diagonali al perimetro della massa e finalmente verticali. Strato corticale densissimo di cellule esili lineari disposte in linee affiancate semplici in basso, dicotome nella periferia e infine corim- bose, con uno o due strati di muco solidescente. Sezione di una suddivisione cimale. — Ha forma tondo-canalico- lata, bozzoliforme sotto i lobi cimali. Midollo reticolato regolarissimo, a maglie tonde nel centro, ellittico-losangiformi le seguenti, disposte in modo radiato, nell'ultimo giro scomposte in corimbi. Strato corti- cale come sopra, meno spesso ma più colorato. Le sezioni non si spapolano nel bagno. a. Grateloupia affinis f. strida et f. /ai/a. Japan. Okamura. In herb. G. B. De Toni. 483. Grateloupia gelatinosa Grun. in Holm. On Mar. Algae from Japan (iSgS). Fronda pulvinata, alta 2 a 4 cm., larga 3-4 mill., grassetta, ri- petutamente dicotoma, lacinie lineari più larghette nelle sommità, dicotomie con ascelle ad angolo subacuto, le ultime da 3 a 5 con le estremità rotondate, prolificazioni laterali nulle; tetrasporangi an- gustamente lineari oblunghi; cistocarpi rari, piccoli, subglobosi oc- cupanti i segmenti penultimi e antepenultimi. Colore tra il porporino e il violaceo. Gli esemplari da me osservati sono alti da un cm. e mezzo a poco più di due. Stipite poco più spesso di una setola, indi grada- tamente ma assai strettamente cuneato. La prima divisione è acu- tissima, anzi in taluni casi è cosi poco divaricata da parere sovrap- posta allo stipite e quasi applicatavi. Nessuna prolificazione sui mar- gini integri, numerose invece sulle lesioni. A parte il colore porpo- rino violaceo, spesso impallidito volgente al verdognolo, e la so- 745 stanza ben consistente e cartilaginea nel secco, il portamento ricorda quello di alcune forme di Phyllophora palme tloides. Un elegantissimo e ben curioso fenomeno è quello presentato dalle espansioni laminari a colorazione alterata (condizione indispen- sabile) viste in superficie, nel secco come ebbi ad osservarle. Sopra uno sfondo giallorino sporco rna chiaro (colore assunto parzialmente dall'esemplare) si offre un disegno come di piante strane applicate alla Gratdoupia, le quali, per quanto decomposte e ravvicinatissime, nes- suna sovrapposizione avviene nelle loro parti, essendo il tutto dispo- sto sopra un unico piano. Ognuna di queste supposte piantine ha i propri assi primario, secondari q.zz. Le diramazioni primarie sono assai erette e disposte in tre vari modi, ossia distico, opposto, ver- ticillato con divisioni e suddivisioni pennate. Le linee del disegno sono costituite da celluline tonde di un giallognolo-cinereo-scuretto, per cui il grazioso e complicato assieme del disegno stacca netta- mente sul fondo più chiaro. Per rendersi ragione di questo strano aspetto che assume in superfìcie lo strato corticale (poiché non si tratta d'altro), ecco come lo strato stesso si presenta nella sezione trasversale di una divisione della fronda: elegante reticolo radiato, lasso, commisto ad esigui filamenti ialini moniliformi ripetutamente dicotomi od unilaterali a divisioni divaricate, suddivisi nell'estremità loro in vaporosi e ricchi corimbi diretti allo strato corticale, insinuan- dosi in esso collegando cosi ogni cellula dello strato stesso meno quelle della serie periferica. Dati questi particolari, non occorre spiegarne i riferimenti con le figurazioni quali si presentano in superficie. Le parti conservanti il colore porporino-violaceo, viste in superficie presentano un reti- colo come in Grat. affinìs. Ben più importante e di ben più lata significazione ed applica- zione ha quest'altro fenomeno che si va ora esponendo. Si tratta pre- cisamente dei filamenti, già anastomosati in origine, destinati a com- porre il reticolo regolare, accennati al N. 481. Più d'una volta in que- st' opera occorse di rilevare quanto giovamento si possa trarre dalla compressione dei preparati microscopici per rendersi ragione di non pochi fenomeni inerenti alla struttura intima delle Floridee. In molti casi un cos'i semplice procedimento, bene interpretato ne' suoi effetti, può tener luogo, e con migliore risultato, delle lunghe e complesse 7-16 operazioni di laboratorio nelle quali i reagenti non solo non servono ma distruggono certe proprietà che la materia organizzata conserva tenacemente ad onta dello stato morto in cui si trova il corpo sul quale si opera. Fra queste proprietà è il decorso di alcuni svolgi- menti dell'organizzazione stessa, decorso che si arresta con la ces- sazione della spinta vitale, ma non per questo si distrugge la pro- prietà inerente, che è quella puramente meccanica dello spiegamento. Ora quando l'organizzazione è già pronta in istato di originaria co- strizione, cioè non peranco dispiegata, è appunto la pressione artifi- ciale che può sostituirsi alla spinta vitale. Il caso pratico ci viene fornito dalla struttura dei calli basilari e degli stipiti nelle rispettive loro evoluzioni intime, le quali parti della pianta, sotto questo aspetto, sono generalmente poco studiate ('). Cosi, operando sulla sezione trasversale della base di uno stipite di Grat. gelatinosa, potei assistere al fatto del provocato spiegamento dei reticolo midollare. Prima dell'operazione, la massa midollare ap- pariva composta di filamenti minutamente spezzettati i quali, sotto la forte pressione tra due robusti vetri, anziché scomporsi in cellu- line, come nei casi più ordinari allorché trattasi di organizzazione più semplice, s' integrano col rmnirsi dapprima, indi con lo scom- porsi in dicotomie e corimbi cimali, ed infine si aprono in maglie (1) Che lo Stenfort nel 1877 in Les plus belles plantes de la nicr, p. 40, po- tesse ripetere il vecchio pregiudizio che la parte basilare delle alghe in genere, quali «une sorte de feutrage d'étoupe, ou une sorte de callosité » non abbiano che « une fonction puremement exterieure et accessoire, sans valeur physiologi- que » si può comprendere, ma non più oggi. Trattando della Ballia callitricha (n. 402), abbiamo visto che la stoppa non è già la base della pianta bensì la base del disco caulescente, e che al dissotto di essa vi è la vera base radiciforme, su- scettibile, fra r altro, di produrre direttamente novelle frondi. In quanto alle basi callose si è pure dimostrato più d' una volta che la fun- zione loro non si limita già, come si credeva, a tener fisse le piante al proprio sopporto, ma che debbansi inoltre considerare come una riserva di cellule gene- ratrici di novelle frondi per sostituire quelle distrutte od asportate dai traumi o per accrescere gradatamente la densità del cespo, d' onde comprovata 1' altissima loro importanza fisiologica, che in taluni casi può superare persino quella che si accorda alle fruttificazioni. Il fenomeno dei filamenti midollari, in apparenza sem- plici, riducibili a reticolo si può osservare anche sulle parti più recenti delle Gra- teloupia (Vedi N. 484). 747 componenti il reticolo regolare radiato quale si presenta nelle divi- sioni della fronda. a. Grateloiipìa gelatinosa Grun. Japan. Tanaka. In herb, G. B. De Toni. 484. Grateloupia japonica Grun. in Holm. Si dice di questa pianta che ha la fronda simile a quella di Grat. dicìioioma. Questo modo di espressione che vorrebbe essere assoluto è invece assai indeterminato e pare usato apposta per inge- nerare dubbi e confusioni come se già non se ne incontrassero ab- bastanza neir ascrivere le Grateìoupia giapponesi ad una piuttosto che ad un'altra specie o ad una piuttosto che ad un'altra varietà o forma delle specie componenti il gruppo delle Chondropliyllum. In- fatti, pure rimanendo nei mari europei, gì' individui di Tangeri, di Brest, delle Canarie, della Sicilia, ecc. sono ben lungi dall'essere si- mili fra di loro. Quelli stessi del Giappone si trovano nello stesso caso come ben se n' avvide il Grunow che ne' suoi manoscritti di- stinse la Gratel. dichotoma di quella regione in Grat. dichotoma var. japonica e Grat. dichotoma f. prolifera. Di ciò ebbi una prova nei suoi cartellini autografi accompagnanti i relativi esemplari conservati nell'Algario di G. B. De Toni. Pur tuttavia la pianta pare che con- tinui ad essere contraddistinta con la specificazione di Grat. japonica Grun., ad onta che J. Agardh vi riconoscesse l' affinità sua con Grat. fastigiata ]. Ag., e G. B. De Toni stimasse doversi congiungere alla Grat. affinis (Harv.) Okam.